Mariam Behnam
Mariam Behnam (in persiano مریم بهنام; Bandar Lengeh, 25 febbraio 1921 – Dubai, 4 dicembre 2014) è stata una scrittrice, attivista e diplomatica iraniana.
Biografia
Nacque nel 1921 a Bandar Lengeh, nella provincia di Hormozgan.[1] La sua famiglia era un'agiata dinastia di mercanti di perle con residenze sparse tra Mumbai, il Bahrein, Karachi e Dubai.[2] Poiché l'anno della sua nascita coincise con un violento sisma che colpì la città, le fu attribuito il soprannome di Zelzelah Bibi ("Piccola Miss Terremoto"), appellativo con il quale venne chiamata fino all'età di circa sei anni e che userà in seguito come titolo della propria autobiografia.[3]
La sua famiglia, appartenente a un'influente dinastia di mercanti di perle, gestiva una rete commerciale transnazionale con residenze e basi operative a Bandar Lengeh, Bombay, Karachi, Dubai e nel Bahrein.[2]
A causa del declino del mercato delle perle e i mutamenti politici nel sud dell'Iran, il nucleo familiare si stabilì a Karachi, all'epoca principale centro d'affari dell'India britannica per i commercianti del Golfo.
Infanzia e formazione
Rimasta orfana di madre all'età di dieci anni, Mariam fu cresciuta dalla nonna materna Monkhali Abbas.[4][5] Contro il volere dei suoi parenti, che non vedevano alcun motivo per cui le ragazze dovessero ricevere un'istruzione, grazie all'appoggio della nonna e alla propria caparbietà riuscì ad iscrivere alla Jufel Hurst High School di Karachi, diventando la prima donna della sua famiglia a diplomarsi in un istituto pubblico e a ricevere un'istruzione di stampo occidentale.[6][7]
All'età di diciotto anni Behnam sposò il cugino saudita Zakaria Siddique Bundakji e si trasferì a Bombay.[8] Il matrimonio fu di breve durata, poiché suo marito la abbandonò e si trasferì in Sudafrica, dove si risposò.[9] Tornata a Karachi, nel 1944 diede alla luce il loro figlio Essa.[10] La procedura per l'annullamento del matrimonio richiese sette anni di contenzioso legale.[11] In questo periodo riprese gli studi a Bombay e successivamente a Lahore, consolidando la sua formazione.[12]
Carriera in Iran e Pakistan
Dopo essersi diplomata e aver iniziato la sua carriera come insegnante in Pakistan, tornò in Iran, dove iniziò a lavorare a Teheran per il Punto Quattro, un programma di assistenza tecnica statunitense per miglioramento dei servizi sanitari e dell'istruzione rurale.[13]
Dopo un secondo matrimonio con Abdulla Pakravan si trasferì a Bandar Abbas e riprese l'attività presso il Ministero dell'Istruzione, istituendo corsi di igiene e cura dell'infanzia. Grazie al suo attivismo in diverse organizzazioni culturali, contribuì alla fondazione del primo cinema della città, di un centro per l'artigianato, di una biblioteca pubblica e del Museo di Antropologia.[14][15]
Nel 1964 fu inviata a Lahore, in Pakistan, come insegnante di lingua persiana. Conseguì un master in letteratura presso l'Università del Punjab e fu promossa direttrice del Centro Culturale Iraniano diventando la prima donna iraniana con il rango di addetto culturale.[16]
Durante questo periodo ci furono notevoli disordini in Pakistan e due guerre: la guerra indo-pakistana del 1965 e la guerra di liberazione del Bangladesh nel 1971. Behnam scelse di rimanere al suo posto, sebbene la maggior parte degli stranieri fosse stata evacuata.[17] Per il suo coraggio, nel 1965, ricevette dallo Scià l'Ordine della Corona (Nishane Taj); decenni dopo, nel 2010, il governo del Pakistan le conferì un distintivo al coraggio (''Badge of Courage'') come riconoscimento postumo della sua dedizione al Paese durante i conflitti.[17]
Dopo otto anni a Lahore, Behnam tornò a Teheran, dove inizialmente fu assegnata a un dipartimento per lo sviluppo di tecnologie educative audiovisive e tre anni dopo divenne direttrice generale delle Arti e della Cultura per la provincia del Sistan e del Baluchistan.[18][19] Fondò una scuola di formazione a Zahedan per preservare le opere d'arte della zona e migliorare la percezione degli artigiani e dei loro mestieri.[20]
Nel 1977, dopo due anni a Zahedan, Behnam tornò a Bandar Abbase il Ministero le chiese di candidarsi per un seggio parlamentare. Avendo scarse aspirazioni politiche, non fece campagna elettorale e perse la corsa, accettando invece la direzione delle Arti e della Cultura per la provincia di Hormozgan.[21]
Esilio e impegno negli Emirati
Nel 1978, allo scoppio della Rivoluzione iraniana, Behnam fuggì a Dubai. Negli Emirati Arabi Uniti intraprese una nuova carriera come giornalista per il quotidiano Gulf News, dove per anni curò articoli in lingua inglese. Fu una figura centrale nella vita culturale di Dubai: promosse mostre di artigianato femminile, collaborò alla rivista Al Juma e pubblicò poesie in diverse lingue (inglese, persiano e urdu). La sua autobiografia, Zelzelah: a woman before her time, ne ha consacrato il ruolo di pioniera dei diritti delle donne nella regione.
