Liberale da Verona

Liberale da Verona

Liberale da Verona (Verona, 1445 circa – Verona, 1530) è stato un pittore e miniatore italiano.

Biografia

Nascita e formazione

La data di nascita di Liberale non è nota con precisione, ma un registro veronese del 1455 lo indica come decenne, consentendo di collocare la nascita intorno al 1445. Il padre, Iacopo della Biava, era originario di Monza e si era trasferito a Verona nel 1433, dove esercitava i mestieri di fornaio e drappiere. Nel 1438 aveva sposato Iacopa Solimani, figlia di Zenone e sorella del pittore Nicolò Solimani.[N 1] Nel 1455 Iacopo della Biava risulta coniugato con la venticinquenne Margarita, circostanza che ha fatto ipotizzare la morte della madre di Liberale prima di quell'anno.[1] Nel 1465 Liberale risultava orfano anche del padre ed esercitava il mestiere di fornaio.[N 2]

Le informazioni sulla formazione pittorica di Liberale sono scarse. Secondo le Vite di Giorgio Vasari, egli sarebbe stato allievo di un non meglio identificato Vincenzo di Stefano, del quale tuttavia non esistono riscontri documentari né opere conosciute. La critica moderna ha osservato come l'adolescenza di Liberale si sia svolta in una fase di difficoltà per la pittura veronese, segnata dalla scomparsa di figure quali Pisanello e Stefano da Verona e dal lento affermarsi del Rinascimento, già profondamente sviluppato in altri centri italiani. Sebbene in città fosse già giunta la celebre e innovativa Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, che Liberale ebbe probabilmente modo di osservare, Verona rimaneva ancora legata all'ormai maturo gotico internazionale; i maestri attivi in città apparivano ancora prevalentemente legati alla tradizione tardo-gotica.[2] È stata avanzata l'ipotesi, pur priva di prove certe, che Liberale avesse mosso i primi passi come pittore nella bottega dello zio Nicolò Solimani, o che comunque avesse collaborato con lui; tuttavia non sono state individuate opere attribuibili con certezza a questa fase giovanile.[1][2]

Trasferimento a Siena

Graduale miniato da Liberale, libreria Piccolomini, Siena

Secondo un documento del 1465, in quell'anno Liberale era impegnato come miniatore presso il monastero veronese di Santa Maria in Organo, allora affidato alla Congregazione dei monaci Olivetani. Fu probabilmente grazie ai rapporti instaurati con l'ambiente olivetano, e in particolare con l'abate generale dell'ordine, che, secondo quanto riferisce Giorgio Vasari nelle Vite, Liberale si trasferì già nello stesso anno a Siena, dove fu chiamato a collaborare alla decorazione dei corali destinati al Duomo.

L'arrivo a Siena rappresentò una svolta decisiva nella formazione artistica di Liberale. Nel laboratorio della cattedrale, uno dei più importanti centri italiani per la produzione di manoscritti miniati, egli lavorò per quasi un decennio, contribuendo alla decorazione di numerosi codici. Gli sono attribuite almeno sedici unità librarie oggi conservate presso la Libreria Piccolomini, nella stessa cattedrale, testimonianza della rapidità con cui riuscì ad affermarsi nel contesto artistico senese.

È stato ipotizzato che Liberale possa essere identificato con il "giovanetto lombardo" che, come prova d'esame, ricevette l'incarico di decorare la lettera C di un corale il 24 gennaio 1467. A questa prima prova seguirono altre miniature nel graduale 24.9 e, successivamente, l'intera decorazione del graduale 20.5, nel quale compare anche la sua firma. Nello stesso periodo egli fu inoltre chiamato a collaborare alla decorazione dei corali del grande monastero olivetano di Monte Oliveto Maggiore, situato fuori Porta Tufi a Siena, oggi conservati presso il Duomo di Chiusi.

