Lingua sarda
| Sardo Sardu | |
|---|---|
| Parlato in | |
| Regioni | |
| Parlanti | |
| Totale | 1 000 000 (2010, 2016)[1][2] - 1 350 000 (2016)[3] |
| Altre informazioni | |
| Tipo | SVO[4][5][6] |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Lingue italiche Lingue romanze Lingue italo-occidentali Lingue romanze meridionali Sardo (Logudorese, Campidanese) |
| Statuto ufficiale | |
| Minoritaria riconosciuta in | |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-1 | sc
|
| ISO 639-2 | srd
|
| ISO 639-3 | srd (EN)
|
| Glottolog | sard1257 (EN)
|
| Estratto in lingua | |
| Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1 Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade.[10] | |
![]() | |
Il sardo (nome nativo sardu /ˈsaɾdu/, lìngua sarda /ˈliŋɡwa ˈzaɾda/ nelle varietà campidanesi o limba sarda /ˈlimba ˈzaɾda/ nelle varietà logudoresi e in ortografia LSC[11]) è una lingua[12] parlata in Sardegna e appartenente alle lingue romanze del ramo indoeuropeo. Per differenziazione evidente sia ai parlanti nativi, sia ai non sardi, sia agli studiosi, è considerata autonoma dagli altri sistemi dialettali di area italica, gallica e iberica: viene pertanto classificata come idioma a sé stante nel panorama neolatino.[13][14][15][16][17]
Dal 1997 la legge regionale riconosce alla lingua sarda pari dignità rispetto all'italiano.[8] Dal 1999, con la legge nazionale sulle minoranze linguistiche,[7][18][19] la lingua sarda, risultandovi inclusa assieme a undici altri gruppi, è de jure tutelata con diversi progetti finora sostenuti, per quanto ancora non risulti integrata in ambito scolastico per il suo apprendimento.
Fra le dodici comunità di minoranza, quella sarda è la più robusta in termini assoluti[20][21][22][23][24][25] benché in continua diminuzione nel numero di locutori[20][26] e lingua minoritaria in pericolo di estinzione.
Storia
Situazione attuale
Per quanto la comunità di locutori possa definirsi come avente una "elevata coscienza linguistica"[27], il sardo è attualmente classificato dall'UNESCO nei suoi principali dialetti come una lingua in serio pericolo di estinzione (definitely endangered), essendo gravemente minacciato dal processo di deriva linguistica verso l'italiano, il cui tasso di assimilazione, ingenerato dal diciannovesimo secolo in poi, presso la popolazione sarda è ormai alquanto avanzato in via esclusiva e sottrattiva verso gli idiomi storici dell'isola. Lo stato alquanto fragile e precario in cui ormai versa la lingua, in forte regresso finanche nell'ambito familiare, è illustrato dal rapporto Euromosaic, in cui, come riportato nel 2000 dal linguista Roberto Bolognesi, il sardo «è al 43º posto nella graduatoria delle 50 lingue prese in considerazione e delle quali sono stati analizzati (a) l’uso in famiglia, (b) la riproduzione culturale, (c) l’uso nella comunità, (d) il prestigio, (e) l’uso nelle istituzioni, (f) l’uso nell’istruzione».[28]
I sociolinguisti hanno classificato il panorama linguistico della Sardegna come diglossico a partire dall'unità d'Italia nel 1861 fino agli anni cinquanta del Novecento, in accordo con la politica linguistica del paese che designava l'italiano come la sola lingua ufficiale da promuovere in ambiti quali l'amministrazione e istruzione, relegando di conseguenza il sardo e altre minoranze linguistiche a domini non ufficiali,[29] quando non a un piano di disvalore. A partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, sarebbe subentrato un predominio totale dell'italiano finanche nei domini informali, ingenerando timori sull'estinzione della lingua sarda,[30] riconosciuta da tempo sotto il profilo linguistico ma solo allo scadere del secolo come minoranza linguistica della Repubblica italiana. Le ricerche effettuate negli ultimi anni sembrano indicare un declino dello stigma associato alla sardofonia, anche per una maggiore consapevolezza e grazie agli sforzi dei progetti istituzionali finora approntati, i quali non hanno tuttavia significativamente inciso sulle pratiche odierne dei parlanti nell'isola, ormai improntate sull'italofonia regionale.[31]
La popolazione sarda in età adulta non sarebbe a oggi più capace di portare avanti una singola conversazione nella lingua etnica,[32] essendo questa ormai impiegata in via esclusiva solo dallo 0,6% del totale,[33] e meno del 15%, all'interno di quella giovanile, ne avrebbe ereditato competenze, peraltro del tutto residualiCoretti[34] nella forma deteriore descritta da Bolognesi come «un gergo sgrammaticato».[35]
Per le generazioni più giovani e, ad oggi, in predominanza monolingui in italiano, il sardo parrebbe essere diventato un ricordo e «poco più che la lingua dei loro nonni»,[36] essendone del tutto stata recisa la trasmissione intergenerazionale almeno dagli anni Sessanta.
Essendo il futuro prossimo della lingua sarda tutt'altro che sicuro[37], Martin Harris asseriva già nel 2003 che, qualora non si fosse riusciti a invertire la tendenza, essa si sarebbe del tutto estinta, lasciando meramente le sue tracce nell'idioma ora prevalente in Sardegna, ovvero l'italiano (specificamente nella sua giovane variante regionale), sotto forma di sostrato.[38]
La lingua sarda non è stata de facto ancora introdotta nella scuola, benché sia riconosciuta dal 1999 come minoranza linguistica della Repubblica, in contemporanea con le altre undici. Da qualche tempo sono tuttavia in atto progetti di recupero volti a riguadagnare al sardo un ruolo di lingua alta e riparare a detta interruzione di trasmissione intergenerazionale, nell'esigenza, sentita anche e soprattutto presso le classi anagrafiche più giovani e i ceti culturalmente più avveduti, di riappropriarsi di un patrimonio che passate politiche linguistiche non avrebbero tutelato.[39]
Quadro generale
«Il sardo è una lingua insulare per eccellenza: è allo stesso tempo la più arcaica e la più distinta nel gruppo delle lingue romanze.»


Il sardo è classificato come lingua romanza, ovvero derivata dal latino volgare. Celebre è il giudizio espresso dal Wagner nel 1950, per il quale il sardo costituiva l'evidenza di un "parlare romanzo arcaico" non avente stretta parentela con alcun dialetto italiano della terraferma, e solo per questioni politiche, poi successivamente risolte col suo riconoscimento definitivo e ufficiale a minoranza linguistica della Repubblica, "uno dei tanti dialetti dell'Italia, come lo è anche il serbo-croato o l'albanese".[41]
Il sardo è considerato da molti studiosi come una delle lingue più conservative derivanti dal latino, se non la più conservativa;[42][43][44][45] a titolo di esempio, lo storico Manlio Brigaglia rileva che la frase in latino pronunciata da un romano di stanza a Forum Traiani Pone mihi tres panes in bertula ("Mettimi tre pani nella bisaccia") corrisponderebbe alla sua traduzione in sardo corrente Ponemi tres panes in sa bèrtula.[46] La relativa prossimità fonologica della lingua sarda al latino classico (in particolare per quanto riguarda le vocali accentate) era stata analizzata anche dal linguista italo-americano Mario Andrew Pei nel suo studio comparativo del 1949[47] e ancor prima notata, nel 1941, dal geografo francese Maurice Le Lannou nel corso del suo periodo di ricerca in Sardegna.[48]
Sebbene la base lessicale sia quindi in massima misura di origine latina, il sardo conserva tuttavia diverse testimonianze del sostrato linguistico degli antichi Sardi prima della conquista romana: si evidenziano etimi protosardi[49] e, in misura minore, anche fenicio-punici[50] in diversi vocaboli e soprattutto toponimi, che in Sardegna si sarebbero preservati in percentuale maggiore rispetto al resto dell'Europa latina.[51] Tali etimi riportano a un sostrato paleomediterraneo che rivelerebbe relazioni strette con il basco.[52][53][54] In età medievale, moderna e contemporanea la lingua sarda ha ricevuto influenze di superstrato dal greco-bizantino, ligure, volgare toscano, catalano, castigliano e infine italiano.
Caratterizzato da una spiccata fisionomia che risalta dalle più antiche fonti disponibili,[55] il sardo è ritenuto da vari autori come parte di un gruppo autonomo nell'ambito delle lingue romanze.[16][17][39][56][57][58]
La lingua sarda è stata rapportata da Max Leopold Wagner e Benvenuto Aronne Terracini all'ormai estinto latino d'Africa, con le cui varietà condivide diversi parallelismi e un qual certo arcaismo linguistico, nonché un precoce distacco dal comune ceppo latino;[59] il Wagner ascrive gli stretti rapporti tra l'ormai estinta latinità africana e quella sarda, inter alia, anche alla comune esperienza storico-istituzionale nell'Esarcato d'Africa.[60] A confortare tale teoria si menzionano le testimonianze di alcuni autori, quali l'umanista Paolo Pompilio[61] e il geografo Muhammad al-Idrisi, che visse a Palermo nella corte del re Ruggero II.[62][63][64][65][66]
La comunanza sarda e africana del vocalismo,[39] nonché di diverse parole alquanto rare se non assenti nel resto del panorama romanzo, come acina (uva), pala (spalla), o anche spanus nel latino africano e il sardo spanu ("rossiccio"), costituirebbe la prova, per J. N. Adams, del fatto che una discreta quantità di vocabolario fosse un tempo condivisa tra Africa e Sardegna.[67] Sempre con riguardo al lessico, Wagner osserva come la denominazione sarda per la Via Lattea (sa (b)ía de sa báza o (b)ía de sa bálla, letteralmente "la via o il cammino della paglia") si discosti dall'intero panorama romanzo e si ritrovi piuttosto nelle lingue berbere.[68]
Ciononostante, un'altra classificazione proposta da Giovan Battista Pellegrini associa, comunque, il sardo al ramo italoromanzo sulla base non tipologica, ma di valutazioni sociolinguistiche contemporanee a suo dire espresse dalla popolazione sarda, pur rilevandone le peculiarità nell'intero panorama latino (Romània).[69][70][71][72] Prima di lui, Bernardino Biondelli, nei suoi Studi linguistici del 1856, pur ammettendo per la "famiglia sarda" un'autonomia linguistica «in guisa da poter essere considerata come una lingua distinta dall'italiana, del pari che la spagnuola», la aveva comunque accorpata ai vari "dialetti italici" della penisola, stanti gli stretti rapporti della lingua con il progenitore latino e la dipendenza politica dell'isola dall'Italia.[73]
Discussa è l'assegnazione tipologica delle varietà linguistiche sardo-corse, ovvero il gallurese e il sassarese: per taluni andrebbero ricomprese nel sardoromanzo, per altri sarebbero del tutto separate dal dominio linguistico sardo e invece incluse nell'italoromanzo.[74]
Il Wagner (1951[75]) annette il sardo alla Romània occidentale, mentre Matteo Bartoli (1903[76]) e Pier Enea Guarnerio (1905[77]) lo ascrivono a una posizione autonoma tra la Romània occidentale e quella orientale. Da altri autori ancora, il sardo è classificato come l'unico esponente ancora in vita di una branca un tempo comprensiva finanche della Corsica[78][79] e della summenzionata sponda meridionale del Mediterraneo.[80][81]
Thomas Krefeld descrive, in merito, la Sardegna linguistica come «una Romània in nuce» contraddistinta dalla «combinazione di tratti panromanzi, tratti macroregionali (iberoromanzi e italoromanzi) e perfino tratti microregionali ed esclusivamente sardi», la cui distribuzione spaziale varia in ragione della dialettica tra spinte innovatrici e altre tendenti alla conservatività.[82]
Secondo Brenda Man Qing Ong e Francesco Perono Cacciafoco, la lingua sarda sarebbe un diasistema comprensivo di varietà e sottovarietà che non hanno subìto l'unificazione linguistica o nazionale, ma contengono comunque elementi linguistici, fonetici, grammaticali e lessicali simili.[83]
Varietà linguistiche di tipo sardo
I dialetti della lingua sarda propriamente detta vengono convenzionalmente ricondotti a due ortografie standardizzate e reciprocamente comprensibili, l'una riferita ai dialetti centro-settentrionali (o "logudoresi") e l'altra a quelli centro-meridionali (o "campidanesi").[84][85] Le caratteristiche che vengono solitamente considerate dirimenti sono l'articolo determinativo plurale (is ambigenere in campidanese, sos / sas in logudorese) e il trattamento delle vocali etimologiche latine E e O, che rimangono tali nelle varietà centro-settentrionali e sono mutate in I e U in quelle centro-meridionali; esistono però numerosi dialetti detti di transizione, o Mesanía (es. arborense, barbaricino meridionale, ogliastrino, ecc.), che presentano i caratteri tipici ora dell'una, ora dell'altra varietà.
