Mbaqanga
| Mbaqanga | |
|---|---|
| Origini stilistiche | Marabi, kwela, jazz |
| Origini culturali | metà del XX secolo, Sudafrica |
| Generi derivati | |
| Jaiva | |
La mbaqanga è uno stile musicale sudafricano. Nato durante la metà del Novecento, la mbaqanga fonde jazz sudafricano e statunitense alle sonorità blues e folk della musica zulu, come, ad esempio, il marabi e la kwela. I brani mbaqanga si caratterizzano per lo stile vocale sudafricano e sono eseguiti usando una strumentazione occidentale.[1][2]
Etimologia

Il termine mbaqanga indica, in lingua zulu, un porridge di farina di mais consumato quotidianamente. Gli appassionati dello stile erano persone di umilissime condizioni sociali appassionate di jazz metropolitano africano. Dal momento che molti di essi non riuscivano a stabilirsi in città e allo stesso tempo non erano in grado di sostenersi nelle campagne, la musica mbaqanga dava loro il sostentamento musicale e spirituale di cui avevano bisogno per sopravvivere: lo consideravano un "pane musicale quotidiano".[3]
Storia
I primi artisti mbaqanga, che emersero tra gli anni 1950 e 1960, suonavano negli shebeen e faticavano a guadagnare visibilità nelle radio.[4] Tra questi vengono considerati particolarmente rappresentativi Simon Mahlathini Nkabinde dei Mahlathini, che avrebbe popolarizzato lo stile,[1] i Makgona Tsohle Band,[1] e le Mahotella Queens, tra le più note esponenti del genere.[1] In un secondo momento, il genere c Miriam Makeba, Hugh Masekela, Sipo Mchunu e i Juluka di Johnny Clegg.[1] Negli anni 1970 lo stile risentì dell'influenza del soul e dell'R&B, come confermano Groovy Brothers e il loro gruppo "costola" The Soul Brothers.[1] A contribuire alla notorietà globale dello stile vi fu l'album di Paul Simon Graceland (1986).[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Mbaqanga Music Guide: Brief History of Mbaqanga, su masterclass.com. URL consultato il 20 luglio 2026.
- ↑ (EN) South Africa's official gateway – investment, travel, country information, su webarchive.loc.gov. URL consultato il 20 luglio 2026.
- ↑ (EN) David B. Coplan, Sounds of the 'Third Way:' Identity and the African Renaissance in Contemporary South African Popular Traditional Music, in Black Music Research Journal. Vol. 21, estate 2001, pp. 107-124.
- ↑ (EN) Simon Mahlathini Page in Fuller Up, The Dead Musicians Directory, su elvispelvis.com. URL consultato il 20 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2000).