Mario Zagari

Mario Zagari

Vicepresidente del Parlamento europeo
Durata mandato18 luglio 1979 –
18 gennaio 1982
PresidenteSimone Veil

Ministro di grazia e giustizia
Durata mandato7 luglio 1973 –
23 novembre 1974
PresidenteMariano Rumor
PredecessoreGuido Gonella
SuccessoreOronzo Reale

Sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri
Durata mandato23 luglio 1964 –
25 giugno 1968
PresidenteAldo Moro
PredecessoreArialdo Banfi
Giuseppe Lupis
Ferdinando Storchi
SuccessoreFranco Maria Malfatti
Giorgio Oliva

Durata mandato13 dicembre 1968 –
6 agosto 1969
PresidenteMariano Rumor
PredecessoreFranco Maria Malfatti
Giorgio Oliva
SuccessoreDionigi Coppo
Mario Pedini

Deputato dell'Assemblea Costituente
Durata mandato25 giugno 1946 –
31 gennaio 1948
Gruppo
parlamentare
PSI (dal 24/07/1946)
PSLI (dal 03/02/1947)
CollegioRoma
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato8 maggio 1948 –
24 giugno 1953

Durata mandato16 maggio 1963 –
19 giugno 1979
LegislaturaI, IV, V, VI, VII
Gruppo
parlamentare
I:
- Unità Socialista (dal 04/06/1948)
- PSU (dal 31/01/1950)
- PSDI (dal 18/05/1951 / dal 29/01/1952)
IV:
- PSI (dal 01/07/1963)
- PSI-PSDI Unificati (dal 17/11/1966)
V-VII: PSI
CollegioRoma
Sito istituzionale

Europarlamentare
Durata mandato17 luglio 1979 –
24 luglio 1989
LegislaturaI, II
Gruppo
parlamentare
Gruppo Socialista
CircoscrizioneItalia centrale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPSDI, PSI
Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
UniversitàUniversità degli Studi di Milano
ProfessioneGiornalista

Mario Zagari (Milano, 14 settembre 1913 – Roma, 29 febbraio 1996) è stato un giornalista, politico e partigiano italiano.

Biografia

Mandati parlamentari

Milanese, nacque da Rodolfo Zagari, avvocato, e Maria Agnoletto. Laureato in Giurisprudenza, giornalista, combatté nella Seconda guerra mondiale come ufficiale degli alpini. Membro del CLN, entrò nella clandestinità e nell'ottobre 1943 subì un arresto. Dopo essere evaso, riprese la lotta partigiana.
Deputato all'Assemblea costituente, fu rieletto alla Camera alle elezioni del 1963, 1968, 1972 e 1976.
Europeista convinto fin dagli anni della clandestinità, nel 1979 si presentò alle prime elezioni per il Parlamento europeo e venne eletto; si contrappose come candidato dei socialisti a Simone Veil per l'elezione alla presidenza del Parlamento europeo, conseguendo 112 voti contro i 410 che al primo turno fecero eleggere la contendente.[1]

Al Parlamento europeo fu rieletto nel 1984, ma non nel 1989; per il decennio successivo presiedette il Consiglio Italiano del Movimento Europeo.

Le peregrinazioni all'interno dell'area socialista

Socialista, in occasione della scissione di palazzo Barberini del 1947 aderì al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) fondato da Giuseppe Saragat, dal quale uscirà nel 1949 per entrare nel Partito Socialista Unitario (PSU), una formazione socialista moderata di cui diventò segretario.

Nel 1952 il PSU si fuse con il PSLI e nacque il Partito Socialista Democratico Italiano.

Nel 1958 Zagari uscì dal partito per fondare il Movimento Unitario di Iniziativa Socialista (MUIS), che nel 1959 confluì nel Partito Socialista Italiano.

Incarichi di governo

Sottosegretario di Stato agli affari esteri del secondo e terzo governo Moro e nel I Governo Rumor (1964-1969), fu tra i primi[2] ad evidenziare la tematica della cooperazione allo sviluppo con il Terzo mondo.[3]; partecipò che alla conferenza sulla smilitarizzazione degli oceani[4]

Fu poi ministro del commercio con l'estero nel terzo governo Rumor e nel governo Colombo (1970-1972).