Tale percezione dualistica dei dialetti sardi, originariamente registrata in via esogena per la prima volta dal naturalista Francesco Cetti (1774)[86][87] e riproposta in seguito da Matteo Madao (1782), Vincenzo Raimondo Porru (1832), Giovanni Spano (1840) e Vittorio Angius (1853),[88][89] piuttosto che segnalare la presenza di effettive isoglosse, costituisce per Roberto Bolognesi la prova di un'adesione psicologica dei Sardi alla suddivisione amministrativa dell'isola effettuata nel 1355 da Pietro IV d'Aragona tra un Caput Logudori (cabu de susu, "capo di sopra") e un Caput Calaris et Gallure (cabu de jossu, "capo di sotto") ed estesa poi alla tradizione ortografica in una varietà logudorese e campidanese illustre.[90][91]
Il fatto che tali varietà illustri astraggano dai dialetti effettivamente diffusi nel territorio,[92] che invece si collocano lungo uno spettro interno o continuum di parlate reciprocamente intellegibili,[93][94][95] fa sì che risulti difficile tracciare un confine reale tra le varietà interne di tipo "logudorese" e di tipo "campidanese", problematica comune nella distinzione dei dialetti delle lingue romanze. Dal punto di vista propriamente scientifico, tale classificazione binaria non è condivisa da alcuni autori,[90][96] coesistendo proposte alternative di classificazione tripartita[97][98][99] e quadripartita.[100]
I vari dialetti sardi, pur accomunati da morfologia, lessico e sintassi fondamentalmente omogenei, presentano rilevanti differenze di carattere fonetico e talvolta anche lessicale, che non ne ostacolano comunque la mutua comprensibilità.[84][96]
Distribuzione geografica
Viene tuttora parlata in quasi tutta l'isola di Sardegna da un numero di locutori variabile tra 1 000 000 e 1 350 000 unità, generalmente bilingue (sardo/italiano) in situazione di diglossia (la lingua sarda è utilizzata prevalentemente nell'ambito familiare e locale mentre quella italiana viene usata nelle occasioni pubbliche e per la quasi totalità della scrittura). Più precisamente, da uno studio commissionato dalla Regione Sardegna nel 2006[101] risulta che ci siano 1 495 000 persone circa che capiscono la lingua sarda e 1 000 000 di persone circa in grado di parlarla. In modo approssimativo i locutori attivi del campidanese sarebbero 670 000 circa (il 68,9% dei residenti a fronte di 942 000 persone in grado di capirlo), mentre i parlanti delle varietà logudoresi-nuoresi sarebbero 330 000 circa (compresi i locutori residenti ad Alghero, nel Turritano e in Gallura) e 553 000 circa i sardi in grado di capirlo. Nel complesso solo meno del 3% dei residenti delle zone sardofone non avrebbe alcuna competenza della lingua sarda. Il sardo è la lingua tradizionale nella maggior parte delle comunità sarde nelle quali complessivamente vive l'82% dei sardi (il 58% in comunità tradizionalmente campidanesi, il 23% in quelle logudoresi).
- Aree non sardofone
In virtù delle emigrazioni dai centri sardofoni, principalmente logudoresi e nuoresi, verso le zone costiere e le città del nord Sardegna il sardo è, peraltro, parlato anche in aree non sardofone:
- Nella città di Alghero, dove la lingua più diffusa, assieme all'italiano, è un dialetto del catalano (lingua che, oltre all'algherese, comprende tra le altre anche le parlate della Catalogna, del Rossiglione, delle Isole Baleari e di Valencia), il sardo è capito dal 49,8% degli abitanti e parlato dal 23,2%. Il mantenimento plurisecolare del catalano in questa zona è dato da un particolare episodio storico: le rivolte anticatalane da parte degli algheresi, con particolare riferimento a quella del 1353,[102] furono infruttuose poiché la città fu alfine ceduta nel 1354 a Pietro IV il Cerimonioso. Questi, memore delle sollevazioni popolari, espulse tutti gli abitanti originari della città, ripopolandola dapprima con soli catalani di Tarragona, Valencia e delle Isole Baleari e, successivamente, con indigeni sardi che avessero però dato prova di piena fedeltà alla Corona di Aragona.
- A Isili il romaniska è invece in via d'estinzione, parlato solo da un sempre più ristretto numero di individui. Tale idioma fu importato anch'esso in Sardegna nel corso della dominazione iberico-spagnola, a seguito di un massiccio afflusso di immigrati rom albanesi che, insediatisi nel suddetto paese, diedero origine a una piccola colonia di ramai ambulanti.
- Nell'isola di San Pietro e parte di quella di Sant'Antioco, dove persiste il tabarchino, dialetto arcaizzante del ligure. Il tarbarchino fu importato dai discendenti di quei liguri che, nel Cinquecento, si erano trasferiti nell'isolotto tunisino di Tabarka e che, per via dell'esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe, ebbero da Carlo Emanuele III di Savoia il permesso di colonizzare le due piccole e inabitate isole sarde nel 1738: il nome del comune appena fondato, Carloforte, sarebbe stato scelto dai coloni in onore del sovrano piemontese. La permanenza compatta in una sola locazione, unita ai processi proiettivi di auto-identificazione dati dalla percezione che i tabarchini avrebbero avuto di sé stessi in rapporto agli indigeni sardi,[103] hanno comportato nella popolazione locale un alto tasso di lealtà linguistica a tale dialetto ligure, ritenuto un fattore necessario per l'integrazione sociale: difatti, la lingua sarda è compresa da solo il 15,6% della popolazione e parlata da un ancor più esiguo 12,2%.
- Nel centro di Arborea (Campidano di Oristano) il veneto, trapiantato negli anni trenta del Novecento dagli immigrati veneti giunti a colonizzare il territorio ivi concesso dalle politiche fasciste, è oggigiorno in regresso, soppiantato sia dal sardo sia dall'italiano. Anche nella frazione algherese di Fertilia sono predominanti, accanto all'italiano, dialetti di tale famiglia (anch'essi in netto regresso) introdotti nell'immediato dopoguerra da gruppi di profughi istriani su un preesistente sostrato ferrarese.
Un discorso a parte va fatto per i due idiomi parlati nell'estremo nord dell'isola, linguisticamente gravitanti sulla Corsica e quindi la Toscana: l'uno a nord-est, sviluppatosi da una varietà del toscano (il còrso meridionale) e l'altro a nord-ovest, influenzato dal toscano/corso e genovese.[104] Francesco Cetti, che per primo, come si è detto, operò la classificazione bipartita del sardo, aveva reputato l'idioma sardo-corso «che si parla in Sassari, Castelsardo e Tempio» come «straniero» e «non nazionale» (ovvero, "non sardo") al pari del dialetto catalano di Alghero, giacché sarebbe a suo dire «un dialetto italiano, assai più toscano, che non la maggior parte de’ medesimi dialetti d'Italia».[105] La maggior parte degli studiosi li considera infatti come parlate geograficamente sarde ma tipologicamente facenti parte, assieme al corso, del sistema linguistico italiano per sintassi, grammatica e in buona parte anche lessico.[106]
Secoli di contiguità hanno fatto sì che tra gli idiomi sardo-corsi, afferenti all'area italiana, e la lingua sarda vi fossero reciproche influenze sia fonetico-sintattiche sia lessicali,[107] senza però comportarne l'annullamento delle differenze fondamentali tra i due sistemi linguistici. Nello specifico, i cosiddetti idiomi sardo-corsi sono:
- il gallurese, parlato nella parte nord-orientale dell'isola, è di fatto una varietà del còrso meridionale. L'idioma sorse verosimilmente a seguito dei notevoli flussi migratori che, procedenti dalla Corsica, investirono la Gallura dalla seconda metà circa del XIV.[108] secolo o, secondo altri, invece, a partire dal XVI secolo[109] La causa di tali flussi andrebbe ricercata nello spopolamento della regione dovuto a pestilenze, incursioni e incendi.
- il turritano o sassarese, parlato a Sassari, Porto Torres, Sorso, Castelsardo e nei loro dintorni, ebbe invece origine più antica (XII-XIII secolo). Esso conserva grammatica e struttura di base corso-toscana a riprova della sua origine comunale e mercantile, ma presenta profonde influenze del sardo logudorese in lessico e fonetica, oltre a quelle minori del ligure, del catalano e dello spagnolo.
Nelle zone di diffusione del gallurese e del sassarese, la lingua sarda è capita dalla massima parte della popolazione (il 73,6% in Gallura e il 67,8% nel Turritano), anche se è parlata da una minoranza di locutori: il 15,1% in Gallura (senza la città di Olbia, dove la sardofonia ha un notevole rilievo, ma comprese le piccole enclavi linguistiche come Luras) e il 40,5% nel Turritano, grazie alle numerose isole linguistiche in cui i due idiomi convivono.
Competenza del sardo all'interno delle diverse aree linguistiche
La presente tavola sinottica è contenuta nel già citato rapporto di Anna Oppo (curatrice), Le Lingue dei Sardi. Una Ricerca Sociolinguistica, commissionato dalla Regione Autonoma di Sardegna alle Università di Cagliari e di Sassari.[110]
| Attiva | Passiva | Nessuna | Totale | Interv. | |
|---|---|---|---|---|---|
| Area logudoresofona | 76,0% | 21,9% | 2,1% | 100% | 425 |
| Area campidanesofona | 68,9% | 27,7% | 3,4% | 100% | 919 |
| Città di Alghero | 23,2% | 26,2% | 50,6% | 100% | 168 |
| Area sassaresofona | 27,3% | 40,5% | 32,2% | 100% | 575 |
| Città di Olbia | 44,6% | 38,9% | 16,6% | 100% | 193 |
| Area galluresofona | 15,1% | 58,5% | 26,4% | 100% | 53 |
| Carloforte e Calasetta | 12,2% | 35,6% | 52,2% | 100% | 90 |
Riconoscimento istituzionale


Il sardo è riconosciuto come lingua dalla norma ISO 639 che le attribuisce i codici sc (ISO 639-1: Alpha-2 code) e srd (ISO 639-2: Alpha-3 code). I codici previsti per la norma ISO 639-3 ricalcano quelli utilizzati dal SIL per il progetto Ethnologue e sono:
- sardo campidanese: "sro"
- sardo logudorese: "src"
- gallurese: "sdn"
- sassarese: "sdc"
La lingua sarda è stata riconosciuta con legge regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" come lingua della Regione autonoma della Sardegna dopo l'italiano (la legge regionale prevede la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura, pari dignità rispetto alla lingua italiana con riferimento anche al catalano di Alghero, al tabarchino dell'isola di San Pietro, al sassarese e gallurese, la conservazione del patrimonio culturale/bibliotecario/museale, la creazione di Consulte Locali sulla lingua e la cultura, la catalogazione e il censimento del patrimonio culturale, concessione di contributi regionali ad attività culturali, programmazioni radiotelevisive e testate giornalistiche in lingua, uso della lingua sarda in fase di discussione negli organi degli enti locali e regionali con verbalizzazione degli interventi accompagnata dalla traduzione in italiano, uso nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali, ripristino dei toponimi in lingua sarda e installazione di cartelli segnaletici stradali e urbani con la denominazione bilingue).
La legge regionale applica e regolamenta alcune norme dello Stato a tutela delle minoranze linguistiche.
Nessun riconoscimento è stato invece attribuito, nel 1948, alla lingua sarda dallo Statuto della Regione Autonoma, che è legge costituzionale: l'assenza di norme statutarie di tutela, a differenza degli storici Statuti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, fa sì che per la comunità sarda, nonostante rappresenti ex lege n. 482/1999 la più robusta minoranza linguistica in Italia, non si applichino le leggi elettorali per la rappresentanza politica delle liste in Parlamento, che pur tengono conto della specificità delle suddette minoranze.[111][112]
Si applicano invece al sardo (come al catalano di Alghero) l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche"[113] che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana,[114] uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di un terzo dei consiglieri comunali. Ai fini applicativi tale riconoscimento, che si applica alle "…popolazioni…parlanti…sardo", il che escluderebbe a rigore gallurese e sassarese in quanto geograficamente sardi ma linguisticamente di tipo còrso, e sicuramente il ligure-tabarchino dell'isola di San Pietro.

Il relativo Regolamento attuativo D.P.R. n. 345 del 2 maggio 2001 (Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) detta regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di indicazioni scritte bilingui …con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (… disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo.
La bozza di atto di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d'Europa[115] del 5 novembre 1992 (già sottoscritta, ma mai ratificata,[116][117] dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua sarda e per il catalano (istruzione prescolare in sardo, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso negli uffici statali da parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua). Si noti che l'Italia, assieme alla Francia e a Malta,[118] non ha ratificato il suddetto trattato internazionale.[119][120]
In un caso presentato alla Commissione europea dal deputato Renato Soru in sede di parlamento europeo nel 2017, nel quale si denunciava la negligenza nazionale con riguardo alla sua stessa normativa rispetto alle altre minoranze linguistiche, la risposta della Commissione faceva presente all'Onorevole che le questioni di politica linguistica perseguita dai singoli stati membri non rientrano nelle sue competenze.[121]
Le forme di tutela previste per la lingua sarda sono pressoché assimilabili a quelle riconosciute per quasi tutte le altre storiche minoranze etnico-linguistiche d'Italia (friulani, albanesi, catalane, greche, croate, franco-provenzali e occitane, etc.), ma di gran lunga inferiori a quelle assicurate, mediante specifici trattati internazionali, per le comunità francofone in Valle d'Aosta, a quelle slovene in Friuli-Venezia Giulia e, infine, a quelle ladine e germanofone in Alto-Adige.

