Lettera a Erodoto
| Lettera a Erodoto | |
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| Autore | Epicuro |
| 1ª ed. originale | III secolo a.C. |
| Genere | epistola |
| Sottogenere | filosofica |
| Lingua originale | greco antico |
La Lettera a Erodoto è una delle tre lettere di Epicuro che sono giunte complete fino a noi. La lettera è indirizzata ad Erodoto, caro amico di Epicuro (da non confondersi con l'omonimo celebre storiografo).
Struttura e contenuto
In questo scritto (preservato da Diogene Laerzio[1]) il filosofo si propone di presentare in maniera succinta le sue idee riguardo alla fisica e, più in generale, al suo approccio verso la scienza.
Prima di tutto [2] Epicuro sottolinea come in ogni teoria che si studi è importante avere ben chiari i principi generali su cui la teoria si basa, in quanto da questi si potranno dedurre i dettagli.
Inoltre, per affrontare lo studio di una teoria, devono essere ben chiari i termini che si usano ed i loro significati, altrimenti si rischia di discutere all'infinito senza sapere bene di che cosa si parlaː «Bisogna che sia ben chiaro ciò che è al fondo delle parole».
Una volta chiariti alcuni elementi di metodo, Epicuro passa a esporre alcune sue considerazioni sulla fisica, partendo dal fatto che «nulla ha origine da ciò che non è» e parimenti, niente di ciò che esiste può finire nel nulla, altrimenti si arriverebbe all'assurdo che le cose possono nascere e finire nel nulla. Fra l'altro, da questo principio si deduce che la materia deve essere costituita da alcuni elementi primari, indivisibili (atomi), che permangono sempre immutati. Epicuro non è certo un assertore dell'horror vacui di alcuni pensatori del passato, anzi sostiene che il vuoto deve esistere, altrimenti sarebbe impossibile il movimento dei corpi, e non sarebbe nemmeno giustificabile l'esistenza di corpi con diverse densità.
Dopo aver parlato degli atomi, si passa a trattare di simulacri e percezioni[3], per poi citare gli atomi e le loro qualità][4], ritenendoli come i "minimi", che hanno una determinata direzione e velocità nel loro moto[5].
Ulteriori distinzioni nelle qualità dell'anima e dei vari corpi, da cui derivano le qualità fenomeniche, sono fatte da Epicuro nel prosieguo, con puntate relative al tempo, ai diversi mondi e all'antropologia [6]; la lettera tratta, poi, dei fenomeni celesti e della tranquillità dell'animo[7], che sono argomenti più pertinentemente svolti nella Lettera a Pitocle, per poi concludere che la nozione sintetica di tale trattazione servirà a raggiungere l'atarassia, invogliando chi non abbia ancora nozioni sufficienti a leggere la "trattazione completa", ossia il Sulla natura.
Note
Bibliografia
- Epicuro, Epistola a Erodoto, Introduzione di Emidio Spinelli, Traduzione e commento di Francesco Verde, Carocci, Roma 2010.
- Francesco Verde, Elachista'. La dottrina dei minimi nell'Epicureismo, Leuven: Leuven University Press, 2013.
- Walter Lapini, L'Epistola a Erodoto e il Bios di Epicuro in Diogene Laerzio, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2015.
Voci correlate
Altre epistole dottrinali di Epicuro:
Collegamenti esterni
- (EN) Lettera a Erodoto, su Goodreads.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 209900243 · GND (DE) 4744141-0 · BNF (FR) cb16541391w (data) |
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