Limite di mandato
Un limite di mandato è una restrizione legale sul numero di volte (c.d. mandati) che un soggetto, investito di una carica pubblica (solitamente elettiva), può legittimamente ricoprire in quel ruolo.
Generalmente, esso è uno strumento molto comune in varie cariche apicali di governo, segnatamente nelle Presidenze, e soprattutto ove quest’ultime detengano sostanziali poteri esecutivi indipendenti dalla legislatura, come nelle repubbliche presidenziali e nelle repubbliche semipresidenziali. Sono tuttavia frequenti anche in altre cariche pubbliche, anche più cerimoniali o di minore pervasività, in altre funzioni pubbliche (come assemblee legislative o corti supreme), così come in altre forme di governo.
La sua natura, e ratio legis, è quella di impedire la potenziale formazione, anche se democraticamente optata, di "cariche a vita" (principalmente Presidenze a vita) controllando, in questo modo, la distribuzione del potere e frenando ogni eventuale dinamica di autoritarismo o culto della personalità, con il fine ultimo di favorire un competitivo "ricambio democratico" per il tramite di elezioni o altre simili modalità di selezione.[1]
Contraltare di tale fenomeno è, istituzionalmente, l’assenza di tale limitazione (es. Presidente della Repubblica Italiana), spesso a causa della lunghezza dissuasiva della carica o della minore incisività istituzionale negli Stati di diritto. Sempre in questi, è anche utilizzata la tecnica della perpetuità della funzione stessa al fine di garantire indipendenza e mediazione, come nel caso di molti sovrani costituzionali (es. Re di Spagna) o magistrati (es. Corte suprema degli Stati Uniti); parimenti è altresì comune il fenomeno illecito noto con l’espressione idiomatica spagnola “Continuismo”, ossia la pratica di adozione, da parte di soggetti già incaricati di una funzione pubblica, di tutte quelle modalità, spesso tramite un’interpretazione giuridica diversa o azioni extra-legali, volte a permettere il mantenimento della loro posizione ben oltre i limiti legali, spesso preludio dell'erosione democratica e dei diritti umani.
Caratteristiche
Tipologie
Solitamente costruito come disposizione inderogabile (ossia non aggirabile o solo, ove previsto, per il tramite di una revisione costituzionale, molto spesso assai gravosa e raramente attuata) all’interno di costituzioni o leggi di pari valore o forza, un limite di mandato può essere di due tipologie:
- Limite di mandato assoluto (es. Presidente degli Stati Uniti): più raro, con questa tipologia è preclusa ad un individuo la possibilità di ricoprire una determinata carica, o tutte le cariche tassativamente previste, per più di un certo numero di volte nel corso della sua intera vita o al raggiungimento di determinati requisiti (es. età avanzata), essendo il limite legalmente ancorato proprio a quest’ultimi.
Generalmente quest’ultimo è criticato per essere troppo rigido, segnatamente da parte di coloro che gradirebbero un ammorbidimento in senso relativo volto a privilegiare il ritorno di soggetti apprezzati dall’intuitus personae dell’elettorato per il loro operato complessivo.
- Limite di mandato relativo, noto anche come Limite ai mandati consecutivi (es. Presidente della Repubblica francese): più comune, con questa tipologia è preclusa ad un individuo la possibilità di ricoprire una determinata carica per più di un certo numero di volte di seguito, essendo il limite legalmente ancorato alla consecutività della carica pubblica di cui si è investiti e dunque alla continuità in sé del potere conferito.
Generalmente quest’ultimo è invece criticato per essere troppo agilmente superabile, per via del breve periodo di pausa, segnatamente da parte di coloro che reputano tale meccanismo utile per mantenere al potere, tramite meccanismi di rotazione, soggetti appartenenti ad una determinata dinastia politica o élite.
Effetti giuridici
Essendo un limite irreversibile ed inderogabile, al suo raggiungimento esso determina l’automatica incandidabilità a priori e, ove violata in qualche modo, un’ineleggibilità ed incompatibilità totale con l’incarico, aprendosi così la strada per vari contenziosi elettorali.
Tuttavia, nel caso del limite relativo, una volta raggiunto il limite e osservato un c.d. “periodo di pausa” (spesso pari alla durata di una legislatura), il soggetto riacquista il pieno diritto di ricandidarsi alla successiva elezione, grazie all’azzeramento totale (o, raramente, solo dell’ultimo prima della pausa) nel conteggio dei suoi mandati.
Nel caso del limite assoluto, invece, quest’ultimo si applica anche ove intervallato da un precedente periodo di pausa (salvo che il limite consti in un mandato unico).