Inoltre, le poche disposizioni legislative a tutela del bilinguismo sin qui menzionate non sono de facto ancora applicate o lo sono state solo parzialmente. In tal senso il Consiglio d'Europa nel 2015 aveva aperto un'indagine sull'Italia per la situazione delle sue minoranze etnico-linguistiche, considerate nell'ambito della Convenzione-quadro come "minoranze nazionali".[122][123][124] Il sardo non è stato, infatti, ancora oggi introdotto nei programmi ufficiali, rientrando perlopiù in alcuni progetti scolastici (moduli di ventiquattr'ore) senza garanzie di continuità.[125]
La revisione della spesa pubblica del governo Monti avrebbe abbassato ulteriormente il livello di tutela della lingua, attuando una distinzione fra le lingue soggette a tutela in base ad accordi internazionali e considerate minoranze nazionali perché "di lingua madre straniera" (tedesco, sloveno e francese[Nota 1]) e quelle afferenti a comunità che non hanno una struttura statale straniera alle spalle, riconosciute semplicemente come "minoranze linguistiche". Tale disegno di legge, nonostante abbia destato una certa reazione da più parti del mondo politico e intellettuale isolano,[126][127][128] è stato impugnato dal Friuli-Venezia Giulia, ma non dalla Sardegna, una volta tradotto in legge, la quale non riconosceva alle minoranze linguistiche "senza Stato" i benefici previsti in tema di assegnazione degli organici per le scuole:[129] con la sentenza numero 215, depositata il 18 luglio 2013, la Corte costituzionale ha però successivamente dichiarato incostituzionale tale trattamento differenziato.[130]
La delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012[131] ha introdotto l'uso delle diciture ufficiali bilingui nello stemma della Regione Autonoma della Sardegna e in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le sue attività di comunicazione istituzionale. Quindi, con la stessa evidenza grafica dell'italiano, viene riportata l'iscrizione equivalente a Regione Autonoma della Sardegna in sardo ovvero «Regione Autònoma de Sardigna».[132]
Il 5 agosto 2015 la Commissione Paritetica Stato-Regione ha approvato una proposta, inoltrata dall'Assessorato della Pubblica Istruzione, che trasferirebbe alla Regione Sarda alcune competenze amministrative in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, quali sardo e catalano algherese.[133] Il 27 giugno 2018, il Consiglio Regionale ha infine varato il TU sulla disciplina della politica linguistica regionale. La Sardegna si sarebbe, in teoria, così dotata per la prima volta nella sua storia regionale di uno strumento regolatore in materia linguistica, con l'intento di sopperire all'originale lacuna del testo statutario:[9][134][135] tuttavia, il fatto che la giunta regionale non abbia tuttora provveduto a emanare i necessari decreti attuativi fa sì che quanto è contenuto nella legge approvata non abbia ancora trovato alcuna applicazione reale.[136][137][138]
Il 2021 vede l'apertura di uno sportello in lingua sarda per la Procura di Oristano, qualificandosi come la prima volta in Italia in cui tale servizio sia offerto a una lingua minoritaria.[139]
Per l'elenco dei comuni riconosciuti ufficialmente minoritari ai sensi dell'art. 3 della legge n. 482/1999 e per i relativi toponimi ufficiali in lingua sarda ai sensi dell'art. 10 vedi Toponimi della Sardegna.
Fonetica, morfologia e sintassi
Fonetica
Vocali: /ĭ/ e /ŭ/ (brevi) latine hanno conservato i loro timbri originali [i] e [u]; per esempio il latino siccus diventa siccu (e non come italiano secco, francese sec). Un'altra caratteristica è l'assenza della dittongazione delle vocali medie (/e/ e /o/). Per esempio il latino potest diventa podet (pron. [ˈpoðete]), senza dittongo a differenza dell'italiano può, spagnolo puede, francese peut.
Le vocali Sarde sono soggette al processo di metafonesi dove [ɛ ɔ] sono alzate a [e o] se la sillaba seguente contiene vocali /i/ o /u/. Inoltre /fɛˈnɔmɛnu/, ad esempio, è realizzato come [feˈnoːmenu].
Nel gruppo di dialetti solitamente ricondotti alla grafia campidanese /ɛ ɔ/ sono state alzate a /i u/ nelle sillabe finali. Le nuove /i u/ non producono la metafonesi. In questi dialetti quindi [e o] possono contrastare con [ɛ ɔ]. Per esempio i vecchi [ˈbɛːnɛ] 'bene' e [ˈbeːni] 'vieni' diventano [ˈbɛːni] e [ˈbeːni] come coppie minime distinte solo dalla vocale tonica. Il campidanese contiene quindi sette diverse vocali.
Esclusivi — per l'area romanza attuale — dei dialetti centro-settentrionali del sardo sono inoltre il mantenimento della [k] e della [ɡ] velari davanti alle vocali palatali /e/ e /i/ (es.: [kentu] per l'italiano cento e il francese cent).
Una delle caratteristiche del sardo è l'evoluzione di [ll] nel fonema cacuminale [ɖ] (es. cuaddu o caddu per cavallo, anche se questo non avviene nel caso dei prestiti successivi alla latinizzazione dell'isola - cfr. bellu per bello - ). Questo fenomeno è presente anche nella Corsica del sud, in Sicilia, in Calabria, nella penisola Salentina e in alcune zone delle Alpi Apuane.
Fonosintassi
Una delle principali complicanze, sia per chi si approcci alla lingua sia per chi, pur sapendola parlare, non la sa scrivere, è la differenza fra scritto (qualora si voglia seguire un'unica forma grafica) e parlato data da specifiche regole, fra le quali è importante menzionare almeno qualcuna nei due diasistemi e in questa voce nella generalità dei casi.
Sistema vocalico
Vocale paragogica
Nel parlato generalmente non è tollerata la consonante finale di un vocabolo, quando però lasciata isolata in pausa o in chiusura di frase, altrimenti sì può essere presente anche nella pronuncia. La lingua sarda si caratterizza pertanto per la cosiddetta vocale paragogica o epitetica, cui si appoggia la suddetta consonante; questa vocale è generalmente la stessa che precede la consonante finale, ma in campidanese non mancano esempi discostanti da questa norma, dove la vocale paragogica è la "i" pur non essendo quella che precede l'ultima consonante, come il caso di cras (crasi, domani), tres (tresi, tre), ecc. In questi casi la vocale finale può anche essere riportata nella lingua scritta, essendo appunto diversa dall'ultima della parola. Quando invece è uguale a quella precedente di norma non va mai scritta; eccezioni possono essere rappresentate da alcuni termini di origine latina rimasti inalterati rispetto all'originale, eccettuando appunto la vocale paragogica, che però si sono diffusi nell'uso popolare anche nella loro variante sardizzata (sèmper o sèmpere, lùmen o lùmene) e, nel diasistema logudorese, dalle terminazioni dell'infinito presente della 2ª coniugazione (tènner o tènnere, pònner o pònnere). Per quanto riguarda i latinismi, nell'uso attuale si preferisce non scrivere la vocale paragogica, quindi sèmper, mentre nei verbi della seconda coniugazione è forse maggioritaria la grafia con la "e", seppur molto diffusa anche quella senza, perciò iscrìere piuttosto che iscrìer (scrivere), che peraltro è altresì corretto. I termini campidanesi vengono generalmente scritti con la "i" dai parlanti di questa variante, dunque crasi, mentre in logudorese avremo sempre e comunque cras, anche qualora nella pronuncia dovesse risultare crasa.
Così per esempio:
- Si scrive semper ma si pronuncia generalmente sempere (LSC/log./nuo., in italiano "sempre")
- Si scrive lùmen ma si pronuncia generalmente lumene (nuo., in LSC nùmene o nòmene, in italiano "nome")
- Si scrive però e si pronuncia generalmente però o peroe (LSC/log./nug. /camp., in italiano "però")
- Si scrive istèrrere (LSC e log.) o istèrrer (log.) e si pronuncia generalmente isterrere (in italiano "stendere")
- Si scrive funt ma si pronuncia generalmente funti (LSC e camp., in italiano "essi sono")
- Si scrive andant ma si pronuncia generalmente andanta (LSC, camp. e log. meridionale, in italiano "vanno").
In nuores/baroniese la consonante finale della terza plurale solitamente cade e si pronuncia la vocale paragogica: andan(t)a, cheren(t)e e ischin(t)i.
Vocale pretonica
Le vocali e e o stanti in posizione pretonica rispetto alla vocale i, diventano mobili potendosi trasformare in quest'ultima.
Così, per esempio, sarà corretto scrivere e dire:
- erìtu o irìtu (log., in italiano "riccio"; in LSC, log. meridionale e camp. eritzu)
- essìre (LSC), issìre (log. ), bessire (log. meridionale) o bessiri (camp.) (in italiano "uscire")
- drumìre o dromìre (log., in italiano "dormire"; in LSC dormire; camp. dromìri)
- godìre (LSC) o gudìre (log., in LSC e log. anche gosare, camp. gosai, in italiano "godere")
Vi sono delle rare eccezioni a questa regola, come dimostra l'esempio seguente: buddìre vuol dire "bollire", mentre boddìre vuol dire "raccogliere (frutti e fiori)".
Sistema consonantico
Posizione mediana intervocalica
Quando si trovano in posizione mediana intervocalica, o per effetto di particolari combinazioni sintattiche, le consonanti b, d, g diventano fricative; sono tali anche se si presenta, fra vocale e consonante, un'interposizione della r. In questo caso, la pronuncia della b è perfettamente uguale a quella della b/v spagnola in cabo, la d è uguale alla d spagnola in codo. Fra vocali, il dileguo della g è la norma.
Così per esempio:
- baba si pronuncia ba[β]a (in italiano "bava")
- sa baba si pronuncia sa [β]a[β]a (in italiano "la bava")
- lardu si pronuncia lar[ð]u (in italiano "lardo")
- gatu: in singolare la g cade (su gatu diventa su atu), mentre in plurale quando precede /s/, si mantiene come fricativa (sos gatos = so'/sor/sol [ɣ]àtoso)
Lenizione
Comune ai due diasistemi, cui fa eccezione la sottovarietà nuorese, è il fenomeno di sonorizzazione delle consonanti sorde c, p, t, f, qualora precedute da vocale o seguite da r; le prime tre diventano anche fricative.
- /k/ → [ɣ]
- /p/ → [β]
- /t/ → [ð]
- /f/ → [v]
Così per esempio:
- Si scrive su cane (LSC e log.) o su cani (camp.) ma si pronuncia su [ɣ]ane / su [ɣ]ani (in italiano, "il cane").
- Si scrive su frade (LSC e log.) o su fradi (camp.) ma si pronuncia su[v]rade/su [v]rari (in italiano, "il fratello").
- Si scrive sa terra, ma si pronuncia sa [ð]erra (LSC/log./camp., in italiano, "la terra").
- Si scrive su pane (LSC e log.) o su pani (camp.) ma si pronuncia su [β]ane / su [β]ani (in italiano, "il pane").
Incontro di consonanti fra due parole (sandhi)
Reindirizziamo alle voci cui pertengono le differenti ortografie.
Pronuncia rafforzata di consonanti iniziali
Sette particelle, aventi vario valore, provocano un rafforzamento della consonante che a esse segue: ciò accade per effetto di una sparizione, solamente virtuale, delle consonanti che tali monosillabi avevano per finale nel latino (una di esse è italianismo di recente acquisizione).
- NE ← (lat.) NEC = né (congiunzione)
- CHE ← (lat.) QUO+ET = come (comparativo)
- TRA ← (it.) TRA = tra (preposizione)
- A ← (lat.) AC = (comparativo)
- A ← (lat.) AD = a (preposizione)
- A ← (lat.) AUT = (interrogativo)
- E ← (lat.) ET = e (congiunzione)
Perciò per esempio:
- Nos ch'andamus a Nùgoro / nosi ch'andaus a Nùoro (pron. "noch'andammus a Nnugoro / nosi ch'andaus a Nnuoro") = Ce ne andiamo a Nuoro
- Che a cussu maccu (pron. "che mmaccu") = Come quel matto
- Intra Nugoro e S'Alighera (pron. "intra Nnugoro e Ss'Alighera") = Tra Nuoro e Alghero
- A ti nde pesas? (pron. "a tti nde pesasa?") = Ti alzi? (esortativo)
Morfologia e sintassi
Nel suo insieme la morfosintassi del sardo si discosta dal sistema sintetico del latino classico e mostra un uso maggiore delle costruzioni analitiche rispetto ad altre lingue neolatine.[140]
- L'articolo determinativo caratteristico della lingua sarda è derivato dal latino ipse / ipsu(m) (mentre nelle altre lingue neolatine l'articolo è originato da ille / illu(m)) e si presenta nella forma su/sa al singolare e sos/sas al plurale (is nel campidanese e sia sos / sas sia is nella LSC). Forme di articolo con la medesima etimologia si ritrovano nel balearico (dialetto catalano delle Isole Baleari) e nel dialetto provenzale dell'occitano delle Alpi Marittime francesi (eccettuando il dialetto di Nizza): es/so/sa e es/sos/ses.
- Il plurale è caratterizzato dal finale in -s, come in tutta la Romània occidentale ((FR, OC, CA, ES, PT) ). Es.: sardu{sing.}-sardos/sardus{pl.}(sardo-sardi), puddu{sing.}/puddos/puddus{pl.}, pudda{sing.}/puddas{pl.} (pollo/polli, gallina/galline).
- Il futuro viene costruito con la forma latina habeo ad. Es: apo a istàre, apu a abarrai o apu a atturai (io resterò). Il condizionale si forma in modo analogo: nei dialetti centro-meridionali usando il passato del verbo avere (ai) o una forma alternativa sempre di tale verbo (apia); nei dialetti centro-settentrionali usando il passato del verbo dovere (dia).
- Il "perché" interrogativo è diverso dal "perché" responsivo: poita? o proite/poite? ca…, così come avviene in altre lingue romanze (francese: pourquoi? parce que…, portoghese: por quê/porquê? porque…; spagnolo ¿por qué? porque…; catalano per què? perquè... Ma anche in Italiano perché/poiché).
- Il pronome personale tonico di prima e seconda persona singolare, se preceduto dalla preposizione cun/chin (con), assume le forme cun megus (LSC, log.)/chin mecus (nug.) e cun tegus (LSC, log.)/chin tecus (nug.) (cfr. lo spagnolo conmigo e contigo e anche il portoghese comigo e contigo e il napoletano cu mmico e cu ttico), e questi dal latino cum e mecum/tecum.
