Luigi Faccio

Luigi Faccio

Sindaco di Vicenza
Durata mandato1920 –
1922
PredecessoreEttore Boeche
SuccessoreAntonio Franceschini

Durata mandato1945 –
1948
PredecessoreAntonio Corna
(Podestà)
SuccessoreGiuseppe Zampieri

Deputato dell'Assemblea Costituente
Durata mandato25 giugno 1946 –
31 gennaio 1948
Gruppo
parlamentare
PSI
CollegioIX Verona

Dati generali
Partito politicoPartito Socialista Italiano

Luigi Faccio (Vicenza, 8 febbraio 1877 – Vicenza, 21 dicembre 1951) è stato un partigiano e politico italiano, sindaco di Vicenza dal 1920 al 1922 e dal 1945 al 1948.
Fu anche deputato dell'Assemblea Costituente.

Biografia

Nato a Vicenza nel 1877, di umili origini, iniziò giovanissimo a lavorare, prima come falegname e poi come tipografo. Verso i vent'anni aderì al Partito Socialista Italiano e si impegnò in un'intensa opera di propaganda tra i lavoratori urbani e i contadini della provincia. All'inizio del '900 fu uno dei pionieri del socialismo vicentino assieme a Domenico Piccoli, il maggiore esponente del PSI berico durante il periodo giolittiano. Nel 1909 sia Faccio che Piccoli condivisero il sostegno alla giunta "Bloccarda" di Riccardo Dalle Molle.

Alle soglie della prima guerra mondiale, Faccio fu fautore di una linea antimilitarista e pacifista, che perseguì anche sul fronte bellico, tanto da attirare l'attenzione delle autorità militari.

Tornato a Vicenza alla fine del conflitto, si contraddistinse come uno dei principali esponenti riformisti del Partito Socialista cittadino. Nel 1920, a seguito della larga affermazione della lista socialista alle elezioni municipali, fu eletto sindaco di una giunta "monocolore" socialista. Come in molte parti d'Italia, anche a Vicenza lo squadrismo fascista attuò la propria strategia violenta per la conquista del potere. Luigi Faccio venne costretto a dimettersi, contestualmente agli esponenti della sua giunta, a causa del "golpe nero" realizzato dall'Avv. Franceschini, futuro sindaco e podestà fascista, "col preciso obiettivo di consegnare l'amministrazione all'autorità statale"[1].

Seguace di Giacomo Matteotti, aderì in seguito al Partito Socialista Unitario (PSU), candidandosi alla Camera dei Deputati per le elezioni del 1924 nel collegio Trento - Vicenza - Verona. Dopo la proclamazione della dittatura, si ritirò in un ostile e dignitoso silenzio, ma venne comunque tenuto sotto costante osservazione dalle autorità come possibile "sovversivo". Tornò alla ribalta dopo l'8 settembre 1943, quando fu tra i promotori del Comitato di Liberazione Nazionale di Vicenza. Venne arrestato nel dicembre 1944 e rinchiuso a Villa Giusti presso Padova, dove fu vittima di sevizie perpetrate dagli uomini del maggiore Mario Carità. Venne liberato soltanto con l'approssimarsi del 25 aprile 1945, dopo la liberazione di Padova.

Dopo la liberazione, il CLN lo reinsediò come sindaco di Vicenza, incarico da cui era stato esautorato prima della Marcia su Roma. Nelle elezioni del 1946 la situazione rispetto al 1920 era profondamente mutata, con un rafforzamento massiccio della Dc rispetto alle formazioni di sinistra, senza tuttavia una netta prevalenza di una delle parti. Il consiglio comunale lo rielesse alla carica di primo cittadino per un solo voto rispetto al candidato della Dc Guglielmo Cappelletti. In contemporanea al ruolo di sindaco, fu anche membro dell'Assemblea Costituente (Italia), eletto con 13.166 voti nella Circoscrizione Verona-Padova-Vicenza-Rovigo e sedette nell'aula di Montecitorio per redigere la nuova carta costituzionale. La giunta di Vicenza formata da Dc-Psi-Pci resse fino al febbraio 1948, quando la scissione socialista portò ad un indebolimento delle forze di sinistra. Gli subentrò Giuseppe Zampieri della Dc come sindaco della città berica. A livello partitico, egli si riconosceva nell'area di Giuseppe Romita e inizialmente non seguì i moderati di Saragat nella scissione di Palazzo Barberini. Tuttavia, nel 1949, a seguito della vittoria della linea morandiana nel XXVII congresso del Psi, Faccio uscì dal Partito Socialista Italiano per aderire al Partito Socialista Unitario. Nelle prime elezioni provinciali del 1951 venne eletto consigliere all'interno della lista unitaria Psli-Psu, primo passo per la formazione del Psdi che avverrà l'anno seguente. Morì in modo improvviso il 21 dicembre 1951, suscitando un sincero cordoglio popolare.

Per ricordarlo, a Vicenza gli è stata intitolata una via e, in seguito, la sala della giunta comunale di Palazzo Trissino.

Note

  1. ↑ Regia Prefettura di Vicenza, Rapporto al Ministero dell'Interno, 14 Ottobre 1922 - Archivio Centrale dello Stato.

Bibliografia

  • Emilio Franzina (A cura di), La classe, gli uomini e i partiti : Storia del movimento operaio e socialista in una provincia bianca. Vicenza, Odeonlibri, 1982
  • AA.VV, Luigi Faccio : nel primo anniversario della morte. Vicenza, Soc. cooperativa tipografica degli operai, 1952
  • Emilio Franzina, Bandiera rossa ritornerà, nel cristianesimo la libertà Storia di Vicenza popolare sotto il fascismo (1922-1942). Verona, Bertani editore, 1987
  • Gianni A. Cisotto, Nella Giustizia la libertà - Il Partito d'Azione a Vicenza (1942-1947). Sommacampagna, Cierre edizioni - Istrevi, 2010

Voci correlate

Collegamenti esterni