Malone muore

Malone muore
Titolo originaleMalone meurt
Altri titoliMalone Dies
AutoreSamuel Beckett
1ª ed. originale1951
1ª ed. italiana1958
Genereromanzo
Lingua originalefrancese
SerieThe Trilogy o The Beckett Trilogy
Preceduto daMolloy
Seguito daL'innominabile

Malone muore (titolo orig. Malone meurt o Malone Dies) è un romanzo di Samuel Beckett pubblicato in francese nel 1951 per le Éditions de Minuit a Parigi. È il secondo della cosiddetta The Trilogy o The Beckett Trilogy, preceduto da Molloy (1951) e seguito da L'innominabile (1953). Fu tradotto in inglese dall'autore stesso nel 1956.

Il testo contiene la celebre frase "Niente è più reale del nulla", un'eco metatestuale di "Nulla è più reale del nulla" di Democrito, a cui si fa riferimento nel primo romanzo pubblicato da Beckett, Murphy (1938).

Con gli altri due romanzi della Trilogia, ma che a Beckett non piaceva si chiamasse così, è questa l'opera alla quale l'autore dedicò maggior tempo[1]: gli amici lo vedevano dimagrire e, conoscendo già il titolo, si preoccupavano che non stesse scrivendo, per l'appunto, letteralmente fino a morirne. Alla conclusione della stesura, Beckett fu preso da euforia e da allora in poi, ogni volta che finiva di scrivere qualcosa, provò la stessa breve ma intensa felicità[2].

I personaggi, ancora più che nel precedente romanzo non sembrano più modellati su tipi reali, e diventano astratti, o forse proiezioni di sé, di modo che si può dire come è stato detto in sede critica che tutti i personaggi del romanzo sono lo stesso, come per linguaggio onirico.

Trama

Malone è un uomo anziano sdraiato nudo nel letto di una struttura che potrebbe essere un ospizio o un ospedale, o forse un manicomio. Le proprie cose gli sono state sottratte (tranne un cappello senza falde e un bastone macchiato di sangue a lato del letto), ma gli è stata data carta e matita. Dal suo letto riesce a vedere la finestra e fuori l'angolo di un palazzo. Quel che scrive, quasi ininterrottamente, ha a che fare con Saposcat, un giovane ospite presso una famiglia di contadini che a un certo punto diventa un uomo cambiando nome in Macmann, un vagabondo che finisce in una stanza di un istituto accudito da una vecchia, Moll, che ha un crocifisso intagliato in un dente. I due cominciano una confusa relazione sessuale, ma poi un giorno lei non torna più e lui viene a sapere che è morta. Intanto nella stanza di Malone qualcuno senza entrare ogni tanto porta via il vaso dei bisogni e vi infila qualcosa da mangiare. Adesso Macmann (che a volte assume la prima persona del racconto) è accudito da un infermiere di nome Lemuel. Malone ammette di aver ucciso sei uomini. Il romanzo termina con una gita di beneficenza organizzata da una dama di carità per i degenti dell'Istituto, ma uno degli inservienti commette un duplice omicidio apparentemente senza motivo.

Malone mentre scrive prova noia e vorrebbe parlare piuttosto di finire, e a volte nomina personaggi d'altri scritti di Beckett, come Murphy, Mercier, Camier, Molloy e Moran.

Edizioni

  • (FR) Malone meur, Éditions de Minuit, Paris, 1951.
  • (EN) Malone Dies, Grove Press, New York, 1956.
  • Malone muore, trad. di Giacomo Falco, Milano, SugarCo, 1958. (edizione con tagli)
  • Molloy. Malone muore. L'innominabile, con uno scritto di Theodor W. Adorno, Milano, Sugarco, 1965.
  • La trilogia, Introduzione di Aldo Tagliaferri, Collana Gli Oscar, Milano, Mondadori, 1970. (su licenza SugarCo)
  • Trilogia. Molloy. Malone muore. L'innominabile, Introduzione, trad. e cura di Aldo Tagliaferri, Collana NUE n.220, Torino, Einaudi, 1996, pp. 193–319; Milano, Club degli Editori, 1996. (prima edizione integrale)
  • Malone muore, trad. di A. Tagliaferro, Introduzione di Gabriele Frasca, Collana Letture, Torino, Einaudi, 2011, ISBN 978-88-06-21006-9.
  • Malone muore, trad. [condotta sull'edizione 'Minuit' del 1971] e cura di Gabriele Frasca, in: Romanzi, teatro e televisione, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2023, ISBN 978-88-047-2646-3. [versione inglese di riferimento: a cura di Peter Boxall, Faber & Faber, 2010]

Note

  1. ↑ James Knowlson, Damned to Fame. The Life of Samuel Beckett, Simon & Schuster, New York, 1996, p. 336.
  2. ↑ Deirdre Bair, Samuel Beckett. A Biography, Picador, London, 1978.

Collegamenti esterni

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