Ortografia e pronuncia
Fino al 2001 non si disponeva di una standardizzazione ufficiale né scritta, né orale (quest'ultima non esiste ancor oggi) della lingua sarda. Dopo l'epoca medievale, nei documenti della quale si può osservare una certa uniformità nella scrittura, l'unica standardizzazione grafica, dovuta agli esperimenti dei letterati e dei poeti, era stata quella del cosiddetto "sardo illustre", sviluppato ispirandosi ai documenti protocollari medievali sardi, alle opere di Gerolamo Araolla, Giovanni Matteo Garipa e Matteo Madau e a quelle di una ricca serie di poeti.[141][142] I tentativi di ufficializzare e diffondere tale norma erano però stati ostacolati dalle autorità iberiche e in seguito sabaude.[143]
Da questi trascorsi deriva l'attuale adesione di una parte della popolazione all'idea che, per ragioni eminentemente storiche e politiche[144][145][146][147] ma non linguistiche,[145][148][149][150][151][152] la lingua sarda sia divisa in due gruppi dialettali distinti ("logudorese" e "campidanese" o "logudorese", "campidanese" e "nuorese", con chi cerca pure di includere nella categorizzazione lingue legate a quella sarda ma differenti, quali il gallurese o il sassarese), per scrivere le quali sono state sviluppate una serie di grafie tradizionali, anche se con molti cambiamenti lungo il passare del tempo. Oltre a quelle comunemente definite "logudorese" e "campidanese", come già detto, sono state sviluppate anche la grafia nuorese, la grafia arborense e quelle dei singoli paesi, a volte normata con regole generali e comuni a tutti, quali quelle richieste dal Premio Ozieri.[153] Spesso, però, il sardo viene scritto dai parlanti cercando di trascriverne la pronuncia e seguendo le abitudini legate alla lingua italiana.[145]
Per risolvere tale problema, e ai fini di consentire una effettiva applicazione di quanto previsto dalla Legge Regionale n. 26/1997 e dalla Legge n. 482/1999, nel 2001 la Regione Sardegna ha incaricato una commissione di esperti di elaborare una ipotesi di Norma di unificazione linguistica sovradialettale (la LSU: Limba Sarda Unificada, pubblicata il 28 febbraio 2001), che identificasse una lingua-modello di riferimento (basata sulla analisi delle varietà locali del sardo e sulla selezione dei modelli più rappresentativi e compatibili) al fine di garantire all'uso ufficiale del sardo le necessarie caratteristiche di certezza, coerenza, univocità, e diffusione sovralocale. Questo studio, pur scientificamente valido, non è mai stato adottato a livello istituzionale per vari contrasti locali (accusata di essere una lingua "imposta" e "artificiale" e di non avere risolto il problema del rapporto tra le varietà trattandosi di una mediazione tra le varietà scritte comunemente con una grafia logudorese, pertanto privilegiate, e non avendo proposto una valida grafia per le varietà solitamente scritte con la grafia campidanese) ma ha comunque, a distanza di anni, costituito la base di partenza per la redazione della proposta della LSC: Limba Sarda Comuna, pubblicata nel 2006, che partendo da una base di mesania, accoglie elementi propri delle parlate (e quindi "naturali" e non "artificiali") di quella zona, ovvero l'area grigia di transizione della Sardegna centrale tra le varietà scritte solitamente con la grafia logudorese e quelle scritte con la grafia campidanese, al fine di assicurare alla grafia comune il carattere di sovradialettalità e sovramunicipalità, pur lasciando la possibilità di rappresentare le particolarità di pronuncia delle varietà locali.[154] Purtuttavia, anche a questo standard non sono mancate critiche, sia da chi ha proposto degli emendamenti per migliorarlo,[155][156] sia da chi ha preferito insistere con l'idea di suddividere il sardo in macrovarianti da regolare con norme separate.[157]
La Regione Sardegna, con delibera di Giunta regionale n. 16/14 del 18 aprile 2006 Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell'Amministrazione regionale[158] ha adottato sperimentalmente la LSC come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione Sardegna (fermo restando che ai sensi dell'art. 8 della Legge n. 482/99 ha valore legale il solo testo redatto in lingua italiana), dando facoltà ai cittadini di scrivere all'Ente nella propria varietà e istituendo lo sportello linguistico regionale Ufitziu de sa limba sarda. Successivamente ha seguito la norma LSC nella traduzione di diversi documenti e delibere, dei nomi dei propri uffici ed assessorati, oltre al proprio stesso nome "Regione Autònoma de Sardigna", che figura oggi nello stemma ufficiale insieme alla dicitura in italiano.
Oltre a tale ente, lo standard sperimentale LSC è stato utilizzato come scelta volontaria da diversi altri, dalle scuole e da organi di stampa nella comunicazione scritta, spesso in maniera complementare con grafie più vicine alla pronuncia locale.
Per quanto riguarda tale utilizzo è stata fatta una stima percentuale, legata ai soli progetti finanziati o cofinanziati dalla Regione per l'utilizzo della lingua sarda negli sportelli linguistici comunali e sovracomunali, nella didattica nelle scuole e nei media dal 2007 al 2013. Il Monitoraggio sull'utilizzo sperimentale della Limba Sarda Comuna 2007-2013 è stato pubblicato sul sito della Regione Sardegna nell'aprile 2014 a cura del Servizio Lingua e Cultura Sarda dell'Assessorato della Pubblica Istruzione.[159]
Da tale ricerca risulta ad esempio, riguardo ai progetti scolastici finanziati nell'anno 2013, una netta preferenza delle scuole nell'utilizzo della ortografia LSC insieme ad una grafia locale (51%) rispetto all'utilizzo esclusivo della LSC (11%) o all'utilizzo esclusivo di una grafia locale (33%)
Riguardo invece ai progetti finanziati nel 2012 dalla Regione, per la realizzazione di progetti editoriali in lingua sarda nei media regionali, si riscontra una presenza più ampia dell'utilizzo della LSC (probabilmente dovuto anche ad una premialità di 2 punti nella formazione delle graduatorie per accedere ai finanziamenti, assente invece dal bando per le scuole). Secondo tali dati risulta che la produzione testuale nei progetti dei media è stata per il 35% in LSC, per il 35% in LSC e in una grafia locale e per il 25% esclusivamente in una grafia locale.
Infine gli sportelli linguistici cofinanziati dalla Regione nel 2012 hanno utilizzato nella scrittura per il 50% la LSC, per il 9% la LSC insieme ad una grafia locale e per il 41% esclusivamente una grafia locale.[159]
Una ricerca recente sull'utilizzo della LSC in ambito scolastico, svolta nel comune di Orosei, ha mostrato come gli studenti della scuola media locale non avessero alcun problema a utilizzare quella norma nonostante il fatto che il sardo da loro parlato fosse in parte differente. Nessun alunno ha rifiutato la norma o l'ha ritenuta "artificiale", il che ha dimostrato la sua validità come strumento didattico. I risultati sono stati presentati nel 2016 e pubblicati integralmente nel 2021.[160][161]
Si indicano di seguito alcune delle differenze più rilevanti per la lingua scritta rispetto all'italiano:
- [a], [ɛ/e], [i], [ɔ/o], [u], come -a-, -e-, -i-, -o-, -u-, come in italiano e spagnolo, senza segnare la differenza tra vocali aperte e chiuse; le vocali paragogiche o epitetica (che in pausa chiudono un vocabolo terminante in consonante e corrispondono alla vocale che precede la consonante finale) non si scrivono mai (feminasa>feminas, animasa>animas, bolede>bolet, cantanta>cantant, vrorese>frores)
- [j] semiconsonante come -j- all'interno di parola (maju, raju, ruju) o di un nome geografico (Jugoslavia); nella sola variante nuorese come -j- (corju, frearju) corrispondente al logudorese/LSU -z- (corzu, frearzu) e all'LSC -gi- (corgiu, freargiu); nelle varianti logudorese e nuorese in posizione iniziale (jughere, jana, janna) che nella LSC viene sostituita dal gruppo [d͡ʒ] (giughere, giana, gianna)
- [r], come -r- (caru, carru)
- [p], come -p- (apo, troppu, pane, petza)
- [β], come -b- in posizione iniziale (bentu, binu, boe) e intervocalica (abile); quando p>b si trascrive come p- a inizio parola (pane, petza) e -b- all'interno (abe, cabu, saba)
- [b], come -bb- in posizione intervocalica (abba, ebba)
- [t], come -t- (gattu, fattu, narat, tempus); quando th>t nella sola variante logudorese come -t- o -tt- (tiu, petta, puttu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [t͡s] (tziu, petza, putzu)
- [d], come -d- in posizione iniziale (dente, die, domo) e intervocalica (ladu, meda, seda); quando t>d si trascrive come t- a inizio parola (tempus) e -d- all'interno (roda, bidru, pedra, pradu); la finale t della flessione del verbo può, a seconda della varietà, essere pronunciata d ma si trascrive t (narada>narat)
- [ɖɖ] cacuminale, come -dd- (sedda); La d può avere suono cacuminale anche nel gruppo [nɖ] (cando)
- [k] velare, come -ca- (cane), -co- (coa), -cu- (coddu, cuadru), -che- (chessa), -chi- (chida), -c- (cresia); non si usa mai la -q-, sostituita dalla -c- (cuadru, camp.acua)
- [ɡ] velare, come -ga- (gana), -go- (gosu), -gu- (agu, largu, longu, angulu, argumentu), -ghe- (lughe, aghedu, arghentu, pranghende), -ghi- (àghina, inghiriare), -g- (gloria, ingresu)
- [f], come -f- (femina, unfrare)
- [v], come -f- in posizione iniziale (femina) e come -v- intervocalica (avvisu) e nei cultismi (violentzia, violinu)
- [t͡s] sorda o aspra (ital. pezzo), come -tz- (tziu, petza, putzu). Nella LSC e nella LSU sostituisce il gruppo nuorese [θ] e il corrispondente logudorese [t] (thiu/tiu>tziu, petha/petta>petza, puthu/puttu>putzu); nella scrittura tradizionale il digramma tz- non compariva mai a inizio parola. Compare inoltre nei termini di influenza e derivazione italiana (per esempio tzitade da cittade) di cui sostituisce la c /t͡ʃ/ sonora (suono non presente nel sardo originario, ma già da tempo proprio di alcune varietà centrali e campidanesi) al posto del suono velare nativo /k/ ormai scomparso (ant.kitade). Anche il suono tz è proprio delle varietà centrali e campidanesi.
- [d͡z], come -z- (zeru, ordiminzare). Nella variante logudorese/nuorese e nella LSU come -z- (fizu, azu, zogu, binza, frearzu); nella LSC viene sostituita dal gruppo [d͡ʒ] (figiu, agiu, giogu, bingia, freargiu), come nelle varietà centro-meridionali.
- [θ], nella sola variante nuorese come -th- (thiu, petha, puthu). Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [t͡s] (tziu, petza, putzu)
- [s] e [ss], come -s- e -ss- (essire)
- [z], come -s- (rosa, pesare)
- [t͡ʃ], nella sola varietà campidanese come -ce- (celu, centu), -ci- (becciu, aici)
- [d͡ʒ], come -gia-, -gio-, -giu-. Nella LSC sostituisce il gruppo logudorese-nuorese [d͡z] della LSU e il [ɣ] del nuorese (fizu>figiu, azu>agiu, zogu/jogu>giogu, zaganu/jaganu>giaganu, binza>bingia, anzone>angione, còrzu/còrju>còrgiu, frearzu/frearju>freargiu). Il suono [d͡ʒ] come in bingia è proprio delle varietà centrali e campidanesi.
- [ʒ] (franc. jour), nella sola variante campidanese, sempre come c- a inizio parola (celu, centu, cidru) e come -x- all'interno (luxi, nuraxi, Biddexidru).
| LSC | LSU | Lugodorese | Nuorese | Campidanese | LSC | LSU | Lugodorese | Nuorese | Campidanese | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Simbolo | AFI | |||||||||
| Sempre | ch / c | ch / c | ch / c | ch / c | c | k | k | k | k | tʃ/k |
| t | t | t | t | t | t | t | t | t | t | |
| th | θ | |||||||||
| f | f | f | f | |||||||
| p | p | p | p | p | p | p | p | p | p | |
| gh / g | gh / g | gh / g | g | ɣ / g | g | g | dʒ/g | |||
| g / gi | g / gi | dʒ | dʒ | |||||||
| gi | z | z | j | ? | dʒ | dz | dz | j | ? | |
| r | r | r | r | r | ɾ | ɾ | ɾ | ɾ | ɾ | |
| v | v | v | v | |||||||
| Ad inizio di parola | gh / g | g | ||||||||
| c / ci | ʒ, tʃ | |||||||||
| d | d | t (d) | t (d) | t (d) | d | ? | d | d | d | |
| f | f | f | v | v | v | |||||
| b | b | p (b) | p (b) | p (b) | β / b | b | β | β | β | |
| s | s | s | s | s | s | s | s | s | s | |
| Intervocalica | gh / g | ɣ | ||||||||
| j | j | j | j | j | j | j | j | j | j | |
| x | ʒ | |||||||||
| s | s | s | s | s | z | z | z / s | z / s | z / s | |
| d | d | d | d | d | ð | ð | ð | ð | ð | |
| v | v | v | v | v | v | |||||
| b | b | b | b | b | β | b | β | β | β | |
| c / ci | tʃ | |||||||||
| Doppie o combinazioni | ll | ll | ll | ll | ll | l | l | l | l | l |
| rr | rr | rr | rr | rr | r | r | r | r | r | |
| dd | dd | dd | dd | dd | ɖ | ɖ | ɖɖ | ɖɖ | ɖɖ | |
| nn | nn | nn | nn | nn | n | n | n | n | n | |
| bb | bb | bb | bb | bb | b | b | b | b | b | |
| mm | mm | mm | mm | mm | m | m | m | m | m | |
| nd | ɳɖ | |||||||||
| ss | ss | ss | ss | ss | s | s | ss | ss | ss | |
| tt | t | |||||||||
| Finale | t | t | t | t | t | d | d | d | d | |
Grammatica
La grammatica della lingua sarda si differenzia notevolmente da quella italiana e delle altre lingue neolatine, particolarmente nelle forme verbali.
