Maleducazione

Parcheggiare occupando due posteggi viene considerato una mancanza di senso civico e, di conseguenza, un esempio di maleducazione

La maleducazione è la mancanza di buona creanza, gentilezza e rispetto nei confronti del prossimo o di una cultura.[1]

Descrizione

Spesso accentuata da arroganza o scorrettezza, la maleducazione è intesa come un comportamento offensivo, mancanza di riguardo e/o violazione delle regole di buona condotta.[2]

Sebbene la maleducazione possa in qualche modo intrecciarsi con l'immoralità, le due cose agiscono in modo diverso. Infatti, diversamente da quest'ultima, che riguarda più propriamente la salute o la proprietà della persona, la maleducazione è una violazione della dignità umana o del rispetto dovuto agli altri.[3] La maleducazione può essere o meno intenzionale. Tra gli aspetti che portano ad essere maleducati possono esservi, ad esempio, l'ignoranza o il bisogno di provocare il mainstream; il maleducato può anche rivelarsi tale per identità popolare.[4] Secondo Gabriele Kasper, la maleducazione è «costituita dalla deviazione da ciò che conta come politico in un dato contesto sociale ed è (pertanto) intrinsecamente conflittuale e dirompente per l'equilibrio sociale.»[5] Il concetto di maleducazione è relativamente soggettivo e dipende di contesto in contesto. Alcune azioni giudicate moralmente accettabili possono essere considerate maleducate in una particolare situazione e perfettamente accettabili o addirittura previste in altre occasioni.[4] La maleducazione va anche distinta dall'ineducazione. Se la prima è propria di chi non ha ricevuto una buona educazione e manca pertanto di buona creanza, la seconda di chi non ha letteralmente avuto alcuna educazione. L'aggettivo "maleducato" qualifica tendenzialmente delle persone, mentre "ineducato" fa più spesso riferimento a cose.[6]

Sebbene la maleducazione generi spesso insofferenza, intolleranza e disgusto, il pedagogista Sergio Tramma afferma che sarebbe divenuta uno stile di vita con veri e propri "valori" a partire dalla crisi della cortesia della seconda metà del Novecento; stando alle sue parole, «il punto di partenza per un tentativo di analisi sensata della maleducazione è la consapevolezza che essa è densa di valori "altri" rispetto all'educazione, non di disvalori, ed è con questa alterità che è necessario confrontarsi, e farlo partendo dalla constatazione che l'educazione è un mero processo che genera apprendimenti riguardanti le diverse dimensioni della vita individuale e collettiva, riconducibili alle categorie del sapere, del saper fare e del saper essere».[7]

Note

  1. ↑ Maleducazione, su treccani.it. URL consultato il 9 febbraio 2026.
  2. ↑ Maleducazione e condotte incivili?, su Psicologia contemporanea. URL consultato il 13 marzo 2026.
  3. ↑ (EN) Judith Martin, Miss Manners rescues civilization: from sexual harassment, frivolous lawsuits, dissing, and other lapses in civility, Crown Publishers, 1996, p. 123.
  4. 1 2 Call for Papers, su associazionesemiotica.it. URL consultato il 10 febbraio 2026.
  5. ↑ (EN) Gabriele Kasper, Linguistic politeness: Current research issues, in Journal of Pragmatics #14, aprile 1990, pp. 193-218.
  6. ↑ Un maleducato ineducato, su accademiadellacrusca.it. URL consultato il 1º aprile 2026.
  7. ↑ Ormai non ci sono più i maleducati di una volta, su avvenire.it. URL consultato il 10 febbraio 2026.

Bibliografia

  • Isabella Milani, Maleducati o educati male? - Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa tra scuola e famiglia, Vallardi, 2017.
  • Sergio Tramma, Sulla maleducazione, Cortina, 2020.
  • Mario Caligiuri, Maleducati - Educazione, disinformazione e democrazia in Italia, Koinè, 2024.

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