Lettera di Kiev

La scansione della lettera di Kiev nella collezione della biblioteca dell'Università di Cambridge

La lettera di Kiev[1] è una lettera dell'inizio del X secolo (930 circa)[2] che si ritiene sia stata scritta da rappresentanti della comunità ebraica di Kiev. La lettera, una raccomandazione in lingua ebraica scritta per conto di un membro della comunità, faceva parte di un'enorme collezione portata a Cambridge da Solomon Schechter della Geniza del Cairo. Fu scoperta nel 1962 durante un'indagine sui documenti della Geniza da Norman Golb dell'Università di Chicago. La lettera è datata dalla maggior parte degli studiosi intorno al 930 d.C. Alcuni pensano (sulla base della natura "implorante" del testo, menzionata di seguito) che la lettera risalga a un'epoca in cui il popolo dei Cazari, convertitosi all'ebraismo e dominante su di un vasto khanato, non fosse più la forza al potere nella politica della città. Secondo il turcologo Marcel Erdal la lettera non proverrebbe da Kiev, ma sarebbe solo stata spedita nella città.[3]

Significato storico

Alcuni studiosi sostengono che un distretto chiamato Kozare presente nel quartiere storico di Podil, a Kiev, che avrebbe preso il nome dai Cazari, sia la prova che elementi di tale popolo turcico abbiano vissuto nella città. Apparentemente i Cazari giocarono un ruolo significativo nella vitalità economica di Kiev, importandovi caviale, pesce e sale. Ciò potrebbe indicare una presenza radhanita nella città, che era comune nell'impero di Cazaria.

Se così fosse, ciò potrebbe suggerire che il controllo cazaro su Kiev, in una forma o nell’altra, sia continuato fino al X secolo inoltrato, significativamente più tardi della data tradizionale della conquista della città da parte del variago Oleg, l'882. D’altra parte, la lettera stessa implica come le autorità cazare potessero fare ben poco per aiutare la comunità ebraica di Kiev. La lettera finì in Egitto, e colui che richiedeva l'elemosina aveva presumibilmente viaggiato per migliaia di chilometri in cerca di sostegno. L'identità e lo status del funzionario incaricato del controllo finale sono pertanto ambigui. Sembrerebbe comunque probabile che la lettera sia stata compilata in Cazaria mentre il potere ebraico cazaro era in declino, non solo a Kiev, ma anche nel cuore stesso dello stato (che cessò di esistere in un momento imprecisato dell'XI secolo).

Significato linguistico

L'iscrizione in alfabeto turco antico OKHQURÜM sulla lettera di Kiev

L'identità linguistica dell'iscrizione in alfabeto turco antico della lettera non è chiara. Il presupposto implicito che sia veramente lingua cazara è problematico poiché l'iscrizione sarebbe l'unica testimonianza scritta di cazaro esistente oggi. Erdal si oppone a tale ipotesi e favorisce il bulgaro-ciuvascio (hakurüm dal verbo ricostruito *okï-, 'chiamare, recitare, leggere'), suggerendo che abbia avuto origine nella regione danubiano-bulgara.[3] Iscrizioni simili in latino e greco si trovano in documenti bizantini più o meno dello stesso periodo. Sono da notare anche gli insoliti nomi dei membri della comunità, molti dei quali sono stati identificati come di origine slava o turca, secondo ipotesi controverse.

Testo

Il Primo tra i primi [cioè Dio], Colui che è adornato con la corona "Ultimo e Primo",

Che ascolta la voce sussurrata e ascolta le parole e la lingua - possa Egli proteggerli

come la pupilla [del suo occhio] e farli dimorare con Nahshon in alto come all'inizio -

Uomini di Verità, disprezzatori del guadagno, operatori di [opere di] bontà e cercatori di carità,

custodi della salvezza, il cui pane è disponibile per ogni viaggiatore e passante,

comunità santa sparsa in tutti gli angoli (del mondo): possa essere volontà

del Maestro della Pace farli dimorare come una corona di pace! Ora, i nostri ufficiali e maestri,

noi, [la] comunità di Kiev, vi informiamo della questione di questo Signor Jacob bar

Hanukkah, che è dei figli di [buona gente]. Era uno dei donatori, e non dei

ricevitori, finché un crudele decreto fu decretato contro di lui, poiché suo fratello andò e prese denaro

dai gentili; questo Jacob si fece garante. Suo fratello si mise in viaggio, e vennero

i briganti che lo uccisero e presero il suo denaro. Poi vennero i creditori

[e] presero prigioniero questo Jacob, misero catene di ferro al suo collo

e ferri alle sue gambe. Rimase lì un intero anno...

[e in seguito] lo abbiamo preso in garanzia; abbiamo pagato sessanta [monete] e vi [era...]

ancora un debito di quaranta monete; così lo abbiamo mandato tra le sante comunità

affinché siano pietà di lui. Ora, dunque, o nostri maestri, levate i vostri occhi al cielo

e fate come è vostra buona consuetudine, poiché sapete quanto è grande la virtù

della carità. Poiché la carità salva dalla morte. Non siamo qui per ammonirvi

ma piuttosto per ricordarvi; e per voi la carità sarà davanti al Signore vostro Dio.

Mangerete i frutti in questo mondo, e il capitale [di meriti] sarà vostro perpetuamente nel mondo a venire.

Siate solo forti e di buon coraggio, e non mettete le nostre parole dietro

le vostre spalle; e possa l'Onnipresente avere misericordia di voi e costruire Gerusalemme nei vostri giorni

e redimervi e anche noi con voi (segue un acronimo che sta per "Amen, Amen, Amen, presto [possa giungere la redenzione]" oppure "Noi siamo persone fraterne, presto [...]").

Abraham il Parnas [capo della comunità] [...]el bar MNS Reuben bar

GWSTT (Gostata) bar KYBR (Kiabar) Kohen Samson

Judah, che è chiamato SWRTH (Surta) Hanukah bar Moses

QWFYN (Kufin) bar Joseph MNR (Manar) bar Samuel Kohen

Giuda bar Isaac [il] Levita Sinai bar Samuel

Isacco il Parnaso [segue un'iscrizione in alfabeto turco antico, letta in vari modi come okhqurüm/hokurüm/hakurüm, 'Ho letto (questo o ciò)'].

Note

  1. ↑ (EN) Yohanan Petrovsky-Shtern, The Art of Shifting Contexts, in The Future of the Past. New Perspectives on Ukrainian History, a cura di Serhii Plokhy, Harvard Ukrainian Research Institute, Harvard Papers in Ukrainian Studies, Cambridge MA, Harvard University Press, 2016, p. 234.
  2. ↑ (EN) Anatoly Michailovich Khazanov e André Wink (a cura di), Nomads in the Sedentary World, International Institute for Asian Studies, 2001.
  3. 1 2 (EN) Marcel Erdal, The Khazar Language, in The World of the Khazars. New Perspectives, 2007, pp. 75-108.

Bibliografia

Voci correlate

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