Lettera (messaggio)


Una lettera (dal latino littera-ae) o missiva è un messaggio scritto trasmesso da una persona a un'altra attraverso un sistema postale o a mano.
Si parla di lettera aperta quando è indirizzata a uno o più destinatari con firme di pubblicità; in tale caso si dice epistola quando sia redatta in forma letteraria, ed epistolario quando indichi un libro formato dalla raccolta delle ultime citate.
Le lettere sono state inviate fin dall'antichità e sono menzionate nell'Iliade[1]. Gli storici Erodoto e Tucidide menzionarono e usarono lettere nei loro scritti.
Storia
Età antica
Le prime lettere avevano un carattere commerciale e furono scritte dai Sumeri intorno al 3000 a.C.[2] Erano costituite da tavolette di argilla che, una volta scritte, venivano essiccate al sole e poi ricoperte da un secondo strato di argilla fresca sul quale era impresso il nome e l'indirizzo del destinatario. Tali lettere contenevano documenti amministrativi, contratti di lavoro, affitti di terreni e vendite di derrate alimentari. La scrittura usata è detta "cuneiforme" in quanto composta da insiemi di segni a forma di cuneo risultanti dalle incisioni sull'argilla con un attrezzo a forma triangolare.
Sempre intorno al 3000 a.C. nell'Antico Egitto fu introdotto il metodo di scrittura basato su inchiostro, penna e papiro nel quale si può intravedere un primo tentativo di comporre le lettere tramite carta e penna. Tali lettere erano ancora di carattere commerciale. Gli egiziani usavano la scrittura geroglifica che combinava un insieme di elementi ideografici, sillabici e alfabetici.
Dalla Grecia classica non ci è pervenuto quasi nessun esempio di corrispondenza. I pochi rimasti sono brevi messaggi di tipo pratico incisi su lamine di piombo oppure graffiti su cocci. [3]
Dall'Egitto tolemaico ci è pervenuto l'archivio di Zenone, funzionario al servizio di Apollonio, ministro del re Tolomeo II Filadelfo (metà del III secolo a.C.). Si tratta di circa 700 lettere di corrispondenti di diversi ambienti e classi sociali, scritte in lingua greca, in inchiostro nero su fogli di papiro, di solito su una sola facciata, con il destinatario sul retro. Le lettere spesso erano scritte da scribi o segretari, per la spedizione venivano piegate più volte e legate con un laccio fermato con un sigillo. L'archivio testimonia una società parzialmente alfabetizzata in cui lo scambio epistolare è diffuso, la circolazione di testi scritti è naturale e normale, anche perché si tratta di uno dei primi esempi di stato burocratizzato, che quindi richiede l'uso diffuso e sistematico della comunicazione scritta. L'uso della corrispondenza doveva essere simile nel resto del mondo ellenistico. Con la conquista romana, alle lettere in greco si affiancano quelle in latino, ma soprattutto in ambito politico amministrativo giudiziario e militare.[4]
Nell'antica Roma abbiamo evidenza di un uso ampio della corrispondenza nella tarda repubblica e in età imperiale, per necessità di informazioni, scambio di opinioni, e per le esigenze amministrative e militari di uno stato di grande estensione territoriale. Le lettere erano scritte a inchiostro su fogli di papiro, a volte da segretari, oppure su tavolette cerate (si tratta di lettere di scriventi e argomenti umili). Alcune lettere di carattere amministrativo furono scritte fondendole su tavole di bronzo. La scrittura usata nel mondo romano era "alfabetica", ovvero ogni simbolo corrispondeva alla lettera di un alfabeto. L'uso delle lettere come mezzo di comunicazione era tanto diffuso da giustificare lo studio di un sistema postale che trovò sotto il dominio di Augusto una delle sue massime espansioni. Esempi di epistolari romani notevoli sono quelli di Cicerone e Plinio il Giovane. In età imperiale abbiamo anche vari esempi di corrispondenza tra militari, anche dalla periferia (Britannia), a volte scritte su tavolette in legno o ostraca. In Egitto e nella parte orientale dell'impero coesistevano le due scritture greca e latina, e in Egitto anche le scritture ieratica e demotica (in lingua locale).[5]
Tra III e IV secolo la scrittura tende a diventare minuscola sia in area latina sia in area greca. Inoltre compare l'influenza del cristianesimo nei modi e nelle forme della corrispondenza (apposizione di segno di croce, riferimenti alla comunità dei credenti e a Dio, citazioni bibliche). Dal IV secolo, la crisi dell'impero si fa sentire anche sulla corrispondenza. Diminuiscono gli alfabetizzati e si riduce soprattutto la corrispondenza privata, usuale e a raggio ridotto, mentre l'uso ufficiale resta costante e di qualità elevata. Diventa più frequente la pratica dello scrivere per altri, per i semialfabeti che ne avevano necessità, ad esempio, per obblighi burocratici. In questo periodo vengono pubblicati epistolari "modello" di importanti intellettuali, come Avito, Ennodio, Libanio, Cassiodoro. Con le invasioni barbariche e il crollo dell'impero si riduce l'uso della scrittura e quindi anche della corrispondenza.[6]
Medioevo

Con la fine dell'Impero romano, la scrittura di lettere, se pure a carattere commerciale, tornò ad essere un gesto riservato a pochi alfabetizzati e quasi esclusivamente appartenenti al mondo religioso. Il papiro venne lentamente sostituito dalla pergamena. La chiusura e la frammentazione del territorio in tanti piccoli stati portò allo sviluppo di altrettanti metodi di scrittura legati al loro contesto politico; tra gli altri: la beneventana, la curiale romana, la merovingia, la alamannica e la visigotica.
