Macuahuitl

Macuahuitl
Macuahuitl
TipoSpada-Mazza
OrigineMesoamerica
Impiego
UtilizzatoriCiviltà mesoamericane (Aztechi, Olmechi, Maya, ecc.)[1]
Succ. Indios amigos[2]
Produzione
Variantimācuāhuitzōctli (più corto – 50 cm)[3]
Descrizione
Lunghezza70-80 cm[3] (90-120 cm?)[4]
Tipo di lamadi legno, diritta, con 6-8 lamette d'ossidiana prismatica su ogni lato[3]
Tipo di puntadi legno, piatta
Tipo di manicodi legno, a una o due mani[4]
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Il mācuāhuitl (lingua nahuatl classica māccuahuitl [maːkˈkʷawit͡ɬ], plurale māccuahuimeh; lett. "mano [di] legno")[5] è un'arma bianca mesoamericana costituita da una spada-mazza di legno con diverse lame prismatiche d'ossidiana incastonate sui lati.[N 1] Il suo uso è attestato dal I millennio, sebbene si possano trovare esempi in opere d'arte risalenti almeno al c.d. "Periodo preclassico mesoamericano" (2500 a.C.-200).[6] Al tempo della colonizzazione spagnola delle Americhe, il mācuāhuitl era ampiamente diffuso tra le civiltà dell'America centrale: Aztechi (Mexica), Olmechi, Maya, Mixtechi, Toltechi e Taraschi.[1]

Almeno due esemplari di quest'arma, presumibilmente tre, sopravvissero alla conquista dell'Impero azteco e sono documentati nella letteratura moderna: uno figurava nel catalogo dell'Armeria reale di Madrid fino alla sua distruzione in un incendio nel 1884. Altri due furono rinvenuti a Città del Messico nel XX secolo, sebbene solo uno sia stato successivamente esposto al pubblico ed è ben documentato. La riproduzione più antica è il disegno dell'esemplare di Madrid realizzato dal medievalista francese Achille Jubinal nel XIX secolo.[7] A causa della scarsità di esemplari museali, la maggior parte di ciò che si sa sul mācuāhuitl deriva dai resoconti e dalle illustrazioni del XVI secolo, sia per opera dei conquistadores sia nei c.d. "codici aztechi", o antecedenti.[8]

Il mācuāhuitl presenta marcate similitudini con la spada-mazza dei Taíno caraibici, la macana – ed il lingua spagnola i due vocabili, mācuāhuitl e macana, sono spesso utilizzati come sinonimi[9] – oltreché con armi nordamericane probabilmente derivate dalla stessa.[10]

Storia

Origini

Il mācuāhuitl ha legato le sue fortune agli Aztechi[11][12][13] ma la sua origine precedette tale cultura.

Strumenti ricavati da frammenti d'ossidiana furono utilizzati dagli albori della civiltà nella Mesoamerica: coltelli da taglio, falcetti, raschietti, trapani, rasoi e punte di freccia, oltre ad inserti decorativi entro le ceramiche ecc.[14] Diverse miniere di ossidiana si trovavano nella Valle del Messico e nelle montagne a nord della stessa,[15] come la Sierra de las Navajas (lett. "Montagne del Rasoio"), al tempo dell'Impero azteco (1375-1521).[16]

Mischia tra Indios amigos e Maya, tutti armati di mācuāhuitl, durante la Conquista spagnola del Guatemala - ill. in Historia de Tlaxcala

L'uso del mācuāhuitl come arma è attestato dal I millennio, durante il c.d. "Periodo classico mesoamericano" (200-900)[17] precedente alla fondazione dell'Impero azteco.[18][19] Un'incisione nel complesso monumentale maya di Chichén Itzá (Yucatán), per esempio, mostra un guerriero che impugna un mācuāhuitl, qui raffigurato come una clava con lame separate che sporgono da ciascun lato. In un murale, un guerriero impugna una clava con molte lame da un lato e una punta affilata dall'altro, anch'essa una possibile variante del mācuāhuitl.[8][20]

L'origine dell'arma potrebbe però essere molto più antica, trovandosene esempi in opere d'arte del tardo Periodo preclassico mesoamericano (2500 a.C.-200),[6][21] per esempio nella produzione degli Olmechi (1200-200 a.C.),[22][23] la prima grande civiltà messicana.[24]

Una "spada amerinda"?

