Legge di Goodhart

La legge di Goodhart è un adagio che è stato formulato come: "Quando una misura diventa un obiettivo, cessa di essere una buona misura". Esso prende il nome dall'economista britannico Charles Goodhart, al quale è attribuito il merito di averlo espresso in un articolo del 1975 sulla politica monetaria nel Regno Unito.[1]

Priorità e contesto

Numerosi concetti sono correlati a questa idea, almeno uno dei quali è anteriore alla formulazione di Goodhart.[2] In particolare, la legge di Campbell è probabilmente precedente, come sostenuto da Jeff Rodamar, poiché diverse formulazioni risalgono al 1969.[3] Altri studiosi giunsero a intuizioni analoghe nello stesso periodo. Il volume del 1971 di Jerome Ravetz, Scientific Knowledge and Its Social Problems, precede anch’esso il contributo di Goodhart,[4] sebbene non formuli la stessa legge. Ravetz analizza il modo in cui i sistemi possano essere manipolati, concentrandosi su casi in cui gli obiettivi di un compito sono complessi, sofisticati o sottili. In tali situazioni, gli individui dotati delle competenze necessarie per svolgere correttamente i compiti tendono a perseguire obiettivi propri, a scapito di quelli assegnati. Quando tali obiettivi vengono tradotti in metriche, questo fenomeno può essere considerato equivalente alle tesi di Goodhart e Campbell.

Poco dopo la pubblicazione di Goodhart, furono proposte idee strettamente correlate, tra cui la critica di Lucas nel 1976. In ambito economico, la legge è inoltre implicita nel concetto di aspettative razionali, una teoria secondo cui gli individui, consapevoli di un sistema di incentivi e penalità, ottimizzano il proprio comportamento all’interno di tale sistema per conseguire i risultati desiderati. Ad esempio, se un dipendente è premiato in base al numero di automobili vendute ogni mese, cercherà di aumentare le vendite, anche a costo di operare in perdita.

Sebbene originata nel contesto delle reazioni dei mercati, la legge presenta implicazioni rilevanti per la definizione di obiettivi strategici nelle organizzazioni. Jon Danielsson ne propone la seguente formulazione: «Qualsiasi relazione statistica tende a venir meno quando viene utilizzata a fini di policy». Suggerisce inoltre un corollario applicabile alla modellizzazione del rischio finanziario: «Un modello di rischio perde efficacia quando viene impiegato a fini regolatori».[5] Mario Biagioli ha collegato il concetto alle conseguenze derivanti dall’uso degli indicatori di impatto citazionale per stimare l’importanza delle pubblicazioni scientifiche: «Tutte le metriche di valutazione scientifica sono destinate a essere oggetto di abuso. La legge di Goodhart [...] afferma che quando una caratteristica dell’economia viene scelta come indicatore dell’economia stessa, essa cessa inevitabilmente di funzionare come tale, poiché gli individui iniziano a manipolarla».[6]

Note

  1. ↑ Charles Goodhart, Problems of Monetary Management: The UK Experience, in Papers in Monetary Economics, vol. 1, Sydney, Reserve Bank of Australia, 1975.
  2. ↑ (EN) Overpowered Metrics Eat Underspecified Goals, su www.ribbonfarm.com. URL consultato il 6 aprile 2026.
  3. ↑ (EN) Jeffery Rodamar, There ought to be a law! Campbell versus Goodhart, in Significance, vol. 15, n. 6, 28 novembre 2018, pp. 9–9, DOI:10.1111/j.1740-9713.2018.01205.x. URL consultato il 6 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2023).
  4. ↑ (EN) Scientific Knowledge and Its Social Problems, in Taylor & Francis, 10 settembre 2020, DOI:10.4324/9781003075158/scientific-knowledge-social-problems-jerome-ravetz. URL consultato il 6 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2025).
  5. ↑ Jón Danı́elsson, The emperor has no clothes: Limits to risk modelling, in Journal of Banking & Finance, vol. 26, n. 7, 1º luglio 2002, pp. 1273–1296, DOI:10.1016/S0378-4266(02)00263-7. URL consultato il 6 aprile 2026.
  6. ↑ (EN) Diego Varela, Giacomo Benedetto e Jose Manuel Sanchez-Santos, Editorial statement: Lessons from Goodhart’s law for the management of the journal, in European Journal of Government and Economics, vol. 3, n. 2, 30 dicembre 2014, pp. 100–103, DOI:10.17979/ejge.2014.3.2.4299. URL consultato il 6 aprile 2026.