Il soggiorno senese ebbe un'importanza fondamentale per l'evoluzione del linguaggio artistico di Liberale. Inserito in un ambiente particolarmente dinamico, egli poté confrontarsi con alcune delle personalità più rilevanti della pittura e della miniatura senese del Quattrocento, tra cui Vecchietta, Francesco di Giorgio, Neroccio di Bartolomeo de' Landi, Matteo di Giovanni, Sano di Pietro e Pellegrino di Mariano. Il contatto con queste esperienze favorì un rapido superamento della tradizione tardo-gotica veronese, conducendolo verso una pittura caratterizzata da maggiore solidità volumetrica, vivacità narrativa e attenzione agli effetti spaziali. Un esempio emblematico di questa trasformazione è la celebre figura di Eolo inserita nel graduale 20.5, nella quale emergono già una nuova energia espressiva e una più moderna concezione della figura umana.

Alla prima fase senese appartiene inoltre un piccolo gruppo di dipinti di carattere devozionale, comprendente alcune Madonne col Bambino e una Natività. Pur mantenendo elementi della tradizione precedente, come il ricorso al fondo dorato, queste opere mostrano una crescente libertà inventiva e una sensibilità ormai lontana dai modelli tardogotici, rivelando il processo di maturazione di un artista capace di assimilare stimoli diversi e trasformarli in un linguaggio personale.

Un ulteriore elemento di rilievo nella formazione di Liberale fu probabilmente il contatto con il miniatore mantegnesco Girolamo da Cremona, che all'inizio degli anni Settanta del Quattrocento soggiornò brevemente a Siena, dove realizzò tre pagine miniate di un graduale. La presenza di Girolamo, formatosi nell'ambiente padovano vicino ad Andrea Mantegna, dovette contribuire a rafforzare nel giovane artista veronese l'interesse verso soluzioni più monumentali e naturalistiche, destinate ad avere un ruolo importante nello sviluppo successivo della sua arte.[3]

Duomo di Viterbo

Cristo Redentore insieme ai santi Giovanni Evangelista, Leonardo, Benedetto (o Bernardo), Giovanni Battista e il vescovo donatore, 1472, Duomo di Viterbo

La documentazione relativa alla presenza di Liberale a Siena presenta una lacuna tra il 1469 e il 1472. Tale assenza dalle fonti ha portato diversi studiosi a ipotizzare che, durante questo periodo, l'artista possa essersi recato altrove per svolgere nuove commissioni. In particolare, gli è stata attribuita la realizzazione della pala d'altare destinata al Duomo di Viterbo, datata al 1472 e raffigurante Cristo Redentore insieme ai santi Giovanni Evangelista, Leonardo, Benedetto (o Bernardo), Giovanni Battista e il vescovo donatore. L'opera, caratterizzata da un'elevata qualità esecutiva e da una notevole maturità compositiva, è stata considerata da alcuni studiosi una delle prove più significative del periodo giovanile di Liberale; tuttavia l'attribuzione non è unanimemente accettata e rimane oggetto di discussione critica.

Terminata questa possibile parentesi, Liberale tornò a lavorare per l'Opera del Duomo di Siena, dove si trovò a confrontarsi con la presenza di Girolamo da Cremona, nel frattempo rientrato e stabilitosi in città. Quest'ultimo era un miniatore di grande esperienza, formatosi nell'ambiente artistico padano e profondamente influenzato dalla cultura ferrarese e dall'esempio di Andrea Mantegna. A Siena realizzò alcune miniature per i corali della cattedrale, offrendo a Liberale l'occasione di confrontarsi con un linguaggio figurativo più aggiornato, caratterizzato da un maggiore interesse per l'antico, per la costruzione prospettica dello spazio e per una decorazione di gusto classicheggiante.

L'influenza di Girolamo è riconoscibile in alcune opere successive di Liberale, nelle quali compaiono motivi ornamentali analoghi, come perle, rosette, boccioli, medaglioni e foglie d'acanto. Tra gli esempi più significativi figurano il graduale 28.12, completato nel marzo 1471, e la Crocifissione del Missale Romanum, dove tali elementi decorativi vengono integrati in una concezione più ricca e articolata della pagina miniata. Anche nel graduale 21.6, decorato da Liberale tra agosto e dicembre 1472, emerge una nuova fase di maturità, caratterizzata da una più raffinata resa luministica e da una tavolozza cromatica più brillante.