All'avvio della colonizzazione spagnola delle Americhe, il mācuāhuitl era ampiamente diffuso tra le Civiltà precolombiane mesoamericane: Aztechi, Mixtechi, Taraschi, Toltechi e altri.[1] Presso gli Aztechi, popolo di spiccata vocazione guerriera,[25] l'arma era utilizzata, spesso dai membri delle confraternite guerriere d'élite, le cuāuhocēlōtl (come i celebri Guerrieri aquila o i Guerrieri giaguaro), per i più svariati scopi: guerra (sia conflitti su vasta scala sia guerra dei fiori),[26] incursioni schiaviste, gladiatura, ecc. Seppur ormai iconica degli Aztechi,[11][12][13] il mācuāhuitl non era però l'unica arma da mischia utilizzata dai loro guerrieri che le affiancavano l'uso di altre mazze da guerra[27] e della lancia tepoztopilli.[28]

Armi similari erano oltretutto diffuse anche altrove, nel continente americano. I conquistadores spagnoli avevano già combattuto indigeni armati di spade-mazze di legno (seppur prive di lame, d'ossidiana o altro materiale), le macana, durante la conquista dei Caraibi ai danni dei Taíno al principio del XVI secolo.[29] L'uso di spade-mazze è testimoniato anche presso i Nativi americani degli Stati Uniti d'America, in taluni casi anche con il ricorso a specifici inserti taglienti nel bordo sulla falsariga delle lame prismatiche d'ossidiana mesoamericane (ad esempio denti di squalo). Il fenomeno riguarda soprattutto il gruppo linguistico muskogean dei popoli affacciati sul Golfo del Messico, come i Creek o i Seminole, giungendo a nord sino ai Powhatan della Virginia ed ai gruppi più meridionali degli Irochesi della Nuova Inghilterra.[10][30] Anche in questo caso si tratta di resoconti cronologicamente molto vicini alla Conquista dell'impero azteco (1519-1521) da parte di Hernán Cortés (1485-1547), ai cui cronisti si deve la maggior parte delle informazioni spagnole sul mācuāhuitl. Nello specifico, le spade-mazze degli indigeni della Virginia furono descritte da Thomas Harriot (1560-1621), matematico di Walter Raleigh (1552/1554-1618), nel resoconto del suo viaggio del 1585[F 1] e successivamente da John Smith (1580-1631) durante la fondazione ivi della prima colonia britannica per opera della Virginia Company nel 1607-1608.[F 2] Va inoltre osservato che il materiale iconografico fornitoci dai Codici aztechi spesso presenta guerrieri armati di mācuāhuitl affiancati o impegnati a scontrarsi con guerrieri armati di spade-mazza prive di lame, del tipo macana, come per esempio nel frontespizio del celebre Codice Mendoza (1540).

Presso gli oplologi, è oggi opinione diffusa che la spada-mazza, promanò come tipologia di arma partendo appunto dalla Mesoamerica, veicolata da tribù come i Creek o i Cherokee spinte sistematicamente a nord dall'arrivo degli europei.[31]

Guerrieri aztechi (sx guerriero aquila) armati di mācuāhuitl - ill. in Codice fiorentino, v. IX

Il mācuāhuitl restò in uso agli indigeni che servirono come truppe ausiliarie dell'esercito imperiale spagnolo, i c.d. "Indios amigos",[32] sebbene questi preferissero le spade spagnole. Poiché i mesoamericani al servizio della Spagna necessitavano di un permesso speciale per portare armi europee, le spade di metallo conferivano agli ausiliari indiani maggiore prestigio rispetto al mācuāhuitl agli occhi sia degli europei sia degli altri nativi.[33] Le illustrazioni nella cronaca della Conquista spagnola del Guatemala (1524-1667), la Historia de Tlaxcala di Diego Muñoz Camargo, raffigurano così sia gli Indios amigos sia i Maya armati di mācuāhuitl.

