Luis Brandoni

Luis Brandoni
Luis Brandoni nel 2017

Consigliere Presidenziale per l’Area Cultura
Durata mandato10 dicembre 1983 –
8 luglio 1989
PresidenteRaúl Ricardo Alfonsín
Vice presidenteVíctor Hipólito Martínez

Segretario Generale dell’Associazione Attori
Durata mandato1972–1983

Presidente del Blocco Latinoamericano degli Artisti
Durata mandato1973–1984

Vicepresidente della Federazione Internazionale degli Attori
Durata mandato1974–2004

Deputato nazionale per la Provincia di Buenos Aires
Durata mandato10 dicembre 1997 –
10 dicembre 2001

Presidente della Commissione Cultura del Comitato Nazionale UCR
Durata mandato1994

Membro del Parlamento del Mercosur (Parlasur)
Durata mandatodal 10 dicembre 2023

Dati generali
Partito politicoUnione Civica Radicale (UCR)
ProfessioneAttore

Adalberto Luis Brandoni noto come Luis Brandoni e soprannominato Beto (Dock Sud, 18 aprile 1940 – Buenos Aires, 20 aprile 2026) è stato un attore, politico e sindacalista argentino.

Nel corso di una carriera che si estende per oltre sessant'anni, ha preso parte a numerose produzioni teatrali, cinematografiche e televisive, affermandosi come uno dei volti più riconoscibili del panorama culturale argentino. Tra i suoi film più noti figurano La Patagonia rebelde (1974) e La tregua (1974, candidata all'Oscar come miglior film straniero), cui seguirono Esperando la carroza (1985), considerato un classico della commedia argentina, e Criminali come noi (2019). In teatro ha interpretato un repertorio che spazia dagli autori classici europei al teatro argentino contemporaneo; tra le produzioni più significative figurano Conversaciones con mamá e Parque Lezama, quest'ultima con la regia di Juan José Campanella, rimasta in scena per oltre undici anni.[1][2][3] Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui i Premi Martín Fierro, il Cóndor de Plata, il Premio Konex di Platino come attore televisivo[4][5] e, nel 2025, la distinzione di Personalidad Emérita de la Cultura de la Nación.[6][7]

Parallelamente alla carriera artistica, ha svolto un ruolo attivo nella vita pubblica: è stato segretario generale della Asociación Argentina de Actores y Actrices e, in rappresentanza dell'Unione Cívica Radicale, deputato nazionale dal 1997 al 2001, oltre ad aver ricoperto l'incarico di consigliere presidenziale per la cultura durante il governo di Raúl Ricardo Alfonsín.[5][8]

Biografia

Luis Brandoni crebbe a Dock Sud, nella cintura urbana di Buenos Aires, in una famiglia composta dal fratello maggiore Gerardo[9] (deceduto nel 2017), dalla madre Luisa Valentina[1] e dal padre José Domingo Brandoni, gestore di una bottega e presidente del club sportivo Dock Sud. Il nonno materno, Luis Emiliani, era uno scaricatore di porto di origine italiana, mentre il nonno paterno, Rafael Brandoni, lavorava nel trasporto fluviale di passeggeri.[10]

Crebbe in un ambiente modesto ma culturalmente vivace.[6][11] Mostrò sin dall'infanzia una forte propensione per l'arte: seguiva con passione il cinema argentino e ammirò artisti come Pepe Arias, Mario Fortuna e Olinda Bozán. Sognava di diventare il cantante di un'orchestra di tango o di essere ritratto come calciatore professionista sulla copertina de El Gráfico, pur non eccellendo nel gioco. A otto anni allestì per i vicini uno spettacolo di burattini costruiti con tazze da mate e ritagli di stoffa; a undici, su invito di un ex studente della sua scuola che dirigeva un gruppo teatrale infantile, debuttò al microfono con una lettura teatrale trasmessa su Radio Libertad, prendendo poi parte a tournée nel Grande Buenos Aires. Conseguito il bachillerato, si iscrisse al corso di recitazione presso il Conservatorio Nacional de Música, incoraggiato da un amico che vi studiava tromba. Si formò sotto la direzione di Cunil Cabanellas e con docenti quali Osvaldo Bonet e Camilo Da Passano, ai quali attribuì un ruolo fondamentale nella propria crescita artistica: non solo sul piano tecnico, ma soprattutto per quanto riguarda l'etica professionale e il senso di responsabilità sociale dell'attore. Durante la giovinezza conobbe il futuro attore Ulises Dumont, che gli diede il soprannome Beto, con cui sarebbe rimasto noto per tutta la carriera.[1]

Carriera artistica

Teatro

Luis Brandoni (a destra), Mariquita Galleros, Luis Aguilé nella Comedia Musical El novio nel 1962

Luis Brandoni debuttò a teatro il 2 maggio 1962 al Teatro Coliseo, nella commedia musicale El Novio (The Boy Friend) di Sandy Wilson, accanto a Iris Marga, Luis Aguilé e Mabel Manzotti. L'anno successivo entrò nella Comedia Nacional Argentina, dove si avvicinò al teatro di prosa recitando in Vite in privato di Noël Coward, al fianco di Susana Rinaldi. Nei primi anni della sua carriera Brandoni ebbe modo di lavorare a fianco di figure di primo piano del teatro argentino, tra cui Ernesto Bianco, protagonista di diverse produzioni a cui il giovane attore prese parte: La pucha di Oscar Viale, Maternidad sin hombres (diretta da Carlos Rinaldi nel 1968), Vivir es una comedia (1968, di Gerardo e Hugo Sofovich).[12]

Col tempo si misurò con il repertorio classico e internazionale, portando in scena testi di William Shakespeare (Come vi piace, Rosencrantz e Guildenstern sono morti), Federico García Lorca (Donna Rosita nubile) e Molière (Le intellettuali), Henrik Ibsen (Un nemico del popolo)[13], Luigi Pirandello (L'uomo dal fiore in bocca).[14]

Una parte significativa della sua carriera è legata anche al teatro argentino con particolare attenzione ai temi sociali e familiari.[15] Ha recitato in opere di Oscar Viale (Chúmbale, Convivencia), Ricardo Halac (Segundo tiempo), Roberto Cossa (Gris de ausencia, La nona), Carlos Gorostiza (El pan de la locura), Nelly Fernández Tiscornia (Made in Lanús), Armando Discépolo (Stèfano), Fernando de Rojas (La Celestina), Germán Rozenmacher (Caballero de Indias) e Gregorio de Laferrère (¡Jettatore!). Inoltre ha recitato ne L'uomo inaspettato di Yasmina Reza.[1] Ha fatto parte del cast della produzione argentina di Art (1998) di Yasmina Reza, diretta da Mick Gordon, partecipando ad alcune repliche e tournée accanto a Ricardo Darín e Oscar Martínez.

