Legna da ardere

La legna da ardere è un qualunque tipo di legna raccolta ed usata come combustibile. È classificata come biocombustibile e rappresenta ancora oggi il principale combustibile di uso domestico per circa 1/3 della popolazione mondiale. Generalmente non è un materiale sottoposto a particolari processi lavorativi e si presenta in una qualche forma riconoscibile come pezzo di tronco o ramo a differenza di altri combustibili a base di legna come il pellet. La legna da ardere può essere stagionata (secca) o non stagionata (fresca/umida).
La legna da ardere è una risorsa rinnovabile e proviene principalmente dall'attività forestale (boschiva e utilizzazione forestale), ma il suo consumo può superare la sua capacità di rigenerarsi su scala locale o regionale.
Le sue caratteristiche sono regolamentate dalla norma ISO 17225-1:2014 Biocombustibili solidi - Specifiche e classificazione del combustibile - Parte 1: Requisiti generali e ISO 17225-5:2014 Biocombustibili solidi - Specifiche e classificazione del combustibile - Parte 5: Definizione delle classi di legna da ardere[1]”.
Combustione
Il suo potere calorifico inferiore è fra 3280 chilocalorie/chilogrammo (kcal/kg) e 4360 kcal/kg, a seconda del grado di umidità relativa (u.r.) e della specie d'origine. La legna di resinose, aghiformi o conifere ha un potere calorifico per kg superiore rispetto alle latifoglie, ma una massa volumica inferiore. Il maggior potere calorifico è dovuto alla resina contenuta, che, però, costituisce anche una fonte di fuliggine se non convenientemente bruciata (la combustione richiede maggior ossigenazione e più alta temperatura di combustione).
Inquinamento
Il problema dell'inquinamento nelle aree urbane riveste carattere di particolare complessità sia perché in queste aree risiede la maggior parte della popolazione, con conseguenti problemi di esposizione e di effetti sulla salute, sia perché le città costituiscono, esse stesse, una sorgente di inquinamento non trascurabile. Dal punto di vista del materiale particolato, che comprende un numero estremamente elevato di specie chimiche organiche ed inorganiche presenti in atmosfera sotto forma di particelle solide o liquide, la città costituisce un ambiente estremamente eterogeneo, dove si miscelano specie provenienti da sorgenti naturali (polveri terrigene e aerosol marino), che a causa del traffico veicolare sono soggette al fenomeno del risollevamento, e polveri antropogeniche, provenienti, se non sono presenti sorgenti industriali, prevalentemente da emissioni da traffico e da riscaldamento domestico. In questo ultimo ambito, sono state condotte ricerche finalizzate alla distinzione del contributo di un particolare tipo di emissione da riscaldamento domestico che negli ultimi anni si sta diffondendo su una scala sempre più ampia: la combustione domestica di legna da ardere, anche sotto forma di pellet, in caminetto o in stufa. Per questa valutazione sono state prese in considerazione specie traccianti (potassio e levoglucosano) ed effettuate campagne di misura nelle aree urbane di diverse località, all'interno ed al di fuori dei confini nazionali (Roma, Fontechiari, Ferrara, Tunisi, Tel Aviv, Pancevo, Chamonix, Nuova Dehli). I risultati hanno mostrato che la sorgente di materiale particellare dovuta alla combustione di legna arriva a costituire fino al 60% della concentrazione di massa del materiale particellare e che tale sorgente è in gran parte responsabile della differenza nella concentrazione del particolato organico che si osserva fra la stagione invernale e quella estiva. Poiché la combustione di legna produce notevoli quantità di specie tossiche, quali, ma non solo, gli idrocarburi policiclici aromatici, e poiché gli impianti per uso domestico sono privi di sistemi di abbattimento dei fumi, l'incremento nell'uso di questi impianti pone, per i prossimi anni, un serio problema di qualità dell'aria e di impatto sulla salute.[2]
Fabbisogno e sostenibilità
In molti paesi l'incremento demografico comporta una continua richiesta di energia a basso prezzo: ne deriva che in alcuni Paesi il consumo di legna da ardere è ora diventato superiore alla naturale capacità di rinnovamento delle foreste, con la grave conseguenza di estesi disboscamenti in vasti territori. Questo problema, tuttavia, non riguarda né l'Italia, né, in generale, l'Europa, dove i boschi sono in aumento, sia in termine di superficie, sia in termini di massa legnosa presente in media per unità di superficie. Soprattutto nei paesi dell'Unione europea, i boschi possono essere tagliati solo seguendo una precisa e rigida normativa (Leggi forestali regionali e Regolamenti forestali), che permette un uso sostenibile e duraturo delle superfici forestali. La legna da ardere è pertanto da considerarsi un combustibile ecologico e rinnovabile.
