Manto nero
| Manto nero | |
|---|---|
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| Titolo originale | Black Robe |
| Lingua originale | inglese, mohawk, cree, ojibwe |
| Paese di produzione | Australia |
| Anno | 1991 |
| Durata | 101 min |
| Regia | Bruce Beresford |
| Soggetto | Brian Moore (romanzo Manto nero) |
| Sceneggiatura | Brian Moore |
| Produttore | Robert Lantos, Sue Milliken, Stéphane Reichel |
| Casa di produzione | Alliance Communications, Samson Productions, Hoyts |
| Fotografia | Peter James |
| Montaggio | Tim Wellburn |
| Musiche | Georges Delerue |
| Costumi | John Hay, Renée April |
| Interpreti e personaggi | |
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Manto nero (Black Robe) è un film del 1991 diretto da Bruce Beresford, tratto dal romanzo omonimo di Brian Moore. Ambientato nel XVII secolo, narra le traversie di un missionario gesuita che, per raggiungere una missione a cui è stato assegnato nella Nuova Francia, deve attraversare 2400 km di territorio selvaggio l'aiuto di un gruppo di algonchini. Il titolo si riferisce al soprannome dato dai nativi ai gesuiti per via del colore della loro veste talare.
Girato prevalentemente nella provincia canadese del Québec,[1] si trattò della prima coproduzione ufficiale tra una compagnia canadese ed una australiana. Fu anche il debutto cinematografico di Aden Young e Sandrine Holt.
Black Robe ebbe un'anteprima al Toronto International Film Festival del 1991 e fu distribuito il 6 ottobre dello stesso anno, diventando il film canadese con i più alti incassi dell'anno.[2] Ricevette recensioni generalmente positive e vinse diversi premi; fu inoltre incluso nella lista del New York Times dei mille migliori film mai realizzati.[3]
Trama
Nuova Francia, 1634. È il periodo delle guerre dei castori. Nell'insediamento che un giorno diventerà la città di Québec, il governatore Samuel de Champlain, dietro richiesta di un superiore della Compagnia di Gesù, incarica il giovane sacerdote gesuita Laforgue di recarsi presso la missione cattolica in un remoto villaggio di uroni.
Laforgue viaggia assieme al giovane Daniel, che accarezza l'idea di entrare nella Compagnia, e a un gruppo di indiani algonchini, ai quali Champlain ha dato il compito di accompagnarlo fino alla missione. Tra questi vi è Chomina, un esperto viaggiatore che ha sogni premonitori, sua moglie e la loro figlia Annuka. Nel corso del viaggio tra laghi e foreste, Daniel e Annuka s'innamorano, cosa che provoca un certo disagio in Laforgue, tenuto al voto di castità.
Il gruppo incontra una banda di montagnais, che non hanno mai visto gli uomini bianchi in precedenza. Il loro sciamano Mestigoit diffida di Laforgue ed è sostanzialmente geloso dell'influenza che questi ha sugli algonchini, così l'accusa di essere un demone. Invita Chomina e gli altri algonchini ad abbandonare i due francesi e a recarsi invece in un rifugio invernale di caccia. La sua opera di persuasione ha successo; Laforgue accetta il fatto, ma Daniel intende restare con Annuka e così segue gli indiani nella loro marcia attraverso la foresta. Quando un indiano cerca di colpire Daniel con una freccia, Chomina lo arresta, preso dal rimorso di aver tradito la parola data a Champlain. Con alcuni uomini e donne della sua tribù torna sui suoi passi, in compagnia di Daniel, per ricongiungersi a Laforgue.
Dopo aver recuperato Laforgue, Chomina e i suoi seguaci sono attaccati una banda di mohawk, che uccidono la maggior parte degli algonchini (tra i quali la moglie di Chomina) e fanno prigionieri i superstiti. Essi vengono condotti in una fortezza, dove sono costretti a passare per le bacchette e ad assistere all'uccisione del figlio maschio di Chomina; vengono anche informati che l'indomani saranno torturati a morte. La notte, Annuka seduce il suo guardiano e gli permette di avere un rapporto sessuale; mentre è distratto, lo colpisce con uno zoccolo di caribù, stordendolo, e riesce così a fuggire con gli altri prigionieri. Chomina, che aveva ricevuto una ferita mortale durante la cattura, vede una piccola macchia che aveva già sognato molte volte, e comprende che si tratta del luogo dove è destinato a morire. Laforgue cerca senza successo di convincere Chomina ad accogliere Cristo prima di morire, ma l'indiano gli dice che non ha interesse ad entrare nel paradiso cristiano dato che sua moglie e suo figlio ne sono esclusi.
