Marina del faro

Marina del faro
AutoreSalvator Rosa
Data1641
Tecnicaolio su tela
Dimensioni234×395,5 cm
UbicazioneGalleria Palatina, Firenze

La Marina del faro è un dipinto a olio su tela (234x395,5 cm) di Salvator Rosa, databile al 1641 e conservato nella Galleria Palatina a Firenze. Fa coppia con la Marina del porto dello stesso autore, conservata nella stessa sala del museo.

Storia

L'artista era giunto a Firenze da Roma nel 1640, chiamato da Giovan Carlo de' Medici, allora principe e futuro cardinale. Questa Marina col suo pendant furono le prime opere che gli vennero commissionate, e che andarono a decorare il salone del casino del committente presso gli Orti Oricellari. Alcune lettere tra Giovan Carlo e il fratello Leopoldo testimoniano come il pittore si fosse recato nel corso del marzo 1641 a studiare direttamente le galee al porto di Livorno, dove egli, rifiutando l'ospitalità di Leopoldo, soggiornasse "con certe sue camerate"[1]. Nonostante le preoccupazioni del committente per l'eccezionale dimensione delle opere, esse furono consegnate già nel corso di quell'anno, e verosimilmente saldate nel gennaio 1642[2]. La scelta del soggetto era legata anche alla nomina del committente come Generalissimo dei Mari di Spagna, ottenuta nel 1638[3].

Alla morte di Giovan Carlo (1663) le due tele vennero registrate negli inventari assieme a ben altri diciassette dipinti del Rosa[4]. Per la loro importanza, vennero escluse dalla vendita all'incanto per saldare i debiti del cardinale, a trasferite a palazzo Pitti, dove si ritrovano in un inventario del 1688 tra i beni del gran principe Ferdinando de' Medici, nell'anticamera del suo appartamento (attuale Sala Verde all'inizio degli Appartamenti monumentali). Qui le vide Filippo Baldinucci e qui restarono per tutto il XVIII secolo, finché all'inizio dell'Ottocento furono trasferite nella Sala di Venere, dove ancora oggi si trovano simmetricamente appese, su due pareti opposte[3].

Descrizione e stile

Paul Bril, Marina, 1617, Uffizi

La coppia di Marine sono le opere di dimensioni maggiori mai realizzate dal pittore e tra le prime a inaugurare questo genere a Firenze[5]. Il pittore si ispirò a opere nelle collezioni medicee come la Marina con torre di Paul Bril e il Porto di mare con villa Medici di Claude Lorrain, aggiungendo brani studiati dal vero a Livorno e non scevri dai suoi ricordi del golfo di Napoli[3].

Questa marina in particolare mostra un'ampia insenatura dominata a sinistra da un faro a pianta circolare, a cui piedi stanno ormeggiate una decina di grandi imbarcazioni. A destra la costa scoscesa si allontana con una serie di picchi scogliosi, non molto dissimili da quelli del litorale a sud di Livorno, per terminare sullo sfondo con un monte più alto (che ricorda quasi il Vesuvio) e con un isolotto[3].

Il cielo è rischiarato dalla luce dell'alba, attraversato da nubi in cumuli e vapori mattutini. In primo piano si distende una sottile striscia sabbiosa, su cui stanno vari gruppi di piccole figure, di gusto popolaresco, come già si potevano incontrare a Firenze in quadri di formato più piccolo di Agostino Tassi, Filippo Napoletano, Baccio del Bianco e Stefano della Bella. In particolare si notano qui, da sinistra, un gruppo di portuali che trasporta a fatica una vela presso una galea dove dei marinai stanno bivaccando sul ponte; poco più in là un gruppo di armigeri sta aspettando di imbarcarsi, osservati da due uomini accompagnati da due servitori nani; a destra un gruppo di popolani mangia attorno a un fuoco tra le stoviglie poste per terra. Elemento centrale sono comunque le galee medicee dell'Ordine di Santo Stefano, riconoscibili dagli stemmi e dalle bandiere, e descritte con cura nei dettagli. Anche gli equipaggi sono raffigurati con perizia, ora mentre si apprestano ai banchi di voga, ora mentre attraversano i ponti, ora appostati alle bocche di fuoco o al lavoro nei barchini attorno agli scafi[3].

La luce si posa soffice sui vari soggetti, creando notevoli effetti atmosferici, e inquadrando gustose scene di genere in primo piano, rese con pennellate più veloci e sapienti lumeggiature[3]. La firma dell'artista si trova su un barilotto galleggiante[6].

Note

  1. ↑ Pittura napoletana..., p. 46.
  2. ↑ Stile comune.
  3. 1 2 3 4 5 6 Pittura napoletana..., p. 150.
  4. ↑ Di cui oggi se ne conoscono con sufficiente certezza circa dodici, per lo più a Firenze, ma anche in altre collezioni.
  5. ↑ Pittura napoletana..., p. 47.
  6. ↑ Pittura napoletana..., p. 152.

Bibliografia

  • AA.VV., "Filosofico umore" e "maravigliosa speditezza". Pittura napoletana del Seicento dalle collezioni medicee, Firenze, Giunti, 2007. ISBN 9788809054103

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