Entrò a far parte di organizzazioni femminili e si batté per il rafforzamento dei diritti delle donne, contribuendo a promuovere programmi di formazione per preservare l'artigianato tradizionale. A partire dagli anni '90, pubblicò diversi romanzi e un'autobiografia, oltre a poesie.[22]
Negli ultimi anni divenne una stimata oratrice motivazionale e continuò la sua battaglia per i diritti delle donne nel Dubai International Women's Club.[23]
Nel 2010 è stata insignita del premio "Donna dell'anno degli Emirati".[24]
Morte
Mariam Behnam è deceduta a Dubai il 4 dicembre 2014, all'età di 93 anni. È sepolta nel cimitero di Al Quoz.[24]
Note
- ↑ (EN) Luisa Gouveia, Tribute to the late Mariam Behnam, su Emirates Woman, 5 dicembre 2014. URL consultato il 28 gennaio 2026.
- 1 2 Behnam, p. 26
- ↑ Behnam, pp. 14-15
- ↑ Behnam, pp. 22, 24
- ↑ (EN) Mohammed Al Khan, Mariam Behnam, the Earthquake Bibi who shook up cultural perceptions, su The National, 11 maggio 2013. URL consultato il 29 gennaio 2026.
- ↑ Behnam, p. 74
- ↑ (EN) Aparna Chhabra, The Cultural Ambassador, su The Friday Times, 11 maggio 2012. URL consultato il 27 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2012).
- ↑ Behnam, pp. 88–89, 115
- ↑ Behnam, pp. 90, 92
- ↑ Behnam, pp. 90–91
- ↑ Behnam, p. 93
- ↑ Behnam, p. 153
- ↑ Behnam, p. 26
- ↑ (EN) Mariam Behnam, founder of first anthropology museum in Iran dies, su Islamic Republic News Agency (IRNA), 7 dicembre 2014. URL consultato il 28 gennaio 2026.
- ↑ Behnam, pp. 127-128, 134–135
- ↑ Behnam, pp. 155–156
- 1 2 Behnam, p. 170
- ↑ Behnam, p. 183
- ↑ Behnam, pp. 178-180
- ↑ Behnam, pp. 187–188
- ↑ Behnam, pp. 189-191
- ↑ (EN) Yolande Naidoo, Pioneer says farewell to a life of activity, su Gulf News, 2 giugno 2008. URL consultato il 26 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Iranian writer is Emirates Woman of the Year, su Emirates 24/7, 23 novembre 2010. URL consultato il 26 gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Writer Mariam Behnam passes away at 94, su The Khaleej Times, 6 dicembre 2014. URL consultato il 27 gennaio 2026.
Bibliografia
- (EN) Mariam Behnam, Zelzelah: A woman before her time, Dubai, Motivate, 1994, OCLC 867650391.
- (EN) Amy Motlagh, Colorblind : racial thinking and cultural production in modern Iran and the diaspora, Stanford, Stanford University Press, 2026, OCLC 1529606860. URL consultato il 29 gennaio 2026.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 316739097 · GND (DE) 1022009370 · J9U (EN, HE) 987007431594005171 |
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