Maris
Maris era una divinità maschile del Pantheon etrusco.
Descrizione
Il nome Maris appare tre volte nelle regioni interne del fegato di Piacenza e nel disco di Magliano. Dalle fonti epigrafiche ed iconografiche, soprattutto trovate su specchi, la divinità appare sempre come un ragazzo giovane dai molteplici aspetti: protettore di dei olimpici e connesso con la morte e la risurrezione; in aggiunta, nel fegato di Piacenza, appare in relazione a figure divine e mitologiche dell'ambito marziale[1].
Sebbene Adriano Maggiani supponga che Maris sia l'equivalente del latino Marte[2], è pur vero che Maris non viene identificato sempre come una divinità della guerra, ruolo che spetta a Laran.
La figura di Maris appare spesso in connessione con altre divinità: come un fanciullo sorretto da Menrva o sul ginocchio di Turan[3], in connessione con Hercle o Tinia. Questa associazione di Maris con altre figure divine ha fatto nascere l'ipotesi[4] che si possa trattare di una sorta di genio o spirito vitale, parte della personalità di un dio maggiore, piuttosto che divinità a sé stante. Questa ipotesi viene rafforzata dall'attestazione epigrafica votiva harth(ans) sians, genio.
Da ultimo nel disco di Magliano, viene citato come Maris Menita, interpretabile come Maris il Creatore o il Costruttore[5].
Note
- ↑ L. Bouke van der Meer, The bronze liver of Piacenza. Analysis of a polytheistic structure, Amsterdam, J.C. Gieben, 1987.
- ↑ Adriano Maggiani, Qualche osservazione sul Fegato di Piacenza, Roma, Monumenti Antichi Lincei, 1982.
- ↑ S. De Marinis, Maris, in Enciclopedia dell'arte antica, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961. URL consultato il 21 gennaio 2015.
- ↑ Daniele F. Maras, Maris e Laran. Quale Marte per gli Etruschi?, su Archeo.it, marzo 2010. URL consultato il 21 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2015).
- ↑ (EN) Antonio García, The Lead Plaque of Magliano, the Spiral Inscription from 5th century BC That Reveals the Secrets of Etruscan Religiosity, su LBV Magazine English Edition, 5 marzo 2026. URL consultato l'8 marzo 2026.
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