Mentre l'inverno si fa sempre più freddo, Annuka e Daniel accompagnano Laforgue fino in prossimità dell'insediamento degli uroni, ma lo lasciano prima di entrarvi perché Chomima aveva sognato che l'avrebbe fatto da solo. Laforgue trova un solo missionario vivo, il vecchio padre Jérôme, poiché gli altri sono morti per un'epidemia di vaiolo o perché uccisi dagli uroni, che li avevano accusati di avere sparso il morbo. Il capo degli ultimi indiani sopravvissuti dice che stanno morendo e chiede a Laforgue se il battesimo li farà guarire. Il prete spiega che il battesimo non è una cura per il corpo, ma che per avere speranza bisogna chiedere aiuto a Gesù Cristo. Il capo allora rinnova la richiesta e Laforgue, pensando a tutti gli indiani che ha incontrato nel suo viaggio, acconsente.
Produzione
Bruce Beresford desiderava realizzare un film basato sul romanzo di Brian Moore dal momento in cui questo fu pubblicato. I diritti erano stati acquistato dalla canadese Alliance Films, che aveva ingaggiato un altro regista, che però si disimpegnò, come fece anche un altro, cosicché il compito fu assegnato a Beresford.[4] Beresford dichiarò:
«Penso che, anche se non si ha una fede religiosa, anche se si disprezzano i gesuiti, la si trovi comunque una storia interessante. È un meraviglioso studio sull'ossessione e sull'amore. Ed è una meravigliosa avventura dello spirito e del corpo. Ciò che fecero quelle persone, recarsi in un paese in cui gli inverni erano di gran lunga più rigidi di qualunque avessero fatto esperienza in Europa, incontrare persone che erano di gran lunga più feroci di chiunque avessero mai incontrato... Doversi confrontare con quelle persone ci mostra l'umanità al suo massimo livello. È l'equivalente delle persone di oggi che entrano nelle navicelle spaziali e si buttano nello spazio. Ci vuole un incredibile coraggio per fare questo.»
Lo sviluppo del film rimase in un limbo per più di quattro anni, poiché nessuna delle principali case di produzione americane voleva finanziare il progetto. Beresford riuscì solo a convincere l'Alliance Films a ingaggiarlo dopo che il suo lavoro precedente, A spasso con Daisy, ebbe vinto l'Oscar al miglior film. Anche il successo di Balla coi lupi, un film con tematiche simili uscito l'anno precedente, convinse l'Alliance della fattibilità del progetto.
I fondi furono raccolti tramite un accordo di coproduzione tra il Canada e l'Australia. I finanziamenti australiani dovevano raggiungere il 30%, così la Film Finance Corporation dovette investire su elementi australiani come la troupe e due attori.[4][5]
Il film fu girato prevalentemente sul posto nel Québec, nella regione di Saguenay-Lac-Saint-Jean. Ulteriori scene furono girate a Rouen, in Normandia. Tutto il film fu girato in sequenza.
Distribuzione
Manto nero uscì in Canada il 4 ottobre 1991 ed ebbe poi delle prime esclusive a New York, Los Angeles e Chicago il 1º novembre 1991 prima di essere distribuito il 22 novembre in altre 222 sale.[6] Il film uscì in Italia l'anno successivo.[7]
Accoglienza
Incassi
Black Robe incassò in Canada 1,1 milioni di dollari nelle prime quattro settimane di programmazione, prima di uscire negli Stati Uniti. Nel weekend del 3 novembre 1991, in 55 sale, incassò 179 467 dollari.[8] Nel weekend del 22 novembre si estese a 282 sale, ottenendo 882 300 dollari e diventando l'undicesimo titolo negli Stati Uniti e in Canada.[9] In Canada vinse la Bobina d'oro, che si assegna alla migliore prestazione annuale al botteghino per un film canadese. Nella parte anglofona fu uno dei soli tre film canadesi a superare i 500 000 dollari d'incasso tra il 1987 e il 1991, assieme a Jésus de Montréal e Inseparabili.[10] Manto nero incassò 2 036 056 dollari al botteghino in Australia, il terzo film australiano dell'anno per incassi dopo Ballroom - Gara di ballo e Skinheads.[11][12]
Critica
Manto nero è stato apprezzato in quanto "combinazione magnifica di assoluti talenti attoriali che consegnano una storia avvincente e tragica",[1] ed è stato considerato come una delle rappresentazioni più meticolosamente documentate della vita indigena su pellicola.[13] È degno di nota il fatto che il film comprenda dei dialoghi nelle lingue mohawk, cree e algonchina. Nella versione originale, i personaggi di etnia francese parlano in inglese, mentre per le preghiere cattoliche è usato il latino.
