Linotype

La linotype (in italiano linotipo[2]) è una macchina tipografica che compone e giustifica automaticamente ciascuna linea di caratteri del testo[3]. Rappresenta il superamento della composizione a mano e fu introdotta negli ultimi decenni del XIX secolo. Il termine linotype è una contrazione line of types (colloquialmente line-o'-type), la linea di caratteri in metallo che la macchina è in grado di comporre automaticamente. È costituita da 92000 elementi meccanici capaci di effettuare 445 operazioni altrettanto meccaniche al minuto, in un'epoca senza elettronica.[4]
Storia
Invenzione
«The eighth wonder of the world[6][7]»
— Thomas Edison

La linotype è una macchina che fonde le singole lettere e le giustappone, automaticamente spaziate, nella linea[9]. Va premesso che prima i tipografi erano costretti a prendere i singoli caratteri in metallo (fossero lettere, numeri o segni di punteggiatura) da grandi cassetti di legno (cassettoni). Venivano sistemate a mano in un attrezzo chiamato "compositore" per formare le parole e le righe di testo, il tutto costituiva sia una enorme fatica manuale necessaria a comporre i testi e una perdita enorme di tempo che richiedeva la presenza di molte maestranze. È per tale motivo che universalmente i quotidiani dell'epoca avevano un numero di pagine molto ridotto (spesso solo 4 o addirittura 8 pagine) rispetto a quelli realizzati tramite linotype, comprendenti oltre gli articoli, la pubblicità, gli inserti speciali su vari argomenti. Per fare un paragone, una singola pagina di giornale poteva richiedere 2-3 giorni di composizione a mano, questo compito era assolto da una sola linotype in un'ora. Contemporaneamente l'editoria libraria poté ridurre i tempi per la composizione da mesi a settimane.
All'origine, l'idea di Moore e Clephane
All'origine dell'invenzione va ricordato Charles T. Moore, nato nel 1834, tipografo-inventore americano che rese possibile le prime fasi per creare la macchina linotype. Insieme a James Ogilvie Clephane (1842-1910), un altro inventore americano (di origine scozzese) stenografo abilitato all'esercizio della professione forense (aveva prestato servizio nello staff di Abramo Lincoln) cercava un metodo più veloce per comporre testi e pubblicare atti legali. Moore sviluppò un prototipo di macchina da scrivere e nel 1876 incontrò un tedesco proveniente da Hachtel, nel Württemberg, (dove vi conseguì la specializzazione di orologiaio prima di emigrare nel 1872 in USA), Ottmar Mergenthaler, che migliorò l'idea di Moore, creando la macchina linotype. Questa macchina consentiva di assemblare lettere e fondere righe di caratteri con facilità. Clephane era l'assistente d'ufficio del segretario di Stato William Seward e partecipò al corteo funebre del presidente Lincoln, lungo Pennsylvania Avenue, il 19 aprile 1865.