Descrizione

Secondo l'archeologo messicano Marco Cervera Obregón della Escuela Nacional de Antropología e Historia (ENAH), esistevano due versioni di quest'arma: il mācuāhuitl vero e proprio, lungo circa 70-80 cm con 6-8 lame d'ossidiana su ciascun lato, ed il più piccolo mācuāhuitzōctli, lungo 50 cm e con solo quattro lame per lato.[3][N 1] La descrizione fornitane da Bernal Díaz del Castillo (1492-1584), uno dei conquistador di Hernán Cortés (1485-1547) coinvolto nella Conquista dell'impero azteco (1519-1521), nella sua Historia verdadera de la conquista de la Nueva España, l'arma sarebbe invece stata lunga 91-122 cm, con una larghezza di 7,5 cm. Basandosi su questa testimonianza, lo storico statunitense John Pohl fissa a circa un metro la lunghezza dell'arma con possibilità di esemplari più grandi da impugnarsi a due mani.[4]

Esemplari museali

Secondo un altro storico statunitense, Ross Hassig, l'ultimo mācuāhuitl autentico fu distrutto nel 1884 in un incendio nell'Armeria reale di Madrid, dov'era custodito accanto all'ultimo tepoztopilli.[34][35] Marco Cervera Obregón cita due esemplari passati per gli archivi del Museo nazionale di antropologia ed oggi smarriti: anzitutto un mācuāhuitl votivo[36] raffigurato anche nella tesi di Antonia Morales Monjarás[37] ed impiegato per le ricostruzioni di archeologia sperimentale;[38] e un mācuāhuitzōctli recuperato negli Anni 1960 a Città del Messico, all'angolo tra Tacuba e Allende, durante gli scavi delle linee 1 e 2 della metropolitana[39][40] Un terzo esemplare è stato esposto dal 2021 al marzo 2022 al museo del Templo Mayor di Città del Messico durante la mostra "Tenochtitlan y Tlatelolco. A 500 años de su caída", insieme ad un atlatl. Quest'esemplare, gravemente danneggiato sia dal tempo sia dall'incorretta tecnica di conservazione, fu recuperato negli scavi archeologici in via San Marcos del novembre 1993-marzo 1994 dalla dott.ssa Juana Moreno Hernández.[41]

Efficacia

Le teste mozzate degli spagnoli e dei loro cavalli sul tzompantli del Tempio di Huitzilopochtli - ill. in Codice fiorentino, v. 12

Nei resoconti dei conquistador che dovettero fronteggiarlo, il mācuāhuitl è descritto come un'arma formidabile, capace, nelle giuste mani, di decapitare un uomo e financo un cavallo.[14]

Il sopracitato Bernal Díaz del Castillo riporta infatti che:

«Pedro de Morón era un ottimo cavaliere e, mentre caricava con altri tre cavalieri tra le file nemiche, gli indiani gli afferrarono la lancia e non fu in grado di trascinarla via; altri gli diedero dei colpi con le loro spade larghe e lo ferirono gravemente; poi colpirono la cavalla e gli tagliarono la testa all'altezza del collo, lasciandolo cadere morto.»

Dello stesso tono anche l'anonima Relazione d'alcune cose della Nuova Spagna e della gran città di Temestitan Messico (XVI secolo), sempre relativa alla conquista ispanica del Messico:

«Hanno spade di questo tipo: di legno, fatte come spade a due mani, ma con l'elsa non così lunga; circa tre dita di larghezza. I bordi sono scanalati, e nelle scanalature inseriscono coltelli di pietra, che tagliano come una lama di Toledo. Un giorno vidi un indiano combattere con un uomo a cavallo, e l'indiano diede al cavallo del suo avversario un colpo così forte nel petto che gli aprì le viscere, e quello cadde morto sul colpo. E lo stesso giorno vidi un altro indiano dare a un altro cavallo un colpo al collo, che lo fece cadere morto ai suoi piedi.»

Riportiamo infine il resoconto di un altro conquistador militante tra le fila di Cortes, Francisco de Aguilar (1479-1571), sui fatti de La Noche Triste (1520):

«Usavano [...] randelli e spade e moltissimi archi e frecce [...] Un indiano con un solo colpo tagliò l'intero collo del cavallo di Cristóbal de Olid, uccidendolo. L'indiano dall'altro lato colpì il secondo cavaliere e il colpo gli trafisse la pettiera, dopodiché anche questo cavallo cadde morto. Non appena questa sentinella diede l'allarme, tutti corsero fuori con le loro armi per tagliarci la strada, inseguendoci con grande furia, scagliando frecce, lance e pietre e ferendoci con le loro spade. Qui caddero molti spagnoli, alcuni morti e altri feriti, e altri ancora senza ferite che svennero per la paura.»
Guerrieri aztechi (aquile e giaguari) armati di mācuāhuitl - ill. in Codice fiorentino