Tra le produzioni più significative figura Conversaciones con mamá (2012) adattamento teatrale dell'omonimo film di Santiago Carlos Oves, in cui Brandoni interpretava Jaime, un figlio di mezza età caduto in disgrazia economica e affettiva che torna dalla madre anziana per chiederle di cedere il suo appartamento. Il ruolo della madre, già interpretato al cinema da China Zorrilla,[16] era affidato a Pepe Soriano, che scelse un’interpretazione essenziale, senza caratterizzazioni esterne evidenti. Lo spettacolo, diretto da Santiago Doria, ottenne un’accoglienza positiva e fu rappresentato in tournée in tutta l’Argentina, segnando anche un nuovo incontro artistico tra Brandoni e Soriano, già attivi insieme negli anni Settanta.[17]

Nel 2013 è stato protagonista di Parque Lezama, adattamento di Rappaport di Herb Gardner con la regia di Juan José Campanella, accanto a Eduardo Blanco. Brandoni interpretava León Schwartz, un vecchio idealista comunista che trascorre le sue giornate su una panchina del Parco Lezama discutendo e spesso scontrandosi con Antonio Cardoso, il malinconico portiere interpretato da Blanco. Lo spettacolo è divenuto un fenomeno in Argentina e Spagna, con oltre 1.300 repliche e 600.000 spettatori.[18] Campanella, che vide la pièce originale a Broadway da giovane e ne rimase segnato, decise nel 2024 di trasporla al cinema per immortalare le interpretazioni di Brandoni e Blanco.[19] ll film, distribuito nelle sale argentine nel febbraio 2026 e su Netflix il 6 marzo dello stesso anno, è stato accolto con favore dal pubblico.[20][21][22][23]

Nel gennaio 2025 Brandoni ha debuttato al Teatro Liceo di Buenos Aires con ¿Quién es quién? (titolo originale Fugueuses), commedia della drammaturga francese Audrey Schebat diretta da Héctor Díaz, accanto a Soledad Silveyra, con cui non aveva mai recitato prima, nonostante si conoscessero da anni.[24] La pièce, incentrata su una coppia di avvocati che dopo vent'anni di matrimonio si confronta con ironia sulle trasformazioni reciproche,[25] ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica. Durante la tournée dello spettacolo, Brandoni e Silveyra hanno ricevuto il Premio Protagonistas 2025, assegnato dalla Fundación e dal Centro Rossi a personalità che si sono distinte per il loro contributo alla cultura argentina. La cerimonia si è svolta il 17 marzo al Teatro Metropolitan, coincidendo con il periodo in cui i due erano in scena insieme al Teatro Liceo.

La regia teatrale

Il debutto alla regia di Luis Brandoni è avvenuto nel 1996 con Siempre que llovió, paró, commedia grottesca di Marcelo Ramos in cui ha ricoperto anche il ruolo di protagonista, affiancato da Marta Bianchi, Lydia Lamaison, Alicia Aller e Miguel Habud.[26]

Nel 2024 è tornato alla regia con una nuova messa in scena di Made in Lanús, il classico di Nelly Fernández Tiscornia che aveva già interpretato come attore nella versione originale del 1986 sotto la direzione di Jorge Palaz, raggiungendo in quella occasione circa 850 repliche. Il legame con quest'opera è dichiaratamente personale: Brandoni ha raccontato di conoscerla e amarla a tal punto da considerare la sua messa in scena più un piacere che un lavoro. La nuova versione, con un cast composto da Alberto Ajaka, Cecilia Dopazo, Esteban Meloni e Malena Solda, ha debuttato il 4 gennaio al Teatro Multitabaris Comafi di Buenos Aires ed ha proseguito in tournée per diverse città argentine nel corso del 2025 e del 2026.[27][28][29]

Televisione

Beto Brandoni iniziò la sua carriera televisiva nel 1963[30] e da allora ha affiancato l'attività teatrale e cinematografica a una presenza costante sul piccolo schermo. Nel 1971 partecipò a Locos de verano, uno speciale televisivo tratto dall’opera di Gregorio de Laferrère, lavorando accanto a interpreti del calibro di Ernesto Blanco, Dora Baret, Julio De Grazia, Irma Córdoba, Nora Cárpena ed Eduardo Rudy.[12]

Fu protagonista di Buscavidas (1984), una delle prime fiction della fase democratica argentina, in onda su Canal 13. La serie, ambientata in un quartiere popolare di Buenos Aires, raccontava la quotidianità di due venditori ambulanti e raggiunse oltre 150 puntate. Nonostante la sua popolarità, tutte le registrazioni andarono perdute: Brandoni ha dichiarato che a causa di alcuni dissidi con il regista Gerardo Sofovich, quest'ultimo decise deliberatamente di cancellarle, ma le cause della perdita del materiale restano controverse.[31]

Il momento di maggior visibilità televisiva arrivò negli anni Novanta con la commedia Mi cuñado, in cui interpretò Roberto Cantalapiedra, cognato del personaggio affidato a Ricardo Darín. La serie, trasmessa su Telefe dal 30 aprile 1993 al dicembre 1996, si articolò in quattro stagioni e oltre 240 puntate, riscuotendo un grande successo in Argentina e in Uruguay; è tuttora ricordata come una delle commedie televisive più amate del periodo.[32][33]

Nel 2023 è stato il protagonista della miniserie Nada (Nothing) diretta da Mariano Cohn e Gastón Duprat. Brandoni interpreta Manuel Tamayo Prats, un critico gastronomico bonaerense burbero e dipendente dalla sua governante. Alla morte di quest’ultima assume Antonia, una giovane domestica paraguaiana (Majo Cabrera). De Niro interpreta Vincent Parisi, il vecchio amico newyorchese di Manuel, che funge da narratore introducendo ogni episodio con la spiegazione di un'espressione idiomatica argentina legata al cibo. Il progetto fu concepito appositamente per Brandoni e De Niro, ispirandosi a una loro amicizia reale nata durante un viaggio di De Niro a Buenos Aires negli anni Ottanta.[34][35][36]

Oltre alla recitazione, Brandoni si è dedicato anche alla conduzione televisiva con L'ora del tango (La hora del tango), un ciclo di tredici puntate prodotto dal Sistema Federal de Medios y Contenidos Públicos e trasmesso da Televisión Pública Argentina nel 2018. Il programma, realizzato con Sandra Guida e reso disponibile sulla piattaforma Cont.ar, offriva un ritratto della scena del tango attraverso musica, danza e interviste ai suoi grandi interpreti. In un'intervista, Brandoni ha spiegato che per lui si è trattato di una nuova esperienza: pur essendo principalmente attore, ha accettato il ruolo di conduttore spinto dal suo interesse personale per il tango.[14]

Cinema

Parallelamente all'attività teatrale e televisiva, Brandoni ha costruito una carriera cinematografica che si estende per quasi cinquanta film, molti dei quali considerati pietre miliari del cinema argentino.[37] Esordì sul grande schermo negli anni Sessanta e nel corso del decennio successivo prese parte ad alcune produzioni che avrebbero segnato la storia del cinema argentino.