Il rapporto artistico tra Liberale e Girolamo da Cremona fu tuttavia complesso e non può essere interpretato come una semplice dipendenza del primo dal secondo. Per lungo tempo alcune opere di Liberale furono infatti attribuite a Girolamo proprio a causa delle loro affinità stilistiche, ma gli studi successivi hanno evidenziato come anche il maestro cremonese abbia potuto trarre stimoli dall'espressività e dalla vivacità narrativa del collega veronese. I due artisti mantennero comunque caratteristiche personali ben riconoscibili: la pittura di Liberale si distingue per una maggiore fluidità del segno, per l'uso di luminose lumeggiature dorate e per una particolare energia nelle figure; Girolamo tende invece verso una resa più ordinata e controllata, con forme più regolari e un equilibrio cromatico maggiormente misurato. È stata inoltre avanzata l'ipotesi che i due artisti abbiano collaborato, almeno episodicamente, alla decorazione di alcuni corali, tra cui i graduali 16.1 e 23.8. Il sodalizio si interruppe tuttavia nei primi mesi del 1474, quando Girolamo lasciò definitivamente Siena, lasciando incompiute alcune miniature dell'antifonario 10.L, che furono successivamente completate da Liberale.

Oltre al confronto con la miniatura padana, la permanenza senese consentì a Liberale di confrontarsi con le opere dei principali protagonisti della cultura figurativa locale. In particolare, ebbero probabilmente un ruolo nella sua formazione le sculture lasciate in città da Donatello e l'attività di Antonio Federighi, dal quale sembra aver assimilato l'interesse per il repertorio classico e una maggiore attenzione alla costruzione prospettica degli spazi architettonici. Un'ulteriore lacuna documentaria, compresa tra novembre 1474 e giugno 1475, è stata collegata alla possibile realizzazione della Madonna in trono col Bambino, i santi Benedetto (o Bernardo) e Francesca Romana e tre angeli per la chiesa olivetana di Santa Maria Nova a Roma, opera generalmente attribuita a Liberale ma non priva di discussioni attributive.

Nel giugno 1475 Liberale completò la decorazione dell'antifonario 10.L insieme a Venturino Mercati da Milano. Con quest'ultimo collaborò anche alla realizzazione di altri corali dell'Opera del Duomo di Siena, tra cui gli antifonari 13.O (giugno–ottobre 1475), 3.C (novembre–dicembre 1475) e 12.N (dicembre 1475 – aprile 1476).

La maturità a Venezia

Antifonario miniato da Liberale a Monte Oliveto

Tra la primavera e l'inizio dell'estate del 1476 Liberale lasciò Siena, dove aveva trascorso oltre un decennio decisivo per la propria formazione artistica, e si recò nuovamente presso l'abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Dopo un breve soggiorno nell'ambiente olivetano fece ritorno nell'Italia settentrionale, dove è stata ipotizzata anche una sua permanenza a Firenze, sebbene non vi siano testimonianze documentarie certe. Da questo momento le notizie biografiche sull'artista diventano nuovamente frammentarie e per alcuni anni le fonti non consentono di ricostruirne con precisione gli spostamenti e l'attività.

Liberale ricompare nella documentazione il 9 settembre 1481, quando sottoscrisse con lo zio Nicolò Solimani un contratto per la realizzazione degli affreschi della cappella Tonso nella chiesa della Santissima Annunziata a Rovato, opera oggi perduta. Anche per il periodo successivo le informazioni rimangono limitate, lasciando un'ampia lacuna nella ricostruzione della sua attività tra i primi anni Ottanta e la metà del decennio.

Nel 1487 è nuovamente documentato al servizio della committenza olivetana, questa volta a Venezia, nell'isola di Sant'Elena, dove gli fu affidata la realizzazione della pala destinata all'altare maggiore della chiesa di Sant'Elena. L'incarico venne formalizzato il 7 maggio 1487 per un compenso di 400 ducati; il contratto prevedeva che l'opera fosse eseguita nella bottega veronese dell'artista e terminata entro due anni e mezzo, prendendo come riferimento compositivo il San Sebastiano di Alessandro Marescalchi. La pala non è giunta fino a noi e non è possibile stabilire con certezza se sia stata effettivamente completata.