Data l'importanza che il sacrificio umano ricopriva nella cultura nahuatl[42] (precolombiana in generale),[N 2] la pratica bellica azteca quanto maya privilegiava la cattura dei guerrieri nemici per il loro successivo sacrificio.[43][44] L'avanzamento nelle società guerriere cuāuhocēlōtl, ad esempio, richiedeva la cattura di prigionieri vivi dal campo di battaglia: almeno quattro per entrare nel novero dei Guerrieri giaguaro.[45][46] Il mācuāhuitl presenta quindi diverse caratteristiche studiate per renderlo uno strumento utile alla cattura di prigionieri: le lame distanziate anziché contigue, ad esempio, limitava intenzionalmente la profondità della ferita causata da un singolo colpo, e la pesante struttura in legno permetteva di colpire facilmente gli avversari indeboliti con il lato piatto dell'arma, fino a farli svenire. L'arte di neutralizzare gli avversari usando un mācuāhuitl come mazza era insegnata fin dalla giovane età nelle scuole militari azteche, le Tēlpochcalli.[47][48]

Il mācuāhuitl presentava numerosi svantaggi in combattimento rispetto alle spade d'acciaio europee. Pur essendo più affilata, l'ossidiana prismatica è anche considerevolmente più fragile dell'acciaio e le lame del mācuāhuitl tendevano a frantumarsi all'impatto con altre lame d'ossidiana ancor prima che contro l'acciaio delle spade o delle corazze spagnole. Le lame d'ossidiana faticano anche a penetrare la maglia di ferro europea (sebbene il mācuāhuitl sia in grado di infliggere traumi da corpo contundente su un bersaglio protetto da un usbergo). Le lame sottili e sostituibili usate sul mācuāhuitl si smussavano o scheggiavano facilmente per i ripetuti impatti su ossa o legno, rendendo fondamentale l'uso sapiente dell'arma. Sollevare e brandire una mazza a due mani richiede più tempo che affondare con una spada. Inoltre, è necessario più spazio, quindi i guerrieri avanzavano in formazioni sciolte e combattevano in combattimento singolo.[49]

Archeologia sperimentale

Repliche di mācuāhuitl di Jorge Bertin Nicolás Salazar (2019) basate sui disegni dei codici aztechi e sulle cronache spagnole.

Repliche del mācuāhuitl sono state prodotte e testate contro quarti di manzo, per documentari trasmessi su History[50] e Discovery. Nel programma Warriors di History, l'operatore delle forze speciali e artista marziale Terry Schappert si è infortunato mentre tirava di scherma con un mācuāhuitl: si è tagliato la parte posteriore della gamba sinistra a causa di un movimento di slancio all'indietro.[51]

Per il reality Deadliest Warrior di Spike TV, una replica di macuahuitl è stata creata e testata contro un modello di testa di cavallo creato utilizzando lo scheletro di un cavallo e del gel balistico. L'attore e artista marziale Éder Saúl López è riuscito a decapitare il modello, ma ci sono voluti tre colpi. I danni del mācuāhuitl sono risultati più consistenti quando l'arma, dopo l'impatta, veniva trascinata con un movimento a sega. Questo ha portato Max Geiger, il programmatore informatico della serie, a riferirsi all'arma come «la motosega di ossidiana». Ciò potrebbe essere dovuto ai bordi taglienti in ossidiana non raffinati dell'arma utilizzata nella mostra, rispetto alle lame prismatiche in ossidiana più finemente realizzate, come nell'esemplare museale di Madrid.[52]