Nel 1974 apparve in due film di grande rilievo. Il primo fu La tregua, un dramma sentimentale diretto da Sergio Renán e tratto dall'omonimo romanzo di Mario Benedetti, in cui Brandoni interpretò Esteban Santomé, il primogenito del protagonista, Martín Santomé, interpretato da Héctor Alterio. La pellicola fu la prima argentina a ottenere una candidatura all'Oscar al miglior film straniero,[38] dove si trovò a competere con Amarcord di Fellini.[39] Il film è oggi tra i più visti della storia del cinema argentino, sebbene i distributori non lo volessero programmare nelle sale, ritenendolo troppo malinconico.[40]

Il secondo fu La Patagonia rebelde, diretto da Héctor Olivera, in cui Brandoni interpretò Antonio Soto, un sindacalista anarchico protagonista delle rivolte operaie del 1920 in Patagonia. Il film vinse l'Orso d'Argento al 24° Festival di Berlino del 1974[41] e fu poi vietato durante la dittatura militare; parte del cast e della troupe fu costretta all’esilio e il film poté essere proiettato nuovamente dopo il ritorno della democrazia.[42]

Negli anni Ottanta recitò in film di grande diffusione come Darse cuenta (1984) e Made in Argentina (1986), ma si affermò presso il grande pubblico con Esperando la carroza (1985), commedia diretta da Alejandro Doria e basata sull'omonima pièce di Jacobo Langsner. Brandoni vi interpretò Antonio, e rese celebre la battuta «tres empanadas», inserita in una scena dal tono originariamente drammatico che è diventata parte del patrimonio culturale popolare argentino. La pellicola, con un cast che comprendeva Antonio Gasalla, China Zorrilla, Betiana Blum, Julio De Grazia e Lidia Catalano, ritrae con umorismo grottesco le dinamiche familiari di più generazioni. Sebbene all'uscita non riscuotesse un immediato successo, nel tempo è stata rivalutata dal pubblico ed è oggi considerata un classico della commedia grottesca rioplatense.[11][43][44]

In seguito prese parte a numerose produzioni, tra cui Un'ombra ben presto sarai (1994) di Héctor Olivera e la commedia Esa maldita costilla (1999), diretto da Juan José Jusid con Susana Giménez, Betiana Blum, Rossy de Palma e Loles León.[45]

Nel 2009 recita ne La casa delle stelle, diretto da Juan José Campanella, accanto a Graciela Borges, Oscar Martínez e Clara Lago.[46] Nel 2018 è stato protagonista, insieme a Guillermo Francella, della commedia Il mio capolavoro, diretta da Gastón Duprat e incentrata sul rapporto tra un gallerista e un pittore in declino alle prese con il mercato dell’arte e le sue contraddizioni. Il film è stato selezionato per la 75ª Mostra del Cinema di Venezia.[47]

L'anno successivo ha interpretato un ex attore ormai in declino coinvolto in una vicenda di inganni e rivalità in La casa delle stelle, commedia nera diretta da Juan José Campanella; il cast comprendeva anche Graciela Borges, Oscar Martínez e Marcos Mundstock.[48] Nello stesso periodo ha preso parte con Nancy Dupláa a El retiro, diretto da Ricardo Díaz Iacoponi. Il film è un dramma con elementi di tensione che ruota attorno a una famiglia riunita in una casa isolata, dove vecchi conflitti e segreti riemergono progressivamente.[49]

Nel 2019 è tornato a lavorare con Ricardo Darín in Criminali come noi, diretto da Sebastián Borensztein. Nel film interpreta Antonio Fontana, uno dei membri di un gruppo di risparmiatori di una piccola città di provincia che, truffati da un avvocato e da un direttore di banca alla vigilia della crisi economica argentina, si improvvisano criminali per riprendersi il maltolto. Il lungometraggio ha vinto il Premio Goya per il miglior film straniero in lingua spagnola nel 2020.[1][50][51]

Carriera politica

Attività sindacale ed esilio

Luis Brandoni iniziò la sua attività associativa nei primi anni della carriera artistica, affiliandosi all’Asociación Argentina de Actores y Actrices. nel 1962, poco dopo il diploma al Conservatorio. Nel 1972 fu eletto segretario generale dell’associazione, che contava circa 1.800 iscritti, vincendo con la propria lista per appena quattro voti di scarto. La sua gestione si caratterizzò per un forte senso di solidarietà e volontariato: i dirigenti non ricevevano alcun compenso, svolgendo le funzioni a titolo gratuito per sostenere i colleghi.[52]

A causa delle minacce ricevute dalla Triple A per il suo impegno sindacale, tra il 1974 e il 1975 Brandoni fu costretto all’esilio in Messico per dieci mesi, insieme alla moglie Marta Bianchi e alle figlie, allora ancora piccole.[8][52] Descrisse l’esilio come il periodo più difficile della sua vita a cui fece fronte anche grazie al sostegno economico di alcuni conoscenti e parenti. Durante questo periodo fu comunque rieletto e mantenne la carica di segretario generale fino al 1983.[52]

