L'ultimo appello
| L'ultimo appello | |
|---|---|
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| Titolo originale | The Chamber |
| Lingua originale | inglese |
| Paese di produzione | Stati Uniti d'America |
| Anno | 1996 |
| Durata | 113 minuti |
| Rapporto | 2.39:1 |
| Genere | thriller, drammatico |
| Regia | James Foley |
| Soggetto | John Grisham |
| Sceneggiatura | William Goldman, Chris Reese |
| Produttore | John Davis, Brian Grazer, Ron Howard (produttori), Karen Snow (produttore associato) |
| Produttore esecutivo | David T. Friendly, Karen Kehela Sherwood, Ric Kidney |
| Casa di produzione | Universal Pictures, Imagine Entertainment, Davis Entertainment |
| Distribuzione in italiano | Universal Pictures |
| Fotografia | Ian Baker |
| Montaggio | Mark Warner |
| Musiche | Carter Burwell |
| Scenografia | David Brisbin |
| Costumi | Tracy Tynan |
| Trucco | Lance Anderson, Lon Bentley, Ellen Wong |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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L'ultimo appello (The Chamber) è un film del 1996 diretto da James Foley, con Chris O'Donnell, Gene Hackman e Faye Dunaway.
È tratto dal romanzo L'appello (1994) di John Grisham.
Trama
Nell’aprile del 1967, a Indianola, nel Mississippi, l’ufficio di Marvin Kramer, avvocato ebreo impegnato nella difesa dei diritti civili, viene fatto saltare in aria dal Ku Klux Klan. Nell’attentato muoiono i suoi figli gemelli di cinque anni, Josh e John; Kramer perde entrambe le gambe e, devastato dal dolore, si toglie la vita poco tempo dopo. Il membro del Klan Sam Cayhall viene riconosciuto colpevole dell’omicidio e condannato a morte nella camera a gas del Mississippi State Penitentiary.
Ventidue anni più tardi, Adam Hall, giovane avvocato di Chicago e nipote di Cayhall, si reca a Jackson, Mississippi, per assumere la difesa del nonno nelle ultime settimane prima dell’esecuzione. Qui riallaccia i rapporti con la zia Lee Bowen, un’ex mondana caduta nell’alcolismo che ha sempre cercato di prendere le distanze dalla notorietà criminale del padre e che mette in guardia Adam dal riaprire vecchie ferite. Nel braccio della morte, Sam si vanta della propria partecipazione alla campagna di attentati del Klan - di cui anche quello contro Kramer faceva parte - pur sostenendo che nessuna delle bombe fosse destinata a uccidere. Provoca il nipote per la sua inesperienza, per le sue posizioni antirazziste e per il suicidio del padre Eddie, ma accetta comunque che lo rappresenti, imponendogli però di non chiedere la grazia al governatore del Mississippi, David McAllister.
Mentre Adam avvia la difesa, viene avvicinato indirettamente dal governatore tramite la collaboratrice Nora Stark, che lascia intendere come un atto di clemenza potrebbe essere preso in considerazione qualora Sam rivelasse l’identità di eventuali complici mai identificati. Le indagini dell’avvocato fanno emergere numerose incongruenze nel processo originale. Stark e Wyn Lettner, l’agente dell’FBI che aveva condotto l’inchiesta all’epoca dei fatti, suggeriscono che l’attentato possa essere stato il risultato di una più ampia cospirazione legata alla Mississippi State Sovereignty Commission e ai White Citizens' Councils, organizzazioni attive negli anni Sessanta in opposizione al movimento per i diritti civili.
Sam rifiuta tuttavia di autorizzare l’accesso agli archivi della Commissione - sigillati per ordine del parlamento statale - temendo che l’apertura dei fascicoli possa esporre i suoi ex compagni del Klan e offrire al governatore materiale utile per colpire avversari politici, che secondo lui rappresenta il vero motivo dell’operazione.
Adam continua allora la battaglia legale presentando numerosi ricorsi per sospendere l’esecuzione, sostenendo anche che Sam fosse legalmente incapace di distinguere tra giusto e sbagliato a causa dell’indottrinamento ricevuto sin dall’infanzia nel Klan. Parallelamente, Lee ricaduta nell’alcolismo confessa al nipote che nei primi anni Cinquanta lei ed Eddie assistettero da bambini all’omicidio del vicino afroamericano Joe Lincoln, ucciso dal padre durante una lite nata dopo che Eddie aveva accusato ingiustamente il figlio dell’uomo di aver rubato un giocattolo. Eddie si sentì responsabile della tragedia e accusò Lee di non aver fermato Sam: il senso di colpa contribuì al suo suicidio e alla deriva alcolica della sorella. Lee rivela inoltre che anche il padre era stato indottrinato nel Klan fin dall’infanzia.