In età carolingia la comunicazione scritta resta praticata quasi completamente da religiosi. Il materiale utilizzato è esclusivamente la pergamena; si afferma la scrittura minuscola carolina; le lettere sono scritte su un unico foglio, con il testo sulla faccia anteriore disposto lungo il lato più lungo, senza indicazione di data. Da questo periodo non è rimasto quasi nessun esempio di lettere scritte da laici o da donne; scompare anche l'uso della lingua e della scrittura greca. La comunicazione scritta diviene strumento di coesione e di governo del ceto intellettuale-religioso, sostanzialmente unitario in Europa occidentale.[7]
Viene introdotto nelle lettere ufficiali l'uso del sigillo in piombo detto "bolla" con il quale si autenticavano le lettere papali. Intorno all'anno 1000 alle lettere in pergamena si affiancarono quelle in carta di uso corrente in tutto il mondo arabo. Nell'XI secolo si inizia a conservare in modo ordinato le lettere ricevute. Si creano raccolte esemplari di lettere a scopo retorico e scolastico, di natura religiosa e politica. Alla fine del secolo compaiono i primi esempi di lettere scritte (ancora in latino) da laici. I maestri e le scuole di grammatica producono le artes dictandi: manuali di regole ed esempi di corrispondenza (in latino) di carattere scolastico e retorico.[8]
Con la generale ripresa della società europea, le maggiori necessità di comunicazione, la diffusione dell'alfabetismo e l'affermazione delle lingue volgari, compaiono le prime (un po' rudimentali) lettere in volgare (in Italia intorno al 1200) e, accanto alla carta araba importata, si inizia a usare carta di produzione locale (come quella prodotta a Fabriano dal 1250 ca.).[9]
In Italia dal 1250 circa ha un grande sviluppo la corrispondenza tra mercanti. I mercanti sviluppano una rete di fitti e frequenti scambi epistolari con informazioni politiche, descrittive di città e paesi, su viabilità e spostamenti, condizioni di mercato, documenti commerciali e finanziari in forma di lettera. Vi sono anche lettere di carattere privato e familiare. Queste lettere sono quasi sempre scritte su fogli singoli di carta italiana, e da fine duecento in scrittura mercantesca, una minuscola corsiva tonda e diritta, in volgare italiano. Queste lettere sono datate, sono divise in paragrafi, e hanno formulazione stringata ed essenziale. Questa rete epistolare del ceto mercantile mantiene i legami familiari e di amicizia, sostiene le attività economiche della categoria, e diventa uno strumento di coesione di classe e di controllo del territorio e del mercato.[10]
Nel XIV secolo i mercanti presero l'abitudine di siglare le loro lettere con un proprio simbolo di riconoscimento che costituiva il "marchio" della famiglia di appartenenza. Tali simboli erano in genere stilizzazioni di oggetti, vegetali o lettere: un giglio stilizzato era il simbolo usato da Domenico Gigli alla fine del Trecento, il commerciante Felip Fibla usava due effe incrociate, Giovanni di Rinieri Peruzzi aveva scelto un pero stilizzato[11].
Lo sviluppo della corrispondenza avviene un po' in tutta Europa, ad esempio in Francia da inizio duecento, dove anche la corrispondenza ufficiale inizia a essere in volgare, e anche in Spagna, Inghilterra, Germania. In questo periodo inizia l'uso del francese per la corrispondenza politica e diplomatica. Fuori d'Italia l'uso della pergamena persiste più a lungo, e sono usati vari tipi di scritture gotiche corsive. Ci sono esempi di conservazione e archiviazione ordinata della corrispondenza (come gli archivi di Francesco Datini e della famiglia Pastons). Dal 1300 compaiono anche lettere scritte da donne, di solito di condizione sociale alta; due cospicui esempi italiani sono quelle di Margherita Datini e di Caterina da Siena. Le donne a volte scrivono per mezzo di delegati, a volte personalmente, in questo caso di solito in modo elementare o rustico o con scritture antiquate. Vi sono anche molti esempi di lettere scritte da semianalfabeti.[12]
In generale tra tardo medioevo e rinascimento si distinguono due livelli di corrispondenza: uno a breve raggio, con familiari, amici, dipendenti, fornitori e simili, l'altro a lungo raggio fatto di lettere di carattere "ufficiale", con autorità, soci, compagni di lavoro. Le lettere del primo tipo tendono ad essere eseguite in modo trascurato, per materiale, tecniche di spedizione, testo, in scrittura corsiva elementare o usuale; quelle del secondo sono di fattura più curata sia nell'aspetto materiale sia grafico e linguistico.[13]
La lettera umanistica
Nel 1345 Francesco Petrarca scopre le lettere di Cicerone. Ciò ha una grande influenza sulle sue lettere latine e, attraverso lui, sullo stile epistolare dei suoi numerosi corrispondenti, e più in generale sullo stile della corrispondenza in latino in Europa. Petrarca scriveva su carta e curava anche l'aspetto grafico delle lettere, che anche per questo diventarono dei modelli.[14]
In questo periodo le lettere ufficiali in Europa sono in genere scritte in latino: messaggi di natura politica, amministrativa, giudiziaria, spediti dalle numerose autorità e cancellerie pubbliche. Il latino era ancora la lingua internazionale e ufficiale della corrispondenza pubblica; le lettere ufficiali di solito venivano scritte in almeno quattro fasi: bozza, revisione, stesura definitiva, originale spedito. Queste lettere contenevano spesso istruzioni che invitano a lavorare velocemente.[15]