Tentativi di aggiramento
Trattandosi di un limite a presidio della perpetuità del potere e della concentrazione di esso, questa tipologia di disposizioni ha subìto, nel tempo, vari tentativi di aggiramento (essendo invisa a chi esercita la funzione pubblica), con un'analisi del 2020 che ha dimostrato che quasi uno su quattro uscenti sottoposti a limiti di mandato tentava di aggirarli attraverso varie strategie, tra cui, in ordine decrescente di frequenza: l’emanazione di leggi costituzionali, la collaborazione con la magistratura per reinterpretare favorevolmente la legge, lasciare che una figura di favore governi per l’uscente durante il periodo di pausa e, infine, annullare o ritardare completamente le elezioni tramite stati di emergenza o azioni opache.[2]
Storia
Europa
In Europa, l’origine di tali disposizioni, così come delle loro rationes di esistenza risalgono addirittura alle poleis dell’antica Grecia e alla Repubblica Romana, così come, in epoca medievale, ai capitani del popolo dell’età comunale italiana ed alle istituzioni della Repubblica di Venezia.[3]
Nell'antica democrazia ateniese, ad esempio, molti titolari di uffici erano limitati a un singolo mandato, mentre ai membri della Bulè (Assemblea) erano permessi solo due mandati. La posizione di stratego, invece, in virtù delle frequenti necessità militari, poteva essere mantenuta per un numero indefinito di mandati e ciò trasformò presto la figura, in occasione di crisi politiche, in quella di Autokrator.[4]
Nella Repubblica Romana, invece, più organizzata dal punto di vista del diritto, fu approvata una legge che imponeva un limite di un unico mandato all'ufficio di censore, mentre ai magistrati, tra cui il tribuno della plebe, l'edile, il questore, il pretore e il console, era vietata la rielezione fino a quando non fosse trascorso un certo numero di anni[5], complice anche il riportato autoritarismo dei Re di Roma che, secondo la tradizione, fu cruciale per la nascita dello Stato repubblicano.[6]
I successivi leader romani, tuttavia, tra cui Lucio Cornelio Silla, indebolirono questa restrizione fino a quando Caio Giulio Cesare divenne un dictator perpetuo e pose fine tacitamente alla repubblica a favore del Principato, poi consolidato da Augusto.
Altri noti limiti di mandato ci sono pervenuti dalla documentazione della Repubblica di Novgorod, della Repubblica di Pskov, della Repubblica di Genova e della Repubblica di Firenze.[7]
Il primo limite di mandato costituzionale moderno, invece, è stato stabilito nella Prima Repubblica francese dalla Costituzione del 1795, che ha stabilito termini quinquennali per il Direttorio e ha vietato mandati consecutivi, sulla scia della rivoluzione francese e del razionalismo illuminista (Separazione dei poteri, sovranità popolare, contendibilità del potere ecc…) in reazione a secoli di assolutismo. Napoleone Bonaparte, tuttavia, pose presto fine alla pratica nel 1799 più o meno nello stesso modo in cui aveva fatto Caio Giulio Cesare[8]. La Seconda repubblica francese, in seguito, ha ripristinato i limiti di mandato, ma questi sono stati nuovamente aboliti dal nipote di Napoleone, il futuro Napoleone III.[9]
Da questo momento, il concetto di limite di mandato è diventato progressivamente assai rilevante nelle democrazie del continente, segnatamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale e dell’esperienza dei totalitarismi, anche in reazione al Patto di Varsavia.
America del Nord
Stati Uniti
Nelle Americhe, e segnatamente nelle Tredici colonie (più libere nella circolazione delle idee rispetto al continente europeo), un predecessore dei moderni limiti di mandato era la Carta delle Libertà della Pennsylvania del 1682, ispirazione per il coloniale Frame of Government of Pennsylvania dello stesso anno, scritto da William Penn. Esso prevedeva la rotazione triennale del Consiglio provinciale, la camera alta della legislatura coloniale.[10]
Con l’avvento della Costituzione degli Stati Uniti a seguito della vittoriosa rivoluzione americana, pur venendo importate molte innovazioni illuministe, non fu però prescritto un limite di mandato ed i Presidenti degli Stati Uniti (ed i relativi partiti politici a loro supporto) onoravano tipicamente la tradizione informale, istituita da George Washington[11], di servire solo due mandati (ad eccezione di Franklin Delano Roosevelt, per via delle contingenze della Seconda guerra mondiale). Il limite attuale è stato dunque inserito solo con il XXII Emendamento, che è stato ratificato nel 1947 proprio per razionalizzare la durata del potere esecutivo.[12]
Voci correlate
Note
- ↑ (EN) Benjamin N. Gedan e Elias French, The Threat to Latin American Term Limits, in Journal of Democracy, vol. 36.4, 2025, pp. 104–115, ISSN 1086-3214.
- ↑ (EN) Mila Versteeg, THE LAW AND POLITICS OF PRESIDENTIAL TERM EVASION, su columbialawreview.org, Columbia Law Review, 2020.
- ↑ (EN) Eric O'Keefe, Term limits, in The Encyclopedia of Libertarianism, SAGE Publishing, Cato Institute, Ronald Hamowy, 2008, pp. 504–06, DOI:10.4135/9781412965811.n308, ISBN 978-1-4129-6580-4.«... Political scientist Mark Petracca outlined the importance of the rotation [of offices] in the ancient republics of Athens, Rome, Venice and Florence. The Renaissance city-state of Venice [also] required the rotation...»
- ↑ (EN) Alexander Baturo, Democracy, Dictatorship, and Term Limits, University of Michigan Press, 2014, p. 18.
- ↑ (EN) Robert Struble Jr., VI, pt.II, in Rotations in History, Treatise on Twelve Lights (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
- ↑ (LA) Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC (testo latino), Wikisource.
- ↑ (EN) Alexander Baturo, Democracy, Dictatorship, and Term Limits, University of Michigan Press, 2014, p. 22.
- ↑ (EN) Alexander Baturo, Democracy, Dictatorship, and Term Limits, University of Michigan Press, 2014, p. 23.
- ↑ (EN) Alexander Baturo, Democracy, Dictatorship, and Term Limits, University of Michigan Press, 2014, pp. 29-30.
- ↑ Francis N. Thorpe, ed., The Federal and State Constitutions, Colonial Charters and other organic laws…, VII, 1909, pp. 3048, 3055–56, 3065.
- ↑ Impact and Legacy, su American President: George Washington (1732–1799), Miller Center of Public Affairs, University of Virginia. URL consultato il 13 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2011).
- ↑ (EN) F.H. Buckley e Gillian Metzger, Twenty-Second Amendment, su constitutioncenter.org, Constitution Center.
Collegamenti esterni
- (EN) term limit, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh97002846 · J9U (EN, HE) 987007558800505171 |
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