Laura Grisi
Laura Grisi (Rodi, 3 luglio 1939[1] – Roma, 6 dicembre 2017[2]) è stata una pittrice e videoartista italiana.
Biografia
Il padre Oreste era produttore cinematografico e le trasmise l'amore per l'arte, per la scienza e la tecnologia.[3]
Esponente della pop art italiana e internazionale, esplora a partire dai suoi esordi a metà degli anni Sessanta i concetti di arte variabile e di infinito nel tempo e nello spazio.
Formatasi tra Roma e l’École des beaux-arts di Parigi, Grisi esordisce nel 1964 con una mostra alla Galleria Il Segno; nel 1965 parteciperà alla Quadriennale di Roma e l'anno successivo alla Biennale di Venezia.[4][5]
Accreditandosi immediatamente a livello internazionale,[5] espone da Leo Castelli Gallery a New York il suo primo ciclo di lavori, i “Variable Paintings” e i “Neon Paintings”; pannelli scorrevoli trasparenti e luminosi dove esplora il concetto di trasformazione e variazione come meccanismi di scambio sensoriale con il fruitore.[5]
Sposata con Folco Quilici (da cui avrà il figlio Brando Quilici), l'artista ha occasione di accompagnare il regista e documentarista nei suoi viaggi, visitando e conoscendo luoghi remoti in Africa, Asia, Americhe e Oceania.[6] Confrontando la cultura e la natura di ogni parte del mondo le rielabora nella propria opera; studia infatti le forze che agiscono dentro la natura e la nostra percezione di esse; le sue opere esplorano la densità dell’aria, la nebbia, la rifrazione della luce, coinvolgendo l'osservatore in immersive dimensioni ambientali[7] come nelle opere Wind Room, Fog Room e Rain Room in cui gli elementi naturali sono mediati dall’ambiente artificiale nel quale sono riprodotti e che, a loro volta, trasformano.[6]
«Il tuo lavoro, dall’inizio, ha presentato una certa ‘teatralità’, gli spazi rivelati dai tuoi lavori sono più simili a escursioni nell’artificiale, nella finzione», scriveva Germano Celant.[8]
È una dei pionieri della videoarte; la sua filmografia è composta dalle opere Wind Speed 40 Knots (1968), The Measuring of Time (1969) e From One to Four Pebble (1972) acquisite nel 2018 dalla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino.[7]
La ricerca negli anni successivi si concentra sul rapporto con lo spazio come in Pebbles del 1973 o The Measuring of Time del 1969 e soprattutto la parcellizzazione di spazio e tempo all'infinito come in De More Geometrico del 1977, Endless Dialogue e infine la serie Mirrored Time-Mirrored Space degli anni 90.[6]
Grisi ha esposto in diverse occasioni da Leo Castelli Gallery, a New York, dagli anni Settanta fino al 1992, e in numerose gallerie private in Italia e in tutto il mondo. Ha partecipato alla Quadriennale di Roma nel 1965, 1973 e 1986; alla Biennale di Venezia nel 1966 e 1986; nella collettiva “Young Italians” all'Institute of Contemporary Art di Boston e al Museo ebraico di New York nel 1968; "Earth Air Fire Water: Elements of Art," al Museum of Fine Arts di Boston nel 1971. I suoi lavori sono stati inoltre esposti al Palazzo Reale di Napoli (1970), alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino (1974, 1985, 2018), al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1981), alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma (2010), alla Graham Foundation di Chicago nel 2014, all'Accademia di Brera a Milano nel 2015, al Museo d'arte contemporanea di Sao Paulo (2018) e al Muzeum Susch (2018).[8][6]
Le sue opere sono in molte importanti collezioni, come quelle del Museum of Modern Art e del Brooklyn Museum di New York, della Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino e della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma.[9][10]
Note
- ↑ La Bienale di Venezia, La Biennale di Venezia Volume 42, Venezia, Premiato Stabilimento C. Ferrari, 1986.
- ↑ biografia, su artforum.com. URL consultato il 12 agosto 2021.
- ↑ Laura Grisi. Artista, filmmaker, fotografa, su Prezi. URL consultato il 30 maggio 2025.
- ↑ Leonardo Regano, Grisi avanti tutti, su Exibart. URL consultato il 30 maggio 2025 (archiviato il 31 ottobre 2020).
- 1 2 3 Ferri.
- 1 2 3 4 Lancioni, Laura Grisi.
- 1 2 Laura Grisi alla GAM.
- 1 2 Celant.
- ↑ Frezzotti, Italiano, Rorro.
- ↑ Catalogo MoMa.
Bibliografia
- (EN) Germano Celant, Laura Grisi, New York, Rizzoli, 1990, ISBN 0 8478 1222 7. URL consultato il 30 maggio 2025.
- Stefania Frezzotti, Carolina Italiano e Angelandreina Rorro (a cura di), Galleria nazionale d'arte moderna & MAXXI : le collezioni 1958-2008, Milano, Electa, 2009, ISBN 978-88-370-7021-2. URL consultato il 30 maggio 2025.
- Patrizia Ferri, Laura Grisi - Transfert, in Flash Art, n. 307, Milano, Dicembre 2012. URL consultato il 9 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2019).
- Daniela Lancioni, Laura Grisi (1939 – 2017), in Flash Art, n. 337, Milano, Marzo 2018. URL consultato il 9 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2019).
- Matteo Galbiati, L’infinito del mondo: i film di Laura Grisi alla GAM di Torino, su Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, 18 ottobre 2018. URL consultato il 30 maggio 2025 (archiviato il 20 gennaio 2025).
Collegamenti esterni
- Patrizia Ferri, Laura Grisi - Transfert, su Flash Art. URL consultato il 30 maggio 2025 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2019).
- Flash Art - Lancioni, Laura Grisi (1939 – 2017) Archiviato il 9 gennaio 2019 in Internet Archive.
- Exibart, su exibart.com.
- Art Forum, su artforum.com.
- Catalogo MoMa, su moma.org.
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