Misura
Solitamente la legna da ardere è venduta a volume. Anche se uno specifico termine per il volume può essere usato c'è un'ampia variazione nel suo significato e su quanto una certa misura può rendere come carburante. Una certa quantità di legno con il 65% di umidità produrrà meno energia quando viene bruciato di una pari quantità seccata al 20%. Indifferentemente dal termine le misure del legno sono da considerare come valori stimati.
Storicamente le cataste di legno sono misurate con il metro stero, che corrisponde ad una catasta di legno di dimensioni di 1 × 1 × 1 m (pari quindi a un metro cubo). Dato che comunque rimangono spazi vuoti tra i pezzi di legno, il volume reale di legna reale contenuta in un metro stero è circa i 2⁄3[3]. Il legno può anche essere venduto a peso, al chilogrammo o alla tonnellata, come per esempio in Australia.
Negli Stati Uniti e nel Canada l'unità di misura comunemente usata della legna da ardere è il cord. Questa può essere un full cord definito come una pila bene ordinata di legna (inclusi gli spazi vuoti e la corteccia) delle dimensioni di 4 × 4 × 8 ft e quindi un volume di 128 piedi cubi (3,6 m³)[4][5] Dato che tipicamente i pezzi di legna effettivamente utilizzati sono molto più corti dei 4 ft di lunghezza di quelli che costituiscono il full cord (generalmente lunghi 16 pollici (41 cm)), spesso i venditori vendono la legna al pubblico misurandola con la face cord (chiamata anche con una varietà di termini come stove cord, apartment cord, furnace cord, short cord e rick[5][6]) che corrisponde ad una catasta ordinata della stessa lunghezza ed altezza di quella standard, ma più stretta. A pezzi di legna lunghi 16 in corrisponde quindi un volume di 42,6 piedi cubi (1,21 m³).[4] Il Governo canadese consiglia comunque di abbandonare l'uso del "cord" per evitare confusione nei consumatori dovuti all'uso del face cord.[5]
Note
- ↑ Doriana Cotza, Biocombustibili solidi: disponibile anche in italiano la serie della UNI EN ISO 17225, su uni.com. URL consultato il 17 novembre 2018.
- ↑ Inquinamento urbano da combustione di legna | Consiglio Nazionale delle Ricerche, su www.cnr.it. URL consultato il 20 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2026).
- ↑ Mauro Agnoletti, Storia del bosco: il paesaggio forestale italiano, Gius.Laterza & Figli, p. 269, ISBN 978-88-581-3517-4.
- 1 2 (EN) What is a Cord? And How to Avoid Paying Too Much for One, su woodheat.org. URL consultato il 1º dicembre 2019.
- 1 2 3 (EN) Buying Firewood? Don't Get Burned!, Buying Firewood? Don't Get Burned!, su ic.gc.ca, Governo del Canada, 4 giugno 2018. URL consultato il 1º dicembre 2019.
- ↑ (EN) Rick Of Firewood [Definition, Value, Weight, Tips For Buying], su WoodsMan Report, 25 gennaio 2019. URL consultato il 15 febbraio 2019.
Bibliografia
- G. Vittorio Villavecchia, Gino Eigenmann, Nuovo dizionario di merceologia e chimica applicata, Ed. Hoepli
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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