Il sequestro

Il 27 luglio 1976, dopo aver terminato lo spettacolo al Teatro Lasalle di Buenos Aires, Brandoni e Marta Bianchi, assieme alla loro amica María del Carmen Otonello e all’umorista Miguel Gila (1919 – 2001), si trovavano all’esterno del teatro quando furono intercettati da uomini armati in abiti civili, tra cui Aníbal Gordon, agente non organico della Secretaría de Inteligencia del Estado (SIDE) e membro della Triple A. Bianchi e Otonello furono caricate su un’automobile, mentre Brandoni fu condotto su un altro veicolo; tutti furono bendati. Gila fu rilasciato a pochi isolati di distanza per la sua nazionalità spagnola e si mosse rapidamente per cercare aiuto. I sequestrati furono trasportati al centro clandestino di detenzione Automotores Orletti a Floresta, interrogati per circa cinque ore e minacciati di morte; nel caso di Bianchi, anche di violenza sessuale. Nel frattempo, Gila contattò l’attore Emilio Alfaro, che si rivolse al generale Arturo Amador Corbetta, ex capo della Polizia Federale. Pur non ricoprendo più ufficialmente l’incarico, Corbetta manteneva ancora una certa influenza nell’apparato militare e intercedette personalmente presso gli organi di repressione, sollecitando il rilascio dei sequestrati. Secondo il racconto di Brandoni, i sequestratori gli dissero: «Andate pure. E tu, Brandoni, festeggia il 9 luglio come il vero giorno del tuo compleanno, perché oggi sei rinato», minacciandolo di morte se li avesse denunciati. Furono quindi rilasciati a pochi isolati dalle loro abitazioni. Brandoni scoprì l’identità del generale Corbetta solo molti anni più tardi e non ebbe occasione di ringraziarlo direttamente prima della morte del militare.[52][53][54]

Il sequestro avvenne nel contesto della repressione politica argentina collegata all’Operazione Condor, un programma di cooperazione tra le dittature militari del Sud America negli anni Settanta e Ottanta finalizzato a reprimere oppositori politici e dissidenti.[53]

Attività politica e sindacale dopo il ritorno della democrazia

Nel 1982 Brandoni si iscrisse alla Unione Civica Radicale dopo aver letto il libro La cuestión argentina di Raúl Alfonsín e mise a disposizione la propria abitazione per incontri politici clandestini, allora vietati dalla dittatura. Con il ritorno della democrazia, nel 1983 divenne consulente culturale ad honorem del governo Alfonsín, incarico che mantenne fino al 1989. Negli anni successivi ricoprì diversi incarichi di rilievo nel campo artistico e culturale, tra cui la presidenza del Bloque Latinoamericano de Artistas (1973–1984), la vicepresidenza della Federación Internacional de Actores (1974–2004) e la presidenza della Commissione Cultura del Comitato Nazionale della UCR nel 1994.[8]

In ambito elettorale Brandoni fu deputato nazionale per la Provincia di Buenos Aires dal 1993 al 1997 e per l’Alianza por el Trabajo, la Justicia y la Educación fino al 2001, durante i governi di Carlos Menem e Fernando de la Rúa. Nel 2003 si candidò al Senato e, nel 2007, fu candidato a vicegovernatore della Provincia di Buenos Aires alleandosi con Ricardo Alfonsín, figlio di Raúl Alfonsín.[8] Nel 2013 si candidò come pre-candidato[55] a senatore supplente[56] nella Città Autonoma di Buenos Aires, all’interno della lista del Frente Amplio UNEN. Dopo la conferma alle primarie PASO nel 2023[57], fu precandidato a deputato del Parlamento del Mercosur (Parlasur) per Insieme per il Cambiamento.[14]

Nel novembre 2017 lasciò l'Asociación Argentina de Actores, adducendo profonde divergenze con la dirigenza. In diverse interviste dichiarò di non sentirsi più rappresentato da un'organizzazione che, a suo avviso, aveva perso il carattere pluralista che l'aveva contraddistinta in passato. La rottura si inserì in un clima di tensione già esistente, aggravato da alcune dichiarazioni rilasciate nel programma televisivo Intratables, in cui Brandoni aveva contestato l'uso dell'espressione «colpo di Stato civico-militare» per il golpe del 1976, dichiarazioni che avevano suscitato un comunicato critico da parte dell'associazione.[58][59][60]

Ha ricevuto il riconoscimento più significativo sul piano istituzionale nel 2025, quando la Segreteria della cultura della nazione lo ha dichiarato Personalità emerita della cultura della nazione (Personalidad Emérita de la Cultura de la Nación). La cerimonia si è tenuta nella cupola del Palacio Libertad alla presenza di colleghi, familiari e personalità del mondo della cultura e della politica. Brandoni ha scelto di devolvere il premio economico associato al titolo alla Casa del Teatro, istituzione che ospita artisti anziani che hanno dedicato la vita alle arti sceniche, consegnando personalmente il contributo alla sua presidente, Linda Peretz.[6]

Vita privata

L'attrice Marta Bianchi nel 2010

Brandoni incontrò l'attrice Marta Bianchi durante gli studi al Conservatorio, quando lei aveva quindici anni e lui sedici. Dopo un lungo fidanzamento, si sposarono al termine del servizio militare di Brandoni, allora ventitreenne. Il matrimonio durò trentatré anni, e dalla loro unione nacquero due figlie, Micaela e Florencia, entrambe lontane dal mondo dello spettacolo,[61] da cui ha avuto quattro nipoti.[62]

Dopo la separazione, nel 2007 Brandoni si unì in matrimonio con la produttrice Mónica López, sua socia in Novedades Clásicas SRL, società dedicata alla produzione di opere teatrali, televisive, radiofoniche e cinematografiche.[61][63]

Dal 2017 Brandoni è stato legato sentimentalmente a Saula Benavente, produttrice, regista e sceneggiatrice, figlia del pittore Saulo Benavente e della costumista teatrale Graciela Galán. La coppia si era conosciuta nel settembre 2013 durante una festa organizzata dal regista Claudio Segovia, dopo essersi già incrociati in alcune produzioni teatrali. La coppia ha scelto di non convivere.[35][64]

Da destra: Luis Brandoni, Gastón Duprat e Guillermo Francella

Brandoni aveva un legame di amicizia con Robert De Niro, con cui era entrato in contatto durante una rappresentazione a New York grazie a Lito Cruz (1941 – 2017), attore e regista teatrale argentino di lungo corso. Inoltre, era anche amico dell’attore Guillermo Francella.[1]

In un’intervista televisiva del 2021 un episodio singolare: era stato derubato in uno studio medico da un ladro che, durante il furto, recitava a memoria interi dialoghi dei suoi film. L'attore ha detto di aver vissuto la scena con un misto di incredulità e divertimento.[1][65]

Morte

L'11 aprile 2026 Brandoni è caduto nella propria abitazione, riportando un ematoma subdurale. A seguito dell'incidente è stato ricoverato in ospedale, dove è deceduto all'alba del 20 aprile.[66][67][68] In quanto cittadino illustre di Buenos Aires,[62] la camera ardente è stata allestita presso il Palazzo della Legislatura della Città di Buenos Aires e i suoi resti sono stati poi tumulati nel Panteón de la Asociación Argentina de Actores,[69] nel cimitero della Chacarita.[70]

