Kerkouane

Kerkouane
CiviltàPunica
Utilizzocittà
EpocaIV-III secolo a.C.
Localizzazione
StatoTunisia (bandiera) Tunisia
MunicipalitàHammam Ghezèze
Dimensioni
Superficie1 022 m²
Scavi
Data scoperta1952
Mappa di localizzazione
Map
 Bene protetto dall'UNESCO
Città punica di Kerkouane e la sua necropoli
 Patrimonio dell'umanità
TipoCulturali
Criterio(iii)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1985
Scheda UNESCO(EN) Punic Town of Kerkuane and its Necropolis
(FR) Scheda

Kerkouane è il sito archeologico di una antica città punica, che si trova sulla penisola di Capo Bon, nel nord-est della Tunisia[1][2].

Simbolo di Tanit

Storia

La città fu abitata tra il VI e il III secolo a.C., e fu abbandonata probabilmente a seguito della distruzione causata dai romani condotti da Attilio Regolo nel 256 a.C. durante la prima guerra punica[2].

Il nome è quello che gli fu dato dagli scopritori nel 1952, e in effetti non è noto quello originale; si ipotizza che potesse essere Tamezrat, un toponimo di origine berbera[3].

L'antica città punica di Kerkouane, che si stima sia arrivata a contare circa 1.200 abitanti, si sviluppò grazie alla produzione e commercio di risorse marine, come il garum, sale e la porpora ricavata dal murex[4].

L'UNESCO ha inserito la città di Kerkouane e le sue necropoli tra i Patrimoni dell'umanità nel 1985, citando tra le motivazioni il fatto che costituisce l'unico esempio di città fenicio-punica ad essere sopravvissuta alla conquista romana[5].

Descrizione

Gli scavi, iniziati a seguito della scoperta del sito nel 1952, hanno portato alla luce le rovine cittadine risalenti ad un periodo compreso tra il IV e il III secolo a.C. Dell'insediamento rimangono i muri di alcune case e l'argilla intonacata sulle facciate. Le case vennero costruite seguendo una sorta di piano regolatore, con un sofisticato sistema di pianificazione territoriale[6].

La città era circondata da una doppia cinta muraria, separata da un corridoio interno di servizio largo tra 7,5–13 m, usato per la circolazione interna e funzioni difensive. Oggi si riconoscono due porte, Porta dell'Ovest e Porta sud, che si aprivano lungo le mura[3].

Sono ancora presenti alcune colonne di un antico santuario dove sono stati rinvenuti anche frammenti di un mosaico. Sono poi visibili marciapiedi, soglie delle porte d'ingresso e pavimenti decorati con mosaici[6].

La campagna scavi del 2022-23 condotta dall'Istituto nazionale tunisino e dall'Università degli Studi di Sassari ha rinvenuto, tra gli altri, un edificio con funzione pubblica e sacrale, per il quale sono stati utilizzati blocchi in arenaria con gola egizia e stucchi decorativi interni[7]. L'uso della cornice a collo, come di altri elementi architettonici, testimoniano l'influenza egiziana[8].

L’architettura punica usa materiali modesti ma variati: pietrame, mattoni crudi o cotti, pisé (terra battuta). Muri in pietre e mattoni crudi, spesso intonacati con spessi strati di stucchi colorati in bianco, blu, rosso e grigio[3].

Intorno alla città sono state scoperte 4 necropoli, due con tombe a camera classiche (scala, dromos, camera sepolcrale) e due con inumazioni in anfore, che hanno restituito un notevole patrimonio artigianale, che testimonia l'importanza economica che la città aveva raggiunto in antichità[2], come un sarcofago di legno, in un eccezionale stato di conservazione, ad oggi un unicum nella produzione punica finora ritrovata[3][9].

Reperti ritrovati nel sito sono esposti nel museo di Kerkouane[10].

Archeogenetica

Uno studio del 2023 ha analizzato il DNA antico di 12 individui da Kerkouane vissuti durante un periodo compreso tra il 650 e il 250 a.C. Sono stati individuati due insiemi genetici ancestrali; il più antico è in continuità con i cosiddetti agricoltori neolitici del Maghreb, rappresentativi di popolazioni nordafricane risalenti all'epoca protostorica, mentre il secondo gruppo risulta geneticamente simile a campioni genetici rappresentativi di popolazioni dell'età del bronzo dell’Italia centrale e della Sicilia[4].

Ricostruzione esposto nel museo di Kerkouane

Infine un unico individuo presenta una componente genetica modellizzata per 2/3 neolitico del Marocco e per 1/3 neolitico dell'Anatolia, utilizzato per indicare il clado antico delle Canarie, che si ipotizza rappresenti popolazioni fondatrici neolitiche nel nordafrica[4].

Affresco di una camera mortuaria

Note

  1. ↑ Kerkouane | ArcheoMed Sites, su www.archeomedsites.beniculturali.it. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  2. 1 2 3 Kerkouane - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 (FR) M.-H. Fantar, Kerkouane, in Encyclopédie berbère, n. 27, 1º agosto 2005, pp. 4166–4175, DOI:10.4000/encyclopedieberbere.1340. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  4. 1 2 3 (EN) Hannah M. Moots, Margaret Antonio e Susanna Sawyer, A genetic history of continuity and mobility in the Iron Age central Mediterranean, in Nature Ecology & Evolution, vol. 7, n. 9, 2023-09, pp. 1515–1524, DOI:10.1038/s41559-023-02143-4. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  5. ↑ (EN) UNESCO World Heritage Centre, Punic Town of Kerkuane and its Necropolis, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  6. 1 2 Marcello Polastri, La bellezza di Kerkouane, la città cartaginese di Capo Bon, su Sardegna Sotterranea, 24 maggio 2017. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  7. ↑ Mounir Fantar e Michele Guirguis, Kerkouane 2022-2023: primo rapporto sulle campagne di scavi della missione archeologica tuniso-italiana (INP-UNISS), in Cartagine. Studi e Ricerche, vol. 9, 15 novembre 2024, DOI:10.13125/caster/6306. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  8. ↑ Carthage pg.417-418
  9. ↑ Carthage pg.151-152
  10. ↑ (DA) Overview, su www.patrimoinedetunisie.com.tn, 29 dicembre 2025. URL consultato il 1º gennaio 2026.

Bibliografia

  • (FR) Serge Lancel, Carthage, Túnez, Cérès, 2000, ISBN 9973194209.
  • (EN) M'hamed Hassine Fantar, Kerkouane, cité punique au pays berbère de Tamezrat, Tunis, Alif, 1998, ISBN 9973-22-019-6.

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