María Cano

María de los Ángeles Cano Márquez

María de los Ángeles Cano Márquez (Medellín, 12 agosto 1887 – Medellín, 26 aprile 1967) è stata un'attivista e politica colombiana.

Capeggiò la lotta per i diritti civili fondamentali del popolo e per i diritti dei lavoratori dipendenti; indisse scioperi degli operai, collaborò alla diffusione delle idee socialiste e fu determinante nella fondazione del Partito Socialista Rivoluzionario (PSR).

Biografia

Gli esordi

María era figlia di Rodolfo Cano e di Amelia Márquez,[1] era un'autodidatta che seguì il pensiero indipendente e libero del padre, che la orientò nella sua formazione.

Collaborò con le riviste Cyrano ed El Correo Liberal (1923), e con le scrittrici María Eastman e Fita Uribe, diede vita all'attività letteraria femminile nella Colombia dell'epoca, esempio che prontamente fu imitato in varie regioni del paese.[2] Nel marzo del 1924 incominciò a organizzare una biblioteca popolare gratuita.[3]

Il 1º maggio 1925 fu proclamata da contadini, artigiani, appaltatori e carpentieri la flor del trabajo. Con un comitato analizzò le condizioni di lavoro di fabbriche e trebbiatrici, le lamentele presentate dai lavoratori e le comunicazioni inviate agli imprenditori e alle autorità a riguardo dei problemi dei lavoratori; diede impulso all'unione dell'operaismo attraverso conferenze e aiutò a riorganizzare il giornale El Rebelde e a raccogliere fondi di solidarietà.

Diede inizio al suo attivismo politico e sindacale nelle miniere di Segovia e di Remedios, e a partire da lì percorse praticamente tutto il paese per difendere i diritti dei lavoratori e delle donne. In occasione del trasferimento al carcere di Medellín di un gruppo di operai della Tropical Oil Company, arrestati otto mesei prima per lo sciopero di Barrancabermeja, María Cano pronunciò un comizio pubblico appellandosi al giudice:

«Cinquemila operai di Barrancabermeja hanno voluto che il mio cuore raccogliesse l'eco del loro clamore di giustizia e dell'anelito che pongono le loro energie in quest'ora sacra. Non vengo a chiedervi l'elemosina, non vengo a chiedervi misericordia, ma giustizia.»

Insieme con l'ex presidente Carlos Eugenio Restrepo prese la parola in un'affollata mobilitazione contro la pena di morte e in difesa delle libertà pubbliche: con il suo agguerrito intervento, María Cano fece breccia nell'opinione pubblica nazionale.

Leader nazionale

Nel 1926 lavorò alla preparazione del III Congresso Nazionale Operaio, per il quale compì un tour da Medellín a Ibagué, in compagnia del dirigente socialista Tomás Uribe Márquez. A Bogotà, il Congresso Operaio, che si svolse dal 21 novembre al 4 dicembre, la elesse nel suo direttivo. In questo congresso fu fondato il Partito Socialista Rivoluzionario (PSR), un partito di massa.

Nel 1927 e 1928 compì un'intensa attività propagandistica per tutta la Colombia. Era ricevuta da moltitudini che si accalcavano per salutarla e per accompagnarla nelle manifestazioni. In varie occasioni fu arrestata o le manifestazione furono duramente represse. Fondò il Soccorso Rosso fra i contadini di Viotá, che appoggiò nella loro lotta per la terra.

Al ritorno a Medellín, nel marzo del 1928, partecipò attivamente alle campagne di solidarietà con il Nicaragua, all'epoca invaso da soldati statunitensi. Fece anche parte del Comitato di Lotta per i Diritti Civili contro la cosiddetta "Legge eroica", che sopprimeva le garanzie individuali e autorizzava la repressione e la persecuzione dei movimenti sociali.