Un altro esempio notevole di epistolografia pubblica e privata è fornito dalle lettere di Coluccio Salutati, cancelliere della repubblica fiorentina nel 1375-1406. Le sue lettere pubbliche sono ispirate in parte a modelli classici, in parte allo stile tradizionale della curia; le lettere private sono più personali e hanno stile ispirato a Cicerone e Petrarca. Salutati comunque riuscì a piegare a uno stile elevatamente colto i documenti politici della repubblica fiorentina.[16]
Nel Quattrocento la lettera in latino diviene strumento di comunicazione e di identificazione per il ceto degli studiosi umanisti. L'impianto di queste lettere è ancora quello medievale; le novità sono nell'ortografia classica, nel lessico, nella scrittura corsiva derivata dalla antiqua. Nella corrispondenza privata compaiono formule di amicizia o di polemica, da modelli classici (Cicerone, Seneca). Le lettere ufficiali degli umanisti usano una lingua di prestigio, imitata dall'antico ma modernamente efficace, e diventano anche dei modelli retorici. Rarissimi sono i casi di lettere latine scritte da donne.[17]
Sempre nel Quattrocento compaiono manuali di epistolografia e raccolte di modelli di lettere. In Italia si possono citare quelli di Gasparino Barzizza e Niccolò Perotti, e altri due di dubbia attribuzione a Poggio Bracciolini e Lorenzo Valla. Notevoli anche quelli più tardi di Erasmo da Rotterdam e Juan Luis Vives, che saranno diffusi anche a stampa. In Europa il latino resta ancora la lingua internazionale dei dotti, in parallelo con il francese, lingua della corrispondenza politica e della borghesia acculturata fino a metà Ottocento. Ma nella corrispondenza privata a circuito breve anche gli umanisti a volte usano il volgare in lettere di forma meno raffinata.[18]
Dal XV al XVI secolo

Nel XV secolo si diffonde l'uso di sigillare le lettere con la "nizza"[19] ovvero una bandella di carta su cui talvolta è inciso un sigillo a secco. La nizza poteva anche essere bloccata con ceralacca. Durante il secolo la forma usuale della lettera è quella del "plico",[20] che consisteva in un foglio di carta piegato, sigillato ed inviato "allo scoperto" ovvero senza busta. L'indirizzo è scritto su una porzione di foglio lasciata appositamente in bianco e chiamata "sopraccarta".[20]
Nel Cinquecento in tutta Europa avviene una forte crescita della scrittura a mano e della corrispondenza. Aumentano le persone, anche di livello sociale medio-basso, comprese le donne, in grado di leggere e scrivere in volgare, soprattutto nelle città, anche grazie alla istituzione di scuole elementari. Cresce, per cause diverse (sviluppo delle città, lavoro, guerre, emigrazione verso le colonie), la mobilità della popolazione, il che rende necessario ricorrere alla lettera per mantenere i contatti con familiari, amici e altre persone lontane. Vengono stampati manuali di scrittura e raccolte di modelli di lettere in lingua volgare. Si diffonde anche la pratica di conservare i carteggi.[21]
Vi sono anche cambiamenti notevoli nel materiale e nella forma delle lettere: scompare l'uso della pergamena e si afferma la carta; i formati diventano standardizzati; per il sigillo si usa la cera, l'uso di sigilli pendenti e metallici si riduce. Le scritture usate sono principalmente due: la cancelleresca italica e la bastarda corsiva di derivazione gotica (questa soprattutto in nord Europa); in Italia, nell'ultima parte del secolo scompare la scrittura mercantesca. Sovrani, nobili e autorità firmano in forma enfatica, con grandi maiuscole inclinate e sottolineate. Le lettere pubbliche hanno una forma molto raffinata e sono scritte da personale specializzato che forma le segreterie. I colti usano a seconda dei casi il latino e il volgare. Le lettere private di livello medio e alto sono più curate dal punto di vista grafico materiale e testuale, per l'influenza dei manuali di scrittura. Tutte queste innovazioni rispondono alle maggiori esigenze di comunicazione scritta e dureranno fino all'Ottocento.[22]
Per rispondere alla crescente necessità di comunicazioni con luoghi lontani si sviluppa l'organizzazione dei servizi di posta a cura di Francesco Tasso. Con questi nuovi supporti si diffonde anche l'uso delle frasi in lingua volgare apposte sui frontespizi delle lettere ad incitare una più rapida consegna. Il termine più usato ad esortazione della rapidità era il latino "cito". Una lettera del 13 settembre 1542 scritta dal doge Pietro Lando conteneva "cito" per ben 14 volte.
Con lo sviluppo delle monarchie nazionali e dei loro apparati di governo, la lettera diventa lo strumento di comunicazione, informazione e trasmissione di ordini tra i vari uffici sparsi nel territorio, e quindi anche strumento di controllo del territorio e dei suoi abitanti e mezzo per rendere visibile il potere pubblico. Un esempio significativo è la Spagna di Filippo II, in cui l'uso della corrispondenza da parte del sovrano e del suo governo fu particolarmente intenso.[23]
Nel Cinquecento nasce la figura del segretario, funzionario specializzato nella scrittura e nella gestione della corrispondenza, che lavora a contatto con il principe. Il segretario diventa anche il gestore delle suppliche rivolte al principe, pratica che si diffonde e provoca la creazione di formulari e istruzioni che la regolino.[24]
Iniziano a viaggiare le lettere dirette nel "nuovo continente". Una delle prime giunte fino a noi è del 1538[25] e riporta l'ordine di Carlo V al viceré della Nuova Spagna Antonio Mendoza affinché venissero distrutti tutti i templi e gli idoli degli Indios. Con una successiva lettera, Carlo V dispone che tutti i frati fossero autorizzati a costruire edifici monastici. Con queste operazioni Carlo V intendeva convertire definitivamente la popolazione locale al culto cattolico.