Baltimora (Maryland) e New York
Baltimora è la città in cui tutto nacque e la storia della linotype è preservata presso il Baltimora Museum of Industry in Key Highway 1415 proprio a quasi 1 km. di distanza dove si trovava la vecchia fabbrica di assemblaggio, un officina-capannone che era in centro città sito fra Camden Street e South Howard Street. Qui nel 1889 fu presentata la prima macchina chiamata Blower, ma non essendo ancora perfezionata nei meccanismi non aveva la piena funzionalità presentando dei difetti. Emersero contrasti fra i finanziatori e Merghentaler con il risultato che lui, nel 1888, si spostò a Brooklyn proprio quando emersero i suoi primi problemi di salute. Ebbe un attacco di pleurite che fortunatamente superò a fine anno potendo completare quello che sarà battezzata la «Model I»[10], questa risulterà totalmente affidabile e clla fabbrica di Baltimora[11] sarà per questo travolta dalle ordinazioni. Si aprì un altro stabilimento nella stessa città, in località Locust Point fra Clagett street e Allen street[12], complessivamente nell'anno 1894 si produssero 525 Modell I. Purtroppo la salute di Mergenthaler declinò e tutta la produzione tornò a 315 km (196 miglia) di distanza, New York, a Brooklyn,[13]
L'azienda era la Mergenthaler Linotype Company[14]. Lo stabilimento si trovava a Brooklyn, occupava un intero isolato vicino al Brooklyn Navy Yard, delimitato da Ryerson Street, Park Avenue, Hall Street e Flushing Avenue.[15]
Fu installata per la prima mondiale, nel 1886, al New York Tribune con il risultato di essere la prima macchina per la composizione tipografica automatica a poter consentire notevoli aumenti di produttività. Fu in quell'anno che Thomas Edison pronunciò la famosa frase su questa invenzione. Un altra celebrità cui fu fatta vedere questa macchina fu Albert Einstein che si sedette sul posto del linotipista (senza digitare alcuna lettera fu riferito) mentre era in visita il 25 gennaio 1933 a New York presso il giornale «Jewish Daily Bulletin»[16], foglio pubblicato dal 1924 al 1935.[17] Fu un successo commerciale in tutto il mondo, soltanto negli USA c'erano 25.000 macchine in uso nel 1911, 33.000 nel 1916 e più di 100.000 nel 1954.[18][19]
Il problema della lingua cinese
Avendo gli ideogrammi, la scrittura cinese[20] non è alfabetica a differenza di tutte le altre. Per tale motivo i giornali cinesi[21] non usavano le macchine linotype tradizionali a causa della scrittura logografica, che ha migliaia di caratteri complessi. Le linotype erano dotate di tastiera con 90 caratteri che poi emettevano le pesanti matrici di piombo o ottone. Gli editori quindi optavano per la composizione manuale[22], o per litografia e fotocomposizione. Prima della meccanizzazione, i compositori gestivano enormi armadi per caratteri, con 6.000-10.000 caratteri cinesi distinti, selezionandoli manualmente. Molti giornali usavano la litografia, con giornalisti che scrivevano a mano il layout su pietre litografiche. Negli anni attorno il 1920, alcune aziende cercarono di introdurre un alfabeto cinese fonetico per meccanizzare la lingua, ma tali tentativi si rivelarono fallimentari.
La linotype in Giappone
Fu sviluppata anche una versione giapponese della linotype fu prototipata, ma per via del gran numero di caratteri kanji, non raggiunse mai un utilizzo pratico e non fu mai impiegata nella stampa di giornali in Giappone. Fu sviluppata in sinergia con la società Linotype nell'agosto del 1930 e come riferivano le cronache del quotidiano Osaka Mainichi Shimbun (大阪毎日新聞) [23] fu fatta una dimostrazione nel luglio dello stesso anno. Tuttavia proprio la presenza di un alto numero di caratteri "kanji" rese estremamente difficoltosa una soluzione atta a costruire un sistema in grado di far circolare la matrice per una riga, proprio a differenza del sistema in utilizzo per alfabeto. L'idea naufragò quindi si passò dalla composizione tipografica[24] direttamente alle nuove tecniche informatiche, queste ultime invece hanno finalmente superato e cancellato ogni difficoltà.[25]
Le linotype russe
La lingua russa non costituisce invece problema. Semplicemente il magazzino ha le matrici con l'alfabeto cirillico con i vari caratteri.
La Russia ha prodotto per conto suo macchine linotype che erano probabilmente copie delle americane, smontate e a fondo studiate. È dal 1932 che inizia la vera produzione in serie, presso la ex fabbrica Simonov, la Maksa Geltsa (Макса Гельца) di Leningrado a nome di Max Hölz, agitatore politico anarcoide di sinistra caduto in disgrazia anche all'interno del suo movimento, poi forse perché poteva costituire un esempio scomodo fu cambiato il nome in "Lenpoligrafmash"[26](Ленполиграфмаш). Qui nacquero le linotype sovietiche (chiamate «linotip», "линотип") per ridurre la dipendenza da quelle occidentali, importate. Lo stabilimento continuò la produzione per molti anni, costruendo modelli come la linotype «N-124». Dopo la seconda Guerra mondiale cambiò nome, alcuni modelli avevano targhette "Neotyp" (Неотип), "Novatype" (Новатип) o semplicemente "Rossija" (Россия).
Nel passato: la tipografia sempre vicino alla redazione

Una volta era indispensabile applicare il sistema «redazione sopra, tipografia sotto»: i giornali uscivano di macchina a l'una o le due di notte per le varie edizioni, i tipografi e gli impaginatori si confrontavano per correggere con il «proto» (l'addetto a scovare gli errori di battitura) i testi scritti dalle 22.00 quando si iniziava a impostare l'impaginazione, in attesa chiaramente che notizie gravi l'avrebbero cambiata in tutto. La vicinanza tra giornalisti, il direttore del quotidiano e tipografi[28] anche con i ritmi serrati[29] creava un clima particolare con la stampa a caldo, le linotype, gli odori di inchiostri e dei loro solventi, quello metallico della lega fusa, il legno dei cassetti degli attrezzi e dei caratteri facendo venire in mente il paragone con l'odore di vapore e litantrace delle vaporiere ferroviarie. Oggigiorno è tutto cambiato sostituito da operatori con camicia bianchi davanti a terminali con stampanti laser su cui si interviene immediatamente per correzioni, cambi d'impaginazione, colori.
Alcuni esempi, solo per citarne alcuni, di redazione (al piano di sopra), tipografia con rotative lo sono state le sedi dai grandi giornali a quelli più locali, dal Corriere della Sera, sempre in via Solferino 28 (ancora esistente ma senza più l'annessa tipografia); La Stampa che era dal 1968 al 2012 in via Marenco 32; il genovese "Il Secolo XIX" che aveva luminosi finestroni smerigliati per le sale di composizione con tutto accanto quand'era dal 1968 al 1999 nel palazzo di via Varese 2, vicino la stazione Brignole.
Grandi sale di composizione
I grandi gruppi disponevano di grandi sale di composizione, reparti con 200 tipografi, il Corriere aveva 90/100 linotype, La Stampa e Stampa Sera[30] 60/80 macchine. Il tutto rappresentava un grosso investimento. Oltre la pubblicità, l'alta tiratura (non più quantificabile a quella d'oggi) e gli abbonamenti con le spedizioni garantivano un ritorno agli utili. Non vi era altro mezzo esclusa la radio (la televisione verrà dal 1954). Oggi è impensabile un paragone nel clima di continua informazione[31] ricevuta da tutti a livello globale, satellitare, mondiale ottenuta da smartphone e persino smart-watch connessi H.24 da ogni angolo del globo. Di quei tempi, degli inchiostri, del piombo restano foto emblematiche come quella di Arrigo Levi, direttore La Stampa (1973~1978) mentre scende in tipografia a tarda sera con i giornalisti confrontandosi con i tipografi[32][33][34] o del milanese «Corrierone»[35] Il New York Times[36] ne aveva 160 fino all'ultimo giorno del piombo datato 1 luglio 1976.
Componenti che formano una linotype
È costituita da una tastiera alfanumerica (90 tasti, simile a quelle delle macchine per scrivere) su cui un tecnico[37] specializzato detto «linotipista»[38] compone le parole comandando per ogni singolo tasto una leva che libera la corrispondente matrice prelevata dal magazzino.