Adam e Nora riescono segretamente ad accedere agli archivi sigillati della Sovereignty Commission, scoprendo prove di una cospirazione molto più vasta dietro l’attentato e l’esistenza di un complice. Lettner ricompare e rivela che l’FBI aveva identificato quell’uomo in Rollie Wedge, senza però riuscire a incriminarlo; ora Wedge si è riunito con altri ex membri del Klan per commemorare l’attentato alla vigilia dell’esecuzione.
Adam si infiltra in un raduno del Klan, ma viene brutalmente picchiato e minacciato da Wedge. Intanto la sua determinazione, insieme alla consapevolezza di quanto l’odio abbia distrutto la propria famiglia e all’imminenza della morte, iniziano a cambiare Sam: l’uomo si riconcilia con Lee, esprime rimorso per le proprie azioni e per le conseguenze inflitte ai suoi cari e respinge definitivamente il Klan quando Wedge lo visita in carcere per convincerlo a tacere. È allora che emerge la verità: fu proprio Wedge a costruire e detonare la bomba.
Nonostante gli ultimi tentativi legali di Adam, tutti i ricorsi per sospendere l’esecuzione vengono respinti, compreso quello davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Sebbene Sam autorizzi infine la divulgazione dei documenti della Sovereignty Commission, il governatore rifiuta la grazia, tradendo sia lui sia Adam e sfruttando politicamente le informazioni contenute nei fascicoli, proprio come Sam aveva previsto. Wedge viene arrestato grazie alle prove emerse dagli archivi, mentre Sam viene giustiziato nella camera a gas. Adam resta al suo fianco fino alla fine, come avvocato e confidente, e dopo la sua morte lui e Lee riescono finalmente a riconciliarsi.
Produzione
I primi quattro film tratti dai romanzi di John Grisham avevano ottenuto un enorme successo commerciale, tanto che il produttore Brian Grazer convinse la Universal Pictures ad acquistare i diritti cinematografici di The Chamber per 3,75 milioni di dollari ancora prima che il libro fosse scritto, basandosi soltanto su uno schema di una pagina.[1] In origine la regia sarebbe dovuta andare a Ron Howard.[2] Lo stesso Grazer ricordò:
Acquistai il progetto senza aver letto una sola riga del romanzo, certo soltanto del nome di Grisham e desideroso di assicurarmelo il prima possibile. Mi affidai soprattutto alle indicazioni dell’agente dello scrittore, Jay Garon, anche se queste non coincidevano del tutto né con il breve riassunto disponibile né, successivamente, con il libro definitivo.[2]
Il romanzo rappresentò una svolta rispetto alle opere precedenti di Grisham. Lo scrittore raccontò infatti di aver ricevuto, mentre era ancora in fase di scrittura, pressioni e suggerimenti non richiesti da parte di alcuni ambienti degli studios su cosa avrebbe dovuto includere nella storia, un’ingerenza che trovò particolarmente irritante.[2]
Nel maggio 1994 venne annunciato che lo sceneggiatore premio Oscar William Goldman era stato ingaggiato per adattare il romanzo, con un compenso di un milione di dollari.[3] Tuttavia, nel maggio dell’anno successivo Howard abbandonò la regia per quello che definì semplicemente “un presentimento”, pur rimanendo coinvolto come produttore. Continuò comunque a esprimere fiducia nel progetto, lodando la forza della storia e il lavoro svolto da Goldman sulla sceneggiatura.[4] Anche Brad Pitt, inizialmente scelto per interpretare Adam Hall, lasciò il film dopo l’uscita di Howard per dedicarsi alla lavorazione di Ransom - Il riscatto.[5]
La regia passò quindi a James Foley, mentre Chris O'Donnell e Gene Hackman accettarono di interpretare i ruoli principali. La sceneggiatura subì ulteriori revisioni: una prima riscrittura fu affidata a Phil Alden Robinson, prima che lo stesso Foley intervenisse direttamente sul testo. Le modifiche non piacquero affatto a Grisham.[6] Goldman arrivò a definire l’intera esperienza una “catastrofe totale”, sostenendo addirittura di non aver mai visto il film completato.[7]
Foley, al contrario, parlò del progetto con entusiasmo, dichiarando che dopo otto film sentiva finalmente di poter realizzare esattamente ciò che desiderava. A suo dire, The Chamber rappresentava per lui un’occasione ideale dal punto di vista tematico e, potendo contare su un interprete del calibro di Gene Hackman, non vedeva limiti alle potenzialità del film: se il risultato non fosse stato all’altezza, avrebbe potuto dipendere soltanto da lui.[8]
Accoglienza
L’accoglienza fu decisamente negativa. Sull'aggregatore Rotten Tomatoes il film ottenne un indice di gradimento del 12%, calcolato sulla base di 25 recensioni professionali,[9] mentre su Metacritic raggiunse un punteggio medio di 45 su 100, secondo 18 critici.[10] Il pubblico intervistato da CinemaScore si mostrò invece più indulgente, assegnandogli una valutazione “B+” su una scala che va dalla A alla F.