Dall'8 luglio 1973 al 23 novembre 1974 fu ministro di grazia e giustizia nel quarto e quinto governo Rumor. Durante la sua permanenza al ministero di via Arenula, e nonostante il breve tempo a disposizione, riuscì a varare una serie di provvedimenti che costituirono una svolta epocale nell'ambito di una legislazione che, nel suo complesso, era rimasta ferma agli anni Cinquanta. In questo fu coadiuvato dal suo capo di gabinetto, il magistrato Adolfo Beria d'Argentine, futuro procuratore generale di Milano, e dal capo dell'Ufficio legislativo del ministero. Accelerò il cammino parlamentare di tre disegni di legge che giacevano fermi da anni: quello della riforma del processo del lavoro (approvato nel 1973), quello relativo alla riforma del diritto di famiglia (approvato nel 1975) e quello relativo alla riforma penitenziaria (approvato nel 1975). Fece approvare dal consiglio dei ministri i decreti-legge che diedero luogo alla riforma della società per azioni (1974) e a quella della responsabilità penale (1974).

Nel 1974 fece approvare dal Parlamento una legge-delega per la riforma del codice di procedura penale, che nel 1978 sarà seguita da un progetto di codice che tuttavia rimase sulla carta. In ogni modo la legge-delega del 1974 fornirà la base di quella del 1987, da cui avrà origine il codice di procedura penale del 1989 attualmente in vigore (sia pure largamente modificato). Nel 1973 costituì anche una commissione, suddivisa in due sottocommissioni, la prima presieduta da Enrico Tullio Liebman e la seconda da Virgilio Andrioli, finalizzata ad avanzare delle proposte di riforma del codice di procedura civile. I lavori di questa commissione fornirono il punto di partenza alle successive iniziative di riforma: il disegno di legge-delega del 1981, rimasto sulla carta, e la legge 26 novembre 1990, n. 353 "provvedimenti urgenti per il processo civile".

A livello europeo affrontò la questione dello status dei lavoratori migranti.[5]

Fu testimone nelle vicende successive all'opposizione del segreto politico-militare sull'appartenenza al SID di Guido Giannettini, attestando l'esistenza di una consultazione a livello politico-governativo[6]: tali dichiarazioni diedero lo spunto per ricostruire l'esistenza di connivenze istituzionali, nella frapposizione di ostacoli alle indagini sulla ricerca della verità sulla strage di piazza Fontana[7].

In seguito allo scioglimento del PSI nel 1994, si avvicinò alla Federazione Laburista, costituita dalla maggior parte del gruppo parlamentare socialista allora in carica.

Morte

Tomba di Mario Zagari nel cimitero acattolico di Roma

Morì nel 1996; è sepolto nel cimitero acattolico di Roma.

Vita privata

Ebbe una relazione con l'attrice Elena Da Venezia, da cui ebbe un figlio, l'architetto Franco Zagari. Il 29 maggio 1970 sposò Christiane Piguet, di origine svizzera, da cui l'anno successivo nacque il figlio Cristiano. [8]


Note

  1. ↑ European Parliament elects Frenchwoman as its first President, The Globe and Mail, 18 luglio 1979
  2. ↑ CALANDRI, ELENA. n.d. "Italy's Foreign Assistance Policy, 1959-1969." vol. 12, no. 4 (Nov 2003), p. 509-525.
  3. ↑ Tosone, Lorella. n.d. "ITALY'S POLICY OF COOPERATION FOR DEVELOPMENT: A "NATURAL VOCATION" FOR RHETORIC?" no. 25 (Jan 2011), p. 125-144.
  4. ↑ Director G C Smith of US Arms Control & Limitation and Disarmament Agency 26 marzo 1969, New York Times, Pg. 1, Col. 4.
  5. ↑ W European justice mins call for special study of legal problems encountered 2 giugno 1974, New York Times, Pg. 4, Col. 1.
  6. ↑ A queste conclusioni arrivò la relazione di minoranza della Commissione inquirente, che propose l'incriminazione per falsa testimonianza di Rumor, Andreotti e Tanassi: la proposta fu poi respinta dal Parlamento in seduta comune nell'VIII Legislatura.
  7. ↑ Marco Nozza, Il pistarolo. Da Piazza Fontana, trent'anni di storia raccontati da un grande cronista, Il Saggiatore, 2011.
  8. ↑ ZAGARI, Mario in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 6 agosto 2023.

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