Il 7 giugno 1579[26] Maria Stuarda sotto arresto da un decennio, scrive una lettera al suo carceriere Sir George Bowes chiedendo il permesso di inviare in Scozia il suo segretario affinché si accertasse dello stato di suo figlio Giacomo ancora tredicenne. Sorprendentemente nella lettera usa uno stile confidenziale poco consono al carattere che l'aveva contraddistinta ed alla forma nobiliare.
Una lettera del 15 novembre 1582[27] scritta dal dottore Hubert de la Vallée a Margherita d'Austria, informa sulla salute e sulla condotta che deve seguire Filippo II di Spagna, facendo giungere a noi un ritratto intimo di uno dei più potenti uomini dell'epoca ma anche quelle che erano considerate preziose informazioni mediche come la raccomandazione di sorbire un brodo di cappone prima di ogni pranzo.
Dal XVII al XVIII secolo

A partire dalla fine del Cinquecento la grafia tende a diventare più elaborata, enfatica, ornata; entrano nell'uso anche segni complessi puramente decorativi ("tiri") probabilmente ispirati all'arte islamica. La propensione alla formalità esteriore riflette le tendenze artistiche dell'epoca; è presente principalmente nei documenti ufficiali e nelle scritture di regnanti e potenti, e investe sia la cancelleresca italica sia le corsive nordiche di tradizione gotica. In questo periodo si pubblicano molti manuali di scrittura e calligrafia illustrati con incisioni in rame, che illustrano questa tendenza alla decorazione.[28]
Nel XVII secolo inizia a svilupparsi l'abitudine di inserire le lettere in una busta"[19] grazie anche alla riduzione del prezzo della carta. Vengono diffusi anche sigilli alternativi alla nizza e alla ceralacca come ad esempio i fili di seta. Per esortare una consegna più rapida si abbandona il latino "cito" ed in Italia viene adottato il termine "subito". Si sviluppa l'abitudine di lasciare uno spazio bianco tra la prima riga del testo, che deve contenere "l'intitolazione" ovvero il titolo del destinatario, ed il corpo vero e proprio della lettera. Diventa buona regola lasciare tanto spazio bianco quanto più si vuol significare la propria sottomissione. Nell'Archivio di Stato di Modena sono presenti alcune lettere che lasciano un intero foglio per un messaggio di sole tre righe[29] a significare prostrazione estrema. Al contrario vi era la lettera "in riga" che poneva destinatario e mittente in pari dignità.
La necessità di comunicare tramite lettera è tanto pressante che porta allo studio di metodi facilitanti questa pratica; tra questi si ricordano gli "AQ" veneziani introdotti nel 1608: interi postali usati principalmente per lettere provenienti dalle magistrature. Dalla Francia si diffonde la moda degli "enveloppe": pezzi di carta sagomanti in base alla forma del plico ed i cui lembi erano piegati in modo da formare un effetto appuntito.[30]
Con l'introduzione dei timbri nel 1661 da parte di Sir Henry Bishop compaiono sulle lettere i primi segni di timbratura. Tra i religiosi si attesta l'abitudine di sigillare le lettere usando un'ostia[31] ma era ritenuta sconveniente se la missiva era rivolta ad un superiore; nel qual caso era d'obbligo l'uso della ceralacca.

Nel corso del Seicento prosegue la diffusione di scuole elementari nelle città, con un ulteriore aumento dell'alfabetismo. Quindi cresce il numero dei potenziali scriventi di classe medio-bassa, e i modelli di lettere sono trasmessi dai maestri elementari. Le tendenze enfatiche sono presenti soprattutto nella corrispondenza pubblica e semipubblica, ma non in quella dei colti e dei semialfabeti. I colti tendono a usare una lingua letteraria e corretta, con testi ordinati, uso a volte di più lingue (la propria più latino o francese), rispetto dei modelli rinascimentali o classici. I semialfabeti e le donne scrivono in genere in modo non continuativo e le loro lettere sono più irregolari nella lingua, nella grafia e nell'impaginazione; a volte sono materialmente scritte e lette da altri. La delega di scrittura è molto frequente per le richieste rivolte ad autorità.[32]
Tra Seicento e Settecento, con la diffusione dell'alfabetismo, in Europa e nelle colonie in America, tra gli scriventi diventano maggioranza quelli non professionali di livello socioculturale medio-basso. Costoro scrivono principalmente per mantenere contatti di tipo affettivo o economico con destinatari vicini e lontani. Questo favorisce una semplificazione della scrittura e l'abbandono dell'enfasi e delle elaborazioni barocche. Nel Settecento la differenziazione nella forma delle lettere tra i corrispondenti colti e quelli semialfabeti tende a diminuire.[33]
In Svezia e Finlandia la corrispondenza urgente veniva dotata di una piuma d'uccello incastrata nel frontespizio con la ceralacca[34] In Italia compare per la prima volta il termine "Espresso" scritto accanto all'indirizzo di destinazione ma il riferimento non era al noto servizio postale bensì all'incaricato che consegnava la posta in maniera celere. Il 30 dicembre 1707 Guglielmina Amalia di Brunswick-Lüneburg imperatrice del Sacro Romano Impero Germanico, scrive da Vienna al cardinale Leandro di Colloredo presso la sua sede di Roma rispondendo agli auguri di prosperità inviatigli precedentemente[35]. La lettera è considerata un tipico esempio di corrispondenza nobiliare europea. La calligrafia è corredata da vistosi ornati e la lingua usata è ancora il latino. Nel 1715 Isidoro Nardi nel suo manuale "Il segretario principiante" divideva le lettere in undici classi:[36] lettere di buone feste, di partecipazione, di avviso, di congratulazioni, di raccomandazione, di negozio, di informazione, di presentazione, di condoglianze, di scuse e familiari. Nel 1759[37] nelle cancellerie vescovili e nelle segreterie degli ordini religiosi per sigillare le lettere erano usate ostie colorate.