Le matrici vanno a disporsi nel compositoio fino al completamento della riga. Quando la scrittura è completata, il compositoio, con un primo elevatore, passa alla forma. Qui, da un crogiolo è immesso il metallo fuso (solitamente una lega di piombo) che fonde l'intera riga. Un secondo elevatore affida poi le matrici al meccanismo della distribuzione, dove un sistema di prismi e di tre viti elicoidali s'incarica di riporre le matrici nei rispettivi canali del magazzino.

Per creare una matrice di caratteri, si digita su una tastiera specializzata, rilasciando matrici in ottone. Queste vengono assemblate e il metallo fuso viene pompato per formare una barra di testo. Infine, un meccanismo riordina le matrici per il riuso.
La linotype è composta da circa 92.000 elementi meccanici, ha una caldaia per fondere la lega di piombo-antimonio-stagno. Ogni singolo "lingotto", usato per rifornire la macchina di metallo che sarà fuso, pesa cadauno circa 2 kg (5 libbre). Inizialmente i crogioli erano esclusivamente alimentati a gas, in seguito verranno adottate resistenze elettriche che sarà l'unica fonte ad alimentare questi macchinari.
Società Linotype Italia
L'Italia non ha mai fabbricato o montato questo macchinario in quanto erano importate dalla società americana Mergenthaler Linotype Company (con le sue filiali mondiali)[39] a differenza del settore delle rotative tipografiche nel quale era all'avanguardia grazie ad aziende quali la Cerutti di Casale Monferrato e Vercelli.
1897: primo quotidiano italiano composto dalla linotype
In Italia le linotype vennero impiegate per la prima volta nella tipografia del giornale (anno 1897) «Tribuna» di Roma, a quel tempo il principale quotidiano della capitale[40].

I tempi dall'accensione all'uso e il calore generato
| 1 | Fusione e raggiungimento temperatura lega: | 1,5 - 2 ore |
| 2 | Spazzolatura e pulizia del pistone: | ~ 10 minuti |
| 3 | Lubrificazione e ispezione ingranaggi: | 10 - 15 minuti |
| 4 | Verifica dell'assemblatore e della tastiera: | Rapido test |
| Totale | Preparazione completa all'uso: | ~ 2 ore |
Servono diverse ore per riscaldare e preparare la linotype, gran parte del tempo è impiegato per fondere la lega di piombo e assicurarsi che i componenti meccanici siano adeguatamente lubrificati e puliti.[42] Sono necessari questi passaggi:
- Fusione per essere pronto richiede da 1,5 a 2 ore, ′ crogiolo contiene circa 20-23 kg della lega tipografica, il gas (vecchie versioni poi abbandonato) - l'elettricità portano alla giusta temperatura di fusione (circa∞ 279 °C - 288 °C: da 535 °F a 550 °F). Poi si effettua:
- Pulizia del pistone (10 minuti): occorre spazzolare il pistone metallico che spinge il piombo fuso nello stampo.
- Lubrificazione con ispezione (da 10 a 15 minuti): ingranaggi e bracci complessi che sono interconnessi devono essere lubrificati e
- Testare l'assemblatore e la tastiera per garantire che le matrici (stampi di lettere in ottone) cadano correttamente.
Il calore generato dalle linotype
Le sale di composizione di questi macchinari erano molto calde, con temperature che superavano d'estate i 50°C con il limite che, purtroppo, non si usavano ventilatori poiché l'aria generata disturbava il crogiolo di piombo fuso che poteva causare difetti nella composizione. Gli operatori usavano diversi metodi per resistere al caldo estivo. I tipografi installavano cappe aspiranti sopra il crogiolo (questo per i fumi tossici) e ventilatori anche piccoli rivolti direttamente a favore dell'operatore alla tastiera (in questo avevano un fattore comune con i macchinisti delle locomotive a vapore) inoltre bevevano molta acqua per rimanere idratati e i turni venivano ridotti usando pure asciugamani bagnati e/o ghiacciati attorno al collo per tenere sotto controllo la temperatura corporea.
L'Albero a camme (Main Cam Shaft)

L'albero a camme costituisce il "cervello meccanico" che sincronizza e automatizza tutti i movimenti complessi del ciclo di lavoro. La macchina non ha semplicemente una tastiera come una telescrivente o macchina da dattilografo, ma una vera e propria fonderia in miniatura e il sistema di camme serve a garantire che ogni azione avvenga nella frazione di secondo corretta:
- Movimento delle matrici: sposta le matrici in ottone dalla loro posizione iniziale per formare la riga di testo e, a fine riga, le reinserisce nel magazzino tramite il sistema di distribuzione.
- Fase di fusione: gestisce l'avvicinamento del crogiolo con il piombo fuso alle matrici per creare il blocco di metallo ("linea di caratteri" o slug). È per tale motivo che nel vecchio metodo si notavano fra una lettera dell'alfabeto e l'altra una linea inserita perché c'era nella composizione tipografica l'interlinea, uno spazietto. Sono strisce di metallo usate per distanziare le parole.
- Raffreddamento e taglio: coordina il movimento degli stampi e il taglio della riga per portarla alle dimensioni esatte, da ricordare che la linotype è una macchina puramente meccanica (altra epoca: l'elettronica ancora non era conosciuta) azionata da un singolo motore, l'albero a camme quindi trasforma il movimento rotatorio del motore in movimenti lineari (avanti, indietro, su, giù) precisi e cadenzati per ogni singola stazione della macchina.