Plurale
ll plurale viene ottenuto, come nelle lingue romanze occidentali, aggiungendo -s alla forma singolare
Nel caso di parole terminanti in -u, il plurale viene formato nel logudorese in -os e nel camp. in -us.
Articoli
Determinativi
| LSC | Log. | Camp. | |
|---|---|---|---|
| Sing. | su / sa | su / sa | su / sa |
| Plur. | sos / sas / is | sos / sas | is |
Indeterminativi
| Masch. | Femm. | |
|---|---|---|
| sing. | unu | una |
| pl. | unos | unas |
Pronomi e aggettivi possessivi
- meu/miu - mea o mia/mia
- tuo o tou/tuu - tua
- suo o sou/suu - sua; de vosté/fostei; bostru/bostu (de bos)
- nostru/nostu
- bostru (nuor. brostu)/de boisàteros/bosàteros/bosatrus - de boisàteras/bosàteras/bosatras,
- issoro/insoru
Pronomi e aggettivi dimostrativi
- custu,custos/custus - custa,custas (questo, questi - questa, queste)
- cussu, cussos/cussus - cussa, cussas (codesto, codesti - codesta, codeste)
- cuddu, cuddos/cuddus - cudda, cuddas (quello, quelli - quella,quelle)
Avverbi interrogativi
- cando/candu? (quando?)
- comente/comenti? (come?)
- ue? o ube? in ue? o in ube?; a in ue o a in ube? (direzione)/aundi?, innui? (dove?; la forma sarda varia se si tratta di una direzione, cfr. lo spagnolo ¿adónde?)
Preposizioni
Semplici
- a (a,in; direzione)
- cun o chin (con)
- dae/de (da)
- de (di)
- in (in,a; situazione)
- pro/po (per)
- intra o tra (tra)
- segundu (secondo)
- de in antis/denanti (de) (davanti (a))
- dae segus/de fatu (de) (dietro (a))
- in antis (de) (prima (di))
- a pustis (de), a coa (dopo (di))
- Il sardo, come lo spagnolo e il portoghese, distingue tra moto a luogo e stato in luogo: so'andande a Casteddu / a Ispagna; soe in Bartzelona / in Sardigna
Articolate
| Sing. | Plur. |
|---|---|
| a su (al) - a sa (alla) | a sos/a is (ai) - a sas/a is (alle) |
| cun o chin su (con il) - cun o chin sa (con la) | cun o chin sos/cun is (con i) - cun o chin sas/cun is (con le) |
| de su (del) - de sa (della) | de sos/de is (dei) - de sas/de is (delle) |
| in su (nel) - in sa (nella) | in sos/in is (nei) - in sas/in is (nelle) |
| pro/po su (per il) - pro/po sa (per la) | pro sos/pro is/po is (per i) - pro sas/pro is/ po is (per le) |
Verbi
I verbi hanno tre coniugazioni (-are, -ere / -i(ri), -ire / -i(ri)).
La morfologia verbale differisce notevolmente da quella italiana e conserva caratteristiche del tardo latino o delle lingue neolatine occidentali. I verbi sardi nel presente indicativo hanno le seguenti peculiarità: la prima persona singolare termina in -o nel logudorese (terminazione comune nell'italiano, nello spagnolo e nel portoghese; entrambe queste ultime due lingue hanno ciascuna quattro soli verbi con un'altra terminazione alla 1ª persona sing.) e in -u nel campidanese; la seconda persona sing. termina sempre in -s, come in spagnolo, catalano e portoghese, terminazione derivata dal latino; la terza persona singolare e plurale ha le caratteristiche terminazioni in -t, proprie del sardo tra le lingue romanze e provenienti direttamente dal latino; la prima persona plurale ha nel logudorese le terminazioni -amus, -imus, -imus, simili a quelle dello spagnolo e del portoghese -amos, -emos, -imos, che a loro volta sono uguali a quelle del latino; per quanto riguarda la seconda persona plurale, la variante logudorese ha nella seconda e terza declinazione la terminazione -ides (latino -itis), mentre le varianti centrali e meridionali hanno nelle tre declinazioni rispettivamente -àis, -èis, -is, terminazioni del tutto uguali a quelle spagnole -áis, -éis, -ís e a quelle portoghesi, lingua in cui la 2ª persona pl. è però ormai in disuso.
L'interrogativa si forma generalmente in due modi:
- con l'inversione dell'ausiliare: Juanni tzucadu/tucau est? (è partito Giovanni?), papadu/papau as? (hai mangiato?)
- con l'inversione del verbo: un'arantzu/ aranzu lu cheres o un'arangiu ddu bolis? oppure con la particella interrogativa a: per esempio a lu cheres un'aranzu? (un arancio, lo vuoi?). La forma con la particella interrogativa è tipica dei dialetti centro-settentrionali.
Prendendo in considerazione i diversi tempi e modi, l'indicativo passato remoto è quasi del tutto scomparso dall'uso comune (come nelle lingue romanze settentrionali della Gallia e del Nord Italia) sostituito dal passato prossimo, ma risulta attestato nei documenti medioevali e ancor'oggi nelle forme colte e letterarie in alternanza con l'imperfetto. Parimenti scomparso è l'indicativo piuccheperfetto, attestato in sardo antico (sc. derat dal lat. dederat, fekerat da fecerat, furarat dal lat. volgare *furaverat, etc.).[162]
L'indicativo futuro semplice si forma mediante il verbo àere/ài(ri) (avere) al presente più la preposizione a e l'infinito del verbo in questione: es. deo apo a nàrrere/deu apu a na(rr)i(ri) (io dirò), tui as a na(rr)i(ri) (tu dirai) (cfr. tardo latino habere ad + infinito), ecc. Nella lingua parlata la prima persona apo/apu può essere apostrofata: "ap'a nàrrere".
L'imperativo negativo si forma usando la negazione no/non e il congiuntivo: per esempio no andes/no andis (non andare), non còmpores (non comprare), analogamente alle lingue romanze iberiche.
Lessico
Note
Esplicative
- ↑ Non è un caso che queste tre lingue, protette da accordi internazionali, siano le uniche minoranze linguistiche ritenute da Gaetano Berruto (Lingue minoritarie, in XXI Secolo. Comunicare e rappresentare, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, pp. 335-346, 2009) come non minacciate.
Bibliografiche e sitografiche
- ↑ Ti Alkire; Carol Rosen, Romance languages : a Historical Introduction, New York, Cambridge University Press, 2010, p. 3.
- ↑ Lubello, Sergio (2016). Manuale Di Linguistica Italiana, De Gruyter, Manuals of Romance linguistics, p.499
- ↑ AA. VV. Calendario Atlante De Agostini 2017, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2016, p. 230
- ↑ The World Atlas of Language Structures Online, Sardinian.
- ↑ La tipologia linguistica del sardo, Eduardo Blasco Ferrer https://revistas.ucm.es/index.php/RFRM/article/download/RFRM0000110015A/11140
- ↑ Maurizio Virdis, Plasticità costruttiva della frase sarda (e la posizione del Soggetto), su Academia, Rivista de filologia romanica, 2000. URL consultato il 4 maggio 2024.
- 1 2 Legge 482, su camera.it. URL consultato il 25 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2015).
- 1 2 Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26-Regione Autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2021).
- 1 2 Legge Regionale 3 luglio 2018, n. 22-Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
- ↑ United Nations Human Rights. Universal Declaration of Human Rights in Sardinian language..
- ↑ Regione Autonoma della Sardegna, LIMBA SARDA COMUNA - Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale (PDF), pp. 6, 7, 55.«in altri casi, per salvaguardare la distintività del sardo, si è preferita la soluzione centro-settentrionale, come nel caso di limba, chena, iscola, ecc..»
- ↑ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" in accordo alle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Negli altri casi, viene usato il termine "dialetto".
- ↑ «Da G. I. Ascoli in poi, tutti i linguisti sono concordi nell'assegnare al sardo un posto particolare fra gl'idiomi neolatini per i varî caratteri che lo distinguono non solo dai dialetti italiani, ma anche dalle altre lingue della famiglia romanza, e che appaiono tanto nella fonetica, quanto nella morfologia e nel lessico.» R. Almagia et al., Sardegna in "Enciclopedia Italiana" (1936)., Treccani, "Parlari".
- ↑ Leopold Wagner, Max. La lingua sarda, a cura di Giulio Paulis (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2016). - Ilisso
- ↑ Manuale di linguistica sarda., 2017, A cura di Eduardo Blasco Ferrer, Peter Koch, Daniela Marzo. Manuals of Romance Linguistics, De Gruyter Mouton, p. 209.
- 1 2 «Il sardo rappresenta un insieme dialettale fortemente originale nel contesto delle varietà neolatine e nettamente differenziato rispetto alla tipologia italoromanza, e la sua originalità come gruppo a sé stante nell’ambito romanzo è fuori discussione.»Toso, Fiorenzo. Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 8. Il sardo, su treccani.it.
- 1 2 «La nozione di alloglossia viene comunemente estesa in Italia anche al sistema dei dialetti sardi, che si considerano come un gruppo romanzo autonomo rispetto a quello dei dialetti italiani.» Fiorenzo Toso, Minoranze linguistiche, su treccani.it, Treccani, 2011.
- ↑ L. 15 dicembre 1999, n. 482 - Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche
- ↑ L'UNESCO e la diversità linguistica. Il caso dell'Italia, su unesco.it.
- 1 2 «With some 1,6 million speakers, Sardinia is the largest minority language in Italy. Sardinians form an ethnic minority since they show a strong awareness of being an indigenous group with a language and a culture of their own. Although Sardinian appears to be recessive in use, it is still spoken and understood by a majority of the population on the island». Kurt Braunmüller, Gisella Ferraresi (2003). Aspects of multilingualism in European language history. Amsterdam/Philadelphia: University of Hamburg. John Benjamins Publishing Company. p. 238
- ↑ «Nel 1948 la Sardegna diventa, anche per le sue peculiarità linguistiche, Regione Autonoma a statuto speciale. Tuttavia a livello politico, ufficiale, non cambia molto per la minoranza linguistica sarda, che, con circa 1,2 milioni di parlanti, è la più numerosa tra tutte le comunità alloglotte esistenti sul territorio italiano». De Concini, Wolftraud (2003). Gli altri d'Italia: minoranze linguistiche allo specchio, Pergine Valsugana: Comune, p. 196.
- ↑ Lingue di Minoranza e Scuola, Sardo, su minoranze-linguistiche-scuola.it. URL consultato il 15 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2018).
- ↑ Inchiesta ISTAT 2000 (PDF), su portal-lem.com, pp. 105-107.
- ↑ What Languages are Spoken in Italy?, su worldatlas.com.
- ↑ Andrea Corsale e Giovanni Sistu, Sardegna: geografie di un'isola, Milano, Franco Angeli, 2019, p. 188.
- ↑ «Sebbene in continua diminuzione, i sardi costituiscono tuttora la più grossa minoranza linguistica dello stato italiano con ca. 1 000 000 di parlanti stimati (erano 1 269 000 secondo le stime basate sul censimento del 2001)». Lubello, Sergio (2016). Manuale Di Linguistica Italiana, De Gruyter, Manuals of Romance linguistics, p. 499
- ↑ Durk Gorter et al., Minority Languages in the Linguistic Landscape, Palgrave Macmillan, 2012, p. 112.
- ↑ Roberto Bolognesi, Un programma sperimentale di educazione linguistica in Sardegna (PDF), su comune.lode.nu.it, 2000, p. 120. URL consultato il 19 giugno 2022 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2023).
- ↑ Cfr. Leonardo Sole, Lingua e cultura in Sardegna. La situazione sociolinguistica, 1988
- ↑ Stefania Tufi, Language Ideology and Language Maintenance: The Case of Sardinia. International Journal of the Sociology of Language 2013, pp. 145–60
- ↑ cfr. Atteggiamenti linguistici degli studenti sardi nei confronti della lingua sarda e della lingua italiana, Piergiorgio Mura, Università Ca' Foscari Venezia
- ↑ Andrea Costale, Giovanni Sistu, Surrounded by Water: Landscapes, Seascapes and Cityscapes of Sardinia, Cambridge Scholars Publishing, 2016, p. 123.
- ↑ ISTAT, lingue e dialetti, tavole (XLSX).
- ↑ Giuseppe Corongiu, La politica linguistica per la lingua sarda, in Maccani, Lucia; Viola, Marco. Il valore delle minoranze. La leva ordinamentale per la promozione delle comunità di lingua minoritaria, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2010, p. 122.
- ↑ Roberto Bolognesi, Un programma sperimentale di educazione linguistica in Sardegna (PDF), su comune.lode.nu.it, 2000, p. 126. URL consultato il 19 giugno 2022 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2023).
- ↑ Lai, Rosangela. 2018. "Language Planning and Language Policy in Sardinia". Language Problems & Language Planning. 42(1): 70-88. ISSN 0272-2690, E-ISSN 1569-9889 DOI: https://doi.org/10.1075/lplp.00012.lai, p. 73
- ↑ Martin Harris, Nigel Vincent, The Romance languages, London, New York, 2003, p. 21.
