Manlio Lupinacci

Manlio Lupinacci (Roma, 18 giugno 1903 – Roma, 22 ottobre 1982[1]) è stato un giornalista e politico italiano.

Biografia

Nacque a Roma da Alessandro Lupinacci e da Elisabetta Accinni, entrambi di origine meridionale. Laureato in legge, nel 1930 vinse il concorso per la carica di bibliotecario di Palazzo Madama, sede del Senato. Mantenne l'incarico fino a tutto il 1944[2]. Negli anni dell'anteguerra fu collaboratore fisso del settimanale Oggi di Arrigo Benedetti (1939-1941): fu sua la firma dell'editoriale nel N. 1, uscito il 3 giugno 1939. Scrisse di storia sul quindicinale Primato, rivista fondata a Roma nel 1940.

Dopo la caduta del fascismo (luglio 1943), approdò al giornalismo politico. Liberale di parte monarchica[2], divenne membro della direzione clandestina del Partito Liberale Italiano tra il 1943 ed il 1945,[3] arrivando subito dopo la guerra ad occuparne anche posti di rilievo. Nel 1945 assunse la direzione di due nuovi quotidiani: Il Secolo XX di Roma (1945-1946) e il partenopeo Il Giornale (1945-1946)[3]. Nel 1948 passò alla condirezione di Risorgimento Liberale,[3] quotidiano del Partito Liberale Italiano. Nel 1948 ne fu direttore responsabile con Vittorio Zincone.

Lupinacci scrisse anche per il Corriere della Sera, e per Il Giornale d'Italia. Acuto polemista, la sua figura resta viva per la celeberrima esortazione indirizzata al deputato Enrico De Nicola, roso dal dubbio sulla sua candidatura al Quirinale. Dalle pagine del Giornale d'Italia uscì infatti con un personalissimo: "Onorevole De Nicola, decida di decidere se accetta di accettare".

Opere

  • Il sogno della Duchessa di Berry (1937)
  • La regina Margherita (1941)

Vita privata

Nel 1930 si sposò con Josette Cattaui-de Menasce; la coppia ebbe due figlie[2].

Note

  1. ↑ Morto a Roma Lupinacci Archiviolastampa.it
  2. 1 2 3 Giovanna Annunziata, Il ritorno alla libertà: memoria e storia de "Il Giornale", Napoli 1944-1957, Guida Editore, Napoli 1998.
  3. 1 2 3 Lupinacci, Manlio, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 53868930 · ISNI (EN) 0000 0004 3354 4709 · SBN RAVV021123 · BAV 495/345811 · LCCN (EN) no2004101673