Kate Crawford

Kate Crawford (1974) è una sociologa e scrittrice australiana, nota per i suoi studi sulle implicazioni sociali e politiche della tecnologia digitale, dei big data e dell'intelligenza artificiale.
Nel corso della sua carriera ha unito l'attività di ricerca industriale presso grandi gruppi tecnologici a incarichi accademici e progetti artistici di rilievo.
Biografia
Nata e cresciuta a Sydney, ha intrapreso gli studi universitari presso l'Università di Sydney, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Media Studies nel 2007.[1]
La sua tesi di dottorato è stata la base per il suo primo libro, Adult Themes – Rewriting the Rules of Adulthood, pubblicato nel 2006,[2] vincitore del Manning Clark National Cultural Award.[3] Nel 2008 ha ricevuto la Max Crawford Medal dall'Australian Academy of the Humanities per l'eccellenza nella ricerca.[4]
Ha collaborato come pubblicista con testate quali The Sydney Morning Herald e Foreign Policy, trattando temi legati ai Big data e alla sorveglianza.[5] È stata fellow del Centre for Policy Development[6] e, nel marzo 2008, è stata selezionata tra i 1000 australiani invitati a partecipare all'Australia 2020 Summit, tenutosi a Canberra il 19 e il 20 aprile 2008.[7]
Dopo aver insegnato come professoressa associata presso l'Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW) tra il 2008 e il 2012, si è trasferita negli Stati Uniti.[1]
Nel 2012 è entrata a far parte dei laboratori di Microsoft Research a New York in qualità di Senior Principal Researcher. In questo ambito aziendale ha co-fondato il gruppo FATE (Fairness, Accountability, Transparency, and Ethics in AI), dedicato allo studio dell'etica e della trasparenza algoritmica.[8]
L'attività in Microsoft si è affiancata a numerosi incarichi istituzionali e accademici. Nel 2014 è stata tra le fondatrici di Deep Lab, collettivo interdisciplinare di donne focalizzato sulla privacy e sulla sorveglianza digitale da una prospettiva femminista.[9][10]
Tra il 2014 e il 2016 ha fatto parte del Global Agenda Council on Data-Driven Development del Forum economico mondiale (WEF).[11] Accanto all'attività nel settore privato Crawford ha mantenuto un forte legame con il mondo accademico: nel 2017 ha co-fondato con Meredith Whittaker[12] l'AI Now Institute presso la New York University, il primo centro universitario dedicato esclusivamente allo studio dell'impatto sociale dell'intelligenza artificiale.[13]
È stata inoltre visiting professor presso il MIT Center for Civic Media[14] e titolare della prima cattedra di AI & Justice presso l'École normale supérieure di Parigi nel 2019.[15]
Dal 2021 ricopre l'incarico di Research Professor presso la Annenberg School for Communication della University of Southern California.