- ↑ «If present trends continue, it is possible that within a few generations the regional variety of Italian will supplant Sardinian as the popular idiom and that linguists of the future will be obliged to refer to Sardinian only as a substratal influence which has shaped a regional dialect of Italian rather than as a living language descended directly from Latin.» Martin Harris, Nigel Vincent, The Romance languages, London, New York, 2003, p. 349.
- 1 2 3 Il sardo, così vicino, così lontano. Treccani, su treccani.it.
- ↑ Koryakov Y.B. Atlas of Romance languages. Mosca, 2001
- ↑ «Sorge ora la questione se il sardo si deve considerare come un dialetto o come una lingua. È evidente che esso è, politicamente, uno dei tanti dialetti dell'Italia, come lo è anche, p. es., il serbo-croato o l'albanese parlato in vari paesi della Calabria e della Sicilia. Ma dal punto di vista linguistico la questione assume un altro aspetto. Non si può dire che il sardo abbia una stretta parentela con alcun dialetto dell'italiano continentale; è un parlare romanzo arcaico e con proprie spiccate caratteristiche, che si rivelano in un vocabolario molto originale e in una morfologia e sintassi assai differenti da quelle dei dialetti italiani». Max Leopold Wagner (1950-1997). La lingua sarda. Storia, spirito e forma. Ilisso. Nuoro, pp. 90-91.
- ↑ Carlo Tagliavini (1982). Le origini delle lingue neolatine. Bologna: Patron. p. 122.
- ↑ Rebecca Posner, John N. Green (1982). Language and Philology in Romance. Mouton Publishers. L'Aja, Parigi, New York. pp. 171 ss.
- ↑ cfr. Ti Alkire, Carol Rosen, Romance Languages: A Historical Introduction, Cambridge University Press, 2010.
- ↑ «L'aspetto che più risulta evidente è la grande conservatività, il mantenimento di suoni che altrove hanno subito notevoli modificazioni, per cui si può dire che anche foneticamente il sardo è fra tutti i parlari romanzi quello che è rimasto più vicino al latino, ne è il continuatore più genuino.» Francesco Mameli, Il logudorese e il gallurese, Soter, 1998, p. 11.
- ↑ Sardegna, isola del silenzio, Manlio Brigaglia, su mclink.it. URL consultato il 24 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2017).
- ↑ Mario Pei, A New Methodology for Romance Classification, in WORD, vol. 5, n. 2, 1949, pp. 135-146, DOI:10.1080/00437956.1949.11659494, ISSN 0043-7956.
- ↑ «Il fondo della lingua sarda di oggi è il latino. La Sardegna è il solo paese del mondo in cui la lingua dei Romani si sia conservata come lingua viva. Questa circostanza ha molto facilitato le mie ricerche nell’isola, perché almeno la metà dei pastori e dei contadini non conoscono l’italiano.» Maurice Le Lannou, a cura di Manlio Brigaglia, Pastori e contadini in Sardegna, Cagliari, Edizioni della Torre, 1941-1979, p. 279.
- ↑ «Prima di tutto, la neonata lingua sarda ingloba un consistente numero di termini e di cadenze provenienti da una lingua originaria preromana, che potremmo chiamare "nuragica".» Salvatore Tola, La Letteratura in Lingua sarda. Testi, autori, vicende, Cagliari, CUEC, 2006, p. 9.
- ↑ Heinz Jürgen Wolf, p. 20.
- ↑ Archivio glottologico italiano, vol. 53-54, 1968, p. 209.
- ↑ A.A., Atti del VI [i.e. Sesto] Congresso internazionale di studi sardi, 1962, p. 5
- ↑ Giovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi. Dal Paleolitico all'età dei nuraghi, Nuova ERI, 1988, p. 269.
- ↑ Yakov Malkiel (1947). Romance Philology, v.1, p. 199
- ↑ «Il Sardo ha una sua speciale fisionomia ed individualità che lo rende, in certo qual modo, il più caratteristico degli idiomi neolatini; e questa speciale individualità del Sardo, come lingua di tipo arcaico e con una fisionomia inconfondibile, traspare già fin dai più antichi testi.» Carlo Tagliavini (1982). Le origini delle lingue neolatine. Bologna: Patron. p. 388.
- ↑ «Fortemente isolati rispetto ai tre gruppi maggiori stanno il sardo e, nel settentrione, il ladino, entrambi considerati come formazioni autonome rispetto al complesso dei dialetti italoromanzi.» Tullio de Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, Editori Laterza, 1991, p. 21.
- ↑ Fiorenzo Toso, 2.3, in Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2008, ISBN 9788815361141.
- ↑ Cristopher Moseley, Atlas of the World's languages in Danger, 3rd edition, Paris, UNESCO Publishing, p. 39
- ↑ Max Leopold Wagner (1952). Il Nome Sardo del Mese di Giugno (Lámpadas) e i Rapporti del Latino d'Africa con quello della Sardegna. Italica, 29 (3), 151-157. doi:10.2307/477388
- ↑ «Non vi è dubbio che vi erano rapporti più stretti tra la latinità dell'Africa settentrionale e quella della Sardegna. Senza parlare della affinità della razza e degli elementi libici che possano ancora esistere in sardo, non bisogna dimenticare che la Sardegna rimase, durante vari secoli, alle dipendenze dell'esarcato africano». Wagner, M. (1952). Il Nome Sardo del Mese di Giugno (Lámpadas) e i Rapporti del Latino d'Africa con quello della Sardegna. Italica, 29 (3), 152. doi:10.2307/477388
- ↑ Paolo Pompilio (1455-91): «ubi pagani integra pene latinitate loquuntur et, ubi uoces latinae franguntur, tum in sonum tractusque transeunt sardinensis sermonis, qui, ut ipse noui, etiam ex latino est» ("ove gli abitanti parlano un latino quasi intatto e, quando le parole latine si corrompono, passano allora ai suoni e tratti della lingua sarda, che, da quanto ne so, deriva anch'essa dal latino")». Citato in Michele Loporcaro, Vowel Length from Latin to Romance, Oxford University Press, 2015, p. 48.
- ↑ Traduzione offerta da Michele Amari: «I sardi sono di schiatta RUM AFARIQAH (latina d'Africa), berberizzanti. Rifuggono (dal consorzio) di ogni altra nazione di RUM: sono gente di proposito e valorosa, che non lascia mai l'arme.» Nota di Mohamed Mustafa Bazama: «Questo passo, nel testo arabo, è un poco differente, traduco qui testualmente: "gli abitanti della Sardegna, in origine sono dei Rum Afariqah, berberizzanti, indomabili. Sono una (razza a sé) delle razze dei Rum. [...] Sono pronti al richiamo d'aiuto, combattenti, decisivi e mai si separano dalle loro armi (intende guerrieri nati).» Mohamed Mustafa Bazama, Arabi e sardi nel Medioevo, Cagliari, Editrice democratica sarda, 1988, pp. 17, 162.
- ↑ «Wa ahl Ğazīrat Sardāniya fī aṣl Rūm Afāriqa mutabarbirūn mutawaḥḥišūn min ağnās ar-Rūm wa hum ahl nağida wa hazm lā yufariqūn as-silāḥ». Contu, Giuseppe. Sardinia in Arabic sources (PDF), su eprints.uniss.it. URL consultato il 23 aprile 2022 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2021). Annali della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Sassari, Vol. 3 (2003 pubbl. 2005), p. 287-297. ISSN 1828-5384
- ↑ Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Edizioni Il Maestrale, 2005, p. 83.
- ↑ «I sardi, popolo di razza latina africana piuttosto barbaro, che vive appartato dal consorzio delle altre genti latine, sono intrepidi e risoluti; essi non abbandonano mai le armi.» Al Idrisi, traduzione e note di Umberto Rizzitano, Il Libro di Ruggero. Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni attraverso il mondo, Palermo, Flaccovio Editore, 2008.
- ↑ Luigi Pinelli, Gli Arabi e la Sardegna : le invasioni arabe in Sardegna dal 704 al 1016, Cagliari, Edizioni della Torre, 1977, p. 30, 42.
- ↑ J.N. Adams, The Regional Diversification of Latin 200 BC - AD 600, Cambridge University Press, 2007, p. 576, ISBN 978-1-139-46881-7.
- ↑ «Wagner prospetta l’ipotesi che la denominazione sarda, identica a quella berbera, sia una reminiscenza atavica di lontane tradizioni comuni e così commenta (p. 277): "Parlando delle sopravvivenze celtiche, dice il Bertoldi: «Come nell’Irlanda odierna, anche nella Gallia antica una maggiore cedevolezza della “materia” linguistica, suoni e forme, rispetto allo “spirito” che resiste più tenace». Questo vale forse anche per la Sardegna; antichissime usanze, superstizioni, leggende si mantengono più saldamente che non i fugaci fenomeni linguistici".» Max Leopold Wagner, La lingua sarda, Nuoro, Ilisso, 1951–1997, p. 10.
- ↑ Giovanni Battista Pellegrini, Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, 1977, p. 17, 34.
- ↑ Pellegrini, Giovanni Battista (1970). La classificazione delle lingue romanze e i dialetti italiani, in Forum Italicum, IV, pp.211-237
- ↑ Pellegrini, Giovanni Battista (1972). Saggi sul ladino dolomitico e sul friulano, Bari, pp.239-268
- ↑ Pellegrini, Giovanni Battista (1975). I cinque sistemi dell'italo-romanzo, in Saggi di linguistica italiana. Storia, struttura, società, Torino, Boringhieri.
- ↑ Bernardino Biondelli, Studi linguistici, Milano, Giuseppe Bernardoni, 1856, p. 189.)
- ↑ Antonietta Dettori, Dialetti sardi, Treccani
- ↑ Max Leopold Wagner (1951). La lingua sarda, Bem, Francke, pp. 59-61
- ↑ Matteo Bartoli (1903). Un po' di sardo, in Archeografo triestino XXIX, pp. 129-151
- ↑ Pier Enea Guarnerio (1905). Il sardo e il corso in una nuova classificazione delle lingue romanze, in Archivio Glottologico Italiano, 16, pp. 491-516
- ↑ «In earlier times Sardinian probably was spoken in Corsica, where Corsican (Corsu), a Tuscan dialect of Italian, is now used (although French has been Corsica’s official language for two centuries).» Sardinian language, Encyclopedia Britannica.
- ↑ «Evidence from early manuscripts suggests that the language spoken throughout Sardinia, and indeed Corsica, at the end of the Dark Ages was fairly uniform and not very different from the dialects spoken today in the central (Nuorese) areas.» Martin Harris, Nigel Vincent (2000). The Romance languages. London and New York: Routledge. p. 315.
- ↑ «Sardinian is the only surviving Southern Romance language which was also spoken in former times on the island of Corsica and the Roman province of North Africa.» Georgina Ashworth, World Minorities, vol. 2, Quartermaine House, 1977, p. 109..
- ↑ Jean-Marie Arrighi, Histoire de la langue corse, Paris, Gisserot, 2002, p. 39.
- ↑ Eduardo Blasco Ferrer, Peter Koch, Daniela Marzo, Manuale di linguistica sarda. Manuals of Romance linguistics, De Gruyter Mouton, 2017, p. 321.
- ↑ Brenda Man Qing Ong, Francesco Perono Cacciafoco, Unveiling the Enigmatic Origins of Sardinian Toponyms, Languages, 2021-2022.
- 1 2 Sardinian intonational phonology: Logudorese and Campidanese varieties, Maria Del Mar Vanrell, Francesc Ballone, Carlo Schirru, Pilar Prieto (PDF).
- ↑ Massimo Pittau, Sardo, Grafia, su pittau.it.
- ↑ «Nel caso del sardo, essa ha prodotto la esistenza non di una, ma di due lingue sarde, il "logudorese" e il "campidanese". La sua costruzione storica ha origini ben precise e ricostruibili. Nel periodo di esistenza del Regno di Sardegna, l'Isola era suddivisa in due Governatorati, il Capo di Sopra e il Capo di Sotto. Nel XVIII secolo, il naturalista Francesco Cetti, mandato da Torino a studiare la fauna e la natura della Sardegna, e quindi a mappare anche i Sardi, riprese la partizione amministrativa da un celebre commentario cinquecentesco della Carta de Logu utilizzato in ambienti governativi, e la traslò in ambito linguistico. Se esisteva il Capo di Su e il Capo di Sotto, doveva pur esistere un sardo di Su e un sardo di Sotto. Il primo lo denominò logudorese, e il secondo campidanese.» Paolo Caretti et al., Regioni a statuto speciale e tutela della lingua, G. Giappichelli Editore, 2017, p. 79.
- ↑ Marinella Lőrinczi, Confini e confini. Il valore delle isoglosse (a proposito del sardo) (PDF), su people.unica.it, p. 9.
- ↑ Eduardo Blasco Ferrer, Peter Koch, Daniela Marzo, Manuale di linguistica sarda. Manuals of Romance linguistics, De Gruyter Mouton, 2017, p. 16.
- ↑ Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 137.
- 1 2 «In altre parole, queste divisioni del sardo in logudorese e campidanese sono basate unicamente sulla necessità - chiarissima nel Cetti - di arrivare comunque a una divisione della Sardegna in due "capi". […] La grande omogeneità grammaticale del sardo viene ignorata, per quanto riguarda gli autori tradizionali, in parte per mancanza di cultura linguistica, ma soprattutto per la volontà, riscontrata esplicitamente in Spano e Wagner, di dividere il sardo e i sardi in varietà "pure" e "spurie". In altri termini, la divisione del sardo in due varietà nettamente distinte è frutto di un approccio ideologico alla variazione dialettale in Sardegna». Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 141.
