Massacro di Running Waters

Massacro di Running Waters
massacro
La località di Running Waters o Irbmangkara sul fiume Finke
Data1875
LuogoIrbmangkara, sul fiume Finke
StatoAustralia (bandiera) Australia
Stato federato  Territorio del Nord
Coordinate24°17′40.2″S 132°54′03.96″E
ObiettivoTribù degli Arrernte
ResponsabiliTribù dei Matuntara
CausaTribalismo
Supposto sacrilegio da parte degli Arrernte
Conseguenze
Morti80+
Sopravvissuti2
Mappa di localizzazione

Il massacro di Running Waters avvenne nel 1875 per mano della tribù aborigena australiana dei Matuntara, che prese di mira i vicini Arrernte. Il massacro fu brutale e provocò più di 80 morti, causando una duratura faida tra gli aborigeni interrotta solo dall'arrivo degli europei nell'interno dell'Australia.

Antefatti

Fino alla fine del XIX secolo l'interno dell'Australia era poco antropizzato, complice la poca consistenza delle tribù di aborigeni australiani, la minima penetrazione dei coloni britannici nell'interno e il clima arido e desertico. Uno dei pochi tratti verdi e abitabili era la zona di Irbmangkara (poi detta Running Waters, "Acque correnti" in lingua inglese) sul fiume Finke, ai margini del deserto di Simpson. Questa zona, larga qualche chilometro, era utilizzata come area di pascolo e soprattutto come punto d'incontro e luogo sacro degli aborigeni della zona, all'epoca divisa fra le tribù rivali degli Arrernte e dei Matuntara.[1][2]

Il massacro

Cause

Non è ben chiaro cosa abbia provocato il massacro di Running Waters. Secondo i racconti raccolti dai successivi coloni australiani, in un giorno imprecisato del 1875 un uomo dei Matuntara, tale Kalejika, si recò ad un rito sacro degli Arrernte di Irbmangkara, presieduto dal loro capotribù Ltjabakuka. Durante tale rito, il capotribù offrì il sangue proprio e di alcuni anziani a dei ragazzini per segnare il loro passaggio all'età adulta; secondo Kalejika tuttavia essi erano ancora troppo giovani, invalidando così il rito e costituendo un sacrilegio punibile con la morte.[2]

Kalejika rientrò presso la sua tribù e raccontò il "misfatto". L'azione, resa ancora più grave dall'età e dall'autorità di Ltjabakuka, fu percepita molto negativamente dai Matuntara, che decisero quindi di punire i vicini Arrernte. Se la storia di Kalejika fosse vera è impossibile da stabilire, ma molti Matuntara vi credettero, o comunque sfruttarono l'occasione per potersi liberare degli scomodi vicini Arrernte.[2]

La strage

Passarono alcune settimane, e Kalejika riuscì a raccogliere tra i cinquanta e i sessanta guerrieri per lanciare una spedizione contro i vicini, compresi alcuni Arrernte insoddisfatti comandati da un guerriero di nome Kapaluru. Comandati da Kapaluru e dal Matuntara Tjinawarti, i guerrieri attaccarono quindi gli Arrernte, cogliendoli totalmente di sorpresa poiché non si aspettavano minimamente di essere aggrediti, soprattutto in un luogo sacro come Irbmangkara.[2]

Dopo aver atteso alcune ore che tutti gli abitanti del vicino villaggio di Urualbukara, di cui era capo Ltjabakuka, fossero rientrati, i guerrieri attaccarono senza trovare alcuna resistenza, massacrando tutti coloro che trovarono a colpi di lancia e boomerang. Dapprima furono uccisi tutti gli uomini, tra cui Ltjabakuka; i guerrieri passarono poi a sterminare anche donne, bambini e infanti, e particolarmente crudele fu il trattamento riservato a questi ultimi: i guerrieri, non volendo uccidere direttamente i neonati, vollero comunque rompere loro le ossa per lasciarli morire di stenti.[2]

Vi fu una sola sopravvissuta al massacro, una donna di nome Laparintja, una delle numerose mogli di Ltjabakuka, che si finse morta e riuscì a fuggire non appena i Matuntara se ne andarono. Sulla via del ritorno, i colpevoli si imbatterono in due cacciatori Arrernte non ancora rientrati al villaggio, e li attaccarono per non lasciare testimoni. Uno, Ilbalta, già ferito durante la caccia, fu ucciso, ma l'altro, Nameia, riuscì a fuggire.

Conseguenze

Grazie agli unici sopravvissuti Laparintja e Nameia, il massacro divenne noto agli altri aborigeni australiani, macchiando irrimediabilmente la reputazione dei Matuntara e causando una faida con gli Arrernte. Il cacciatore Nameia, cresciuto presso i Matuntara e la cui famiglia era stata comunque da loro sterminata a Running Waters, decise di vendicarsi e organizzò personalmente una spedizione punitiva contro i nemici, raccogliendo dieci guerrieri tra tutti gli Arrernte, fra cui anche due figli di Ltjabakuka che vivevano altrove e quindi scampati al massacro.[2]

La spedizione di Nameia partì alcuni mesi dopo, infiltrandosi nei territori dei Matuntara e prendendo di mira singoli guerrieri per volta, uccidendo loro e spesso anche le loro famiglie. Perirono così i capi Kapaluru e Tjinawarti, e numerosi di coloro che avevano preso parte al massacro. Nonostante la lunga scia di sangue, gli Arrernte non persero nemmeno uno dei dieci guerrieri, e conclusero la propria campagna di omicidi mirati nel 1879.[2]

I Matuntara decisero di rispondere dando la caccia a Nameia, tuttavia l'arrivo dei primi colonizzatori bianchi e il tentativo da parte della colonia dell'Australia Meridionale di controllare strettamente l'entroterra impedì una risposta immediata. I Matuntara decisero quindi di attendere e far abbassare la guardia a Nameia. L'unico figlio sopravvissuto di Nameia, Aremala, era stato assunto come agente di polizia al presidio coloniale di Boggy Waterhole, non distante da Running Waters; nel luglio 1890, mentre il cacciatore si recava a trovare il figlio di stanza al presidio, un gruppo di Matuntara gli tese un agguato e lo uccise a colpi di lancia.[2]

L'agente di polizia coloniale William Willshire, già animato dall'odio razziale contro gli aborigeni, sfruttò l'omicidio di Nameia per attaccare i locali Matuntara. Il 22 febbraio 1891 quindi Willshire, Aremala e altri tre agenti nativi attaccarono un vicino campo di allevatori Matuntara, uccidendone due a colpi di pistola. Ciò causò le proteste dei locali coloni e un processo per omicidio contro Willshire, che venne rimosso dal comando locale. I fatti del 1891 furono gli ultimi della faida tra Arrernte e Matuntara, che ebbe quindi termine.[2]

Note

  1. ↑ (EN) Sam D. Gill, Irbmangkara, su academic.oup.com.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) The Massacre of Running Waters, su hannahstanden.com.