Il disco o ruota dello stampo (mold disk or wheel)

Il mold wheel (o disco dello stampo) della linotype è una ruota rotante, generalmente dotata di 4 alloggiamenti per gli stampi. Durante il ciclo di fusione, il disco ruota per bloccare lo stampo contro il crogiolo, dove il metallo fuso (la già citata lega dei tre metalli[47]). Assomigliante alla frizione (slug) di una vettura con motore termico, si può affermare che la ruota portastampi lavora in combinazione con una frizione di sicurezza specializzata per prevenire possibili danni avendo la funzione principale trasferire alle parti mobili pesanti della macchina e come la frizione di un'auto, innesta e disinnesta la trasmissione. La genialità assoluta del sistema di Mergenthaler è la sicurezza meccanica che garantisce l'affidabilità completa del sistema: se una fila di matrici (line of matrice jams) si inceppa durante la fusione, la "frizione" è progettata per slittare, arrestando di fatto il meccanismo di azionamento impedendo la rottura dei pezzi. Questa ruota (disco) portastampi può contenere fino a quattro diversi blocchi di stampo utilizzati per fondere le righe di caratteri, infatti quando le matrici sono allineate nella morsa, la ruota avanza per bloccarsi saldamente contro di esse. Questo è l'attimo nel quale la lega tipografica fusa viene iniettata nello stampo e il disco (vedi foto) con il risultato di emettere una barretta alle lame di espulsione (ejection blades).
L'asta di sicurezza
La linotype è dorata di un'asta di sicurezza automatica a morsa (Automatic Vise safety rod ) che serve a prevenire danni alle matrici. Se la ruota dello stampo non si blocca correttamente contro le matrici anche perché può esserci un'ostruzione, l'asta si attiva automaticamente disinestando la "frizione di trasmissione" principale, arrestando il movimento in avanti della ruota dello stampo prima che schiacci, danneggiandole, le matrici di ottone.
Le viti di distribuzione (Distributors screws), le matrici, l'assemblatore

Gli alberi elicoidali (comunemente chiamati viti di distribuzione) servivano per trasportare le matrici di ottone usate nei loro alloggiamenti (chiamati magazzino) nella parte superiore della linotype. Dopo che una riga di testo veniva fusa nel metallo, le matrici usate venivano sollevate nella parte superiore della macchina appese per i loro denti tagliati a "V" a una barra d'acciaio fissa.

Con una spinta: tre alberi elicoidali contro-rotanti, uno con filettatura sinistrorsa e due con filettatura destrorsa, si innestavano con i lati delle matrici questo perché queste ultime dovevano essere continuamente spinte orizzontalmente lungo la guida fissa. Le matrici spostandosi lungo le viti, passavano sopra l'imboccatura del magazzino.


Lo specifico schema di denti sulla parte superiore di ciascuna matrice fungeva da chiave in tale modo la matrice raggiungeva il canale corrispondente alla combinazione di denti, la rotaia perdeva il supporto e la matrice si staccava naturalmente, scivolando (per forza di gravità) nel suo alloggiamento corretto. Le tre viti di distribuzione (le viti orizzontali rotanti che trasportano le matrici in ottone lungo la barra di distribuzione triangolare) avevano movimenti controrotanti.

