Marcel Weinum

Marcel Weinum (Brumath, 5 febbraio 1924 – Stoccarda, 14 aprile 1942) è stato un partigiano francese, ideatore e leader del gruppo alsaziano della Mano Nera.

Biografia

Marcel Weinum nacque da Mathilde Marie Schneider. Fu adottato da Robert Weinum dopo il matrimonio del 1930. La famiglia si stabilì a Strasburgo nel 1936.[1] Cresciuto in una famiglia cattolica praticante, frequentò la scuola della Maîtrise della Cattedrale di Strasburgo.[1] Completò gli studi nel 1939[1] e iniziò l'apprendistato come disegnatore industriale.[1][2] Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il 3 settembre 1939, la sua famiglia fu evacuata in Dordogna.[1][2]

Durante l'esilio, Marcel si iscrisse a una scuola preparatoria militare a Mende, nella Lozère, seguendo il consiglio di un generale in pensione che si lamentava della mancanza di spirito patriottico tra i giovani.[1][2] Dopo l'armistizio del giugno 1940, i suoi genitori furono costretti a tornare in Alsazia, che nel frattempo era stata annessa e nazificata, per motivi economici.[1][2] Marcel tornò a Strasburgo nell'agosto del 1940.[3]

Al suo ritorno, fu scioccato dalla diffusione delle bandiere naziste e dal divieto di parlare francese.[3] Iniziò un secondo corso di apprendistato, ma fu licenziato dopo soli quindici giorni per essersi rifiutato di aderire all'Opferring,[4] un'organizzazione pro-nazista creata dal Gauleiter Robert Wagner.[1][2]

La Mano Nera

Perso il lavoro, il sedicenne Marcel decise di combattere l'occupante.[1][2] Nel settembre 1940, creò a Strasburgo il gruppo di Resistenza "La Main Noire".[3] Il nome del gruppo simboleggiava la mano che vendicava l'Alsazia dalle offese naziste. Il gruppo era composto da circa 25 giovani di età compresa tra 14 e 18 anni, perlopiù apprendisti e figli di operai, che agivano all'insaputa dei loro genitori.[3] L'unico membro maggiorenne era Charles Lebold, suo fratello di latte.[1][2]

Le attività della Main Noire erano molteplici:

  • Propaganda e sabotaggio: diffusione di graffiti e volantini antinazisti firmati "La Main Noire"; sabotaggio della rete ferroviaria della Reichsbahn e delle trasmissioni radio della Wehrmacht.[1][2]
  • Azioni dimostrative: il gruppo saccheggiava i veicoli tedeschi per recuperare armi, documenti e denaro. Rimuovevano gli emblemi nazisti dalle biciclette e dalle auto. Marcel Weinum e Albert Uhlrich riuscirono persino a strappare una bandiera nazista da un edificio e a gettarla nell'Ill. Usando granate recuperate dai forti abbandonati della Linea Maginot, facevano saltare in aria le vetrine dei negozi che esponevano busti o foto di Hitler.[1][2]

Un caso particolare fu l'attentato al Gauleiter Wagner: Marcel Weinum e Albert Uhlrich avvistarono l'auto del Gauleiter parcheggiata davanti a un ristorante vicino a Place Kléber. Lanciarono due granate, distruggendo l'auto.[1][2]

Cattura, Processo ed Esecuzione

Il 20 maggio 1941, Marcel Weinum e il suo amico Ceslav Sieradzki, un orfano polacco membro del gruppo, partirono in bicicletta diretti a Basilea. Il loro obiettivo era consegnare i piani di volo degli aeroporti di Entzheim e Haguenau a un agente dell'Intelligence Service presso il consolato britannico.[5] Furono intercettati dai doganieri tedeschi mentre cercavano di attraversare clandestinamente la frontiera. Weinum sparò e ferì uno dei doganieri. Sebbene fossero riusciti a fuggire, furono ripresi in breve tempo da una pattuglia. Durante il trasferimento alla prigione di Mulhouse, i due distrussero i documenti inghiottendoli. Nonostante le torture, resistettero agli interrogatori. Tuttavia, un altro detenuto li tradì, portando allo smantellamento completo della rete e all'arresto di tutti i membri entro il luglio 1941.[6]