Temi di ricerca
La ricerca di Crawford si concentra sulle trasformazioni sociali indotte dalle tecnologie dei media, con particolare attenzione all'intersezione tra esseri umani, dispositivi mobili e social network. Il fulcro del suo lavoro analizza come i sistemi di intelligenza artificiale influenzino aspetti cruciali della vita quotidiana, quali il genere, la razza e lo status economico.[16]
Contro la visione comune della tecnologia come strumento asettico, Crawford sostiene che i sistemi di IA non siano né neutrali né oggettivi, ma riflettano e contribuiscano a rafforzare le strutture di potere e le disuguaglianze esistenti. Le sue indagini spaziano dagli impatti ambientali ed etici dell'IA, ai contesti storici e culturali in cui tali sistemi vengono sviluppati, proponendo una visione dell'intelligenza artificiale non come software isolato, ma come un'ampia infrastruttura politica e materiale.[17]
Attività saggistica e divulgativa
Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi articoli accademici su temi quali i social media[18][19][20], la regolamentazione governativa dei contenuti mediatici,[21] l'interazione tra genere e dispositivi mobili,[22] il sexting[23] tra i giovani e i big data.[24] Ha tenuto interventi e conferenze in importanti eventi internazionali, tra cui la O'Reilly Strata Conference (2013)[25] e la conferenza DataEDGE (2013) presso la University of California, Berkeley School of Information.[26]
Nel 2014 ha co-scritto il libro Understanding the Internet: Language, Technology, Media, and Power.[27] Nel 2021 ha pubblicato Atlas of AI: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence edito da Yale University Press, tradotto in italiano nello stesso anno con il titolo Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell'IA.[28][29]
Il volume esplora l'intelligenza artificiale non come un'entità astratta, ma come una struttura materiale che dipende dall'estrazione di risorse naturali, dallo sfruttamento del lavoro umano e dal consolidamento del potere geopolitico.[29]
Crawford collabora regolarmente con testate internazionali come The Atlantic, The New York Times e Nature. Nel 2022 il suo articolo Artificial Intelligence Is Misreading Human Emotion è stato selezionato come finalista per il Bragg UNSW Press Prize per la divulgazione scientifica.[30][31]
Tra il 2022 e il 2023 è stata la prima residente del programma Cybernetic Imagination, in occasione del quale ha presentato il lancio del programma.[32] In questo periodo ha completato un progetto collaborativo di ricerca e arte, Calculating Empires: A Genealogy of Technology and Power since 1500.[33]
Progetti artistici
L'attività creativa di Crawford ha radici profonde nella sperimentazione sonora e nella musica elettronica, ambito in cui ha operato professionalmente per circa un decennio prima di consolidare la propria carriera accademica.
La sua attività musicale è iniziata nel 1993 fondando a Canberra, insieme a Nicole Skeltys, il duo elettronico B(if)tek, autore di tre album.[34][35] Il nome della formazione, ispirato al film del 1961 di Jean-Luc Godard La donna è donna (Une femme est une femme), rifletteva un approccio sperimentale volto a esplorare il rapporto tra identità e macchine in chiave cyberfemminista.[36]
Per Crawford, l'uso di strumentazione analogica rappresentava una forma di attivismo tecnologico, finalizzato a scardinare il dominio maschile nella produzione elettronica e a indagare come le interfacce digitali modellassero il comportamento umano.[34]
Dopo l'esordio con l'album Sub-Vocal Theme Park (1996) - registrato in un garage e prodotto in 500 copie dall'etichetta Geekgirl - il duo ha raggiunto il successo commerciale con l'album 2020, nominato ai premi ARIA nel 2000.[37] Questa fase di ricerca sui mezzi tecnici si è conclusa nel 2003 con l'album Frequencies Will Move Together (Inertia Recordings), cui ha collaborato la cantante statunitense Julee Cruise, che segna l'apice della ricerca sonora del duo B(if)tek.[38][39]
Crawford ha inoltre contribuito all'infrastruttura della musica indipendente cofondando a Sydney l'etichetta Deluxe Mood Recordings e partecipando attivamente al collettivo Clan Analogue, una comunità dedicata alla democratizzazione della produzione tecnologica musicale. Il valore storico di questa esperienza è testimoniato dall'inserimento della sua strumentazione nell'esposizione permanente dell'Australian Music Vault presso l'Arts Centre di Melbourne.[40][34]
A partire dalla fine degli anni duemila, la ricerca di Crawford si è spostata verso le arti visive e l'installazione multimediale, con l'obiettivo di rendere manifesti i processi tecnologici solitamente invisibili all'utente finale