L'assemblatore (assembler) della linotype posto davanti, vicino alla tastiera in modo tale di avere tutto a favore dei controlli dell'operatore che può toccare ha la funzione di raccogliere, organizzare e trattenere temporaneamente le matrici in ottone (ossia i stampi per le lettere) con gli spaziatori che cadono dal caricatore durante la digitazione. Allineati uno accanto all'altro nello spazio con indicatore millimetrico nell'ordine esatto in cui sono stati digitati, creano una riga di testo, pronta ad essere inviata al meccanismo di fusione. Le matrici vengono immagazzinate verticalmente in un vassoio nella parte superiore della macchina, chiamato caricatore, l'operatore premendo un tasto, fa cadere la matrice corrispondente che scorre su un nastro trasportatore portandolo direttamente nell'assemblatore. Qui, una ruota a stella rotante spinge delicatamente le matrici in linea. Assemblata una riga completa, l'intera fila di matrici viene trasferita a un blocco stampo (le ganasce della morsa) ed è in questo istante che viene iniettato il metallo, la lega, nella fila di stampi in ottone per fondere la singola riga di testo (un blocco). Finita la fusione, le matrici vengono spostate nella parte superiore della macchina da un elevatore e scorrono lungo guide di distribuzione dentellata. La particolare conformazione dei denti su ciascuna matrice le consente di staccarsi e ritornare con precisione al suo canale di stoccaggio originale nel caricatore per essere riutilizzata.[49]
Dalla battitura sulla tastiera al giornale "chiuso"
Al centro della foto in alto è visibile il sollevatore (barra di trasferimento) delle matrici dall'area di fusione alla parte superiore della macchina, dove poi un braccio meccanico le inserisce (spingendole) nelle viti di distribuzione. Il procedimento avviene in questo modo:
- Il linotipista[51] digita il testo; le matrici e gli spaziatori scendono posizionandosi nell'assemblatore millimetrato.
- Quando la riga corrisponde alla misura voluta, la morsa (vise) e il carrello elevatore la portano alla zona di fusione, dopodiché:
- Le matrici, prelevate dal sollevatore (elevator), vengono riportate nel magazzino tramite le tre viti di distribuzione rotanti (2 anteriori e 1 posteriore).
- Una barra entra in funzione spingendole all'interno.
- Avviene l'aggancio grazie alle alette superiori delle matrici, che le fanno scorrere orizzontalmente lungo la barra di distribuzione fissa fino a quando ciascuna matrice dei caratteri (o segni come asterischi, frecce ecc.) cade per gravità nel canale del magazzino corrispondente.
- Sul tavolo di lavoro è presente il telaio rettangolare in ferro che racchiude il testo in piombo composto dalla linotype.
- "Cannello" (o "chiave"): strumento usato per stringere i cunei (chiamati turres o chiavi di serraggio) per bloccare i testi all'interno del telaio.
- "Gabbia": schema o impaginazione che definisce lo spazio del testo all'interno della pagina.
- Si ricava il "flano", ovvero il foglio di cartone morbido e resistente al calore usato come matrice a calco in negativo, il quale viene pressato sopra i caratteri mobili per imprimere il testo in negativo.
- Tramite il calco usato come stampo si cola il piombo fuso per creare la lastra finale di stampa (lo "stereotipo").
Proprietà fisiche e fusione
Durante il raffreddamento, il metallo tende naturalmente a restringersi. Tuttavia, grazie alla proprietà dell'antimonio di espandersi durante la solidificazione, la lega compensa il ritiro termico, aderendo perfettamente a ogni microscopico dettaglio dello stampo. Questo processo garantisce la produzione di caratteri mobili con bordi taglienti e una precisione millimetrica.[52] La miscela liquida viene iniettata nelle matrici per formare una linea di testo.
Vecchie righe, nuove fusioni
Chiuso il giornale, di giorno, le righe di testo (dette appunto linotype) che componevano le pagine del giornale venivano gettate in grandi casse solitamente lignee dopo la stampa. I blocchi di metallo venivano poi reintrodotti nei crogioli delle macchine e fusi nuovamente per generare i caratteri del giorno dopo. Se durante la fusione continua, una piccola percentuale di metallo si ossidava questa andava perduta. Per mantenere intatte le proprietà della lega metallica, i tipografi aggiungevano periodicamente dei piccoli blocchi di metallo nuovo (chiamati "zecche") per ripristinare il corretto bilanciamento degli elementi.
Consumi, pesi, costi delle linotype
La linotype è una macchina da stampa molto pesante di conseguenza estremamente stabile perché tutte le parti sono realizzate in ghisa per il telaio principale, acciaio per le parti mobili interne e per il crogiolo. Nessuna parte è in plastica, o materiale leggero, se si escludono i tasti che rappresentano la parte più leggera.
| Caratteristica | Valore / Specifiche |
|---|---|
| Peso | Da 1.500 a 2.400 kg (modelli intermedi diffusi intorno ai 1.800 kg) |
| Tensione di alimentazione | Da 110/120 V CA monofase (60 Hz) a 220/230 V CA monofase (50 Hz) |
| Consumo elettrico | |
| Temperatura del crogiolo | Da 240 °C a 280 °C (temperatura utile a mantenere liquida la lega tipografica; il piombo puro fonde a 327 °C) |
| Costo storico e rivalutato | Circa 7.500.000 lire nel 1970 (corrispondenti a circa 80.811 € attuali) |
L'ultima evoluzione: dalla Elektron II dal nastro perforato al floppy

La nuova era dell'elettronica fece sviluppare l'utilizzo del sistema con il nastro perforato rappresentante la transizione tra la tecnologia a "caldo" (fusione) al futuro "freddo" dell'era digitale con i terminali elettronici con floppy disk[54] che alla fine venivano spesso collegati alle linotype tramite il lettore del nastro perforato. Da un terminale si memorizzava e correggeva il testo salvandolo sui floppy disk. Il computer inviava i dati al perforatore che trasformava il testo in sequenze di fori su una striscia di carta e un'apposita unità di lettura montata leggeva i fori del nastro-carta componendo le linee nella lega tipografica.

Dai nastri perforati al floppy disk
Fu proprio negli anni fra il 1970 e 1980 che aziende come Mergenthaler Linotype e Harris Corp. introdussero sistemi computerizzati come il Linotron. I primi computer e microprocessori elaboravano il testo dattiloscritto, gestivano la spaziatura della riga, i tipi e le dimensioni dei caratteri voluti, ma nell'ultima evoluzione del sistema invece di utilizzare vecchi nastri di carta perforati (ormai anche questo sorpassati) i dati, i testi, si salvavano sui floppy disk, che fungevano da memoria digitale portatile per trasferire i file di testo direttamente alla macchina di composizione tipografica.


La Teletypesetter (TTS)
La macchina che consentiva di usare la linotype con carta perforata è la «Teletypesetter[57] (TTS)[58] dotata di perforatrice a tastiera e di lettore meccanico, convertiva i fori in composizioni metalliche. Il processo si divideva in due fasi:
- Perforatrice di tastiera: permetteva all'operatore di battere il testo tramite tastiera, creando un nastro di carta, la velocità di battitura poi aumentava senza attese.
- Lettore di nastro perforato: inserito sulla linotype che legge i fori inviando gli impulsi per abbassare automaticamente i tasti (della linotype) e avviare la tradizionale fusione in piombo. Questo sistema, che era già visto come un aggiornamento tecnico divenne molto popolare tra i grandi quotidiani dopo il 1950, per la maggiore rapidità dimostrata.
Conciliare la linotype con l'elettronica
Generalmente è ritenuto il 1976 l'anno del tramonto della fusione a caldo: le classiche linotype elettromeccaniche, seppure geniali nella concezione progettuale, cominciavano a fare parte dell'archeologia industriale e la rapidità, l'efficienza (e la pulizia) del sistema a "freddo", la composizione al computer era il futuro vincente. Le nuove tecnologie furono applicate alla stampa dei quotidiani, dei rotocalchi a partire dai primi anni settanta. Poco a poco, nel mondo, la lega in piombo veniva sostituita dal sistema a fotocomposizione e l'impaginazione divenne un lavoro di grafica, eseguito sugli schermi del computer con risultato immediatamente visibile.