Il 17 giugno 1792[38] Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena indirizza una lettera a Ferdinando I delle Due Sicilie ed alla sorella Maria Carolina d'Asburgo-Lorena che le è consorte, per congratularsi della nascita di Alberto Filippo Maria loro quindicesimo figlio. Per Maria Antonietta è un periodo critico in quanto prigioniera in una Francia rivoluzionaria che la tiene prigioniera e nello stile gioioso della lettera lascia trapelare una nascosta richiesta di aiuto appellandosi alla "Regina" come "mia carissima sorella".
Nella seconda metà del Settecento avvengono la rivoluzione industriale e la nascita del capitalismo moderno. Il bisogno di costruire una rete di comunicazione ampia e rapida spinge a una corrispondenza di semplicità esteriore, comprensibilità immediata, essenzialità del messaggio, chiarezza grafica. La lettera "borghese" ha aspetto ordinato, regolarità di segni alfabetici, spazi, punteggiatura, maiuscole, con l'eliminazione degli ornamenti seicenteschi. Viene largamente adottata in gran parte d'Europa la "corsiva inglese", versione semplificata delle corsive francesi di derivazione italiana, chiara e gradevole all'occhio e decifrabile a prima vista. Ma in area germanica si tende a mantenere la Fraktur corsiva. Anche la crescente burocratizzazione dello stato spinge a un maggiore uso della scrittura.[39]
La crescente diffusione della scrittura trasforma l'uso della lettera in un'abitudine sociale, anche per molte persone di condizione medio-bassa. Tra i colti la corrispondenza risponde anche al desiderio di apprendere, confrontarsi, informarsi, convincere, su argomenti di cultura società e politica, anche per i molti avvenimenti che incidono sulla vita quotidiana. Nel 1789 la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino approvata dall'Assemblea Nazionale francese include il diritto alla libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni.[40]
XIX secolo

Nell'ottocento la corrispondenza scritta, da fenomeno individuale e occasionale, diventa fenomeno socioculturale e strumento essenziale per lo sviluppo economico e intellettuale di interi strati della società: nella corrispondenza si rispecchiano rapporti familiari e di gruppo, affettivi, educativi, politici, psicologici. Ciò può spiegare perché in questo periodo gli stati sono spinti a sviluppare il servizio postale pubblico esteso e capillare.[41]
In questo periodo si cominciarono a produrre fogli di carta da lettere sottili che poi prenderanno il nome di "veline"[42]. In Inghilterra prenderà il nome di "Bath Post" e sarà di un colore bianco brillante ad eccezione della azzurra che verrà prodotta miscelando all'impasto della carta sali di cobalto. Nel 1816 Domenico Milone pubblica "il perfetto manuale epistolare" con l'intento di ripristinare l'uso della cortesia aristocratica nelle lettere, che era venuta meno con l'avvento giacobino e napoleonico.
Nel 1820 il commerciante di carta inglese Brewer di Brighton inizia a produrre e vendere su grande scala le buste di carta per le lettere. L'uso delle buste fu però criticato in quanto non consentivano l'apposizione dei bolli postali certificanti sul foglio.[20]
Dalla metà del secolo avvengono importanti innovazioni che trasformano i modi di scrivere e inviare lettere. Si diffonde l'uso della busta, che garantisce una maggiore riservatezza, e si accompagna alla scomparsa del sigillo. Viene inventato il pennino in metallo (in Inghilterra, prima metà del secolo) da inserire in una cannuccia e immergere in un calamaio, di uso più facile e pratico rispetto alla penna di volatile. Viene introdotto il francobollo (Inghilterra 1839). Nel 1843 viene inventato il telegrafo, che permette una comunicazione quasi istantanea a lunga distanza, ma con testi ridotti e semplificati. Viene inventata la cartolina postale preaffrancata (1865-1869), poi anche la cartolina illustrata. La cartolina si caratterizza per la totale assenza di riservatezza, la brevità e scarsa autenticità del messaggio. La cartolina ha grande diffusione ed è spesso preferita dagli scriventi meno istruiti. Viene inventata la penna stilografica (USA, ultimo quarto dell'Ottocento), che unifica in un solo strumento pennino cannuccia e serbatoio di inchiostro. Ciò avviene negli Stati Uniti, paese in rapidissimo sviluppo economico e tecnologico, con un crescente bisogno di scrittura e di strumenti adatti a scrivere liberamente, rapidamente e ovunque. Sembra la prima volta che uno strumento di scrittura viene inventato da artigiani e industriali estranei al mondo della cultura scritta.[43]
Con l'introduzione del francobollo nel 1839 a seguito della riforma postale di Rowland Hill le lettere divengono il più diffuso mezzo di comunicazione di massa. La capillare diffusione dell'alfabetismo contribuisce ad un maggior uso della lettera anche per questioni personali e private come le corrispondenze dei militari impegnati in battaglia. Per esortare l'urgenza vennero usate espressioni come "di preme" o "pressatissimo" ma in genere queste erano appannaggio di commercianti e banchieri. La forma della lettera continua ad essere il plico, l'apposizione del francobollo avviene nella sopraccarta.[20]
Nel 1819 il Regno di Sardegna introduce una carta bollata che poteva essere usata come lettera pagata dal mittente: il "Cavallino di Sardegna". Le missive erano affidate a diligenze per l'inoltro a destinazione e spesso sul frontespizio appariva la scritta "pronto recapito". Il 23 luglio 1841[44] venne spedita una lettera da Stoccolma che raggiunse Cremona il 5 agosto. Al suo interno era stampata in litografia una cornice raffigurante i principali monumenti di Berlino. Tali lettere erano stampate a nome "Edizioni della ditta Rocca in Berlino" e rappresentano un primo tentativo di invio di immagini illustrate per posta.
