Lorenzo Lenzi
| Lorenzo Lenzi vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti |
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| Nascita | 23 ottobre 1516 a Firenze |
| Nomina a vescovo | 5 dicembre 1544 da papa Paolo III |
| Morte | 26 novembre 1571 (55 anni) a Macerata |
Lorenzo Lenzi (Firenze, 23 ottobre 1516 – Macerata, 26 novembre 1571) è stato un vescovo cattolico, diplomatico e letterato italiano.
Biografia
Origini e formazione
Appartenente alla famiglia fiorentina dei Lenzi, nacque a Firenze il 23 ottobre 1516. Era figlio di Antonio di Piero e Costanza di Taddeo Gaddi, sorella del religioso Giovanni e del cardinale Niccolò Gaddi.
Furono proprio quest'ultimi ad influire sulla formazione del giovane Lorenzo, avvicinato alla letteratura e alla religione. Fu allievo di Annibale Caro e di Benedetto Varchi, che facevano parte della cerchia letteraria nata dall'impulso umanista dello zio, Giovanni Gaddi.[1]
Lenzi ebbe con Varchi un rapporto di profonda amicizia ed affetto, che l'umanista definisce un amore «casto e sincero»[2]. Lenzi fu protagonista di un ritratto dedicatogli dal pittore Agnolo Bronzino, conservato nel Castello Sforzesco; nonché di un relativo sonetto dello stesso Varchi[2], che non nascondeva l'attrazione che provava per Lorenzo[3], considerato da quest'ultimo come un padre.[1]

Alla morte del padre si trasferì a Bologna per studiare diritto sempre sotto la direzione dei due precettori, che profittavano del Lenzi per intercedere con gli ecclesiastici influenti della famiglia Gaddi. Continuò gli studi a Padova, dove partecipò come lettore all'Accademia degli Infiammati, poi di nuovo a Bologna, frequentando Ugolino Martelli e laureandosi in utroque iure.
Carriera ecclesiastica
Il 5 dicembre 1544 ottenne da papa Paolo III (grazie all'influenza dello zio cardinale) la nomina di vescovo di Fermo, da dove alternò viaggi verso Roma tra il 1548 e il 1549. Nel 1544 fu nominato governatore di Orvieto e poi vicelegato del cardinal nipote Carlo Carafa, a Bologna l'11 settembre 1555.[4]
Ebbe un ruolo anche come commissario generale dell'Esercito pontificio, nel contrasto all'avanzata militare del viceré di Napoli Fernando Álvarez de Toledo verso Roma.
Sempre nel 1556 fu nominato nunzio apostolico in Francia, ruolo probabilmente pensato da Carafa per la lontana parentela di Lenzi con Caterina de' Medici, che avrebbe potuto favorire i rapporti col papato. S'impegnò nella liberazione dei nipoti del papa Paolo IV, Diomede e Pietro Carafa, tenuti ostaggio da Filippo II.
Si trasferì poco dopo ad Avignone per la nomina, sopraggiunta il 7 febbraio 1562, di vicelegato della legazione per volere di Alessandro Farnese, dove organizzò assieme al rettore del Contado Venassino la repressione delle rivolte anticattoliche (narrate poi nei Sonetti contra gli ugonotti di Benedetto Varchi). Rimase ad Avignone fino al 5 febbraio 1566.[1]
Successivamente fu di commissario generale del corpo ausiliare pontificio, ed ancora, governatore delle Marche. Morì a Macerata il 26 novembre 1571.[1]
Note
- 1 2 3 4 Stefano Simoncini, DBI, ad vocem.
- 1 2 Antonio Geremicca, Inedite corrispondenze in versi tra Benedetto Varchi e Agnolo Bronzino, in Italique. Poésie italienne de la Renaissance, XXII, 1º novembre 2019, pp. 59–80. URL consultato il 20 maggio 2025.
- ↑ Giovanni Ferroni, «Si ricerca ancora dottrina non picciola». Varchi, la poesia pastorale e i Sonetti del 1555, in Italique. Poésie italienne de la Renaissance, XX, 1º ottobre 2017, pp. 211–259. URL consultato il 20 maggio 2025.
- ↑ Il Governo di Bologna - Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna, su badigit.comune.bologna.it. URL consultato il 20 maggio 2025.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Stefano Simoncini, LENZI, Lorenzo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 64, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
- Lorenzo Lenzi, in Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna.
- (EN) David M. Cheney, Lorenzo Lenzi, in Catholic-Hierarchy.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 48032693 · ISNI (EN) 0000 0000 6300 4341 · BAV 495/211629 · LCCN (EN) n79024903 |
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