La composizione a freddo ha esaltato le potenzialità della stampa litografica[60] quale la stampa offset. Un settore nel quale la linotype trova ancora un utilizzo (oltre i musei storico-didattici nel mondo che le hanno funzionanti per mostrarle anche alle nuove generazioni) è quello della legatoria: le composizioni in piombo sono utilizzate per l'impressione artistica dei titoli in oro sulle copertine dei libri o per la personalizzazione di articoli in pelle.
Linotron, composizione elettronica
I sistemi di fotocomposizione Linotron usavano nastri magnetici a sette o nove canali come supporto di input veloce, insieme a nastri perforati. Questi nastri contenevano dati di testo e funzioni della macchina. Erano configurati come nastri digitali a 7 o 9 tracce, caricati tramite interfacce specializzate. I dati includevano testo, istruzioni di formattazione e comandi, gestiti dall'unità di controllo Linotron 505 o dal sistema Linotron 1010.[61] La «linotype-Paul»[62] era un'azienda britannica di stampa e tecnologia, fondata nel 1969 dalla fusione della Mergenthaler Linotype Company e della K. S. Paul & Associates. Specializzata in imaging elettronico e fotocomposizione, progettò caratteri digitali nel 1974 e fu integrata in "Linotype AG" negli anni '80 del XX secolo.
Gli ultimi giornali ancora stampati con il piombo
Negli Stati Uniti esiste ancora un giornale che resta ancorato al "vecchio metodo": The Saguache Crescent[63] fondato nel 1881, stampato a Saguache, Colorado, è ancora l'ultimo giornale composto con la stampa a caldo e le macchine Linotype.
In Europa, il giornale di Vervins, fondato nel 1906, Le Démocrate de l'Aisne[64] è l'ultimo a stampare con composizione a piombo.
In Italia Nicola Grauso, l'editore di Videolina, neo-proprietario dal 27 maggio 1985 del quotidiano di Cagliari l'Unione Sarda[65], rimasto con il quotidiano vaticano nella penisola Italica, l'ultimo ad utilizzare le linotype, investirà subito risorse per passare all'offset l'anno successivo.[66]
Riguardo il Vaticano, l'ultimo numero de l'Osservatore Romano stampato a caldo in abbinata con le linotype risale alla notte tra il 29 e il 30 aprile 1993. Con l'edizione del 30 aprile 1993 si completerà la transizione all'innovativa composizione computerizzata e alla stampa offset. Un cambio di era per i due giornali che erano rimasti gli ultimi legati alla fusione della lega tipografica[67].
Le linotype a bordo dei transatlantici del passato
I grandi transatlantici erano dotati di una tipografia con una o al massimo, due linotype perché riguardava anche il prestigio della società armatrice di offrire il massimo ai passeggeri. A bordo erano imbarcati fra il personale tipografi e compositori per stampare edizioni aggiornate apprese dai notiziari radiofonici ricevuti da terra durante la traversata oceanica, oltre bollettini meteo, notiziari, borse e anche menù giornalieri, programmi di concerti e manifesti di avvenimenti o avvisi a bordo.[68] Anche sulla sfortunata Andrea Doria era presente una vera e propria tipografia di bordo dotata di una moderna linotype 31. Riguardo il leggendario Titanic non c'era la linotype in quanto la tipografia utilizzava una macchina da stampa a caratteri mobili, nello specifico una pressa a platina Arab[69] azionata a pedale.
Esposizioni museali
Facente parte dell'archeologia industriale, le linotypes sono esposte[70], molte tenute anche perfettamente funzionanti a scopo scientifico-tecnico e didattico in molti musei nel mondo, soprattutto Europa e Nordamerica. In Italia c'è il:
- Museo della stampa di Soncino, provincia di Cremona.[71]
- Museo della Stampa e Stampa d'Arte "Andrea Schiavi"[72](Lodi): Custodisce una delle collezioni più ricche d'Europa con macchine storiche ancora regolarmente funzionanti.
- Tipoteca Italiana[73] a Cornuda (TV), è un museo dedicato all'evoluzione della tipografia e alle tecnologie di stampa prima dell'avvento del digitale.
- Piccolo Museo della Tipografia[74](Napoli): nel centro storico, espone una linotype funzionante del 1890.
- Museo della Stampa "Città di Lecce"[75]: un museo didattico che organizza dimostrazioni pratiche con una linotype attiva.
- «Liber» il "museo della stampa"[76] a Mondovì (CN): esposizione di macchinari storici, tra cui le famose linotype.
- Stabilimento tipografico "Pliniana", a Selci-Lama frazione di San Giustino (Perugia): in mostra strumentazioni e macchinari d'epoca legati alla storia aziendale.[77][78]
Citazioni