Sebbene molte opere di questo periodo siano andate perdute, alcune attribuzioni consentono comunque di ricostruire l'interesse di Liberale verso l'ambiente figurativo veneziano. Tra queste figurano un San Sebastiano già conservato a Berlino e un altro dipinto un tempo a Milano, entrambi oggi perduti. Le opere note mostrano un confronto con la cultura pittorica lagunare, in particolare con il celebre San Sebastiano di Antonello da Messina, dipinto durante il soggiorno veneziano dell'artista siciliano e oggi conservato alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. Nella definizione anatomica della figura del santo sono stati inoltre individuati possibili richiami all'Adamo scolpito da Antonio Rizzo per il Palazzo Ducale di Venezia. Il dipinto già milanese si caratterizzava inoltre per la presenza di una veduta di canale veneziano sullo sfondo, elemento che sembra confermare il rapporto dell'artista con la realtà figurativa lagunare.

Nel corso della seconda metà degli anni Ottanta del Quattrocento lo stile di Liberale raggiunse una nuova intensità espressiva, caratterizzata da una maggiore tensione drammatica, da una più accentuata energia del movimento e da un uso più libero della luce e del colore. Un'opera emblematica di questa fase è la cosiddetta Pietà di Monaco, realizzata probabilmente poco prima della pala berlinese firmata nel 1489. A questo periodo appartiene anche l'Adorazione dei Magi conservata nel Duomo di Verona, nella quale l'artista propone una lettura personale e fortemente immaginativa dell'episodio evangelico, oltre alle tre tavolette oggi custodite presso il Vescovado di Verona, originariamente destinate a costituire la predella di un altare scolpito da Antonio Giolfino.

È documentato con certezza che nel 1489 Liberale portò a termine, ancora per la committenza olivetana, la pala raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Lorenzo, Cristoforo, Bernardo e un beato olivetano, una delle poche opere firmate e datate dall'artista. Probabilmente destinata a una chiesa dell'ordine non identificata, la tavola è oggi conservata presso gli Staatliche Museen di Berlino e rappresenta una delle testimonianze più significative della piena maturità raggiunta da Liberale.

Rientro definitivo a Verona (dal 1489 al 1500)

Adorazione dei Magi, Duomo di Verona

Nel 1488 Liberale si era definitivamente stabilito a Verona, dove aveva fissato la propria residenza. Un documento dello stesso anno lo indica infatti coinvolto in una controversia legale con la corporazione locale dei falegnami. L'anno successivo convolò a nozze con Ginevra, figlia del barbiere cremonese Giovanni Piccinino. Nel 1492 risultava domiciliato con la moglie e le figlie, Lucrezia e Girolama, nella contrada di San Giovanni in Valle ed era iscritto sia all'anagrafe cittadina sia al catasto fiscale. Nel gennaio 1493 il Comune lo incaricò, assieme ai pittori Domenico Morone e Nicola Giolfino, di valutare alcune statue da collocare sulla loggia del Consiglio, riconoscendogli così un ruolo di primo piano nella scena artistica veronese.

Sebbene nelle Le Vite di Giorgio Vasari siano elencate numerose opere compiute da Liberale negli anni successivi al suo rientro nella città natale, la documentazione relativa alla sua attività in questo periodo è piuttosto limitata. Tra le opere che gli sono state attribuite dalla critica sulla base di analisi stilistiche figurano una Adorazione dei Magi per la cattedrale di Santa Maria Matricolare; tre scomparti di predella raffiguranti la Natività, l'Adorazione dei Magi e la Morte della Vergine, oggi conservati nel Palazzo del Vescovado; l'Assunzione di Maria Maddalena con santa Caterina, santa Toscana e quattro angeli per la basilica di Sant'Anastasia; e infine un San Metrone tra san Domenico e sant'Antonio da Padova, oggi nella chiesa di Santa Maria del Paradiso ma originariamente collocato nella chiesa di San Vitale.

Affreschi, cappella Bonaveri nella basilica di Sant'Anastasia a Verona

Sicuramente attribuibile a Liberale è invece il ciclo di affreschi realizzato per la cappella Bonaveri nella basilica di Sant'Anastasia a Verona, dove l'artista firmò il proprio intervento su una lesena dell'arco d'ingresso. La datazione dell'opera è tuttavia ancora oggetto di dibattito, con l'esecuzione generalmente collocata intorno al 1491 e un completamento stimato tra il 1495 e il 1498. I soggetti rappresentati comprendono una Pietà collocata nella lunetta, una raffigurazione del Padre Eterno circondato da angeli nella parte alta della parete e una sequenza di santi e allegorie nella fascia inferiore.

