Ludwig Beck

Ludwig Beck
Ludwig Beck nella seconda metà degli anni '30
NascitaBiebrich, 29 giugno 1880
MorteBerlino, 21 luglio 1944
Dati militari
Paese servitoGermania (bandiera) Impero tedesco
Germania (bandiera) Repubblica di Weimar
Germania (bandiera) Germania nazista
Resistenza tedesca
Forza armata Deutsches Heer
Reichsheer
Heer
Anni di servizio1898 - 1939
GradoGeneraloberst
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Comandante diCapo di stato maggiore generale dell'Oberkommando des Heeres
Truppenamt
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Ludwig August Theodor Beck (Biebrich, 29 giugno 1880 – Berlino, 21 luglio 1944) è stato un generale tedesco, Capo di Stato maggiore generale dell'esercito tedesco dall'ottobre 1933 all'ottobre 1938.

Dalle idee politiche nazionalconservatrici, Beck si distanziò dal nazismo nella seconda metà degli anni '30 e divenne tra i più accesi critici di Hitler all'interno delle forze armate[1]. Congedato nel 1938, fu tra i principali promotori della congiura del 20 luglio 1944 contro Hitler. Arrestato da Friedrich Fromm, Beck tentò due volte il suicidio, venendo poi ucciso per ordine di Fromm.

Biografia

Villa Beck, dove Ludwig trascorse l'infanzia e l'aodlescenza

Ludwig August Theodor Beck nacque a Biebrich sul Reno, nella provincia prussiana dell'Assia-Nassau, il 29 giugno 1880, secondogenito di Ludwig Georg Ernst Wilhelm Beck, ingegnere metallurgico dal grande valore accademico, e Bertha Draudt, proveniente da una famiglia di giuristi assiana[2][3]. Cresciuto in un ambiente famigliare altoborghese in cui si dava forte rilievo alla cultura e al valore dell'etica, Beck frequentò il Humantischen Gymnasium di Wiesbaden ed ottenne l'Abitur nel 1898[2][4]. Una volta terminati gli studi, egli entrò nel 15º Reggimento di artiglieria da campagna prussiano di Strasburgo come aspirante ufficiale e nel 1899 venne nominato sottotenente[5].

Nel 1901 Beck venne inviato alla Artillerie- und Ingenieurschule (scuola dell'artiglieria e del genio) di Berlino-Charlottenburg[2][5]. Nel 1908 si iscrisse al corso della Kriegsakademie di Berlino per entrare nello Stato Maggiore generale[4][2]. Durante il corso nella capitale tedesca ebbe modo di fare amicizia con altri ufficiali, tra i quali Werner von Fritsch, Fedor von Bock, Kurt von Hammerstein-Equord e Kurt von Schleicher[2][6]. Beck terminò il corso nell'estate del 1911 ed entrò nello Stato maggiore nella primavera 1912, venendo promosso capitano nel 1913[7].

La prima guerra mondiale

Durante la prima guerra mondiale servì nello Stato Maggiore di svariate grandi unità sul fronte occidentale: durante la battaglia della Marna era presso lo stato maggiore del VI Reservekorps e nell'ottobre del 1915 faceva parte dello stato maggiore della 117ª Divisione di fanteria e poi della 13ª Divisione della Riserva[8]. A partire dall'inverno 1917 Beck fece parte dello stato maggiore del gruppo d'armate Deutscher Kronprinz e nell'aprile 1918 fu promosso maggiore[9][8].

All'infuori della carriera militare, il 12 maggio 1916 Beck sposò Amalie Pagenstecher, figlia di un commerciante di Brema, la quale l'anno successivo gli diede una figlia, Gertrud, morendo poi dopo pochi mesi[4]. Rimasto vedovo, Beck si dedicò completamente all'esercito e, a causa anche di un disturbo allo stomaco, si allontanò progressivamente dalla vita sociale degli ufficiali e divenne schivo ed introverso[10].