A Caldas coniò l'espressione “i tre otto” (8 ore di lavoro, 8 di studio e 8 di riposo), che continuò ad usare come motto del movimento operaio.[4]

Sconfitte

Il 5 dicembre 1928, uno sciopero dei lavoratori della compagnia bananiera United Fruit Company fu represso violentamente, causando il massacro delle bananiere a Ciénaga. La repressione scatenata in seguito portò María in prigione. Questi fatti e la recessione del 1930 provocarono la fine dei lavori del Congresso Nazionale Operaio e il frazionamento del PSR. I confronti interni al socialismo e la nascita del Partito Comunista Colombiano colpirono duramente María Cano e i suoi compagni di lotta, fra cui suo cugino Tomás Uribe Márquez, che furono accusati di essere putschisti per aver elaborato un piano per impadronirsi del potere nel 1928.

María scrisse in quel periodo una lettera a Guillermo Hernández Rodríguez, segretario generale del partito comunista:[5]

«Lei accusa di cospirazione i miei compagni del Partito Socialista Rivoluzionario e mi vuole escludere da tale responsabilità, perché suppone che io sia influenzata e convinta da loro, ossia, non mi concede la possibilità di una determinazione personale. In questo paese, dove la donna parla tramite il prete, il marite o il padre, vi è questa abitudine. Però non intendo entrare in codesta discussione, la gente sa chi sono e qual è la mia determinazione.»

Ultimi interventi pubblici

María fu assunta come operaia dell'Imprenta Departamental de Antioquia, un'impresa pubblica che realizzava e gestiva infrastrutture, nel 1930, e in seguito lavorò alla Biblioteca Dipartamentale, fino al 1947. Nel 1934 appoggiò attivamente lo sciopero ferroviario di Antioquia. Nel 1945, il movimento delle donne per il diritto di voto le offrì un omaggio a Medellín; con il nazismo da poco sconfitto, pronunciò le sue ultime parole in pubblico:

«Un mondo nuovo sorge oggi dall'epopea della libertà, nutrita con sangue e con pianto e con tortura. È un dovere rispondere al richiamo della storia. Dobbiamo fare sì che la Colombia risponda. Sono sempre più larghi gli orizzonti di libertà, di giustizia e di pace. Oggi come ieri, sono un soldato del mondo.»

Successivamente osservò un assoluto silenzio, mentre nella sua città natale i genitori temevano che le figlie diventassero mariacanos, termine che indicava le giovani ribelli. Nel 1967 il consiglio comunale di Medellín approvò una medaglia di omaggio per María Cano, nel quadro della celebrazione della Giornata della Donna, il 27 aprile. Non riuscì a riceverla, poiché morì il giorno prima.[4]

Nel cinema

Nel 1990 Camila Loboguerrero diresse il film colombiano María Cano, in cui la protagonista è impersonata da María Eugenia Dávila.

Note

  1. ↑ (ES) María Cano, su www.fucsia.co. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  2. ↑ (ES) María de los Ángeles Cano Márquez, su Maria Cano. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  3. ↑ (ES) María Cano, la mujer pionera de la revolución, su KienyKe, 26 aprile 2019. URL consultato il 17 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 17 febbraio 2020).
  4. 1 2 (ES) Ricardo Aricapa, María Cano, la líder obrera que sembró la rebeldía. Hoy se cumplen 50 años de su muerte, su Agencia de Información Laboral - AIL, 26 aprile 2017. URL consultato il 17 febbraio 2020.
  5. ↑ (ES) Hernán Darío Correa, Nosotros, los mismos: ensayos sobre extravíos y búsquedas del otro en Colombia, CEREC, 2002, ISBN 978-958-8101-10-1. URL consultato il 13 ottobre 2020.

Bibliografia

  • Beatriz Helena Robledo, La virgen roja, 2017, dibattito, Bogotá. ISBN 9789588931913
  • Ignacio Torres Giraldo, María Cano: apostolado revolucionario, Carlos Valencia Editores, 1980.