- ↑ Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 138.
- ↑ Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 93.
- ↑ Una lingua unitaria che non ha bisogno di standardizzazioni, Roberto Bolognesi.
- ↑ Contini, Michel (1987). Ètude de géographie phonétique et de phonétique instrumentale du sarde, Edizioni dell'Orso, Cagliari
- ↑ Bolognesi R. & Heeringa W., 2005, Sardegna fra tante lingue. Il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi, Condaghes, Cagliari
- 1 2 «Queste pretese barriere sono costituite da una manciata di fenomeni lessicali e fonetico-morfologici che, comunque, non impediscono la mutua comprensibilità tra parlanti di diverse varietà del sardo. Detto questo, bisogna ripetere che le varie operazioni di divisione del sardo in due varietà sono tutte basate quasi esclusivamente sull'esistenza di pronunce diverse di lessemi (parole e morfemi) per il resto uguali. […] Come si è visto, non solo la sintassi di tutte le varietà del sardo è praticamente identica, ma la quasi totalità delle differenze morfologiche è costituita da differenze, in effetti, lessicali e la percentuale di parole realmente differenti si aggira intorno al 10% del totale.» Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 141.
- ↑ Cf. Karl Jaberg, Jakob Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz, vol. 8, Zofingen, Ringier, 1928.
- ↑ «Noi ci atterremo alla partizione ormai classica che divide il Sardo in tre principali dialetti: il Campidanese, il Nuorese, il Logudorese». Maurizio Virdis, Fonetica del dialetto sardo campidanese, Cagliari, Edizioni Della Torre, 1978, p. 9.
- ↑ Cf. Maria Teresa Atzori, Sardegna, Pisa, Pacini, 1982.
- ↑ Günter Holtus, Michael Metzeltin, Christian Scmitt, Lexicon der romanistischen Linguistik, vol. 4, Tübingen, Niemeyer, pp. 897-913.
- ↑ Stima su un campione di 2715 interviste: Anna Oppo, Le lingue dei sardi (PDF). URL consultato il 15 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2018).
- ↑ Perché si parla catalano ad Alghero? - Corpus Oral de l'Alguerès.
- ↑ La minoranza negata: i Tabarchini, Fiorenzo Toso - Treccani.
- ↑ Meyer Lübke, Grammatica storica della lingua italiana e dei dialetti toscani, 1927, riduzione e traduzione di M. Bartoli, Torino, Loesher, 1972, p. 216. Sta in Francesco Bruni, op. cit., 1992 e 1996, p. 562.
- ↑ «Le lingue che si parlano in Sardegna si possono dividere in istraniere, e nazionali. Straniera totalmente è la lingua d'Algher, la quale è la catalana, a motivo che Algher medesimo è una colonia di Catalani. Straniera pure si deve avere la lingua che si parla in Sassari, Castelsardo e Tempio; è un dialetto italiano, assai più toscano, che non la maggior parte de’ medesimi dialetti d'Italia.» Francesco Cetti, Storia naturale della Sardegna. I quadrupedi, Sassari, 1774.
- ↑ Giovanni Floris, L'uomo in Sardegna: aspetti di antropobiologia ed ecologia umana, Sestu, Zonza, 1998, p. 207.
- ↑ Cfr. Francesco Mameli, Il logudorese e il gallurese, Villanova Monteleone, Soter editrice, 1998.
- ↑ Mauro Maxia, Studi sardo-corsi, 2010, p.69
- ↑ Francesco Bruni, op. cit., 1992 e 1996. p. 562.
- ↑ Le lingue dei Sardi (PDF)., Sito della Regione Autonoma della Sardegna, Anna Oppo (curatrice del rapporto finale) e AA. Vari (Giovanni Lupinu, Alessandro Mongili, Anna Oppo, Riccardo Spiga, Sabrina Perra, Matteo Valdes), Cagliari, 2007, p. 69.
- ↑ V. il ricorso. URL consultato il 26 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2020). dell'avvocato Besostri contro la legge elettorale italiana del 2015.
- ↑ «Tra gli aspetti che necessitano una immediata rivisitazione - aggiunge il governatore - vi è il fatto che nel nostro Statuto Speciale di Autonomia non è ancora contemplata una norma che in qualche modo richiami e contenga la lingua e la cultura isolana. Mentre, per contro, negli Statuti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, per quanto emananti nello stesso periodo, tali norme son ben presenti. Il che ha consentito il riconoscimento di un pacchetto di misure e agevolazioni da parte della Repubblica proprio in ragione del fatto di essere territori aventi lo status di minoranza etnolinguistica.» Giornata mondiale della lingua madre, Solinas: "Il sardo deve avere la stessa dignità dell'italiano", in L'Unione Sarda, 2021.
- ↑ La Cassazione: "Il sardo è una lingua, non può essere considerato un dialetto" - Unione Sarda (12/12/2014).
- ↑ Lingue di minoranza e scuola. A dieci anni dalla Legge 482/99 Quaderni della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolasticie per l’Autonomia Scolastica (PDF).
- ↑ Lingua sarda, Legislazione Internazionale, Sardegna Cultura, su sardegnacultura.it. URL consultato il 20 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2020).
- ↑ Italia, sulle lingue minoritarie passi ancora da fare, su affarinternazionali.it. URL consultato il 20 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2020).
- ↑ Lingua sarda, Marilotti (M5s): "Occorre ratifica della Carta europea delle lingue minoritarie", su cagliaripad.it.
- ↑ European Parliamentary Research Service. Regional and minority languages in the European Union, Briefing September 2016 (PDF).
- ↑ La mancata ratifica della Carta rivela le “scorrettezze” del Belpaese L'Europa e il sardo: cartellino giallo per l'Italia - Unione Sarda (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2014).
- ↑ L'Ue richiama l'Italia: non ha ancora firmato la Carta di tutela - Messaggero Veneto.
- ↑ Question for written answer E-005984-17 to the Commission, Rule 130, Renato Soru (S&D), su europarl.europa.eu, 26 settembre 2017.
- ↑ The Council of Europe Advisory Committee on the Framework Convention for the Protection of National Minorities, Fourth Opinion on Italy, 2015.
- ↑ Il Consiglio d'Europa: «Lingua sarda discriminata, norme non rispettate», L'Unione Sarda.
- ↑ Resolution CM/ResCMN(2017)4 on the implementation of the Framework Convention for the Protection of National Minorities by Italy, Council of Europe, su rm.coe.int.
- ↑ Piera Serusi, Se i ragazzi non parlano la lingua degli anziani, su da L'Unione Sarda (Università degli Studi di Cagliari), 8 dicembre 2017. URL consultato il 4 maggio 2024 (archiviato il 4 maggio 2024).
- ↑ Università contro spending review «Viene discriminato il sardo» - Sassari Notizie, su sassarinotizie.com.
- ↑ Il consiglio regionale si sveglia sulla tutela della lingua sarda, su buongiornoalghero.it.
- ↑ (CA) Alguer.it «Salviamo sardo e algherese in Parlamento», su notizie.alguer.it. URL consultato il 5 agosto 2012.
- ↑ Scuola e minoranze linguistiche, vertice a Roma, su lanuovasardegna.it.
- ↑ Sentenza Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013, depositata il 18 luglio 2013 su ricorso della regione Friuli-VG, su giurcost.org.
- ↑ Delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012 (PDF)..
- ↑ Dicitura bilingue per lo stemma della Regione, in La Nuova Sardegna, 07 luglio 2012. URL consultato il 9 ottobre 2012.
- ↑ Il Consiglio si ‘prende’ la Limba, da oggi interventi autonomi dal Governo - SardiniaPost.
- ↑ Sardegna, approvata la legge che dà lo status ufficiale di lingua al sardo, La Nuova Sardegna.
- ↑ Sardegna, sì alla legge per la tutela della lingua: sarà insegnata nelle scuole, La Repubblica.it.
- ↑ Lingua sarda: quest'anno niente corsi nelle scuole, in L'Unione Sarda, 2019.
- ↑ Manca, 5Stelle, denuncia: 100 docenti di lingua sarda rischiano il lavoro, in La Nuova Sardegna, 2019.
- ↑ «Niente lingua sarda a scuola, la legge regionale è inattuata», in La Nuova Sardegna, 2020.
- ↑ Nella Procura di Oristano si parla sardo: primo sportello giudiziario in Italia per una lingua minoritaria, in La Nuova Sardegna, 2021.
- ↑ Jones, Sardinian Syntax, Routledge, 1993.
- ↑ Massimo Pittau, Grammatica del Sardo Illustre, su pittau.it. URL consultato il 18 aprile 2021.
- ↑ Massimo Pittau, Grammatica del sardo illustre, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2005, ISBN 978-88-7138-372-9, OCLC 238818951.
- ↑ «Nel periodo giudicale si osserva una certa unitarietà del modo di scrivere il sardo, ma non si ha notizia di alcuna regolazione: la sua ufficialità era implicita e data per scontata. Nel XVI e, poi, nel XVIII secolo, nei circoli umanisti e in quelli gesuitici, rispettivamente, si è osservato un tentativo di fornire una regolazione, ma tali tentativi furono non solo ostacolati ma anche repressi dalle autorità coloniali ispaniche e soprattutto sabaude.» Paolo Caretti et al., Regioni a statuto speciale e tutela della lingua, G. Giappichelli Editore, 2017, pp. 75-76.
- ↑ «L'esistenza di una striscia di "terra di nessuno" (fatta eccezione, comunque, per i dialetti di Laconi e Seneghe) tra dialetti meridionali e settentrionali, come anche della tradizionale suddivisione della Sardegna in due "capi" politico-amministrativi oltre che, ma fino a un certo punto, sociali e antropologici (Cabu de Susu e Cabu de Jossu), ma soprattutto della popolarizzazione, condotta dai mass media negli ultimi trent'anni, di teorie pseudo-scientifiche sulla suddivisione del sardo in due varietà nettamente distinte tra di loro, hanno contribuito a creare presso una parte del pubblico l'idea che il sardo sia diviso tra le due varietà del "campidanese" e del "logudorese". In effetti, si deve più correttamente parlare di due tradizioni ortografiche, che rispondono a queste denominazioni, mettendo bene in chiaro però che esse non corrispondono a nessuna varietà reale parlata in Sardegna.» Bolognesi, Roberto (2013). Le identità linguistiche dei sardi, Condaghes, p. 93
- 1 2 3 Giuseppe Corongiu, Il sardo: una lingua normale: manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013, ISBN 88-7356-214-0, OCLC 856863696.
- ↑ Roberto Bolognesi, Il dimezzamento del sardo fra scienza e politica, su Bolognesu: in sardu, 25 novembre 2013. URL consultato il 14 novembre 2020.
- ↑ (SC) Roberto Bolognesi, S’imbentu de su campidanesu e de su logudoresu, su Bolognesu: in sardu, 4 aprile 2010. URL consultato il 14 novembre 2020.
- ↑ Roberto Bolognesi, Le identità linguistiche dei sardi, Cagliari, Condaghes, 2013, p. 141, ISBN 978-88-7356-225-2, OCLC 874573242.«In altre parole, queste divisioni del sardo in logudorese e campidanese sono basate unicamente sulla necessità - chiarissima nel Cetti - di arrivare comunque a una divisione della Sardegna in due "capi". [...] La grande omogeneità grammaticale del sardo viene ignorata, per quanto riguarda gli autori tradizionali, in parte per mancanza di cultura linguistica, ma soprattutto per la volontà, riscontrata esplicitamente in Spano e Wagner, di dividere il sardo e i sardi in varietà "pure" e "spurie". In altri termini, la divisione del sardo in due varietà nettamente distinte è frutto di un approccio ideologico alla variazione dialettale in Sardegna»
- ↑ «The phonetic differences between the dialects occasionally lead to communicative difficulties, particularly in those cases where a dialect is believed to be 'strange' and 'unintelligible' owing to the presence of phonetic peculiarities such as laryngeal or pharyngeal consonants or nazalized vowels in Campidanese and in the dialects of central Sardinia. In his comprehensive experimental-phonetic study, however, Contini (1987) concludes that interdialectal intelligibility exists and, on the whole, works satisfactorily.» Rebecca Posner, John N. Green, Bilingualism and Linguistic Conflict in Romance, De Gruyter Mouton, 1993, p. 287.
- ↑ Michel Contini, Etude de géographie phonétique et de phonétique instrumentale du sarde, Cagliari, Edizioni dell'Orso, 1987, ISBN 88-7694-015-4, OCLC 15140324.
- ↑ Roberto Bolognesi e Wilbert Heeringa, Sardegna fra tante lingue - il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi (PDF), Cagliari, Condaghes, 2005, ISBN 978-88-7356-075-3, OCLC 67225702. URL consultato il 14 novembre 2020 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2014).
- ↑ Roberto Bolognesi, Una lingua unitaria che non ha bisogno di standardizzazioni, su Bolognesu: in sardu, 9 gennaio 2018. URL consultato il 14 novembre 2020.
- ↑ Regole Ortografiche - Premio Ozieri di Letteratura Sarda, su premiozieri.it. URL consultato il 18 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2021).
- ↑ Regione Autonoma della Sardegna, LIMBA SARDA COMUNA - Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale (PDF), su regione.sardegna.it.
- ↑ Xavier Frias, Proposte di Miglioramento dello Standard Sardo L.S.C..
- ↑ Roberto Bolognesi, Sì alla lingua sarda standard, ma con questi emendamenti, su vitobiolchini.it, 23 giugno 2014. URL consultato il 14 novembre 2020.
- ↑ (SC, IT) Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda (PDF), su provincia.cagliari.it, 2009. URL consultato il 18 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2020).