La Repubblica di Weimar

Il 1° ottobre 1922 Beck, divenuto tenente colonnello, ottenne il comando del 6° reggimento di artiglieria nel VI Wehrkreis, a Münster[11]. Dal 1923 al 1925 fu a capo della Führergehilfenausbildung (l'ex scuola di guerra) del distretto[11]. Nel 1925 fu promosso capo di Stato maggiore del IV Wehrkreis di Dresda, dove incontrò l'allora capitano Hans Oster[6][9]. Nel suo stato maggiore erano presenti l'allora maggiore Erwin von Witzleben, l'allora maggiore Erich Fellgiebel e l'allora capitano Friedrich Olbricht[6]. Nel 1929 fu promosso colonnello e posto al comando del 5º Reggimento di artiglieria di Fulda[6][9].

Nell'autunno 1930 Beck fu chiamato a testimoniare in un processo un proprio sottoposto, il sottotenente Richard Scheringer, accusato di diffondere insieme con altri ufficiali idee naziste nella Reichswehr. Beck, difendendo Scheringer, dimostrò simpatia verso le sue convinzioni e il ministro della difesa del Reich, Wilhelm Groener, minacciò di destituirlo, venendo dissuaso dal capo di Stato maggiore generale von Hammerstein e dai generali von Schleicher e Adam[12][6][13].

Promosso Maggiore Generale il 1° febbraio 1931, il 1° ottobre 1932 assunse il comando della 1ª Divisione di Cavalleria a Francoforte sull'Oder[9]. Il 1° dicembre 1932 venne promosso tenente generale[6][9]. Tra il 1931 e il 1933 fu a capo del comitato che redasse un importante manuale di tattica (Die Truppenführung) pubblicato nell'autunno del 1933[14][15]. La chiarezza delle idee di Beck e la lucidità con la quale erano esposte, oltre alla prosa elegante del manuale, diedero una certa fama al generale[12].

Capo di Stato maggiore generale

Beck (a destra) e il ministro della guerra von Fritsch alle manovre militari in Meclemburgo e Pomerania del 1937

Beck, come altri ufficiali, salutò con favore l'ascesa di Hitler: quando questi venne nominato cancelliere del Reich, il tenente generale parlò del primo "barlume di speranza dal 1918.[16]"

Il 1° ottobre 1933 Beck venne posto a capo del Truppenamt del ministero della Reichswehr, de facto lo Stato maggiore generale[17]. Il rapporto col ministro della Reichwehr, l'amico von Fritsch, fu molto positivo ed ebbe un'unica crisi quando, nel 1934, per un fraintendimento questi pensò che Beck volesse porre il Truppenamt al di sopra il ministero[18].

Beck e gli altri membri del Truppenamt auspicavano una parità militare con le altre Potenze europee e l'aumento progressivo delle divisioni della Reichswehr[19]. Nei primi mesi allo Stato maggiore Beck si fece promotore di un riarmo rapido e nel dicembre 1933 propose di reintrodurre la leva obbligatoria a partire dal 1° ottobre 1934, progetto poi rinviato ad un momento in cui vi fosse stata una migliore situazione internazionale[20][21]. Beck e Fritsch, inoltre, appoggiarono la sperimentazione di nuove tecniche di impiego dei mezzi corazzati; in particolare, Beck convinse Fritsch e il ministro della difesa Blomberg della necessità di costituire delle divisioni corazzate[22].

Beck, in ogni caso, non era favorevole ad improvvisi colpi di mano. Ricevute le stime degli attaché a Parigi e Londra, nella primavera del 1934 espresse a più riprese cautela, sostenendo che riarmarsi in tempo di pace avrebbe allarmato gli Stati vicini ed avrebbe fornito il pretesto per un attacco preventivo da parte di Francia ed Unione Sovietica[21][19]. Inoltre, alla notizia del fallito putsch in Austria, Beck espresse perplessità circa la politica avventurista del regime nazista, sostenendo che mosse avventate avrebbero portato ad una "guerra prematura" e a "umilianti ritirate[23]."

La nascita della Wehrmacht

Nel 1935, ricostituito lo Heer, Beck divenne Capo di Stato maggiore generale e tale rimase fino al 1938. Il 1° ottobre di quello stesso anno venne promosso generale di artiglieria[24].

