Marino Fabbri

Marino Fabbri
NascitaOrbetello, 18 ottobre 1896
MorteBir Tagrift, 25 febbraio 1928
Cause della morteMorto in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
ArmaFanteria
CorpoAlpini
Anni di servizio1915-1928
GradoCapitano di complemento
GuerrePrima guerra mondiale
CampagneOperazioni militari italiane in Libia (1922-1932)
Battaglie
Decorazionivedi qui
dati tratti da I quaderni dell'Associazione Nazionale Alpini. Il Medagliere[1]
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Marino Fabbri (Orbetello, 18 ottobre 1896 – Bir Tagrift, 25 febbraio 1928) è stato un militare italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria nel corso delle Operazioni militari italiane in Libia (1922-1932)[2][3][4].

Biografia

Nacque a Orbetello il 18 ottobre 1896, figlio di Francesco e di Gemma Berogna.[5] Nel giugno 1915 si arruolò volontario nel Regio Esercito in forza all'87º Reggimento fanteria "Friuli" prese parte alle operazioni di guerra nel settore del Monte Sabotino con il 128º Reggimento fanteria "Firenze".[1] Nel gennaio 1916 fu nominato sottotenente di complemento dell'arma di fanteria, in forza al 34º Reggimento fanteria "Livorno", ed e promosso tenente nell'ottobre dello stesso anno.[2][6] Combatté nel settore del basso Isonzo e fu insignito di una medaglia di bronzo al valor militare il 18 gennaio 1917 sul Faiti Kribach.[5] Trasferito dietro sua domanda nei reparti d'assalto, fu assegnato al XXIX Reparto[N 1] dal settembre 1917, posto al comando della 2ª Compagnia "Fiamme verdi", ricevette una seconda medaglia di bronzo al valor militare a Val Bella il 28 gennaio 1918.[2][6] Durante la battaglia del solstizio, fu decorato sul campo di una medaglia d'argento al valor militare a Zenson Fossalto, per i combattimenti accaduti dal 17 al 19 giugno 1918.[5] Promosso capitano per merito di guerra nell'ottobre 1918, dopo aver preso parte alla battaglia di Vittorio Veneto, fu inviato in Libia con la 1ª Divisione d'assalto, ricevendo due encomi solenni nel giugno e nell'ottobre 1919.[5][6] Rientrato in Italia, fu posto in congedo nel febbraio 1920.[6] Richiamato in servizio attivo a domanda fu assegnato al Regio corpo truppe coloniali della Tripolitania nel febbraio 1924, in forza al VI Battaglione libico con il quale partecipò alla rioccupazione dei territori tra Agedabia ed el Agheila.[6] Nel combattimento avvenuto a Bir Tagrift il 25 febbraio 1928, comandò una compagnia dell'avanguardia della colonna Mezzetti, ed avvertito che sue pattuglie avanzate erano entrate in azione contro numerosi armati ribelli allo sbocco del vallone, andò rapidamente in linea con l'intera compagnia al fine di respingere l'attacco nemico.[5] Il violento attacco nemico si sviluppò sul fronte e sul fianco della compagnia e contro le fiancheggianti pattuglie sahariane.[5] Al fine di impedire che nell'attacco fosse coinvolta la colonna in marcia, andò all'attacco costringendo il nemico a ritirarsi su una seconda linea difensiva.[5] Dopo aver impartito i necessari ordini si apprestò ad attaccare il nemico sulle nuove posizioni difensive, quando fu colpito in fronte da pallottola di fucile.[3][6] Con Regio Decreto 26 settembre 1930, fu insignito della medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1]

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Comandante la compagnia di avanguardia di una colonna indigeni, incontrato l’avversario e intuito il pericolo che correva la propria colonna dislocata nel fondo di un uadi, attaccava e respingeva risolutamente l’avversario assicurando, in tal modo, un ulteriore sviluppo favorevole del combattimento ed il conseguimento del successo. Tale scopo raggiungeva col cosciente olocausto della propria vita confermando così le preclari qualità di comandante e di eroico combattente sempre dimostrate in numerosi precedenti combattimenti. Bir Tagrift (Tripolitania), 25 febbraio 1928 .»
— Regio decreto 26 settembre 1930[7]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Ufficiale di provato ardimento, di rara energia, e di alto ascendente morale, conduceva con intelligente audacia il suo plotone contro il nemico annidato in territorio insidiosissimo, catturando oltre cento prigionieri e numerose mitragliatrici. Il giorno seguente, rimasto ucciso il capitano, assumeva il comando della compagnia, e, alla testa dei suoi soldati, con impetuoso contrattacco alla baionetta riconquistava la posizione, catturando prigionieri e abbondante materiale. Zenson-Fossalta, 17-18 giugno 1918.»
— Regio decreto 20 luglio 1919
Medaglia di bronzo al valor militare (2) - nastrino per uniforme ordinaria
«Faiti Kribak, 1917; Monte Val Bella, 1918.»

Note

Annotazioni

  1. ↑ Il 29° reparto d’assalto era costituito prevalentemente da alpini del battaglione alpini "Monte Pelmo" del 7º Reggimento alpini

Fonti

Bibliografia

  • Mario Bassi, La medaglia d'oro Marino Fabbri, Milano, Paravia, 1938, ISBN non esistente.
  • Mario Bassi, Il combattimento di Tagrift, Castaldi, 1928, ISBN non esistente.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Andrea Bianchi e Mariolina Cattaneo, I quaderni dell'Associazione Nazionale Alpini. Il Medagliere, Roma, Associazione Nazionale Alpini, 2012, ISBN 978-88-902153-2-2.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Gaetano Carolei, Guido Greganti e Giuseppe Modica, Le Medaglie d'oro al Valor Militare 1918, Roma, Tipografia regionale, 1968, p. 226.
  • Alberto Cavaciocchi, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.

Voci correlate

Collegamenti esterni

  • Fabbri, Marino, su Combattenti Liberazione. URL consultato il 19 aprile 2025.
  • Fabbri, Marino, su MOVM. URL consultato il 19 aprile 2025.
  • Giuseppe Martelli, Fabbri, Marino, su Noi Alpini. URL consultato il 19 aprile 2025.