Note

Esplicative
  1. 1 2 La presenza sul mācuāhuitl delle lame prismatiche d'ossidiana (in grado di produrre un filo più affilato delle lamette da rasoio in acciaio di alta qualità) non fu precipua della sola spada-mazza mesoamericana. La medesima tipologia di "lama" fu impiegato dagli Aztechi anche per la lancia tepoztopilli. I pugnali aztechi, lavorati da un unico pezzo di ossidiana, presentano inoltre filo seghettato – v.si Pohl 2012, pp. 16, 19 e 60; Coe 1962, p. 168; et al.
  2. ↑ Già Coe 1962, p. 122 aveva osservato l'importanza del ruolo giocato dal sacrificio umano nella cultura del sito monumentale mesoamericano di El Tajín, centro della Cultura classica di Veracruz (100-1000), precedente all'Impero azteco (1375-1521), tanto quanto, Coe 1962, p. 143, nella fase terminale della vita di Tollan, capitale dei Toltechi (900-1100).
Fonti
  1. ↑ (EN) Thomas Harriot, Brief and true report of the new found land of Virginia [...], 1588. Cit. in Brasser 1961.
  2. ↑ (EN) John Smith, A True Relation of Such Occurrences and Accidents of Noate as Hath Hapned in Virginia, 1608. Cit. in Brasser 1961.
Bibliografiche
  1. 1 2 3 Cervera Obregón 2006, pp. 137-138.
  2. ↑ Asselbergs 2014, p. 78.
  3. 1 2 3 4 Cervera Obregón 2006, p. 128.
  4. 1 2 3 Pohl 2012, pp. 19-21.
  5. ↑ (EN) The Fearsome Close-Quarter Combat Weapon of the Aztecs, in ThoughtCo. URL consultato il 27 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2018).
  6. 1 2 Cyphers 2004, pp. 145-146.
  7. ↑ (FR) Achille Jubinal, La Armeria Real ou collection des principales pièces de la galerie d’armes anciennes de Madrid, illustrazioni di Gaspare Sensi, 3 v., Didron, Parigi, 1837-1861.
  8. 1 2 Hassig 1988, p. 85.
  9. ↑ (ES) Real Academia Española, Diccionario de la lengua española. URL consultato il 26 dicembre 2013.
  10. 1 2 Taylor 2005, pp. 20-21.
  11. 1 2 Taylor 2005, p. 20.
  12. 1 2 Coe 1962, p. 168.
  13. 1 2 Soustelle 1993, p. 209.
  14. 1 2 Smith 1996, p. 86.
  15. ↑ Smith 1996, p. 87.
  16. ↑ (EN) Robert H. Cobean, A World of Obsidian: The Mining and Trade of a Volcanic Glass in Ancient Mexico, Center for Comparative Arch, Messico, 2002.
  17. ↑ Coe 1962, pp. 101-129.
  18. ↑ Coe 1962, pp. 152-155.
  19. ↑ Pohl 2012, pp. 3-7.
  20. ↑ Cervera Obregón 2006.
  21. ↑ Coe 1962, pp. 82-100.
  22. ↑ Cyphers 2004, p. 159.
  23. ↑ Coe 1962, p. 94.
  24. ↑ Coe 1962, p. 83.
  25. ↑ Coe 1962, pp. 153 e 167-169.
  26. ↑ Pohl 2012, pp. 15-16.
  27. ↑ Pohl 2012, p. 18.
  28. ↑ Pohl 2012, pp. 19 e 60.
  29. ↑ Martire d'Anghiera.
    «Cominus hi certant vt plurimum, ensibus oblongis, quos macanas ipsi appellant, ligneis tamen, quia ferrum non assequuntur [Nel combattimento corpo a corpo usano generalmente lunghe spade, che chiamano "macanas", fatte in legno, dato che non conoscono il ferro]»
    .
  30. ↑ (EN) Theodor Brasser, War Clubs, in American Indian Tradition, 7(3), Alton, 1961, pp. 77-83.
  31. ↑ Taylor 2005, p. 21.
  32. ↑ Asselbergs 2014, pp. 76-78.
  33. ↑ Asselbergs 2014, p. 79.
  34. ↑ Hassig 1988, p. 83.
  35. ↑ Hassig 1992, p. 169.
  36. ↑ Cervera Obregón 2007a, p. 64.
  37. ↑ (ES) Antonia Morales Monjarás, Técnicas de manufactura en madera en época préhispánica, tesi, Museo nazionale di antropologia, 1991. Cit. in Cervera Obregón 2006, pp. 137-138.
  38. ↑ (ES) Marco Cerevera Obregón, El macuahuitl, arqueologia experimental, su arqueomilitar.blogspot.com, 19 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2011).
  39. ↑ Cervera Obregón 2006, p. 137.
  40. ↑ Cervera Obregón 2007a, p. 61.
  41. ↑ Templo Mayor INAH, Macuáhuitl recuperado en el centro de la Ciudad de México, sesion 6 de "Tenochtitlan y Tlatelolco a 500 años de su caída", su youtube.com, 2021.
  42. ↑ Soustelle 1993, pp. 96-98.
  43. ↑ Pohl 2012, pp. 14-16, 21-22, 49-50 e 56.
  44. ↑ Soustelle 1993, p. 214.
  45. ↑ Berdan e Anawalt 1997, pp. 184-185 (Folio 64r)
  46. ↑ Anawalt 1980, p. 40.
  47. ↑ Berdan e Anawalt 1997, p. 173 (Folio 62r)
  48. ↑ Pohl 2012, pp. 21 e 25.
  49. ↑ Townsend 2000, p. 24.
  50. ↑ Filmato audio (EN) Peter Weller [et al.], Engineering an Empire: The Aztecs, History, 2006.
  51. ↑ (EN) "Warriors" Mayan Armageddon (TV Episode 2009), su imdb.com. URL consultato il 29 maggio 2018.
  52. ↑ (EN) Kiran Gonsalves e Michael S. Ojeda, Aztec Jaguar vs. Zande Warrior, su imdb.com, 11 maggio 2010. URL consultato il 29 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2017).