Filmografia

Attore

Cinema

  • Escala musical, regia di Eber Lobato (1966)
  • La cigarra está que arde, regia di Daniel Tinayre (1967)
  • Tute Cabrero, regia di Juan José Jusid (1968)
  • Turismo de carretera, regia di Enrique Cahen Salaberry (1968)
  • Maternidad sin hombres, regia di Fernando Siro (1968)
  • Somos los mejores, regia di Fernando Siro (1968)
  • El señor Presidente, regia di Marcos Madanes (1969, non distribuito commercialmente)
  • La fidelidad, regia di Juan José Jusid (1970)
  • La guita, regia di Fernando Ayala (1970)
  • La gran ruta, regia di Fernando Ayala (1971)
  • Autocine mon amour, regia di Fernando Ayala (1972)
  • La bastarda, regia di Emilio Vieyra (1972)
  • Me enamoré sin darme cuenta, regia di Fernando Siro (1972)
  • José María y María José (Una pareja de hoy), regia di Rodolfo Kuhn (1973)
  • Paño verde, regia di Mario David (1973)
  • Gente en Buenos Aires, regia di Eva Landeck (1974)
  • La tregua, regia di Sergio Renán (1974)
  • La Patagonia rebelde, regia di Héctor Olivera (1974)
  • Sola, regia di Raúl de la Torre (1976)
  • Juan que reía, regia di Carlos Galettini (1976)
  • Darse cuenta, regia di Alejandro Doria (1984)
  • Hay unos tipos abajo, regia di Rafael Filipelli (1985)
  • Esperando la carroza, regia di Alejandro Doria (1985)
  • Seré cualquier cosa, pero te quiero, regia di Carlos Galettini (1986)
  • Made in Argentina, regia di Juan José Jusid (1987)
  • Cien veces no debo, regia di Alejandro Doria (1990)
  • Convivencia, regia di Carlos Galettini (1994)
  • Una sombra ya pronto serás, regia di Héctor Olivera (1994)
  • De mi barrio con amor, regia di José Santiso (1995)
  • El verso, regia di Alejandro Maci (1995)
  • El mundo contra mí, regia di Beda Docampo Feijóo (1995)
  • El sueño de los héroes, regia di Sergio Renán (1997)
  • La furia, regia di Juan Bautista Stagnaro (1997)
  • América mía, regia di Gerardo Herrero (1998)
  • Esa maldita costilla, regia di Juan José Jusid (1999)
  • Ojos que no ven, regia di Beda Docampo Feijóo (2000)
  • Los pasos perdidos, regia di Manane Rodríguez (2001)
  • No dejaré que no me quieras, regia di José Luis Acosta (2002)
  • Un día en el paraíso, regia di Juan Bautista Stagnaro (2003)
  • Tacholas, un actor galaico-argentino, regia di Margarita Ledo Andión (2003, documentario)
  • No sos vos, soy yo, regia di Juan Taratuto (2004)
  • Quiéreme, regia di Beda Docampo Feijóo (2007)
  • Felicitas, regia di Teresa Costantini (2009)
  • Esperando la carroza 2, regia di Gabriel Condron (2009)
  • Hipólito, regia di Teodoro Ciampagna (2011)
  • El hombre de tu vida, regia di Juan José Campanella (2011)
  • La suerte en tus manos, regia di Daniel Burman (2012)
  • Tokio, regia di Marcelo Piñeyro (2015)
  • Sólo se vive una vez, regia di Federico Cueva (2017)
  • Il mio capolavoro, regia di Gastón Duprat (2018)
  • 4x4, regia di Mariano Cohn (2019)
  • El retiro, regia di Ricardo Díaz Iacoponi (2019)
  • Baldío, regia di Inés de Oliveira Cézar (2019)
  • Criminali come noi, regia di Sebastián Borensztein (2019)
  • La casa delle stelle, regia di Juan José Campanella (2019)
  • Humo bajo el agua, regia di Julio Midú e Fabio Junco (2023)
  • Karakol, regia di Saula Benavente (2020)
  • El retiro, regia di Ricardo Díaz Iacoponi (2019)
  • Parque Lezama, regia di Juan José Campanella (2025)

Televisione

  • Esta noche... miedo, regia di Alberto Migré – miniserie TV (1970)
  • Éxitos de Nené Cascallar – serie TV, (1970)
  • El retrato de Dorian Gray – film TV (1970)
  • Los grandes relatos – serie TV, (1971)
  • Buscavidas – serie TV, 158 episodi (1984–1988)
  • La bonita página – serie TV, (1989)
  • Corazonadas – serie TV, (1991)
  • Locos de contento – film TV (1993)
  • Mi cuñado – serial TV, 240 episodi (1993–1996) – Roberto Cantalapiedra
  • Vulnerables – serie TV, 77 episodi (1999–2001)
  • Culpables – serie TV, 39 episodi (2001)
  • Infieles – miniserie TV, episodio 1x06 (2002)
  • Durmiendo con mi jefe – miniserie TV, 26 episodi (2003) – Enzo Tempone
  • Una familia especial – serie TV, (2005)
  • Caín y Abel – serial TV, 49 episodi (2010)
  • El hombre de tu vida – miniserie TV, 24 episodi (2011–2012) – Padre Francisco
  • Historias de corazón – serie TV, (2012)
  • Graduados – serie TV, 5 episodi (2012)
  • Señores papis – serie TV, (2014)
  • Un gallo para Esculapio – miniserie TV, 9 episodi (2017) – Chelo Esculapio
  • Juventud acumulada – serie TV, (anno da verificare)
  • La hora del tango – serie TV, 13 episodi (2018)
  • Derecho viejo – serie TV, (2019)
  • El encargado – serie TV, 11 episodi (2022–in corso)
  • Nada – miniserie TV, 5 episodi (2023) – Manuel Tamayo Prats

