Matteo da Prato
Matteo da Prato (Prato, 1391 – 1465 circa) è stato un organaro italiano.
Figlio di un fornaio, ultimo di cinque fratelli, nel catasto del 1427 è segnato come Matteo di Pagolo da Prato, che fa gli organi. Non è chiaro da chi si formò, ma in quel periodo vissero diversi organari pratesi di grande rilievo, come Lorenzo di Giacomo da Prato, autore degli organi del Duomo di Siena e di San Petronio a Bologna, più o meno suo coetaneo. Nel 1419 è menzionato come autore dell'organo del battistero di San Giovanni di Firenze, ma forse la sua opera più antica è quello della chiesa dei Servi di Pistoia.
A differenza della prassi consolidata nel XV secolo, che vedeva gli organari spostarsi presso i cantieri con tutta l'attrezzatura necessaria, Matteo da Prato stabilì una bottega stabile e permanente a Galciana, frazione di Prato[1]. In questo laboratorio, coadiuvato dal cognato Benricevuto di Leonardo (1398-1480 circa) e da una squadra fissa di collaboratori (falegnami e battitori di metalli), realizzava le componenti degli strumenti che venivano poi assemblate nelle cattedrali. In una lettera del 1449, indirizzata agli Operai di Santa Maria del Fiore, egli stesso dichiarava: «io ho qua continuo 5 huomini all’organo vostro, tre legnaiuoli e due battitori»[2]. La toponomastica locale conserva la memoria di questa attività attraverso via Matteo degli Organi e via Sotto l'Organo, situate proprio a Galciana nei pressi di Villa Martini (già Villa Organi), indicata dalla tradizione come sede del suo laboratorio[3][4].
Costruì organi in tutta la Toscana, tra cui spiccava quello della cattedrale di Firenze, ordinato nel 1432. Collaborò con Donatello e Luca della Robbia nella creazione delle due celebri cantorie, fornendo a Luca anche lo spunto di ispirarsi al salmo 150 e mediando forse nell'ispirazione dei rilievi al pulpito del Duomo di Prato, completato alcuni anni prima da Donatello, Michelozzo e bottega.
Al 1453 risale l'organo della basilica della Santissima Annunziata a Firenze[5]. Della sua attività epistolare restano diverse testimonianze che offrono uno spaccato vivido della vita artistica del tempo; in particolare, nel 2022 l'Archivio di Stato di Prato ha recuperato una sua lettera autografa del 19 giugno 1434, ritenuta perduta fin dalla metà dell'Ottocento[6]. Nella missiva, scritta con linguaggio arguto, Matteo media per l'amico Donatello presso gli Operai del Sacro Cingolo di Prato, informandoli che l'artista ha terminato la prima "storia" (formella) per il pulpito del Duomo. Matteo sollecita l'invio di denaro affinché l'artista possa trascorrere degnamente le festività di San Giovanni, descrivendo Donatello come un uomo "di piccolo pasto" ma dal genio inarrivabile[7][1].
Note
- 1 2 Pier Paolo Donati, MATTEO da Prato, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 72, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ R. Fioravanti, La musica a Prato dal Duecento al Novecento, Prato, 1973, p. 32.
- ↑ Rassegna concertistica "Matteo degli Organi", su organieorganisti.it. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ Skudlik in duomo. Rassegna Matteo degli Organi, su La Nazione, 25 settembre 2024. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ L'organo della Santissima Annunziata (PDF), su xoomer.virgilio.it.
- ↑ Donatello a Prato, recuperata la lettera “smarrita” di Matteo degli Organi, su intoscana.it, 5 maggio 2022. URL consultato il 21 febbraio 2026.
- ↑ Cesare Guasti, Di un maestro d'organi del XV secolo, in Archivio Storico Italiano, vol. 2, n. 2, 1865, pp. 48-79. URL consultato il 21 febbraio 2026.
Bibliografia
- Archivio storico italiano di Deputazione toscana di storia patria, editore Leo S. Olschki, 1865, disponibile anche online su Goggle Libri
Collegamenti esterni
- Pier Paolo Donati, MATTEO da Prato, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 72, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.