Bibliografia

Fonti

Studi

  • (EN) Patricia Rieff Anawalt, Costume and Control: Aztec Sumptuary Laws, in Archeology, 33(1), 1980, JSTOR 41726816.
  • (EN) Florine G.L. Asselbergs, The Conquest in Images: Stories of Tlaxcalteca and Quauhquecholteca Conquistadors, in Laura E. Matthew e Michel R. Oudijk (a cura di), Indian Conquistadors: Indigenous Allies in the Conquest of Mesoamerica, University of Oklahoma Press, 2014, pp. 65-101, ISBN 978-0-8061-4325-5.
  • (EN) Marco A. Cervera Obregón, The macuahuitl: an innovative weapon of the Late Post-Classic in Mesoamerica (PDF), in Arms & Armour, 3(2), 2006, pp. 137-138, DOI:10.1179/174962606x136892. URL consultato il 26 ottobre 2010.
  • (ES) Marco A. Cervera Obregón, El macuahuitl, un arma del Posclásico Tardío en Mesoamérica, in Arqueología Mexicana, vol. 84, 2007.
  • (ES) Marco A. Cervera Obregón, El armamento entre los mexicas, a cura di Ross Hassig, Gladius, CSIC, Polifemo, Madrid, 2007.
  • (EN) Ross Hassig, Aztec Warfare: Imperial Expansion and Political Control, University of Oklahoma Press, 1988, ISBN 978-0-8061-2121-5.
  • (EN) Ross Hassig, War and Society in Ancient Mesoamerica, University of California Press, 1992, ISBN 978-0-520-07734-8.
  • (EN) Peter James e Nick Thorpe, Ancient Inventions, Ballantine Books, New York, 1994, ISBN 978-0-345-40102-1.
  • (EN) John Pohl, Aztec Warrior: AD 1325–1521, Bloomsbury, 2012, ISBN 978-1-78096-757-8.

Consultazione

  • (EN) Elizabeth Baquedano, Aztec, Inca & Maya, Dorling Kindersley, Londra, 1993, ISBN 978-0-7894-6596-2.
  • (EN) Michael D. Coe, Mexico, Frederick A. Praeger, New York, 1962, OCLC 39433014.
  • (ES) Ann Cyphers, Escultura Olmeca de San Lorenzo Tenochtitlan, Universidad Nacional Autonoma de Mexico, Instituto de Investigaciones Antropologicas, 2004.
  • Jacques Soustelle, Vita quotidiana degli aztechi, Mondadori, Milano, 1993 [1961].
  • (EN) Michael E. Smith, The Aztecs, Blackwell Publishers, Cambridge, 1996, ISBN 978-1-55786-496-3.
  • (EN) Colin F. Taylor, Native American Weapons, University of Oklahoma Press, Norman, 2005, ISBN 978-0-8061-3716-2.
  • (EN) Richard F. Townsend, The Aztecs, ed. riv., Thames and Hudson, Londra, 2000, ISBN 978-0-500-28132-1.
  • (FR) Alexis Wimmer, Dictionnaire de la langue nahuatl classique, 2006. URL consultato il 22 agosto 2007.

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