Nel febbraio 1936 si disse contrario, insieme a von Fritsch, alla imminente rimilitarizzazione della Renania[25]. Beck, inoltre, ebbe modo di leggere il memorandum di Hoßbach e, pur non essendo contrario in linea di principio all'Anschluss e all'espansione ai danni della Cecoslovacchia, criticò duramente Hitler per l'idea della necessità di una guerra imminente e, parlandone con Hoßbach, giudicò le sue osservazioni "rovinose.[26]"

Il 10 marzo del 1938, convocato assieme a Erich von Manstein alla Cancelleria del Reich, Beck venne incaricato di redigere i piani per l'entrata delle truppe in Austria, evento che avvenne alcuni giorni dopo[27].

La crisi dei Sudeti e le dimissioni

Non appena si accese la crisi dei Sudeti, poche settimane dopo l'entrata in Austria, Beck si oppose all'idea di adoperare Fall Grün contro la Cecoslovacchia e preparò tra il 5 maggio e il 15 luglio 1938 tre valutazioni strategiche sulla questione[28]. Nonostante avesse affermato, nel maggio 1938, che il Paese mitteleuropeo "nella forma sancita dal diktat di Versailles [era] intollerabile per la Germania" e "un minaccioso neo [da eliminare] se necessario attraverso una soluzione militare," il generale riteneva che un attacco contro Praga, in quelle circostanze, avrebbe portato alla guerra generale, che il Reich non avrebbe mai potuto vincere[29]. In particolare, egli riteneva che l'invasione della Cecoslovacchia, pur essendo attuabile con successo in tre settimane, avrebbe lasciato scoperto il fronte occidentale, dove le truppe francesi sarebbero penetrare con facilità nella Renania; inoltre, Beck considerava probabile un intervento a fianco degli alleati, nel lungo periodo, di Polonia, Romania e Jugoslavia, oltre alla partecipazione di USA e URSS e pensava che la Germania, ancora debole dal punto di vista economico e militare, avrebbe certamente perso[28].

Convinto in un primo momento che Hitler fosse mal consigliato dall'OKW, Beck, nelle prime settimane dell'estate, arrivò a proporre a Brauchitsch di raccogliere consensi per la sua idea di dimettersi in massima al fine di esautorare Hitler e, in secondo momento, eliminare le SS e gli elementi più oltranzisti del partito[30][31]. Il suo progetto, che non ottenne l'appoggio di Brauchitsch, era quello di un governo militare prussiano, mantenendo l'architettura del regime e relegando Hitler al ruolo cerimoniale di capo di Stato[31]. Nel complesso le valutazioni strategiche di Beck ottennero poca risonanza tra gli ufficiali dello stato maggiore generale, in parte perché, sebbene vi fosse una certa incertezza circa i piani di Hitler, la gran parte dei generali non era disposta ad appoggiare lo strappo proposto dal capo di stato maggiore; inoltre, i rapporti degli addetti militari a Parigi e Londra dicevano che Francia e Gran Bretagna desideravano non partecipare ad una guerra, i servizi segreti assicuravano che la mobilitazione francese sarebbe stata molto lenta e le esercitazioni su mappa effettuate a giugno sembravano assicuare che l'invasione della Cecoslovacchia sarebbe stata molto rapida[32].

A metà luglio Brauchitsch e Keitel fecero leggere Hitler, che di per sé teneva poco in considerazione le opinioni del suo capo di stato maggiore generale, la seconda metà della valutazione strategica del 5 maggio. Quanto scritto da Beck fece infurirare Hitler, il quale bollò le sue valutazioni come "considerazioni bambinesche[33]." All'inizio di agosto Hitler lesse anche la valutazione strategica del 15 luglio e ciò lo indusse, il 10 agosto, a tenere un discorso dinnanzi ad un gruppo selezionato di ufficiali dello Heer e della Luftwaffe, ottenendo però alcune obiezioni circa la tenuta del vallo occidentale[33][34].

Nonostante la sfiducia verso i piani di Hitler, nessuno volle opporvisi direttamente. Dopo aver tentato un'ultima volta di convincere Brauchitsch ad assumere una posizione ferma contro Hitler, il 18 agosto Beck, resosi conto di essere isolato, si dimise dalla carica di Capo di Stato maggiore generale e, accettando quanto chiesto da Hitler, le sue dimissioni riasero segrete fino alla risoluzione della crisi dei Sudeti[33][34]. Così facendo, però, Beck fece perdere al suo gesto il suo fine provocatorio[33].