- ↑ (SC) DELIBERATZIONE N. 16/14 DE SU 18.04.2006 - Limba Sarda Comuna. Adotzione de sas normas de referèntzia de caràtere isperimentale pro sa limba sarda iscrita in essida de s’Amministratzione regionale (PDF), su regione.sardegna.it.
- 1 2 Regione Autonoma della Sardegna, Monitoraggio sull'utilizzo sperimentale della Limba Sarda Comuna 2007-2013 (PDF), su sardegnacultura.it. URL consultato il 14 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
- ↑ (EN) Federico Gobbo e Laura Vardeu, Which Sardinian for education?, in Contested Languages: The hidden multilingualism of Europe, vol. 8, p. 221, DOI:10.1075/wlp.8.13gob. URL consultato il 23 gennaio 2021.
- ↑ (EN) Federico Gobbo, Laura Vardeu, Which Sardinian for education?, 12 maggio 2016. URL consultato il 23 gennaio 2021.
- ↑ Lorenzo Renzi, Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, Il Mulino, 2009, p. 55.
Bibliografia
- Vissentu Porru, Dizionariu universali sardu-italianu, Casteddu, 1832.
- Giovanni Spano, Ortografia sarda nazionale, Cagliari, Reale Stamperia, 1840.
- Giovanni Spano, Vocabolario sardo-italiano e italiano-sardo, 2 v., Bologna-Cagliari, Arnaldo Forni, 1966-1851.
- Max Leopold Wagner, Fonetica storica del sardo, Cagliari, Trois, 1984. (Traduzione di: Historische Lautlehre des Sardinischen, 1941).
- Max Leopold Wagner, La lingua sarda. Storia, spirito e forma, Berna, Francke, 1951; ora a cura di Giulio Paulis, Nuoro, 1997.
- Max Leopold Wagner, Dizionario etimologico sardo (DES), Heidelberg, Carl Winter, 1962. (ristampa Cagliari, Trois, 1989).
- Angioni, Giulio, Pane e formaggio e altre cose di Sardegna, Zonza, Cagliari, 2002.
- Angioni, Giulio, Tutti dicono Sardegna, EDeS, Cagliari, 1990.
- Francesco Alziator, Storia della letteratura di Sardegna, Cagliari, 3T, 1982
- Bruno Anatra, Editoria e pubblico in Sardegna fra Cinque e Seicento, Roma, Bulzoni, 1982
- Maxia, Mauro, Lingua Limba Linga. Indagine sull'uso dei codici linguistici in tre comuni della Sardegna settentrionale, Cagliari, Condaghes 2006
- Maxia, Mauro, La situazione sociolinguistica della Sardegna settentrionale, in Sa Diversidade de sas Limbas in Europa, Itàlia e Sardigna, Regione Autònoma de Sardigna, Bilartzi 2010
- B. S. Kamps e Antonio Lepori, Sardisch fur Mollis & Muslis., Steinhauser, Wuppertal, 1985.
- Blasco Ferrer, Eduardo, Linguistica sarda. Storia, metodi, problemi, Condaghes, Cagliari, 2003.
- Blasco Ferrer, Eduardo Paleosardo. Le radici linguistiche della Sardegna neolitica, Berlin/New York (2010)
- Bolognesi, Roberto e Wilbert Heeringa, Sardegna tra tante lingue: il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi, Condaghes, Cagliari, 2005.
- Bolognesi, Roberto, Le identità linguistiche dei sardi, Condaghes
- Bolognesi, Roberto The phonology of Campidanian Sardinian: a unitary account of a self-organizing structure, The Hague: Holland Academic Graphics
- Cardia, Amos, S'italianu in Sardìnnia, Iskra, 2006.
- Cardia, Amos, Apedala dimòniu, I sardi, Cagliari, 2002.
- Casula, Francesco, La Lingua sarda e l'insegnamento a scuola, Alfa, Quartu Sant'Elena, 2010.
- Casula, Francesco, Breve storia della scrittura in Sardegna, EDES, Cagliari, 1978.
- Francesco Casula, Letteratura e civiltà della Sardegna. Volume I, 1ª ed., Dolianova, Grafica del Parteolla, 2011, ISBN 978-88-96778-61-6.
- Francesco Casula, Letteratura e civiltà della Sardegna. Volume II, 1ª ed., Dolianova, Grafica del Parteolla, 2013, ISBN 978-88-6791-018-2.
- Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, it, Carlo Delfino Editore, 1994, ISBN 978-88-7138-084-1.
- Sugeta, Shigeaki, Su bocabolariu sinotticu nugoresu - giapponesu - italianu: sas 1500 paragulas fundamentales de sa limba sarda, Della Torre, Cagliari, 2000.
- Sugeta, Shigeaki, Cento tratti distintivi del sardo tra le lingue romanze: una proposta, 2010.
- Colomo, Salvatore (a cura di), Vocabularieddu Sardu-Italianu / Italianu-Sardu.
- Giuseppe Corongiu, Il sardo. Una lingua «normale». Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013, ISBN 88-7356-214-0, OCLC 856863696. URL consultato il 4 dicembre 2019.
- Farina, Luigi, Vocabolario Nuorese-Italiano e Bocabolariu Sardu Nugoresu-Italianu.
- Jones, Michael Allan, Sintassi della lingua sarda (Sardinian Syntax), Condaghes, Cagliari, 2003.
- Lepori, Antonio, Vocabolario moderno sardo-italiano: 8400 vocaboli, CUEC, Cagliari, 1980.
- Lepori, Antonio, Zibaldone campidanese, Castello, Cagliari, 1983.
- Lepori, Antonio, Fueddàriu campidanesu de sinònimus e contràrius, Castello, Cagliari, 1987.
- Lepori, Antonio, Dizionario Italiano-Sardo Campidanese, Castello, Cagliari, 1988.
- Lepori, Antonio, Gramàtiga sarda po is campidanesus, C.R., Quartu S. Elena, 2001.
- Lepori, Antonio, Stòria lestra de sa literadura sarda. De su Nascimentu a su segundu Otuxentus, C.R., Quartu S. Elena, 2005.
- Mario Argiolas, Roberto Serra. Limba lingua language: lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell'era della globalizzazione, Cagliari: Cuec, 2001.
- Mameli, Francesco, Il logudorese e il gallurese, Soter, Villanova Monteleone, 1998.
- Mensching, Guido, Einführung in die sardische Sprache, Romanistischer Verlag, Bonn, 1992.
- Mercurio,Giuseppe, S'allega baroniesa. La parlata del sardo-baroniese – fonetica, morfologia, sintassi, Ghedini, Milano, 1997.
- Ong, Brenda Man Qing e Francesco Perono Cacciafoco, Unveiling the Enigmatic Origins of Sardinian Toponyms, Languages, 7, 2, 131, pp. 1–19, 2022, Paper, DOI: https://doi.org/10.3390/languages7020131.
- Pili, Marcello, Novelle lanuseine: poesie, storia, lingua, economia della Sardegna, La sfinge, Ariccia, 2004.
- Pira, Michelangelo, Sardegna tra due lingue, Della Torre, Cagliari, 1984.
- Pittau, Massimo, Grammatica del sardo-nuorese, Patron, Bologna, 1972.
- Pittau, Massimo, Grammatica della lingua sarda, Delfino, Sassari, 1991.
- Pittau, Massimo, Dizionario della lingua sarda: fraseologico ed etimologico, Gasperini, Cagliari, 2000/2003.
- Putzu, Ignazio, «La posizione linguistica del sardo nel contesto mediterraneo», in Neues aus der Bremer Linguistikwerkstatt. aktuelle Themen und Projekte, a cura di Cornelia Stroh, Universitätsverlag Dr. N. Brockmeyer, Bochum, 2012, pp. 175–206.
- Rubattu, Antonino, Dizionario universale della lingua di Sardegna, Edes, Sassari, 2003.
- Rubattu, Antonino, Sardo, italiano, sassarese, gallurese, Edes, Sassari, 2003.
- Grimaldi, Lucia, Code switching nel sardo – un segno di disintegrazione o di ristrutturazione socio-linguistica?, 2010.
- Heinz Jürgen Wolf, Studi barbaricini: miscellanea di saggi di linguistica sarda, Cagliari, 1992.
- Heinz Jürgen Wolf],Studia ex hilaritate: mélanges de linguistique et d'onomastique sardes et romanes offerts à Monsieur Heinz Jürgen Wolf, 1996
- Heinz Jürgen Wolf, Toponomastica barbaricina: i nomi di luogo dei comuni di Fonni, Gagoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgòsolo, Ovodda, Editore Insula, Nuoro, 1998 ISBN 8886111096
- Heinz Jürgen Wolf, Il Vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico di Giovanni Spano, Quaderni Bolotanesi n. 31, Bolotana, 2005
- Salvatore Tola, La Letteratura in Lingua Sarda. Testi, autori, vicende (PDF), 1ª ed., Cagliari, CUEC, 2006, ISBN 88-8467-340-2, OCLC 77556665. URL consultato il 4 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2016).
- Salvatore Tola, 50 anni di premi letterari in lingua sarda, 1ª ed., Sestu, Domus de Janas, 2006, ISBN 88-88569-61-8, OCLC 77504100. URL consultato il 4 dicembre 2019.
- Toso, Fiorenzo, La Sardegna che non parla sardo, Cuec, 2012
- Poscheddu, Peppe (1990); a cura di Giuseppe Petazzi. Vocabolario medico: italiano-sardo sardo-italiano, 2D Editrice Mediterranea, Cagliari
- Alessandro Mongili, Topologie postcoloniali. Innovazione e modernizzazione in Sardegna, Cagliari, Condaghes, 2015.
- (SC) Giuseppe Corongiu, A dies de oe. Annotos pro una limba sarda tzìvica e cuntemporànea, Cagliari, Condaghes, 2020, ISBN 978-88-7356-374-7.
Voci correlate
- Sardegna
- Grammatica sarda
- Lingua protosarda
- Storia della lingua sarda
- Prenomi sardi
- Cognomi sardi
- Limba Sarda Comuna
- Italiano regionale della Sardegna
- Nuova letteratura sarda
Varianti della lingua sarda
Lingue alloglotte della Sardegna
Bilinguismo
Altri progetti
Wikipedia dispone di un'edizione in sardo (sc.wikipedia.org)
Wikisource contiene alcuni canti in sardo
Wikiquote contiene alcuni proverbi in sardo
Wikibooks contiene testi o manuali su sardo
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul sardo
Collegamenti esterni
- Sardu.wiki, Atlante dei lemmi della lingua sarda, su sardu.wiki.
- Apertium. Traduttore automatico dall'italiano al sardo..
- CROS - Curretore regionale ortogràficu sardu in lìnia. URL consultato il 17 agosto 2017 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2017).
- Memorie in lingua sarda, interviste realizzate in sardo (sottotitolate in Italiano e Sardo) in tutti i comuni della Sardegna, su sardegnadigitallibrary.it.
- (SC, IT) Vocabolariu durgalesu-italianu de Gonario Carta Brocca, su vocabolariudurgalesu.it.
- Sito Internet Sportello Lingua Sarda Università di Cagliari, su formaparis.com.
- Ichnussa, la biblioteca digitale della poesia sarda, su poesias.it.
- Piccolo estratto del Piccolo Principe in sardo, su www3.germanistik.uni-halle.de. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2010).
Dizionari
- (SC, IT, EN) Ditzionàriu in línia de sa limba e de sa cultura sarda - Dizionario sardo online, su ditzionariu.nor-web.eu.
- Dizionario universale della lingua di Sardegna - Antoninu Rubattu (A-L (PDF). URL consultato il 22 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2017). ,M-Z (PDF). URL consultato il 22 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2012).).
- Italiano - Sardo, su antoninurubattu.it. URL consultato il 22 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014).
- Logudorese. URL consultato il 21 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014). / Campidanese. URL consultato il 21 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014). / Nuorese. URL consultato il 21 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014). - Italiano
- Bocabolariu Sardu nugoresu-Italianu, Italiano-Sardo nuorese - Luigi Farina (PDF), su sardegnacultura.it. URL consultato l'8 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2009).
- Dizionario sardo-italiano, su birraichnusa.it. URL consultato il 27 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2010).
- Vocabolario italiano-sardo (Giovanni Spano) - Sardegna Digital Library (Giovanni Spano, Vocabolario Italiano-Sardo a cura di Giulio Paulis (PDF), su sardegnadigitallibrary.it, ILISSO – Bibliotheca sarda Grandi opere. URL consultato il 1º maggio 2022 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2014).) Edizione originale Cagliari 1852
- SarduDict | Ditzionàriu Sardu - Su Fueddàriu de sa Lìngua Sarda, su sardudict.com. URL consultato il 06/04/2026.
Normative
- Legge regionale n. 26, del 15 ottobre 1997, "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna", Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna. URL consultato il 25 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2021).
- Legge Regionale n. 22, del 3 luglio 2018, "Disciplina della politica linguistica regionale", Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna.
- "Limba Sarda Comuna: Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell'Amministrazione regionale (PDF), su regione.sardegna.it.
- Deliberazione n. 16/14 del 18.04.2006 "Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell'Amministrazione regionale" (PDF), su regione.sardegna.it.
- (SC) Deliberatzione n. 16/14 de su 18.04.2006 "Limba Sarda Comuna: Adotzione de sas normas de referèntzia de caràtere isperimentale pro sa limba sarda iscrita in essida de s'Amministratzione regionale" (PDF), su regione.sardegna.it.
| Controllo di autorità | GND (DE) 4134397-9 · J9U (EN, HE) 987007556089905171 · NDL (EN, JA) 00577474 |
|---|
