Marzio Sepe

Marzio Sepe (Marzano di Nola, 22 febbraio 1954 – 13 maggio 2025) è stato un mafioso italiano, membro della camorra.

Biografia

Marzio Sepe venne notato in carcere da Carmine Alfieri. In un'occasione Sepe, detenuto in regime di isolamento carcerario a Poggioreale, si distinse - come raccontato ai giudici dal collaboratore di giustizia Pasquale Galasso - per via della sua spregiudicatezza criminale avendo tenuto testa, durante un duello a colpi di coltelli, ad un altro camorrista. In un contesto difficile, come quello nel carcere di Poggioreale negli anni '70 e '80, Alfieri fece di Sepe un suo protetto e poi una volta in libertà uno dei suoi più spietati killer e luogotenenti. L'11 settembre 1992, Carmine Alfieri fu arrestato e divenne collaboratore di giustizia. L'avvenimento fece sì che le redini del clan finissero nelle mani di Giuseppe "Geppino" Autorino (altro spietato killer alla corte di Alfieri, sospettato di aver ucciso circa 100 persone) e Marzio Sepe. Sepe, considerato uno degli eredi di Alfieri e incluso nella lista dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, fu catturato il 6 settembre 1996, a Camposano.[1] Condannato a diversi ergastoli per associazione camorristica, numerosi omicidi ed altro, passò oltre trent'anni di carcere, per lo più in regime di carcere duro, prima di morire il 13 maggio 2025 all'età di 71 anni.[2]

Il coinvolgimento nella strage di Torre Annunziata

Marzio Sepe venne considerato uno dei sicari che composero il commando che, il 26 agosto del 1984, a Torre Annunziata, portò a termine una vera e propria azione di guerra, il cui risultato furono otto morti ammazzati e sette feriti; vero obiettivo della strage: il boss Valentino Gionta, che sopravvisse. La strage fu voluta da Antonio Bardellino e Carmine Alfieri, preoccupati dalla fortissima ascesa di Gionta e del suo clan, in quel momento in forte espansione.

Note

Voci correlate

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