- La canzone di Lucio Dalla Come è profondo il mare fa riferimento ai linotipisti come popolo della notte che, al termine del lavoro, si ritrovano nei bar e nelle osterie rimanendo svegli fino all'alba.
- Il regista Douglas Wilson ha girato un film documentario dedicato a questa macchina dal titolo "Linotype: The Film"[79], la cui uscita negli Stati Uniti d'America è avvenuta il 16 gennaio 2012[80].
Note
- ↑ I tasti sono disposti in base alla frequenza delle lettere in inglese. Le lettere più comuni sono a sinistra nei gruppi colorati, mentre legature e forme speciali sono a destra. Le lettere maiuscole e minuscole sono in gruppi separati, con la punteggiatura e le cifre al centro. I tasti venivano anche chiamati "bottoni".
- ↑ Lemma "linotipo" in Aldo Gabrielli, Grande dizionario italiano.
- ↑ Giuliano Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano 1985, pag. 69.
- ↑ (EN) Anatomy of a Linotype - Assembly, su metaltype.co.uk.
- ↑ (EN) "The Linotype hot metal tipesetting system" (+ photos), su mmop.org.au.
- ↑ «L'ottava meraviglia del mondo»
- ↑ Museo della Stampa e Stampa d'arte, Lodi (PDF), su museostampa.org.
- ↑ Centro studi sul giornalismo Pestelli, Banca della memoria, Vittorio Sabadin: „Il rumore della linotype era qualcosa di affascinante“, su centropestelli.org, 15 dicembre 2024.
- ↑ Nereo Vianello, La citazione di opere a stampa e manoscritti, Leo Olschki, Firenze 1970, pag. 13.
- ↑ (EN) Linotype, Model I, 1895 at Printing Museum Camden, California, USA, su printmuseum.org.
- ↑ (EN) 1898, Baltimore &Co. Ott. Mergenthaler &Co., Baltimore, pages 145 [=Manuale d'uso (1898) e dei componenti della linotype], su archive.org.
- ↑ Oggi non esiste più perché dove sorgeva lo stabilimento c'è il nuovo complesso di McHenry Row, il parcheggio "Key Highway" a sud della torre dell'acqua al 1631 di Whetstoneway.
- ↑ (EN) Linotype plant in Brooklyn soldi Mergenthaler factory to be, su nytimes.com, March 2, 1959.
- ↑ Storia della stampa: la Linotype, su flyerbox.it. URL consultato il 5 febbraio 2024.«...lanciò la sua azienda: La Mergenthaler Printing Company. In seguito sarebbe stata conosciuta in tutto il mondo come «Mergenthaler Linotype Company»»
- ↑ (EN) Frank J. Romano, Linotype invented and built-in Baltimore, su printinghistory.org, July 20, 2015.
- ↑ (EN) Jewish Daily Bulletin, su newspapers.ushmm.org.
- ↑ (EN) The Hebrew & Yiddish Press [Einstein: January 15, 1933 at Jewish Daily Bulletin (New York)], su bigwheelpress.com.
- ↑ (EN) Paul Koning, The Linotype typesetter changed the printing world, su printersdevil.ca.
- ↑ (EN) Seven fun facts about the linotype, su leadgraffiti.com, February 23, 2023.
- ↑ Vedasi anche
- ↑ (EN) Vincent Golden, The Conundrum of printing Chinese, su pastispresent.org, Jan.2, 2015.
- ↑ (EN) prof. Pan Jixing (潘吉星), Printing in Chinese (中文列印), su chiculture.org.hk, July 11, 2019.
- ↑ (大阪毎日新聞) Nel 1876 uscì con il nome Osaka Nippo, dal 1888 Osaka Mainichi Shimbun, dal 1943 riunendo tutte le edizioni regionali delle varie prefetture è il "Mainichi Shimbun".
- ↑ (JA) 文字を組む方法 第四回 技術と方法 1 活字 組版とひと口に言いますが、文字を組む技術はひとつではありません。現状では =[Metodi di composizione tipografica, Parte 4ª Tecniche e metodi 1: Composizione tipografica. Sebbene ci riferiamo ad essa semplicemente come composizione tipografica, esistono diverse tecniche per la composizione dei caratteri.] (+foto stampa), su morisawa.co.jp, 2004.
- ↑ (EN) «How Newspapers Come to Be»: Tokyo Asashi Shimbun operations postcard series, c. 1935., su oldtokyo.com.
- ↑ (RU) ЛЕНПОЛИГРАФМАШ: ИНДУСТРИАЛЬНАЯ АРХЕОЛОГИЯ И ИННОВАЦИИ, ИСТОРИЯ ШРИФТОВ =[«LENPOLIGRAFMASH: ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE E INNOVAZIONE, LA STORIA DEI CARATTERI»], su m.vk.ru, 15 marzo 2024.
- ↑ (EN) 1909 Alaska-Yukon-Pacific Exposition. The Alaska-Yukon, su seattle.gov.
- ↑ Gabriele Colleoni, Il tipografo Bartolomini: così di notte nasceva il "Giornale di Brescia"., su giornaledibrescia.it, 28 dicembre 2025.
- ↑ Claudio Baroni, Tra piombo e inchiostro, la storia della tipografia del "Giornale di Brescia"., su giornaledibrescia.it, 29 dicembre 2025.
- ↑ Stampa Sera chiuderà definitivamente il 18 aprile 1992.
- ↑ "Pre Text",: Centro Studi sul Giornalismo MI; "Fermati a leggere e andrai più lontano", Libri, Periodici, Giornalisti (pagg.145) (PDF), su ilscmilano.it, Novembre 2018.
- ↑ Alberto Sinigallia, Arrigo Levi, la missione del giornalismo., su lastampa.it, 15 luglio 2026.
- ↑ "Questo vi chiedo: siate competenti", su lastampa.it, 10 agosto 2012.
- ↑ Cesare Martinetti, Identità globale e locale, l’arrivo delle linotype e lo stile ispirato al Guardian, su lastampa.it, 17 Dicembre 2025.
