La produzione, di orientamento astratto, di Marta Hoepffner dal 1937 al 1940 stabilisce una relazione di continuità tra la fotografia sperimentale del primo dopoguerra e quella del secondo dopo guerra, iniziatasi nel 1945 dopo la caduta del regime nazista in Germania. Un esempio è il suo “Autoritratto allo specchio” del 1941 che in un solo fotogramma offre tre punti di vista del viso dell’artista di cui una è data dal quadro sulla parete nello sfondo[1].
Nel secondo dopoguerra le sue fotografie dedicate ad artisti come ad esempio Strawinsky, Manuel de Falla e Kandinsky stabiliscono sempre più un nesso culturale con il “Modernismo classico” tanto inviso all’ex-regime nazista.
La produzione di “nature morte” in bianco e nero dai forti contrasti erano ispirate all’arte del suo antico maestro Willi Baumeister deceduto nel 1955.
↑Lo schema compositivo ricorda, rovesciato, quello del famoso quadro di Diego Velázquez intitolato "Las Meninas".
↑Vedi ritratto fotografico di Luigi Caprotti retro fotografia Luigi Caprotti 1943-44 (1913-1986), militare italiano fatto prigioniero dai tedeschi nel Montenegro dopo il 8 settembre 1943 e deportato in Germania. La foto deve essere stata scattata alla fine del 1943 o inizio 1944 prima dell’internamento nel campo Stalag XII-A.