Massacro di Budy

Massacro di Budy
strage
Due dei tre edifici del sottocampo di Budy in una foto scattata poco dopo la fine del conflitto.
Tiposparatoria
Data5 ottobre 1942
LuogoBrzeszcze
StatoGermania (bandiera) Germania
Coordinate50°00′22″N 19°09′26″E
Conseguenze
Morticirca 90

Il massacro di Budy (in tedesco Budyrevolte, in polacco Masakra w Budach) fu il massacro delle prigioniere appartenenti alla compagnia penale del campo di concentramento di Auschwitz, alloggiate nel sottocampo Wirtschaftshof Budy, avvenuto la sera del 5 ottobre 1942.[1] Circa 90 detenute, per la maggior parte ebree francesi, furono uccise da kapò e guardie delle SS.

Il campo

Nell'aprile del 1942, fu istituito un sottocampo del campo di concentramento di Auschwitz nelle aree di Bór, Budy e Nazieleńce (attuali frazioni della città di Brzeszcze), a circa 7 chilometri dal campo principale, dove era stata istituita una compagnia penale femminile (in tedesco Frauenstrafkompanie).[2][3][4] Il complesso fu denominato collettivamente Wirtschaftshof Budy, dal nome della fattoria locale, e successivamente diviso in sezioni separate per uomini e donne.[5]

Il sottocampo femminile si trovava nella zona di Bór. In seguito alla fuga della prigioniera polacca Janina Nowak,[6] nel giugno 1942 la struttura cambiò funzione in campo di punizione (in tedesco Strafkompanie). Le detenute erano impiegate principalmente nel pulire gli stagni vicini, demolire case e costruire strade,[7] lavorando sotto la sorveglianza di kapò e SS assistiti da cani da guardia.[8]

Circa metà delle 400 prigioniere era composta da donne polacche, le restanti erano ebree provenienti dalla Slovacchia e dalla Francia, oltre a un gruppo di cittadine tedesche. Le kapò erano donne tedesche, per lo più classificate come prostitute e criminali comuni.[5]

Il sottocampo era costituito da tre edifici.[6] Un edificio in mattoni, precedentemente utilizzato come scuola, ospitava al piano terra le kapò tedesche e le SS-Aufseherinnen.[8] Le detenute ebree francesi erano alloggiate nella soffitta dello stesso edificio.[8] Le altre prigioniere (francesi, polacche, russe, ucraine, jugoslave e ceche) vivevano in una baracca di legno senza finestre.[8] Il terzo edificio fungeva da cucina del campo.

L'area era circondata da un doppio recinto di filo spinato non elettrificato,[8] con torri di guardia poste a ogni angolo.[7]

Il massacro

Nelle ore serali del 5 ottobre 1942, una prigioniera ebrea francese stava rientrando al piano superiore, nella soffitta dell'edificio condiviso con le funzionarie tedesche. Una kapò, Elfriede Schmidt,[3] affermò di aver visto una pietra nella mano della prigioniera.[2][4][9] Chiese dunque l'aiuto delle guardie, sostenendo di essere stata aggredita.[10]

Nelle sue memorie, il sottufficiale SS Perry Broad suggerì che la kapò avesse lanciato un falso allarme per creare il caos necessario a permetterle di incontrare il suo amante SS all'interno del campo, dove l'ingresso era normalmente vietato di notte.[2] Maximilian Grabner, capo della Politische Abteilung ("Dipartimento Politico"), sostenne invece che il massacro fu scatenato dal timore delle kapò che le prigioniere ebree potessero denunciare i rapporti sessuali proibiti tra i prigionieri funzionali (i cosiddetti "triangoli verdi", criminali comuni) e le SS.[9]

Dopo che fu dato l'allarme, le guardie SS e i funzionari salirono in soffitta e iniziarono il massacro. Le ebree furono uccise con bastoni, clave e asce; alcune furono spinte giù per le scale o gettate dalle finestre. Una volta spinte all'esterno, le prigioniere furono finite con calci di fucile e colpi di arma da fuoco.[3][11] Le vittime furono stimate in circa 90 persone.[2][7][12] Il comandante del campo, Rudolf Höß, fu informato della repressione della rivolta solo alle 5 del mattino successivo.[1]

Conseguenze

Höß si recò personalmente al sottocampo e, dopo l'ispezione, affidò le indagini al Dipartimento Politico.[1] Dopo la sua partenza, le guardie SS rimaste a Bór tentarono di eliminare i testimoni, cercando di uccidere i sopravvissuti nascosti tra i cadaveri.[1]

Prima di mezzogiorno giunsero sul posto gli ufficiali dell'Erkennungsdienst per documentare l'evento.[1] Le fotografie scattate mostrarono cumuli di cadaveri e corpi appesi al filo spinato, segno dei disperati tentativi di fuga. I medici delle SS continuarono l'eliminazione dei testimoni iniettando fenolo alle sopravvissute francesi.[1] I corpi massacrati furono caricati su camion e trasportati ai crematori di Birkenau.[3] I testimoni del trasferimento dei corpi delle vittime del massacro di Budy erano prigionieri in attesa di essere accettati nel campo (6 ottobre 1942), arrivati da Ravensbrück.[1]