Con l'artista Vladan Joler nel 2018 ha realizzato Anatomia di un sistema di IA, una mappa che traccia il ciclo di vita di un dispositivo Amazon Echo, rivelando i costi umani, ecologici e materiali necessari per il suo funzionamento, dall'estrazione delle terre rare allo smaltimento dei rifiuti elettronici. L'opera ha vinto il Beazley Design of the Year Award nel 2019 ed è stata inclusa nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York e del Victoria and Albert Museum di Londra.[41][42]
Nel 2019, in collaborazione con l'artista e fotografo Trevor Paglen, ha esposto alla Fondazione Prada di Milano il progetto Addestramento umano (Training Humans), con l'intento di dimostrare come i sistemi di intelligenza artificiale siano soggetti a pregiudizi, riflettano i sistemi di potere esistenti e possano rafforzare le disuguaglianze.[43][44] La mostra è stata criticata per l'uso di immagini facciali senza consenso informato.[45][46][47]
Il progetto Calculating Empires: A Genealogy of Technology and Power since 1500, realizzato nuovamente con Vladan Joler, è una visualizzazione su larga scala che mappa la co-evoluzione dei sistemi tecnologici e sociali nell'arco di cinque secoli.[48] Nel 2024 l'opera ha vinto il Gran Premio per l'Esplorazione Artistica della Commissione Europea[49] ed è stata esposta al Jeu de Paume di Parigi nel 2025.[50] Nel maggio 2025 ha ricevuto il Leone d'Argento alla Biennale di Architettura di Venezia.[51][52]
Ha pubblicato lavori sulle culture d'uso della tecnologia e sul ruolo in cui le storie dei media influenzano il presente; ha inoltre esposto opere creative in ambito musicale e artistico in musei come il Museum of Modern Art di New York e il Victoria and Albert Museum di Londra.[53][41][43]
Note
- 1 2 (EN) Katharine Crawford - About, su The University of Sydney. URL consultato il 26 marzo 2026.
- ↑ (EN) Kate Crawford, Adult Themes – Rewriting the Rules of Adulthood, Australia, Pan Macmillan, 2006, ISBN 9781405037389. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ (EN) Previous years winners | Manning Clark House, su Manning Clark House, 27 maggio 2013. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 27 maggio 2013).
- ↑ (EN) Crawford Medal, su Australian Academy of the Humanities, 18 aprile 2014. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2014).
- ↑ (EN) Kate Crawford, Think Again: Big Data Why the rise of machines isn't all it's cracked up to be, in Foreign Policy, 9 maggio 2013. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ (EN) "Communicating your Research", su Council of Australian Postgraduate Associations. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2012).
- ↑ (EN) Australia 2020 Summit – Alphabetical list of delegates (PDF), su australia2020.gov.au (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2012).
- ↑ (EN) "Kate Crawford – Microsoft Research", su Microsoft Research. URL consultato il 25 marzo 2026.
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- ↑ (EN) "About Us", su deeplab.net. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ (EN) "Global Agenda Council on Data-Driven Development 2014-2016", su weforum.org. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ (EN) "About", su ainowinstitute.org. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2018).
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- ↑ (EN) "Kate Crawford | MIT Center for Civic Media", su MIT. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2013).
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- ↑ Gerard Goggin e Kate Crawford, "Moveable Types: Youth and the Emergence of Mobile Social Media in Australia" (PDF), in Media Asia, vol. 37, n. 4, 2010, pp. 224–231. URL consultato il 25 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2013).
- ↑ (EN) Kate Crawford e Catharine Lumby, "Networks of Governance: Users, Platforms, and the Challenges of Networked Media Regulation", in International Journal of Technology Policy and Law, vol. 2, n. 1, 2013. URL consultato il 25 marzo 2026.
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- ↑ (EN) "Calculating Empires: A Genealogy of Technology and Power Since 1500", su La Biennale di Venezia, 29 aprile 2025. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ (EN) Mobility Shifts :: Kate Crawford, su mobilityshifts.org, The New School. URL consultato il 25 marzo 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Sito ufficiale, su katecrawford.net.
- (EN) Opere di Kate Crawford, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Kate Crawford, su Goodreads.
- (EN) Kate Crawford, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Kate Crawford, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 15154257962724152128 · ISNI (EN) 0000 0004 9987 2510 · SBN PAVV049820 · Europeana agent/base/11993 · ORCID (EN) 0000-0001-9972-7194 · LCCN (EN) no2018153298 · GND (DE) 1191383911 · BNF (FR) cb180533287 (data) · J9U (EN, HE) 987009908917205171 |
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