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- ↑ targa commemorativa (JPG), su linotipia.it. URL consultato il 12 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2017).
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- ↑ Matteo Botticelli, Orologi in pillole: Bariletto e molla di carica (+foto), su eleganzadelgusto.com, 13 ottobre 2022.
- ↑ Il modello è la "Linotype 8", introdotta nel 1911 con 3 magazzini caratteri in sovrapposizione azionati dalla stessa unica tastiera. Fu poi affiancata dalla "Linotype modello 9".
- ↑ (EN) Linotype video demonstration at Petznick Printing Museum in Creston, Iowa, part of the Union County Historical Village, su iowapbs.org, July 20, 2026.
- ↑ (FR) Centre d'Histoire Sociale (Expotec 103, musée vivant du patrimoine industriel (Moulin Saint-Gilles, 13 rue Saint-Gilles), su mmop.org.au.
- ↑ Nota storicamente anche come «metallo da lettere».
- ↑ Casting Edge: bordo di fusione.
- ↑ Funzionante, in mostra presso Musée de l'imprimerie de Nantes.
- ↑ (EN) Victor Thibout, The history of the Lenpoligrafmash (Ленполиграфмаш), su linotype.wiki, 2021.
- ↑ Giovanni Blandino, Cinque macchine che hanno cambiato il mondo della stampa (+ video di linotipista che compone), su pixartprinting.it, 19 maggio 2021.
- ↑ Museo della stampa di Soncino (Cremona, CR), su museostampasoncino.it.
- ↑ Gas serve per il crogiolo, l'elettricità per l'azionamento dei numerosi componenti meccanici della macchina.
- ↑ Le ultime linotype prodotte erano collegate ai primi fotocompositori digitali che utilizzavano floppy disk solitamente unità da 5 1/4" o 3 1/2" questi caricavano il software di sistema, memorizzare e caricare i font e poi trasferire i file di testo da fondere e comporre.
- ↑ Fondata nel 1886 chiuse definitivamente nel 2013.
- ↑ (EN) "What’s Going on at the Museum" at Thornton Ave., 15, Haverhill, su museumofprinting.org.
- ↑ (EN) Miscellany of images of Teletypestter, Fairchild Teletypesetter, and related images.(photos), su circuitousroot.com.
- ↑ (EN) Teletypesetter, su linotype.wiki, 2021.
- ↑ Caratteri tipografici: lettere, numeri e simboli in uso per la composizione tipografica.
- ↑ Conosciuta già dal 1904.
- ↑ (EN) Doug Wilson, 1) Linotron 1010 (1966); 2) Linotron 505 (1969): Cathode ray tube equipment for high-speed typesetting on film. (+ Video of the 1966 and 1969 films) =[1) Linotron 1010 (1966); 2) Linotron 505 (1969): Dotatazione del tubo catodico per la composizione tipografica ad alta velocità su pellicola.(+ Video dei filmati del 1966 e 1969)], su printingfilms.com.
- ↑ (EN) The Jim Austin Computer Collection Apple II based Linotype-Paul APL 100/200, su computermuseum.org.uk.
- ↑ (EN) The Saguache Crescent (Colorado, USA), su longmontledger.com.
- ↑ (FR) Le Démocrate de l'Aisne, su democrate-aisne.fr.
- ↑ Sabrina Schiesaro, Il decano dei poligrafici de L'Unione Sarda: «Eravamo una grande famiglia, orgoglioso del mio lavoro»: Sergio Rocca linotipista de "l'Unione Sarda"., su unionesarda.it, 16 luglio 20218.
- ↑ Carlo Figari, Tutto iniziò in un pomeriggio di tanti anni fa., su unionesarda.it, 13 ottobre 2018.
- ↑ Redazione, Il giornale dei Papi compie 160 anni, su vaticannews.va, 30 giugno 2021.
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- ↑ (EN) "Webadm", The Titanic Had a Print Shop, su bondrepro.com, April 14, 2026.
- ↑ Torna a casa l'antica Linotype, un pezzo di storia del "Messaggero Veneto", su messaggeroveneto.it, 13 giugno 2022.
- ↑ Museo della stampa di Soncino, CR, su museostampasoncino.it.
- ↑ Museo Stampa e Stampa d'arte Andrea Schiavi, Lodi, su museostampa.org.
- ↑ Tipoteca Cornuda, TV, su tipoteca.it.
- ↑ Piccolo museo della tipografia Napoli, su simonasacri.com.
- ↑ Museo della Stampa Città di Lecce, su aimsc.it.
- ↑ Museo della Stampa, Mondovì, su museostampamondovi.it.
- ↑ Stabilimento tipografico "Pliniana" Selci-Lama, Perugia/PG, su pliniana.it.
- ↑ Claudio Roselli, Selci-Lama, il paese unico creato dall'ISTAT nel 1971, su ttv.it, 21 luglio 2024.
- ↑ Draft, Il film sulla Linotype, su Draft.it, 9 gennaio 2012. URL consultato il 17 marzo 2024.
- ↑ (EN) sito ufficiale di Linotype: The Film, consultato il 17 gennaio 2012
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Linotype, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Genesi della linotype, su linotipia.it. URL consultato il 12 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2012).
- (EN) Archivio storico sulla lnotype, su linotype.org.
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