Marcel fu trasferito alla prigione di Kehl con altri quattro leader del gruppo. Riuscì a fuggire da un ufficio del Sicherheitsdienst (SD) a Strasburgo saltando da una finestra del piano terra, ma fu ripreso nei giardini familiari dove si era nascosto. Ceslav Sieradzki fu sommariamente ucciso con un colpo alla nuca il 12 dicembre 1941, dopo essere stato internato nel campo di Schirmeck.[7]

Il processo contro dieci membri della Main Noire si tenne davanti al Sondergericht di Strasburgo dal 27 al 31 marzo 1942. Marcel Weinum si assunse la piena responsabilità di tutte le azioni del gruppo. Nonostante il Gauleiter Wagner avesse tentato sorprendentemente di evitare la condanna a morte, definendo le azioni "peccati veniali compiuti da ragazzini eccitati dalla propaganda antitedesca", Weinum fu condannato a morte. Marcel Weinum replicò al procuratore generale:«Ciò che ho compiuto, l'ho fatto per amore della mia patria, la Francia, sono francese e rimango francese». Rivolgendosi al tribunale, dichiarò:«Sono fiero di dare la mia vita per la Francia».[8]

Fu trasferito alla prigione di Stoccarda. Il suo ricorso per la grazia fu respinto il 13 aprile 1942 e fu ghigliottinato il giorno successivo, il 14 aprile 1942, all'età di 18 anni. Prima di morire, scrisse ai suoi genitori: "Se devo morire, muoio con il cuore puro".

Memoria

Dei 25 membri della Main Noire, 12 furono arruolati e destinati sul fronte orientale in Russia, e solo in cinque sopravvissero alla guerra. Inizialmente sepolto nel cimitero di Cannstatt (Stoccarda), i suoi resti furono trasferiti nel 1949 al cimitero di Polygone a Strasburgo.[8]

Nel 2007, la pubblicazione del libro Marcel Weinum et la Main Noire ha riportato l'attenzione sull'oblio in cui era caduta la sua rete. Una targa commemorativa è stata apposta all'ingresso del Collège épiscopal Saint-Étienne a Strasburgo.

Nel 2023, la Collectivité européenne d'Alsace ha deciso all'unanimità di intitolare a Marcel Weinum il collegio di Brumath, sua città natale, per ancorare l'istituto alla ricca storia locale e onorare l'adolescente resistente. Inoltre, una via nel quartiere di Neudorf a Strasburgo e una a Brumath portano il suo nome.

Onorificenze

Riconoscimenti

La Repubblica Francese gli ha attribuito diversi riconoscimenti postumi:

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (FR) WEINUM Marcel – Maitron, su fusilles-40-44.maitron.fr. URL consultato il 6 ottobre 2025.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Musée de la résistance en ligne, su museedelaresistanceenligne.org. URL consultato il 6 ottobre 2025.
  3. 1 2 3 4 la chaine des vidéos histoire géo, Marcel Weinum et La main noire, 7 novembre 2024. URL consultato il 6 ottobre 2025.
  4. ↑ (FR) Invité Pokaa, Il était une fois... la Main Noire, ce réseau de résistance strasbourgeois, su Pokaa, 18 gennaio 2019. URL consultato il 1º novembre 2025.
  5. ↑ Mano nera. Storia di una resistenza | Cinzia Bigliosi, su www.doppiozero.com. URL consultato il 1º novembre 2025.
  6. ↑ (FR) WEINUM Marcel – Maitron, su maitron.fr. URL consultato il 1º novembre 2025.
  7. ↑ (FR) IN MEMORIAM – Ceslav SIERADZKI, résistant (assassiné à l’âge de 16 ans par les nazis le 12 décembre 1941) | Theatrum Belli, su theatrum-belli.com, 12 dicembre 2024. URL consultato il 27 ottobre 2025.
  8. 1 2 3 (FR) IN MEMORIAM – Marcel WEINUM, résistant (décapité le 14 avril 1942) | Theatrum Belli, su theatrum-belli.com, 14 aprile 2025. URL consultato il 27 ottobre 2025.
  9. 1 2 WEINUM Marcel - Maitron, su fusilles-40-44.maitron.fr. URL consultato l'11 giugno 2023.
  10. ↑ Base des médaillés de la résistance - Mémoire des hommes, su www.memoiredeshommes.sga.defense.gouv.fr. URL consultato l'11 giugno 2023.
  11. ↑ Base des morts en déportation (1939-1945)- Mémoire des hommes, su www.memoiredeshommes.sga.defense.gouv.fr. URL consultato il 21 giugno 2023.
  12. ↑ (FR) WEINUM Marcel, su Fédération des Sociétés d'Histoire et d'Archéologie d'Alsace. URL consultato il 27 ottobre 2025.
  13. ↑ (FR) Arrêté du 21 mars 2002 portant apposition de la mention « Mort en déportation » sur les actes et jugements déclaratifs de décès, su legifrance.gouv.fr.

Bibliografia

  • (FR) René Kleinmann, Marcel Weinum, in Nouveau Dictionnaire de biographie alsacienne, Wa à Wei - volume 39, p. 4142.
  • (FR) Gérard Pfister, Marcel Weinum et la Main Noire, Paris-Orbey, Éditions Arfuyen, 2007, ISBN 978-2-845-90109-4.
  • (FR) Roger Faligot, La Rose et l’Edelweiss, ces ados qui combattaient le nazisme, 1933-1945, Paris, Éditions La Découverte, 2009, ISBN 978-2-7071-5420-0.
  • (FR) Marie-Joseph Bopp, Ma ville à l'heure nazie - Colmar, 1940-1945, Strasbourg, Nuée bleue, 2004, pp. 494, ISBN 978-2-7165-0629-8, OCLC 254741882.
  • (FR) Charles Béné, L'alsace dans les griffes nazies tome 4: Les communistes alsaciens, la jeunesse alsacienne dans la résistance française., Fetzer, 1978, pp. 412, ISBN 978-2-402-22760-5.
  • (FR) Gilles Perrault, Dictionnaire amoureux de la Réstance, Villeneuve-d'Ascq, Plon, Fayard, 2014, pp. 504, ISBN 978-2-259-21835-1.
  • (FR) Marie Goerg-Lieby e Eric Le Normand, La résistance des Alsaciens, a cura di Association pour des études sur la Résistance intérieure des Alsaciens (AERIA), illustrazioni di Christophe Clavel, Fondation de France, département AERI, 2016, ISBN 978-2-915742-32-9.
  • (FR) Marie-Joseph Bopp, Histoire de l'Alsace sous l'occupation allemande, Nancy, Editions Place Stanislas, 2011, pp. 467, ISBN 978-2-35578-077-6.
  • (FR) Pierre Aymar de Broissia, Nicolas Jagora e Aurore de Neuville, Résistance, 1940-1944 : témoignages, dossiers, chronologie: édition Alsace, prefazione di Hamlaoui Mekachera, Little big man, 2004, pp. 241, ISBN 2-915347-20-4, OCLC 57250485. URL consultato il 30 ottobre 2020.
  • (FR) Emilie Skrzypczak, Marcel, 18 ans, décapité pour avoir résisté, in Dernières Nouvelles d'Alsace, 8 ottobre 2021, pp. 36.
  • (FR) Emilie Skrzypczak, Collège de Brumath, une polémique sans nom, in Dernières Nouvelles d'Alsace, 1º aprile 2023, pp. 23.

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