Louis Lemoine

Louis Lemoine
NascitaSaumur, 23 novembre 1764
MorteParigi, 23 luglio 1842
Dati militari
Paese servito Regno di Francia
Regno di Francia (1791-1792)
Prima Repubblica francese
Primo Impero francese
Forza armata Reale esercito francese
Esercito rivoluzionario francese
Grande Armata
Anni di servizio1783 - 1816
GradoGenerale di divisione
GuerreGuerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
BattaglieSeconda battaglia di Boulou
Battaglia della Sierra Nera
Sbarco a Quiberon
Battaglia di Neuwied
Battaglia di Terni
Battaglia di Novi
Battaglia di Genola
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Louis Lemoine (Saumur, 23 novembre 1764 – Parigi, 23 luglio 1842) è stato un generale francese. Il suo nome è inciso sull'Arco di Trionfo di Parigi.

Biografia

Nasce il 23 novembre 1764 a Saumur, nel dipartimento della Maine e Loira.[1][2] Entrò nell'esercito da giovane, arruolandosi il marzo 1783 nel reggimento di fanteria Brie, divenendone caporale nel 1786. Riassegnato al compito di fuciliere semplice nel 1787, fu congedato dall'esercito nel 1790. Fece presto ritorno come volontario nel 1791, ottenendo la nomina a tenente colonnello del 1° battaglione di volontari della 2° divisione della Maine e Loira.[1] Venne inviato con il suo battaglione a Verdun, dove fu messo sotto il comando del generale Beaurepaire, combattendo nell'assedio della città. Nello stesso anno fu inviato all'Armata del Nord,[1][3] servendo come capo di stato maggiore per la divisione Miranda, assistendo alla battaglia di Jemappes e in seguito alla battaglia di Neerwinden. Dopo la fine dell'assedio di Valenciennes, Lemoine fu inviato a Lione, collaborando all'assedio della città.[4] Per i servizi resi, fu nominato generale di brigata il 1° settembre 1793. Terminato l'assedio, fu destinato a combattere sul fronte spagnolo, precisamente nell'Armata dei Pirenei orientali, sotto il comando del generale Augereau.[1][4] Sotto il comando del futuro maresciallo si distinse nel corso della seconda battaglia di Boulou il 1° maggio 1794.[1] Trasferito più volte tra le divisioni Augereau e Pérignon, continuò a combattere nel fronte spagnolo fino al 1795.[4] Nell'agosto del 1794, durante la seconda battaglia di San Lorenzo de la Muga fu ferito ben sei volte.[1] Qualche mese più tardi, durante la battaglia della Sierra Nera, Lemoine e i suoi uomini furono salvati dall'accerchiamento dalle truppe spagnole da parte del colonnello Lannes.[5]

Fu poi trasferito nell'Armata delle coste di Brest nel febbraio 1795, combattendo sotto il generale Hoche nella seconda guerra di Vandea.[1] Fu destinato dal comandante dell'armata a comandare una delle divisioni destinate allo sbarco a Quiberon. Informato della presenza di nemici e disertori il 15 luglio, riuscì a difendersi e a neutralizzarli il giorno seguente.[4] Dopo essere stato nominato generale di divisione il 1° gennaio 1796, Lemoine rimase al servizio di Hoche per i due anni seguenti, servendo durante la spedizione in Irlanda e durante la breve campagna dell'Armata del Reno del 1797, combattendo a Neuwied.[1][4] Incaricato di riportare a Parigi una delle divisioni dell'armata di Hoche, Lemoine si trovò a partecipare attivamente al colpo di Stato del 9 fruttidoro: su indicazione di Augereau occupò il palazzo delle Tuileries e arrestò diversi sospetti realisti.[4][6] Per un breve periodo, fu messo a comando della 17ª divisione militare a Parigi al posto di Augeareau.[1] All'inizio del 1798 fu destinato all'Armata d'Italia, venendo poi spostato a maggio nell'Armata di Roma. A novembre, dopo la dichiarazione di guerra da parte del Regno di Napoli, assunse il comando della 2ª divisione dell'esercito della Repubblica Romana[1] e si posizionò in Umbria. Qui trovò una buona vittoria a Terni il 24 novembre, sconfiggendo con 1500 uomini una colonna napoletana, comandata dal colonnello Sanfilippo, di ben 4000 uomini, catturandoli per la quasi totalità.[7] Al suo ritorno, fu accolto dalla popolazione di Terni festante e grata per non aver trascinato lo scontro nel perimetro cittadino.[8] Inviato a Parigi all'inizio del 1799, fece ritorno in Italia verso la fine di aprile, servendo sotto Pérignon a Novi e sotto il generale Saint-Cyr fino alla fine di agosto. Rimase nell'esercito repubblicano in Italia anche nella breve parentesi del generale Championnet, partecipando alla battaglia di Genola e poi a quella di Mondovì. Nel 1800 prese parte alla seconda campagna d'Italia e a settembre fu concessa lui la pensione per anzianità.[1]

Nel 1809 fu messo al comando di Wesel, rimanendovi sino al 1813, anno in cui fu richiamato al servizio attivo, partecipando alla campagna di Germania. Ritornato in Francia, fu messo in servizio inattivo e gli fu concesso il titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Luigi.[1][9] Durante i Cento giorni fu messo a comando della guarnigione di Meziéres.[1] Terminata la guerra, riprese brevemente il servizio sotto la monarchia, prima di essere ammesso alla pensione nel 1816. Ricevette nel 1818 il titolo di barone di Lorges, successivamente elevato a conte. Fu messo nella lista degli ufficiali di riserva nel febbraio 1831, ottenendo anche la nomina a Commendatore della Legion d'Onore nel settembre dello stesso anno. Morì il 23 luglio 1842 a Parigi.[1]

È sepolto nel cimitero di Père-Lachaise (40ème division), vicino al suo amico Jean-Pierre Augereau, tenente generale delle armate francesi, barone dell'impero e fratello del maresciallo di Francia Augereau.

Onorificenze

Commendatore della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria
— 24 settembre 1831

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Six, p. 105.
  2. ↑ Arnault, p. 325.
  3. ↑ Arnault, pp. 325-326.
  4. 1 2 3 4 5 6 Arnault, p. 326.
  5. ↑ Six, p. 53,
  6. ↑ CARRIÈRES MILITAIRES, su pagesperso-orange.fr. URL consultato il 18 apr 2010.
  7. ↑ (FR) Antoine Henri Jomini, Histoire critique et militaire des guerres de la Révolution: Campagne de 1799, Parigi, Chez Anselin et Pochard, 1822, pp. 45-46, ISBN 978-1-02-193073-6.
  8. ↑ Roman republic, 1798, Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, 1798.
  9. ↑ Arnault, p. 327.

Bibliografia

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