Maxena (Chiavari)
| Maxena frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°20′06.11″N 9°19′02.39″E |
| Altitudine | 160 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 16043 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Maxena (AFI: [maˈʒena]) è una frazione del comune di Chiavari, nella città metropolitana di Genova. Dista all'incirca 4 km dal centro urbano chiavarese.
Geografia fisica

La frazione si trova nella parte a nord del territorio comunale, in una zona prettamente collinare, confinante ad est con la frazione chiavarese di Sanguineto e verso levante con il territorio comunale di Leivi.
Da Maxena dipartono diversi sentieri collinari, tra cui un anello escursionistico detto "delle tre frazioni"[1] collegante con Campodonico e Sanguineto.
Storia
Anteriormente all'anno Mille[2] l'antica strada litoranea diretta dal levante al ponente ligure passava più arretrata rispetto all'attuale linea di costa, quindi toccando le varie colline di Bacezza, delle Grazie e di Rovereto; in questa fase sorsero le prime comunità e località collinari del territorio di Chiavari[2].
Sulle alture di Maxena era concentrato in epoca medievale un cospicuo patrimonio fondiario pertinente alla curia genovese[2] che, secondo alcune fonti del febbraio 973[3], era conosciuto anticamente con il primario toponimo di "Macinola"[3] ("in loco ubi nominatur Maciola"). Il termine, nel corso dei secoli, mutò in "Maciola"[3], "Matinola"[3] e "Macena"[3] e potrebbe derivare dal latino "maris sinus"[3] o dall'antico ligure "Maxea"[3] (indicante "muro a secco"[3]). Poco più a valle, nell'odierna zona del quartiere di Sampierdicanne, qui confluivano i due torrenti Campodonico e Rupinaro, anticamente denominati Macena e Levasco[3].
Nella trascrizione manoscritta di un registro perduto del 1205[3] è riportata a Maxena la presenza di un ospitale - "in villa Macene (…) hospitale de Clavari" - e ancora in un atto notarile del 14 agosto 1209[3] dove espressamente è citato come "hospitale de Macena".
Storicamente la frazione seguì le principali vicende storiche del capoluogo chiavarese: possedimento della Repubblica di Genova[2] fino al 1797 come territorio facente parte del capitaneato di Chiavari[2], la fase napoleonica e francese[2] (1797-1815), il Regno di Sardegna[2] e il successivo Regno d'Italia[2] (1814-1946). Fu sempre frazione comunale[2].
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
La locale chiesa parrocchiale è intitolata a san Martino. Il paese e la comunità religiosa dipendevano fin dall'epoca longobarda dalla prioria monastica di Sant'Eufemiano di Graveglia di Carasco. Fra le colline di ulivi che sovrastano la città, la chiesa fu eretta a Rettoria nel 1389[3] e si costituì parrocchia indipendente da Sant'Antonino martire di Sanguineto nel 1878[3]. L'11 novembre del 1920[3], in occasione della festa del santo, divenne Prevostura.
Note
- ↑ Fonte dal sito Portale turismo del Comune di Chiavari, su chiavariturismo.it. URL consultato il 03 aprile 206.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Fonte dal sito del Comune di Chiavari, su comune.chiavari.ge.it. URL consultato il 03 aprile 206.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Fonte dal sito Artigullia.com, su artigullia.blogspot.com. URL consultato il 03 aprile 206.
Voci correlate
Altri progetti
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