In seguito all'indagine delle SS, il 24 ottobre 1942[13] sei kapò, tra cui Elfriede Schmidt (la cosiddetta "Regina dell'ascia"[14]), furono giustiziate con iniezioni di fenolo al cuore.[1][3] Le fotografie originali furono distrutte e la documentazione utile all'identificazione nominale delle vittime andò perduta.[3][15] Nonostante il massacro, la compagnia penale continuò a operare fino al marzo 1943.[16]

Il massacro nelle memorie di Rudolf Höss

Nella sua autobiografia, Höß descrisse l'evento con toni di apparente sgomento:[17]

«Ancora oggi ho davanti agli occhi il massacro di Budy. Non credo che gli uomini sarebbero capaci di tanta brutalità, di agire come fecero i funzionari prigionieri inesperti, che assassinarono le donne ebree francesi; le fecero a pezzi, le uccisero con le asce, le strangolarono. Fu orribile.»

Sebbene Höß abbia ufficialmente registrato l'evento come una rivolta (Budyrevolte),[1][2][4] le testimonianze di Broad e l'esecuzione delle stesse kapò con il fenolo confermano che si trattò di un massacro.[18]

Il sottocampo oggi

Edificio della compagnia penale di Budy.

Dell'ex sottocampo è sopravvissuto solo l'edificio della compagnia penale. L'ex edificio scolastico è stato utilizzato come asilo nido fino al 2014, quando è stata affidata alla "Fondazione dei luoghi della memoria vicino ad Auschwitz-Birkenau" che vi gestisce le attività espositive e didattiche[19] oltre a onorare il ricordo di queste donne attraverso cerimonie annuali.[3]

Sull'edificio e nell'area circostante sono state poste targhe commemorative in memoria delle vittime.[20]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Czech, p. 261
  2. 1 2 3 4 5 News / Museum / Auschwitz-Birkenau, su www.auschwitz.org. URL consultato il 30 gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) mkubiak, 82nd Anniversary of the Brutal Murder of Women, Prisoners of the Women's Penal Company, su Foundation of Memory Sites Near Auschwitz-Birkenau, 5 ottobre 2024. URL consultato il 30 gennaio 2026.
  4. 1 2 3 (EN) The Budy Massacre: A Forgotten Atrocity within Auschwitz, su History of Sorts, 5 ottobre 2025. URL consultato il 30 gennaio 2026.
  5. 1 2 Lachendro, p. 19
  6. 1 2 (EN) Janina Nowak, su Faces of Auschwitz, 3 aprile 2018. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  7. 1 2 3 Lachendro, p. 20
  8. 1 2 3 4 5 Zięba, p. 90
  9. 1 2 Langbein, p. 114
  10. ↑ (PL) Tragiczna rocznica - historia podobozu KL Auschwitz w Brzeszczach na Borze, su Gmina Brzeszcze.
  11. ↑ Höß, Broad, Kremer, p. 109
  12. ↑ Marcello Pezzetti e Sara Berger, CRONOLOGIA (PDF), su memoria.comune.rimini.it.
  13. ↑ Czech, p. 268
  14. ↑ Höß, Broad, Kremer, p. 110
  15. ↑ (PL) 74. rocznica masakry Frauen Strafkompanie, su Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau, 17 November 2016.
  16. ↑ (PL) Karna Kompania Kobiet, su Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau.
  17. ↑ (PL) Rudolf Höss, Autobiografia Rudolfa Hössa komendanta obozu oświęcimskiego, a cura di Wiesław Grzymski, Mireki, 2003, p. 96, ISBN 978-83-89533-00-5.
  18. ↑ Zięba, p. 91
  19. ↑ (PL) Fundacja w szkole w Borze, su Fundacja Pobliskie Miejsca Pamięci Auschwitz-Birkenau, 9 July 2014.
  20. ↑ (PL) Wirtschaftshof Budy (Budy Farm), su Trasa pamięci.

Bibliografia

  • (PL) Danuta Czech, Kalendarium wydarzeń w KL Auschwitz, Oświęcim, Wydawnictwo PMO, 1992, ISBN 83-85047-04-2.
  • (PL) Rudolf Höß, Pery Broad e Johann Paul Kremer, Oświęcim w oczach SS, Warszawa, Wydawnictwo Interpress, 1991, ISBN 978-83-223-2472-1.
  • (PL) Jacek Lachendro, Gmina Brzeszcze w latach okupacji niemieckiej 1939–1945. Przewodnik po wybranych miejscach pamięci, Brzeszcze, Urząd Gminy Brzeszcze, 2009, ISBN 978-83-62119-00-4.
  • (EN) Hermann Langbein, People in Auschwitz, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 2004, ISBN 978-08-07828-16-8.
  • Anna Zięba, Wirtschaftshof Budy, in Zeszyty Oświęcimskie, Oświęcim, Wydawnictwo Państwowego Muzeum w Oświęcimiu, 1967.

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