Il 3 aprile 1848[45] Demetrio Galli della Mantica, giovane ufficiale dei Bersaglieri, scrive una lettera alla madre mettendola al corrente della situazione in cui incombe essendo coinvolto nella battaglia di Goito. Purtroppo fu il primo dei due ufficiali caduti durante il conflitto e la lettera rimane a testimonianza della Prima guerra di indipendenza italiana.
Nel 1859 il Regno Lombardo-Veneto istituisce il servizio espresso e dota i propri uffici postali di un timbro con la dicitura "LETTERA PER ESPRESSO". Nel 1866 il Vocabolario della Crusca registra per la prima volta l'uso del termine "busta" come custodia per i fogli di carta da lettera.[20]
XX secolo

Nel XX secolo la corrispondenza scritta raggiunge la massima diffusione, fino a declinare a fine secolo, sostituita da nuovi mezzi di comunicazione.
Gli sconvolgimenti politici, bellici e sociali aumentano i bisogni di comunicazione e quindi l'uso della corrispondenza da parte di quasi tutti. Alcuni sviluppi tecnologici rispondono a questo bisogno. La macchina per scrivere, inventata negli USA a fine Ottocento, permette di creare documenti con una scrittura ordinata, allineata, spaziata, regolare e leggibile. Fu molto adottata dal settore pubblico e dalle imprese private, ma anche da singoli privati in genere di classe alta o professionisti, ma fu a volte vista con sfavore per la corrispondenza di tipo familiare o riguardante rapporti di affetto, amore, amicizia. Intorno al 1940 viene inventata la penna a sfera, strumento di facile utilizzo e trasporto e a basso costo, che diviene rapidamente di uso comune. La stilografica diventa uno strumento di prestigio.[46]
Per quanto riguarda la scrittura a mano, continua il predominio della corsiva inglese, tranne nei paesi di lingua tedesca dove è ancora presente la corsiva di derivazione gotica. Alcuni scriventi colti o di classe sociale elevata utilizzano ornamenti, stilizzazioni, marchi, carte pregiate per rendere visibile il proprio status.[47] Le lettere di scriventi delle classi subalterne sono di qualità inferiore: testi brevi, ortografia dialettale o irregolare, impaginazione disordinata, a volte scritte su cartolina o a matita. La comunicazione per lettera dei subalterni è stimolata da eventi come l'emigrazione verso l'estero e il coinvolgimento nella prima guerra mondiale.[48]
Nella corrispondenza di autori colti e intellettuali compare un genere "autobiografico" in cui prevalgono motivi di sofferenza fisica e psicologica e disagio esistenziale: esempi cospicui sono Marcel Proust e Thomas Mann.[49]
In Italia dopo il 1930 per facilitare l'uso della posta aerea verrà prodotta una speciale carta da lettere leggerissima grazie alla quale con la busta è possibile mantenere il peso al di sotto dei 5 grammi nei quali era previsto lo scaglione d'uso con la tariffa postale più bassa.[50]
Il 16 gennaio 1969, ad opera dell'Unione Sovietica avvenne il primo incontro nello spazio tra due mezzi di trasporto. Le due navicelle Sojuz 4 e Sojuz 5 si agganciarono, consentendo il trasbordo da una all'altra di uomini ed oggetti provenienti dalla Terra. Tra gli oggetti vi erano anche due lettere: una privata e scritta dalla moglie dell'astronauta Vladimir Aleksandrovič Šatalov ed una ufficiale ed affrancata con un francobollo da 10 centesimi. Šatalov fu quindi il primo uomo a ricevere corrispondenza nello spazio.
Negli ultimi anni del Novecento avviene il declino e la quasi scomparsa della lettera, intesa come comunicazione tra privati scritta su supporto materiale. Con lo sviluppo dell'informatica e della rete, la lettera scritta su carta quasi sempre è sostituita da messaggi elettronici (email, SMS), caratterizzati da brevità, semplificazione, povertà linguistica, rapidità di trasmissione, ma anche mancanza di garanzie di autenticità e riservatezza. L'incremento delle comunicazioni elettroniche si accompagna al declino del telegramma e della cartolina postale.[51]
Caratteristiche
La forma tipica di una lettera per molti secoli, e il concetto archetipico ancora oggi, è un foglio (o più fogli) di carta che viene inviato a un corrispondente attraverso un servizio postale. Una lettera può essere formale o informale, a seconda del pubblico e dello scopo. Oltre ad essere un mezzo di comunicazione e un deposito di informazioni, la scrittura di lettere ha svolto un ruolo nella riproduzione della scrittura come arte nel corso della storia.
Si distinguono diversi tipi di lettera a seconda del mittente (un privato, un'azienda, un ente) e del destinatario, dello scopo e del contenuto del messaggio. In base allo stile, una lettera può essere formale o informale. Solitamente le lettere si spediscono per posta, piegate e racchiuse in una busta riportante gli indirizzi delle persone interessate, distinte in mittente e destinatario. Spesso hanno forma di lettera anche i telefax e le e-mail o i messaggi di posta elettronica. Abbastanza diversi sono i messaggi per telescrivente (telex) e per telegrafo (telegrammi) che, come le lettere, fanno parte della corrispondenza postale.