L'attivista politico Ward Churchill, dopo aver apprezzato molto la cinematografia, criticò le inaccuratezze storiche.[14] Disse di pensare che il film sminuisse i Mohawk sulla falsariga della credenza che la resistenza indiana alla cultura europea fosse cosa cattiva.[15]
Il noto regista indipendente David Cronenberg, al contrario, ha dichiarato che per un breve periodo aveva pensato anche lui di realizzare una trasposizione del libro, e che, pur avendo apprezzato il film, la sua versione sarebbe stata molto più politicamente scorretta e molto probabilmente inaccettabile per gli standard odierni.[16]
Premi e riconoscimenti
- 1991 – Genie Award
- Miglior film a Robert Lantos, Sue Milliken e Stéphane Reichel
- Miglior regia a Bruce Beresford
- Migliore sceneggiatura non originale a Brian Moore
- Miglior attore non protagonista ad|August Schellenberg
- Candidatura a miglior attrice non protagonista a Sandrine Holt
- Candidatura a miglior colonna sonora originale a Georges Delerue
- Miglior fotografia a Peter James
- Candidatura al miglior montaggio a Tim Welburn
- Miglior direzione artistica a Gavin Mitchell e Herbert Pinter
- Candidatura ai migliori costumi a John Hay e Renée April
- 1992 – Genie Award
- Bobina d'oro a Robert Lantos, Sue Milliken e Stéphane Reichel
- 1992 – AACTA Award
- Candidatura al miglior film a Robert Lantos, Sue Milliken e Stéphane Reichel
- Candidatura alla miglior regia a Bruce Beresford
- Candidatura alla migliore sceneggiatura a Brian Moore
- Candidatura al miglior attore a Lothaire Bluteau
- Candidatura al miglior attore non protagonista ad August Schellenberg
- Candidatura alla miglior colonna sonora a Georges Delerue
- Miglior fotografia a Peter James
- Candidatura al miglior montaggio a Tim Welburn
- Candidatura al miglior sonoro a Phil Judd, Penn Robinson e Gary Wilkins
- Candidatura ai migliori costumi a John Hay e Renée April
- 1992 – Australian Cinematographers Society
- Fotografo dell'anno a Peter James
- 1992 – Motion Picture Sound Editors
- Miglior comparto sonoro in un film straniero a Phil Judd, Penn Robinson, Karin Whittington, Jeanine Chiavlo, Stephanie Flack,Frank Morrone, Susan Midgley, David Grusovin e Nicki Roller
Note
- 1 2 (EN) David Stratton, Black Robe, in Variety, 9 settembre 1991, p. 65.
- ↑ (EN) Black Robe, su The Canadian Encyclopedia. URL consultato il 10 febbraio 2021.
- ↑ (EN) Peter M. Nichols (a cura di), The New York Times Guide to the Best 1,000 Movies Ever Made, New York, St. Martin's Griffin, 2004.
- 1 2 (EN) Andrew Urban, Black Robe, in Cinema Papers, marzo 1991, pp. 6-12.
- 1 2 (EN) Interview with Bruce Beresford, in Signet, 7 dicembre 1991. URL consultato il 13 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2014). Ospitato su petermalone.misacor.org.au.
- ↑ (EN) Suzan Ayscough, 'Robe' breaks out, in Variety, 2 dicembre 1991, p. 78.
- ↑ Manto nero, su commissionefilmcei.it, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 13 dicembre 2025.
- ↑ (EN) Weekly Box Office Report, in Variety, 11 novembre 1991, p. 8.
- ↑ (EN) Weekly Box Office Report, in Variety, 2 dicembre 1991, p. 8.
- ↑ (EN) Michael Dorland (a cura di), The Cultural Industries in Canada: Problems, Policies and Prospects, James Lorimer & Company, 1996, p. 150.
- ↑ (EN) Top Australian Domestic Grosses 1991-1995, in Screen International, 10 maggio 1996, p. 17.
- ↑ (EN) Film Victoria // supporting Victoria's film television and games industry (PDF), su Film Victoria. URL consultato il 20 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2011).
- ↑ (EN) Black Robe (1991), su Rotten Tomatoes (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2007).
- ↑ Come il fatto di mostrare un giovane mohawk che uccide un bambino prigioniero, mentre, secondo quanto afferma Churchill, erano le donne anziane a decidere della sorte dei prigionieri e ad adottare i bambini nella tribù.
- ↑ (EN) Ward Churchill, And They Did it Like Dogs in the Dirt... An Indigenist Analysis of Black Robe, in From a Native Son: Selected Essays in Indigenism, 1985–1995, South End Press, 1996, pp. 423–437, ISBN 0-89608-553-8. URL consultato il 22 ottobre 2009.
- ↑
(EN) Marrakech Film Festival, Conversation DAVID CRONENBERG - 21st EDITION, su YouTube. URL consultato il 23 aprile 2026.
Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Manto nero
Collegamenti esterni
- Manto nero, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Manto nero, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Manto nero, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) Manto nero, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) Manto nero, su FilmAffinity.
- (EN) Manto nero, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) Manto nero, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
- (EN) Black Robe, su filmreferencelibrary.ca, Canadian Film Encyclopedia (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
- (EN) Black Robe, su Oz movies (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2019).
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