Il celebre critico Roger Ebert attribuì al film due stelle su quattro, osservando che gli ricordava i primi tempi del cinema vietato ai minori, quando le pellicole cercavano di giustificare i propri contenuti più discutibili inserendo elementi di “rilevanza sociale redentrice”. Secondo Ebert, gli atteggiamenti razzisti e antisemiti mostrati nel film rappresentavano una sorta di “pornografia dell’odio”: pur arrivando a punire il male nel finale, temeva che parte del pubblico avesse già trovato ciò che cercava molto prima dei titoli di coda.[11]
Anche James Berardinelli assegnò due stelle su quattro, criticando soprattutto la costruzione narrativa. A suo giudizio la trama era appesantita da numerosi elementi superflui e da personaggi poco necessari, frutto del tentativo di includere quasi tutto il materiale del romanzo originale. Il risultato, secondo lui, era un film meccanico e artificioso, che finiva per suggerire allo spettatore cosa pensare invece di lasciargli spazio interpretativo.[12]
Lo stesso autore del libro, John Grisham, definì l’adattamento cinematografico un “disastro” e “un deragliamento fin dall’inizio”. Ammettendo anche le proprie responsabilità, dichiarò di aver commesso un errore fondamentale vendendo i diritti cinematografici prima di aver concluso la scrittura del romanzo. A suo parere la gestione del progetto fu pessima sotto ogni aspetto e l’unico elemento davvero riuscito restò l’interpretazione di Gene Hackman.
L’attrice Faye Dunaway ricevette inoltre una candidatura ai Golden Raspberry Awards come peggior attrice non protagonista per le sue interpretazioni in questo film, senza però vincere il premio durante la diciassettesima edizione della manifestazione.
Note
- ↑ Steve Pond, Dateline Hollywood: Summer by the Numbers, in The Washington Post, 3 giugno 1994.
- 1 2 3 Rebecca Ascher-Walsh, Trial and Errors: How a mess of rewrites and meddling Yankees turned 'The Chamber' into hard labor, in Entertainment Weekly, 18 ottobre 1996.
- ↑ Screenwriter to Adapt Grisham Book, in Toronto Star, 30 maggio 1994.
- ↑ Marilyn Beck e Stacy Jenel Smith, Director Howard Expecting June Lift-Off for 'Apollo', in Daily News, 13 marzo 1995.
- ↑ (EN) Simon Brew, The People Who John Grisham Vetoed For His Movies, su Den of Geek, 13 giugno 2018. URL consultato il 24 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Simon Brew, John Grisham, the movie deal he regretted, and cutting ties with The Chamber, su Film Stories, 15 marzo 2021. URL consultato il 24 febbraio 2026.
- ↑ William Goldman, Which Lie Did I Tell?: More Adventures in the Screen Trade, Vintage, 2001, p. 125, ISBN 0375403493.
- ↑ Foley banks on 'Two Bits', in The San Francisco Examiner, 21 gennaio 1996.
- ↑ (EN) The Chamber | Rotten Tomatoes, su www.rottentomatoes.com. URL consultato il 24 febbraio 2026.
- ↑ (EN) The Chamber Reviews - Metacritic, su www.metacritic.com. URL consultato il 24 febbraio 2026.
- ↑ (EN) The Chamber movie review & film summary (1996) | Roger Ebert, su www.rogerebert.com. URL consultato il 24 febbraio 2026.
- ↑ Review: The Chamber, su preview.reelviews.net. URL consultato il 24 febbraio 2026.
Collegamenti esterni
- L'ultimo appello, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) L'ultimo appello, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) L'ultimo appello, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) L'ultimo appello, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) L'ultimo appello, su FilmAffinity.
- (EN) L'ultimo appello, su Metacritic, Red Ventures.
- (EN) L'ultimo appello, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) L'ultimo appello, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