Teatro

Attore

  • El novio (The Boy friend) di Sandy Wilson, (1962). Prima al Teatro Coliseo di Buenos Aires, 2 maggio 1962.[71]
  • Enrico IV di Luigi Pirandello (1963)[72]
  • Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller (1963–1964)[72]
  • Le intellettuali di Molière, regia di Armando Discépolo (1964)
  • Stèfano di Armando Discépolo, regia di Armando Discépolo (1965)
  • Donna Rosita nubile di Federico García Lorca (1965)
  • Le serve di Jean Genet, regia di Sergio Renán (1970)
  • La pucha di Oscar Viale, (1969–1971)
  • Chúmbale di Oscar Viale, (1971–1973)
  • Segundo tiempo di Ricardo Halac, (1976)
  • La nona di Roberto Cossa, (1977)
  • El viejo criado di Roberto Cossa, regia di Héctor Olivera (1983)
  • Made in Lanús di Nelly Fernández Tiscornia, regia di Jorge Palant (1986–1989)
  • Convivencia di Oscar Viale, (1979–1989)
  • Siempre que llovió, paró di Marcelo Ramos, regia di Luis Brandoni (1996)
  • Art di Yasmina Reza, regia di Mick Gordon (2001)
  • Justo en lo mejor de mi vida di Alicia Muñoz, regia di Julio Baccaro (2003–2006)[73]
  • Un nemico del popolo di Henrik Ibsen, regia di Sergio Renán. Teatro San Martín di Buenos Aires (2007)
  • El hombre inesperado di Yasmina Reza, regia di Luis Romero (2008)
  • Don Arturo Illia di Eduardo Rovner, regia di Héctor Giovine (2011)[72]
  • Conversaciones con mamá di Santiago Carlos Oves, regia di Santiago Doria (2012–2013)
  • Parque Lezama, adattamento di Rappaport di Herb Gardner, regia di Juan José Campanella (2013–2024)
  • ¿Quién es quién? di Audrey Schebat, regia di Héctor Díaz (2025–2026)

Regista

  • Siempre que llovió, paró (1996) – anche interprete
  • El Acompañamiento di Carlos Gorostiza (2022)[74]
  • Made in Lanús (nuova messa in scena, 2024)

Opere

  • Luis Brandoni, Marcelo Ramos, Antes de que me olvide, Editorial Sudamericana, Buenos Aires, 2020, ISBN 978-9500764773

Riconoscimenti

  • Cóndor de Plata
    • 1987 – Miglior attore per Seré cualquier cosa pero te quiero
    • 1995 – Miglior attore per Convivencia
  • Estrella de Mar
    • 1981 – Miglior attore teatrale
    • 1983 – Miglior attore teatrale
    • 2008 – Miglior attore protagonista (commedia drammatica) per Don Arturo Illia
  • Premio Martín Fierro
    • 1970 – Miglior attore drammatico per Las grandes novelas
    • 1993 – Miglior attore di commedia televisiva per Mi cuñado
    • 1995 – Miglior attore di commedia televisiva per Mi cuñado
    • 2017 – Miglior attore protagonista di unitario per Un gallo para Esculapio
    • 2024 – Martín Fierro di Platino alla carriera
  • Premio Pepino el 88
    • Biennio 1981-82 – Premio Nazionale di Teatro
  • Premio Konex
    • 1991 – Diploma al Mérito come attore di commedia (cinema e teatro)
    • 2021 – Konex di Platino come miglior attore televisivo (decennio 2011-2020)
  • Premio Prensario
    • 1980-1984 – Miglior attore teatrale
  • Premio Protagonistas
    • 2025 – con Soledad Silveyra per ¿Quién es quién?
  • Premio Tato
    • 2012 – Miglior attore non protagonista per El hombre de tu vida

Doppiatori italiani

Nelle versioni in italiano delle opere in cui ha recitato, Luis Brandoni è stato doppiato da:

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 (ES) De la Nochebuena en la casa de Robert De Niro a por qué lamenta su frase “tres empanadas”: 38 hechos de Luis Brandoni, su Diario de Cultura, 26 maggio 2022. URL consultato il 5 aprile 2026.
  2. ↑ (ES) Brandoni actor, su mejor faceta, su ANDigital. URL consultato l'8 aprile 2026.
  3. ↑ (ES) Luis Brandoni cumple 85 años: un referente de la cultura nacional, su Argentina.gob.ar, 18 aprile 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  4. ↑ (ES) Troop Software Factory, Luis Brandoni | Fundación Konex, su www.fundacionkonex.org. URL consultato l'8 aprile 2026.
  5. 1 2 Curriculum Vitae, su archivo.consejo.org.ar. URL consultato l'8 aprile 2026.
  6. 1 2 3 (ES) Luis Brandoni fue declarado Personalidad Emérita de la Cultura de la Nación, su Argentina.gob.ar, 28 luglio 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  7. ↑ (ES) Mariano Casas Di Nardo, La emoción de Luis Brandoni al ser distinguido como Personalidad Emérita de la cultura argentina, su LA NACION, 29 luglio 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  8. 1 2 3 4 Luis Brandoni, su www.efemeridesradicales.com.ar. URL consultato il 5 aprile 2026.
  9. ↑ (ES) Redacción LAVOZ, Luis Brandoni contó que su familia donó un extenso terreno para hacer una escuela: Lleva el nombre de mi padre, su www.lavoz.com.ar, 28 agosto 2024. URL consultato l'8 aprile 2026.
  10. ↑ (ES) Héctor M. Guyot, Luis Brandoni: un testigo de la vida familiar, su LA NACION, 16 luglio 2017. URL consultato l'8 aprile 2026.
  11. 1 2 (ES) José Del Rio, Por qué Brandoni quiere que su última función llegue en un buen momento, su LA NACION, 24 novembre 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  12. 1 2 (ES) Irina Alonso e Ingrid Pelicori, Nuesto inolvidable Ernesto Bianco (PDF). URL consultato l'8 aprile 2026.
  13. ↑ (ES) Las raíces (podridas) del progresismo. Acerca de «Un enemigo del pueblo», de Henrik Ibsen (1828-1906), adaptación de Sergio Renán, con Luis Brandoni y Alberto Segado - Vía Socialista - RyR, su razonyrevolucion.org, 1º luglio 2007. URL consultato l'8 aprile 2026.
  14. 1 2 3 Ciclo Los Descendientes – Luis Brandoni, su iicbuenosaires.esteri.it. URL consultato il 6 aprile 2026.
  15. ↑ (ES) José Del Rio, Por qué Brandoni quiere que su última función llegue en un buen momento, su LA NACION, 24 novembre 2025. URL consultato il 9 aprile 2026.
  16. ↑ (ES) Conversaciones con mamá - Película 2004 - Cine.com. URL consultato il 9 aprile 2026.
  17. ↑ (ES) Carlos Pacheco, Soriano & Brandoni: reencuentro de titanes, su LA NACION, 20 aprile 2012. URL consultato il 9 aprile 2026.
  18. ↑ (ES) Por Maria Eugenia CapeloSeguir en, “Parque Lezama”: Juan José Campanella transforma el éxito teatral en película para Netflix, su infobae, 7 febbraio 2026. URL consultato il 9 aprile 2026.
  19. ↑ (ES) Natalia Trzenko, Parque Lezama: una clase magistral de actuación y sensible excepción frente a los límites del algoritmo, su LA NACION, 19 febbraio 2026. URL consultato il 9 aprile 2026.
  20. ↑ Gaucho, Parque Lezama, il film argentino su Netflix: trama, cast, durata. E il messaggio profondo (Trailer), su Gaucho News, 12 marzo 2026. URL consultato l'8 aprile 2026.
  21. ↑ (ES) Diario Show, Eduardo Blanco: "Las diferencias deberían enriquecernos, basta de confrontar", su www.cronica.com.ar, 25 febbraio 2024. URL consultato l'8 aprile 2026.
  22. ↑ (ES) S. W. I. swissinfo.ch, Eduardo Blanco: "El teatro es adrenalínico y hermoso", su SWI swissinfo.ch, 1º maggio 2023. URL consultato l'8 aprile 2026.
  23. ↑ (ES) Luis Brandoni a tono con el estreno de "Parque Lezama": la vigencia de un ícono en un shooting exclusivo de GENTE con tres cambios a puro estilo, su GENTE Online, 6 marzo 2026. URL consultato l'8 aprile 2026.
  24. ↑ (ES) Luis Brandoni y Soledad Silveyra, juntos por primera vez: "En el teatro es cuando sabemos qué le pasa al público y eso no tiene precio", su Filo News, 3 gennaio 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  25. ↑ (ES) Luis Brandoni debió suspender la función de su obra de teatro por una “indisposición física”, su LA NACION, 25 settembre 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  26. ↑ (ES) Carlos Pacheco, Luis Brandoni: un defensor de la dramaturgia nacional, su LA NACION, 8 maggio 2017. URL consultato l'8 aprile 2026.
  27. ↑ (ES) Por Andrea RiveroSeguir en, ‘Made in Lanús’ tiene versión 2024, a cargo de Luis Brandoni, su infobae, 3 gennaio 2024. URL consultato l'8 aprile 2026.
  28. ↑ (ES) “Made in Lanús” vuelve a la cartelera porteña bajo la dirección de Luis Brandoni, su Todo Noticias, 3 gennaio 2024. URL consultato l'8 aprile 2026.
  29. ↑ (ES) Diario El Dia de La Plata www.eldia.com, Diario El Dia de La Plata www.eldia.com, su www.eldia.com. URL consultato l'8 aprile 2026.
  30. ↑ (ES) Luis Brandoni e Marcelo Ramos, Antes de que me olvide, Penguin Random House Grupo Editorial Argentina, 2020, ISBN 978‑9500764773. URL consultato l'8 aprile 2026.
  31. ↑ (ES) Liliana Podestá, Buscavidas, un programa exitoso del que no quedan rastros... ¿por una venganza?, su LA NACION, 18 giugno 2021. URL consultato il 9 aprile 2026.
  32. ↑ (ES) "Mi cuñado": Brandoni y Darín en su mejor sociedad para la comedia y el enojo de uno de ellos cuando la repusieron, su EL PAIS, 20 settembre 2025. URL consultato l'8 aprile 2026.
  33. ↑ (ES) Mi Cuñado, la gran comedia de Luis Brandoni y Ricardo Darín, su Diario La Unión. URL consultato l'8 aprile 2026.
  34. ↑ (ES) Por Alejandro SaldañaSeguir en, “Nada”, la serie con Robert De Niro y Luis Brandoni, se gana los aplausos en el Festival de San Sebastián, su infobae, 26 settembre 2023. URL consultato il 9 aprile 2026.
  35. 1 2 (ES) Fernanda Sanguinetti, La novia de Brandoni. La directora y productora Saula Benavente habla de su relación con el actor: “Con Luis armamos un vínculo muy lindo, en el cual la edad no es tema”, su LA NACION, 13 marzo 2025. URL consultato il 5 aprile 2026.
  36. ↑ (EN) Lily Ford, Disney’s Latin America Execs Did Not Expect Robert De Niro to Love Argentina’s ‘Nada’ Script, su The Hollywood Reporter, 19 giugno 2024. URL consultato il 9 aprile 2026.
  37. ↑ (ES) La Bocina, LUIS BRANDONI. La Legislatura lo distinguió como "Ciudadano Ilustre", su La Bocina, 2 settembre 2015. URL consultato il 9 aprile 2026.
  38. ↑ (ES) Medio siglo de 'La Tregua', la tristeza que se tornó éxito y llevó a Argentina a los Óscar, su infobae, 1º agosto 2024. URL consultato il 9 aprile 2026.
  39. ↑ (EN) The 47th Academy Awards | 1975, su www.oscars.org, 6 ottobre 2014. URL consultato il 9 aprile 2026.
  40. ↑ (ES) elDiarioAR, Medio siglo de 'La Tregua', la primera película que llevó a Argentina a los Oscar, su elDiarioAR.com, 1º agosto 2024. URL consultato il 9 aprile 2026.