Generalmente l'estetica di una lettera ricalca l'epoca e l'uso a cui è destinata. Le prime lettere cartacee, non essendo dotate di busta, venivano ripiegate su loro stesse per formare l'involucro e poi sigillate con una striscia di carta detta "nizza" o, più tardi, con la ceralacca o l'ostia[52].
Nel periodo napoleonico vennero studiate carte intestate che, una volta ripiegate, divenivano buste. Ben distinte sono anche le cartoline.
Elementi
La lettera modello si divide in varie parti, codificate attraverso i secoli, che consentono un rapido riconoscimento di esse anche in presenza di una lingua sconosciuta. Generalmente in alto sulla sinistra viene posta una "intestazione" contenente i dati del mittente; talvolta tali dati possono essere situati nel piè di pagina, soprattutto in presenza di carta intestata. Dell'intestazione fa parte anche l'insieme dei dati del destinatario che viene posto generalmente sulla destra e sotto quelli del mittente.
Elemento essenziale della lettera è la data. Questa può essere situata in diverse parti a seconda del tipo di lettera: nelle lettere commerciali è posta sotto l'intestazione, nelle private è spesso il primo carattere del foglio e preceduta dal luogo in cui la lettera viene scritta. Può essere posta anche in fondo alla lettera prima della firma del mittente.
Nella corrispondenza amministrativa e commerciale si usa porre sotto l'intestazione un "oggetto", ovvero un riferimento ai motivi che portano alla composizione della lettera.
Dopo l'oggetto (o, in ogni caso, quando inizia il corpo della lettera) si pone un "esordio", che ha il compito di far intuire al destinatario il rapporto interpersonale con il mittente. Generalmente, l'esordio è costituito da un appellativo[11], seguito da un'apposizione che qualifichi il destinatario della lettera, e che varia in base al rapporto che sussiste tra il mittente e il destinatario (tipicamente valutato sulla base della differenza di età e del grado di confidenza reciproco). Vedi la sezione "Appellativi".
Il "corpo" della lettera contiene il vero messaggio. La "chiusura", in genere, è composta da un'espressione conclusiva, anch'essa variabile in funzione del rapporto che c'è tra mittente e destinatario; esempi:
- "Distinti saluti"
- "Cordiali saluti"
- "Con affetto"
Dopo la chiusura si trova la firma del mittente.
Sotto la firma può esserci un "Post Scriptum", ovvero una frase o un testo aggiuntivo che non sono stati inseriti durante la stesura del corpo della lettera e che si ritengono degni di nota, al punto da ritenere opportuno includerli, anziché tralasciarli, nonostante la stesura del corpo della lettera sia già terminata. La lettera, infine, può essere accompagnata da uno o più allegati, ovvero documenti esterni che la accompagnano e cui la lettera stessa fa eventualmente riferimento.
Appellativi utilizzati
Alcuni esempi di appellativo:
- "Caro", nel caso di persone di pari grado (può risultare offensivo o sarcastico se usato fuori dal contesto);
- "Illustre", nel caso di un destinatario che goda di un'ampia e meritata fama, per eccezionali qualità od opere egregie[53];
- "Egregio" quando il rapporto è formale; sostituito dal più recente "pregiatissimo" e da "gentile"[54];
- "Gentile" o "Gentilissimo", utilizzato, di solito, nei confronti di una persona (uomo o donna, indistintamente[54]) alla quale si dà del "lei";
- "Santità" per il Papa;
- "Eccellenza", oppure "Sua Eccellenza", per ambasciatori, magistrati di Cassazione, arcivescovi, vescovi e alti prelati;
- "Eminenza" per i cardinali;
- "Reverendo" per i presbiteri;
- "Spettabile", per ditte e aziende;
- "Distinto";
- "Pregiatissimo";
- "Stimato", "Stimatissimo" (es. "Stimatissimi colleghi");
- "Illustrissimo".
In ambito universitario, vengono utilizzati i seguenti:
- "Chiarissimo": professore universitario;
- "Amplissimo": preside di una Facoltà universitaria;
- "Magnifico": rettore dell'Università.
Ulteriori esempi:
- "Egregio signor preside e gentili professori": se indirizzato a personale di una scuola;
- "Amplissimo signor preside e chiarissimi professori": se indirizzato a personale docente universitario.
Tipologie

Alcuni tipi di lettere formali:
- notifica;
- circolare;
- richiesta (a un ente);
- lettera commerciale;
- lettera ufficiale;
- lettera di candidatura;
- lettera di presentazione;
- lettera aperta.
Tipi di lettere informali:
- d'auguri;
- di condoglianze;
- d'invito (diversa dal biglietto d'invito, che spesso si stampa);
- di ringraziamento;
- di felicitazioni;
- d'amore;
- talora dette d'amicizia, quelle in cui si parla di fatti personali senza un'occasione specifica;
- lettera personale.
Fra i cosiddetti prodotti delle poste si trovano le lettere assicurate e raccomandate; per queste ultime si può chiedere un avviso di ricevimento. La lettera può essere spedita anche per posta ordinaria, prioritaria o aerea.
Note
- ↑ L'Odissea, invece, non contiene alcun riferimento a forme di comunicazione scritta. Petrucci, p.7
- ↑ Hallo, Part IV: Letter-prayers, pp.255-230 e Part V: Royal correspondence, pp. 333-405.