Il congedo e la congiura del 20 luglio

Casa di Beck nel quartiere berlinese di Lichterfelde, dove visse dal 1937 al 1944

Congedato come colonnello generale, Beck si ritirò a vita privata, mantenendo contatti saltuari con membri disillusi delle forze armate e del ministero degli esteri. Nell'ottobre 1939 mise in contatto il gruppo di dissidenti conservatori di Carl Goerdeler, del quale faceva parte, con il gruppo di oppositori interno all'Abwehr, con a capo Wilhelm Canaris[35].

Autore dei piani d'invasione della Francia, che sarebbero poi stati messi in atto da Walther von Brauchitsch nel 1940, Beck ebbe però contatti con i governi britannici e francesi nella speranza di convincerli ad opporsi a Hitler.

Nel marzo 1942 Goerdeler, Beck ed altri cospiratori si riunirono a Berlino per valutare la possibilità di mettere in atto una cospirazione, ma concordarono nel dire che i tempi non erano ancora maturi[36].

Fu tra i promotori dell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Nel pomeriggio del 20 luglio Beck, che nei piani dei congiurati avrebbe dovuto assumere il ruolo di capo provvisorio del Reich, raggiunse i cospiratori al Bendlerblock[37]. Dopo il fallimento dell'Operazione Valchiria fu arrestato per ordine del generale Friedrich Fromm (comandante dell'esercito territoriale) e invitato ad uccidersi: tentò una prima volta, davanti a tutti, ma il colpo lo ferì soltanto. Sostenuto da due soldati, fu costretto ad attendere la fucilazione degli altri congiurati prima che uno degli uomini di Fromm gli amministrasse il colpo di grazia, sparandogli alla nuca. Beck, insieme ad altri cospiratori, fu sepolto in segreto, quella notte, nell'antico cimitero di San Matteo a Berlino-Schöneberg. Poco dopo, i morti furono riesumati dalle SS, cremati nel crematorio di Wedding e le ceneri sparse sui campi fognari di Berlino.

Onorificenze

Onorificenze tedesche

Onorificenze straniere

Nella cultura di massa

Note

  1. ↑ Kershaw 2001, pp.141-2
  2. 1 2 3 4 5 Campbell, p. 123
  3. ↑ Foerster, p. 9
  4. 1 2 3 I generali di Hitler, p. 43
  5. 1 2 Foerster, p. 11
  6. 1 2 3 4 5 6 Campbell, p. 124
  7. ↑ Foerster, pp. 13-14
  8. 1 2 Foerster, p. 14
  9. 1 2 3 4 5 Bundesarchiv
  10. ↑ I generali di Hitler, pp. 43-4
  11. 1 2 Foerster, p. 22
  12. 1 2 I generali di Hitler, p. 44
  13. ↑ Foerster, p. 23
  14. ↑ I generali di Hitler, pp. 44, 46
  15. ↑ Foerster, p. 24
  16. ↑ Förster, p. 22
  17. ↑ (DE) Wolfgang Foerster, Ludwig Beck, su Digitale Bibliothek - Münchener Digitalisierungszentrum. URL consultato il 21 gennaio 2026.
  18. ↑ I generali di Hitler, p. 46
  19. 1 2 Kershaw, p. 823
  20. ↑ Kershaw, p. 824
  21. 1 2 Campbell, p. 126
  22. ↑ Murray, pp. 32-4
  23. ↑ May, p. 35
  24. ↑ Foerster, p. 29
  25. ↑ Kershaw, p. 870
  26. ↑ Kershaw 2001, pp. 63-4
  27. ↑ Murray, p. 142
  28. 1 2 Murray, pp. 174-8
  29. ↑ Kershaw 2001, pp. 134-5
  30. ↑ Kershaw 2001, pp. 150-2
  31. 1 2 Murray, p. 180
  32. ↑ Murray, p. 181
  33. 1 2 3 4 Murray, pp. 182-4
  34. 1 2 Kershaw 2001, pp.153-4
  35. ↑ Kershaw 2001, p. 418
  36. ↑ Kershaw 2001, p. 1020
  37. ↑ Kershaw 2001, pp. 1041-2

Bibliografia

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