  41. ↑ (ES) Sergio Campos Cacho, Berlinale. Osos de Plata para Argentina - Blog del Instituto Cervantes de Berlín Blog del Instituto Cervantes de Berlín, su blogs.cervantes.es. URL consultato il 9 aprile 2026.
  42. ↑ (ES) Javier Lorca, Héctor Olivera: “¿Cómo era posible que se hubiera fusilado a troche y moche y no hubiera trascendido?”, su El País Argentina, 8 ottobre 2024. URL consultato il 9 aprile 2026.
  43. ↑ (ES) Luis Brandoni reveló los secretos mejor guardados de Esperando la Carroza: "ninguno de nosotros pensó que esto podía pasar", su Caras, 26 luglio 2024. URL consultato l'8 aprile 2026.
  44. ↑ (ES) Esperando la Carroza: a 35 años del estreno de un clásico del cine nacional, su Caras, 6 maggio 2020. URL consultato l'8 aprile 2026.
  45. ↑ Página/12, su www.pagina12.com.ar. URL consultato il 9 aprile 2026.
  46. ↑ (ES) ‘El cuento de las comadrejas’: Clara Lago borda el acento argentino en este clip de lo nuevo de Campanella, su Fotogramas, 19 giugno 2019. URL consultato il 10 aprile 2026.
  47. ↑ (EN) Biennale Cinema 2018 | Mi obra maestra, su La Biennale di Venezia, 17 luglio 2018. URL consultato il 9 aprile 2026.
  48. ↑ Attività culturali dell'Instituto Cervantes, su cultura.cervantes.es. URL consultato il 9 aprile 2026.
  49. ↑ (ES) Luis Brandoni y Nancy Dupláa se lucen en una comedia dramática argentina, su Ciudad Magazine, 31 luglio 2025. URL consultato il 9 aprile 2026.
  50. ↑ (EN) John DeFore, ‘Heroic Losers’ (‘La odisea de los giles’): Film Review | TIFF 2019, su The Hollywood Reporter, 19 settembre 2019. URL consultato l'8 aprile 2026.
  51. ↑ CRIMINALI COME NOI, su Fondazione Teatro Goldoni. URL consultato l'8 aprile 2026.
  52. 1 2 3 4 (ES) Cumple 83 años Luis Brandoni: el tremendo relato de la noche en que lo secuestraron en plena dictadura, su Todo Noticias, 18 aprile 2023. URL consultato il 5 aprile 2026.
  53. 1 2 Marta Raquel Bianchi, Adalberto Luis Brandoni y María del Carmen Otonello | Plan Condor, su www.mpf.gob.ar. URL consultato il 5 aprile 2026.
  54. ↑ (ES) Redacción Clarín, Luis Brandoni: “Le debo la vida a un general”, su Clarín, 8 agosto 2010. URL consultato il 5 aprile 2026.
  55. ↑ Si tratta di un candidato che aspira a ottenere la nomina ufficiale del partito e la cui conferma dipende dalle primarie o dalle selezioni interne. La candidatura non garantisce automaticamente l’elezione, ma indica una posizione di riserva all’interno della lista dei possibili senatori della coalizione.
  56. ↑ In Argentina, i senatori supplenti sono candidati che subentrano solo se il senatore titolare non può completare il mandato.
  57. ↑ Le primarie PASO (Primarias, Abiertas, Simultáneas y Obligatorias) sono le elezioni primarie aperte, simultanee e obbligatorie in Argentina, che servono a selezionare ufficialmente i candidati dei vari partiti o coalizioni prima delle elezioni generali. La partecipazione degli elettori è obbligatoria, ma la vittoria in queste primarie non garantisce automaticamente l’elezione.
  58. ↑ (ES) Un actorazo y mejor persona: Luis Brandoni, in +Prensa. URL consultato il 9 aprile 2026.
  59. ↑ (ES) Redacción, "A mí no me vengan con ese verso", su La Arena. URL consultato il 9 aprile 2026.
  60. ↑ (ES) Por Diego RojasSeguir en, Brandoni le gana una batalla a Echarri en la guerra de los actores, su infobae, 5 novembre 2017. URL consultato il 9 aprile 2026.
  61. 1 2 (ES) De bajo perfil: quiénes son y a qué se dedican Micaela y Florencia, las hijas de Luis Brandoni, su www.minutoneuquen.com. URL consultato il 5 aprile 2026.
  62. 1 2 (ES) El último adiós a Luis Brandoni: así llegó el féretro para el velatorio en la legislatura, su Ciudad Magazine, 20 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  63. ↑ (EN) La esposa de Brandoni contratada por el Gobierno de la Ciudad, su www.enorsai.com.ar. URL consultato il 5 aprile 2026.
  64. ↑ (ES) Luis Brandoni recordó su historia de amor con Marta Bianchi y reflexionó sobre su rol como padre, su Caras, 26 luglio 2024. URL consultato il 5 aprile 2026.
  65. ↑ (ES) Luis Brandoni recordó el dramático e insólito robo donde el ladrón le recitaba frases de sus películas, su LA NACION, 24 marzo 2021. URL consultato il 5 aprile 2026.
  66. ↑ Agenzia ANSA, E' morto l'attore Luis Brandoni, icona del cinema e del teatro argentini - America Latina - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 20 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  67. ↑ (ES) Murió Luis Brandoni a los 86 años: “El último primer actor de una generación inolvidable”, su LA NACION, 20 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  68. ↑ (ES) Delfina Torres Cabreros, Muere el actor argentino Luis Brandoni a los 86 años tras un accidente doméstico, su El País, 20 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  69. ↑ (ES) Por Sebastián VolterriSeguir en, El funeral de Luis Brandoni: la despedida de sus seres queridos y un emotivo cortejo bajo la lluvia en el cementerio, su infobae, 21 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  70. ↑ Sky TG24, E' morto Luis Brandoni, icona del cinema e del teatro argentino, su tg24.sky.it, 20 aprile 2026. URL consultato il 5 maggio 2026.
  71. ↑ (ES) Por Susana CeballosSeguir en, De la Nochebuena en la casa de Robert De Niro a por qué lamenta su frase “tres empanadas”: 38 hechos de Luis Brandoni, su infobae, 21 maggio 2022. URL consultato il 10 aprile 2026.
  72. 1 2 3 (ES) Luis Brandoni, su tp agencia. URL consultato il 10 aprile 2026.
  73. ↑ (ES) Página/12 :: Espectáculos :: “En el teatro uno va pintando la conducta humana”, su www.pagina12.com.ar. URL consultato il 10 aprile 2026.
  74. ↑ (ES) Teatrix, https://www.teatrix.com/obras/el-acompanamiento-2021/314, su Teatrix. URL consultato il 10 aprile 2026.
  75. ↑ IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA CINEMA - SCENEGGIATI E MINISERIE TV: "Dagli Appennini alle Ande", su www.antoniogenna.net. URL consultato il 10 aprile 2026.
  76. ↑ IL MONDO DEI DOPPIATORI - La pagina di AMBROGIO COLOMBO, su www.antoniogenna.net. URL consultato il 10 aprile 2026.
  77. ↑ IL MONDO DEI DOPPIATORI - La pagina di DARIO OPPIDO, su www.antoniogenna.net. URL consultato il 10 aprile 2026.

Bibliografia

  • Irina Alonso, Ingrid Pelicori, El tipo que impuso el beso, in Nuestro inolvidable Ernesto Bianco, Editorial INTeatro, 2008, pp. 63–65, ISBN 978-987-9423-92-1

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 67567128 · ISNI (EN) 0000 0000 3665 0604 · SBN PCMV002378 · LCCN (EN) n85336984 · GND (DE) 130207268 · BNE (ES) XX1564096 (data) · BNF (FR) cb17864695w (data) · J9U (EN, HE) 987007316952605171