Laerte

Laerte
Odisseo riabbraccia Laerte, frammento di un sarcofago romano del 150 d.C.
Nome orig.Λαέρτης
Caratteristiche immaginarie
SpecieUmano
SessoMaschio
ProfessioneRe di Itaca

Laerte (in greco antico Λαέρτης?, Laèrtēs), personaggio della mitologia greca, era il re dei Cefalleni, un popolo che abitava sia le Isole Ionie sia la terraferma. Presumibilmente ereditò il regno dal padre Arcesio e dal nonno Cefalo. Il suo dominio comprendeva Itaca e le isole circostanti, e forse anche la parte di terraferma adiacente appartenente ad altre città-stato greche. Laerte fu inoltre un Argonauta e partecipò alla caccia al cinghiale calidonio.

Era il padre di Odisseo - che per questo viene a volte denominato Laerzìade, ossia in greco antico Λαερτιάδης?, Laertiàdēs, "figlio di Laerte" - e di Ctimene, avuti dalla moglie Anticlea, figlia del leggendario ladro Autolico.

Secondo un'altra versione, presente in fonti secondarie successive a Omero, il padre di Odisseo era invece Sisifo, che sedusse sua madre Anticlea prima che sposasse Laerte.[1]

Genealogia

Laerte era figlio di Arcesio, o Arcisio, e di Calcomedusa. Dal bisnonno Deioneo, figlio di Eolo e padre di Cefalo, derivava l'appartenenza alla stirpe di Deucalione. La sua famiglia era originaria di Cefalonia, difatti suo nonno Cefalo era eponimo dell'isola.

Mitologia

Laerte fu membro della spedizione degli Argonauti[2], come molti eroi della sua generazione. Rientrato vittorioso dal viaggio con Giasone durato circa sette anni, partecipò alla caccia del cinghiale di Calidone.

Divenne poi re di Itaca e prese in moglie Anticlea, generando Odisseo. Quando suo figlio tornò a Itaca venti anni dopo la fine della guerra di Troia, durante i quali aveva dovuto soffrire molto per sfuggire alle insidie tramate dal dio del mare Poseidone, Laerte, già molto anziano, non lo riconobbe al primo impatto, ma Odisseo dovette descrivergli il frutteto che un tempo egli stesso gli aveva donato:

(greco antico)
«‘οὐλὴν μὲν πρῶτον τήνδε φράσαι ὀφθαλμοῖσι, τὴν ἐν Παρνησῷ μ᾽ ἔλασεν σῦς λευκῷ ὀδόντι οἰχόμενον: σὺ δέ με προΐεις καὶ πότνια μήτηρ ἐς πατέρ᾽ Αὐτόλυκον μητρὸς φίλον, ὄφρ᾽ ἂν ἑλοίμην δῶρα, τὰ δεῦρο μολών μοι ὑπέσχετο καὶ κατένευσεν. εἰ δ᾽ ἄγε τοι καὶ δένδρε᾽ ἐϋκτιμένην κατ᾽ ἀλωὴν εἴπω, ἅ μοί ποτ᾽ ἔδωκας, ἐγὼ δ᾽ ᾔτεόν σε ἕκαστα παιδνὸς ἐών, κατὰ κῆπον ἐπισπόμενος: διὰ δ᾽ αὐτῶν ἱκνεύμεσθα, σὺ δ᾽ ὠνόμασας καὶ ἔειπες ἕκαστα. ὄγχνας μοι δῶκας τρισκαίδεκα καὶ δέκα μηλέας, συκέας τεσσαράκοντ᾽: ὄρχους δέ μοι ὧδ᾽ ὀνόμηνας δώσειν πεντήκοντα, διατρύγιος δὲ ἕκαστος ἤην: ἔνθα δ᾽ ἀνὰ σταφυλαὶ παντοῖαι ἔασιν—ὁππότε δὴ Διὸς ὧραι ἐπιβρίσειαν ὕπερθεν.’»
(italiano)
«Laerte gli rispose e gli disse: «Se sei veramente tornato, Odisseo mio figlio, dimmi ora un segno chiarissimo, perché sia convinto». Rispondendo gli disse l’astuto Odisseo: «Anzitutto ravvisa cogli occhi questa ferita, che sul Parnaso mi inferse il cinghiale col bianco dente, quando vi andai: mi inviasti tu e la madre augusta dal padre di mia madre, Autolico, a ricevere i doni che egli mi offrì e promise quando qui venne. E anche gli alberi del ben coltivato podere ti voglio dire, che un giorno mi desti: io ti chiedevo di tutti, bambino come ero, seguendoti per il frutteto: andavamo tra essi e tu dicevi il nome di tutti. Mi donasti tredici peri, dieci meli e quaranta fichi; promettesti di darmi così cinquanta filari, e maturava ciascuno dopo l’altro i suoi grappoli — vi sono uve d’ogni genere ovunque — quando le stagioni di Zeus dall’alto li caricano».»

Quando Eupite venne a reclamare vendetta per la morte del figlio Antinoo, ucciso durante lo scontro con i Proci, la dea Atena gli infuse «una gran forza» permettendogli di trapassare il nemico da parte a parte con un colpo di lancia.

Note

  1. ↑ Laerte, su www.treccani.it. URL consultato il 24 agosto 2023.
  2. ↑ Robert Graves, I miti greci, pp. 535-536.

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