- ↑ Petrucci, p.3-6
- ↑ Petrucci, p.7-12
- ↑ Petrucci, p.13-18
- ↑ Petrucci, p.18-22
- ↑ Petrucci, p.28-34
- ↑ Petrucci, p.40-44
- ↑ Petrucci, p.49-52
- ↑ Petrucci, p.53-56
- 1 2 Il Collezionista, n°4, aprile 2007, Pag 28, Marche mercantili: un campionario delle radici dell'imprenditoria italiana
- ↑ Petrucci, p.56-62
- ↑ Petrucci, p.65-67
- ↑ Petrucci, p.69-74
- ↑ Petrucci, p.74-76
- ↑ Petrucci, p.77-79
- ↑ Petrucci, p.79-84
- ↑ Petrucci, p.84-86
- 1 2 La storia della scrittura, su designforeverydaylife.com.
- 1 2 3 4 5 Cronaca Filatelica n°364, settembre 2009, Con o senza busta
- ↑ Petrucci, p.87-88
- ↑ Petrucci, p.88-90
- ↑ Petrucci, p.104-105. L'autore definisce Filippo II «sovrano maniaco della comunicazione scritta a mano».
- ↑ Petrucci, p.109-110
- ↑ Il Collezionista, Pag 30 Distruggete i Templi in nome di Re Carlo V
- ↑ Il Collezionista, n°5, maggio 2010, Pag 42 Lettere di donne che persero la testa
- ↑ Il Collezionista, n°9, settembre 2008, Pag 44 Brodo di Cappone per Filippo II
- ↑ Petrucci, p.112-115
- ↑ Il Collezionista, n° 365, ottobre 2009, Pag 113, Con o senza buste
- ↑ Il Collezionista, n° 364, settembre 2009, Pag 82, Con o senza buste
- ↑ Storie di Posta, n°2, novembre 2010, Pag 30 Il sigillo Piccola postilla storica
- ↑ Petrucci, p.117-121
- ↑ Petrucci, p.121-123
- ↑ Il Collezionista, n°12, dicembre 2008, Pag 47 Posta Pennuta
- ↑ Il Collezionista, n°12, dicembre 2009, Pag 30 Prosperitas l'augurio dei sovrani
- ↑ Il Collezionista, n° 365, ottobre 2009, Pag 111, Con o senza buste
- ↑ Storie di Posta, n°2 novembre 2010, Pag 18 Una moda antica
- ↑ Il Collezionista, n°5, maggio 2010, Pag 43 Lettere di donne che persero la testa
- ↑ Petrucci, p.123-126
- ↑ Petrucci, p.127-128
- ↑ Petrucci, p.133
- ↑ Cronaca Filatelica n° 363, luglio/agosto 2009, pag. 82, Con o senza foglio
- ↑ Petrucci, p.140-144
- ↑ Storie di Posta, n°1, gennaio 2010, Pag 55 Grand Tour alla rovescia
- ↑ Il Collezionista, n°2, febbraio 2010, Pag 30 L'ultima lettera dal ponte di Goito
- ↑ Petrucci, p. 148-151
- ↑ Petrucci, p. 151-153
- ↑ Petrucci, p. 157-158
- ↑ Petrucci, p. 160-162
- ↑ Cronaca Filatelica n. 363 luglio/agosto 2009, Con o senza foglio
- ↑ Petrucci, p. 192-196
- ↑ Romafil 2008, a cura di Michele Caso, p. 36, Secolo XIX: L'estetica nella corrispondenza
- ↑ Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, Il Devoto-Oli, Vocabolario della lingua italiana 2007, voce illustre, Firenze, Le Monnier, 2006. ISBN 88-04-55506-8
- 1 2 Molti ritengono che la distinzione tra "egregio" e "gentile" si trovi sul piano del genere: il primo verrebbe riservato ai soli uomini, il secondo alle donne. Secondo quest'ottica, l'appellativo "gentile", usato per rivolgersi ad un uomo, sarebbe in qualche modo offensivo nei confronti del destinatario. In realtà, non è affatto così : l'uso corrente autorizza l'uso del "gentile" per entrambi i sessi; la forma "egregio", invece, è diventata e diventa sempre meno frequente. Si veda anche lo Zingarelli, alla voce "gentile".
Bibliografia
- Giulio Bolaffi, "Il catalogo Bolaffi della filografia", Editore Torino, 2008, ISBN 978-88-88406-36-7.
- Giulio Bolaffi, Il Collezionista, Editore Torino, Rivista mensile.
- William W. Hallo, The World's Oldest Literature. Studies in Sumerian Belles-Lettres, Leiden, Brill, 2010, ISBN 978-90-04-17381-1.
- Armando Petrucci, Scrivere lettere. Una storia plurimillenaria, collana Storia e Società, Bari, Laterza, 2008, ISBN 9788842085270.
- Editoriale Olimpia, Cronaca Filatelica, Editore Sesto Fiorentino (FI), Rivista mensile.
- Editoriale C.I.F. Editore, Storie di Posta, Editore Milano, Periodico.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Lettera, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Stefano La Colla, LETTERA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
- (EN) letter / letter (altra versione), su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere riguardanti Lettera, su Open Library, Internet Archive.
- (FR) Bibliografia su Lettera, su Les Archives de littérature du Moyen Âge.
- Lettera di Babbo Natale, su babbonatale-po.com. URL consultato il 7 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2013).
- Lettera: preparare la spedizione, su andriamail.it. URL consultato il 1º settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2014).
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 10307 · LCCN (EN) sh85076220 · GND (DE) 4008240-4 · J9U (EN, HE) 987007562928205171 |
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