Secondo alcuni documenti, negli anni 1495-1496 Liberale ricevette compensi dagli Olivetani del monastero di Santa Maria in Organo per decorazioni eseguite in alcune celle del convento e nelle cappelle della chiesa; tuttavia, non è stata finora individuata alcuna testimonianza materiale certa di tali interventi.

Con ogni probabilità, nel 1489, Liberale realizzò tre tavolette oggi custodite nel Palazzo del Vescovado di Verone, che originariamente costituivano la predella dell'altare ligneo dell'Assunta per il Duomo di Verona che in quel momento Antonio Giolfino stava scolpendo. Le opere si distinguono per le dimensioni ridotte, l'intensa espressività dei volti e la gestualità accentuata, caratteristiche che Vasari lodò esplicitamente. Tale vitalità drammatica è riscontrabile anche in altre opere devozionali dell'artista, come una Pietà, da lui firmata e oggi conservata a Firenze nella collezione Torrigiani, della quale vennero realizzate numerose repliche, tra cui quella della Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

Trionfo della Castità e dell'Amore, cassone, museo di Castelvecchio, Verona

Liberale fu attivo anche nella decorazione murale delle facciate delle dimore private veronesi. Vasari gli attribuisce gli affreschi della casa dei Cartai, mentre alcuni frammenti pittorici superstiti – tra cui un'Incoronazione della Vergine e un Peccato originale su un edificio di Piazza delle Erbe – sono stati ricondotti con cautela alla sua mano. Vasari ricorda inoltre la sua partecipazione alla produzione di cassoni nuziali, uno dei quali si trovava nella dimora veronese di Vincenzo de' Medici. Il Trionfo della Castità e dell'Amore, oggi conservato al Museo di Castelvecchio, potrebbe costituire un esempio precoce di questa attività veronese, probabilmente avviata dopo l'esperienza toscana.

Per quanto riguarda la miniatura, in questa fase della carriera Liberale sembra aver ridotto sensibilmente tale pratica', segnando un distacco netto da una componente centrale della sua produzione giovanile. Tuttavia, tre miniature provenienti da un graduale di Santa Maria in Organo – raffiguranti la Natività di Cristo, l'Adorazione dei Magi e San Giovanni Evangelista – conservano fisionomie e caratteri stilistici a lui riconducibili. È stata inoltre avanzata l'ipotesi che egli abbia disegnato le immagini dell'Aesopus moralisatus, pubblicato a Verona nel 1479 da Giovanni e Alberto Alvise, nonché l'illustrazione xilografica per il frontespizio delle Antiquariae prospetticae, stampate a Roma intorno al 1496.

Nel corso della sua permanenza veronese Liberale assunse un ruolo di guida nella scena artistica cittadina. È verosimile che abbia diretto una delle principali botteghe locali, successivamente proseguita dai fratelli Giovanni Francesco e Giovanni Caroto.

Dal 1500 al 1527: gli ultimi anni

Gesù deposto dalla croce, museo di Castelvecchio, Verona

Opere scelte

Miniature

  • Giustizia in trono, Verona, Museo di Castelvecchio;
  • Adorazione dei Magi, Verona, Museo di Castelvecchio;
  • San Giovanni Battista, Verona, Museo di Castelvecchio.

Dipinti su tavola

Affreschi

Note

Annotazioni

  1. ↑ Un documento del 1481 attesta che Liberale fosse nipote di Nicolò Solimani. In LIBERALE di Iacopo da Verona, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Ciò è attestato in un verbale del 19 gennaio 1465, nel quale è riportata la sua deposizione relativa a una concessione riguardante il monastero di Santa Maria in Organo. In LIBERALE di Iacopo da Verona, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Fonti

  1. 1 2 LIBERALE di Iacopo da Verona, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. 1 2 Eberhardt, p. 101.
  3. ↑ Eberhardt, p. 104.

Bibliografia

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