Menelao

Menelao
Busto di Menelao ai Musei Vaticani
SagaCiclo Troiano, Saga degli Atridi
Nome orig.Μενέλαος (Menélaos)
Lingua orig.greco antico
AutoreOmero
1ª app. inIliade di Omero
Caratteristiche immaginarie
EpitetoAtride (patronimico)
Specieumano
Sessomaschio
Luogo di nascitaMicene
Professionere di Sparta

Menelao (in greco antico Μενέλαος?, Menèlāos; in latino Menelāus, "forza del popolo") è uno dei personaggi più importanti della mitologia greca. Fu un re di Sparta e lo sposo di Elena di Troia.[1]

Genealogia

Incisione di Menelao sul Chronologisch geordneter Bildniss-Saal, 1833

Figlio di Atreo,[2][3] o di Plistene,[4][5] e di Erope,[3][4] sposò Elena[1] che lo rese padre di Ermione.[6] Menelao fu anche padre di Nicostrato (avuto da una donna sconosciuta),[6] Megapente (avuto da Teride o Pieride)[6] e Senodamo (avuto dalla ninfa Cnossia).[6]

Mitologia

Menelao era il fratello minore di Agamennone[2] e aveva una sorella di nome Anassibia.[7]

La fuga da Micene

Quando Menelao e Agamennone erano ancora bambini, il padre Atreo ebbe una faida con lo zio Tieste per la successione del regno di Micene e i due Atridi (poiché figli di Atreo), furono salvati dalla vendetta di Tieste (che voleva vendicare l'uccisione dei suoi figli)[8][9] grazie alla loro nutrice, che li portò a Sicione dove vissero alla corte di Polifide (il XXIV re di Sicione) e fino a quando quest'ultimo li mandò da Oineo l'Etolico e prima che Tindaro li riportasse a Micene. I due fratelli, ormai cresciuti, esiliarono Tieste e divennero generi di Tindaro sposando Elena (Menelao) e Clitennestra (Agamennone, dopo avere ucciso Tantalo).[10] Alla morte di Tindaro, Menelao ricevette in eredità il trono di Lacedemone.[1]

La guerra di Troia

Durante una sua assenza per un viaggio a Creta, Paride figlio di Priamo, grazie al volere di Afrodite, accolto alla corte di Sparta, infranse le regole dell'ospitalità greca (ξενία) e rapì Elena per condurla con sé a Troia. Menelao chiese la restituzione della moglie ma, non avendola ottenuta, cominciò i preparativi della guerra contro Troia, con i più importanti principi greci condotti dal fratello Agamennone.

Nella lunga guerra sotto le mura di Troia, Menelao si coprì di gloria abbattendo un gran numero di nemici. Accettò la proposta dell'eroe troiano Ettore di porre fine alla guerra mediante un duello con Paride. Egli vinse nettamente contro l'avversario e l'avrebbe colpito a morte se Afrodite non gli avesse rapito l'avversario sotto gli occhi, avvolgendolo in una nube.

Quando Troia fu presa, Menelao, accompagnato da Ulisse, si affrettò verso la casa di Deifobo, che aveva sposato Elena dopo la morte di Paride, sopravvenuta nel frattempo. Menelao in persona uccise Deifobo; secondo una versione del racconto, egli si scaraventò con la spada sguainata anche contro Elena, con l'intenzione di punire l'adultera; ma Elena si scoprì il petto ed egli non mandò a compimento il suo proposito. Secondo un'altra versione, invece, fu Elena a introdurre segretamente Menelao nella stanza di Deifobo, consentendogli così di ucciderlo e riconciliandosi con il marito di un tempo.

Dopo la guerra di Troia

Menelao sta per uccidere Elena, ma è sopraffatto dall'amore per lei, mentre Afrodite ed Eros guardano la scena. Dettaglio da un cratere attico ritrovato ad Egnazia, Italia, 450-440 a.C.

Finita la guerra, Menelao fu tra i primi a salpare alla volta della Grecia, insieme a Elena e Nestore ma, dopo varie peripezie, raggiunse la patria solamente otto anni dopo. A differenza di quello del fratello, il suo matrimonio sarebbe da allora rimasto felice, tanto che avrebbe in seguito ospitato Telemaco partito alla ricerca del padre Ulisse, ed Elena, mentre tutti (Telemaco, Menelao, Pisistrato) piangevano al racconto delle sofferenze degli eroi della guerra e dei nòstoi, avrebbe versato filtri (phàrmaka) nel vino per indurli a dimenticare e a godere del racconto[11].

Nell'Elena di Euripide è narrata invece la versione del mito che sosteneva che Elena non fosse mai stata rapita da Paride, ma che a Troia si fosse recato un èidolon (un'immagine di lei); le conseguenze di questa versione si ripercuotono anche sulla figura di Menelao, che in tal caso avrebbe a lungo viaggiato per il Mediterraneo, trovando poi Elena in Egitto.

La morte

Nell'Odissea[12] il dio marino Proteo profetizzò che Menelao ed Elena erano destinati a non conoscere la morte, ma a venir condotti dagli dei nei Campi Elisi; secondo questa versione Menelao appare come una figura legata al mondo infero.

Secondo una versione diversa, invece, Menelao ed Elena si recarono nella Tauride, dove furono sacrificati da Ifigenia in onore della dea Artemide. Tuttavia questa versione risulta incongruente con il resto del mito epico greco in quanto Ifigenia, secondo diversi storici antichi come Apollodoro, venne sacrificata dal padre Agamennone al fine di placare l'ira della dea Artemide dopo aver ucciso, secondo Sofocle, una cerva cara ad ella ed essersi vantato di essere pari a lei nella caccia. La dea, infatti, stava tenendo bloccata la flotta achea con il vento impedendo al re di Micene di salpare alla volta di Troia per conquistarla e recuperare Elena (casus belli) rapita da Paride. Elena risultava, dunque, viva al momento della morte di Ifigenia, venne recuperata dopo la vittoria achea a Troia e riportata a Sparta tra le braccia di suo marito Menelao.

Culto

Rovine del santuario Menelàion sull'Eurota

Il culto di Menelao appare legato al mondo dell'oltretomba e lo vede strettamente unito ad Elena.

In Arcadia gli erano sacri un platano e una sorgente. A Terapne, sull'Eurota, aveva un santuario, dedicato in realtà ad Elena, ma noto come Menelàion, e qui Elena e Menelao erano celebrati come coppia regale infera.

Presenze letterarie

Menelao è uno dei personaggi principali dell'Iliade omerica; il suo ritorno in patria e il suo lungo viaggio, durato otto anni, sono raccontati nell'Odissea (libro IV) e nella Palinodia di Stesicoro; Menelao compare inoltre fra i protagonisti delle Ciprie, dell'Aiace di Sofocle e delle Troiane di Euripide.

Tra le opere moderne, un dramma sull'incontro tra Menelao e Proteo fu scritto da Paul Claudel e musicato da Milhaud.

Note

  1. 1 2 3 (EN) Apollodoro, 'Biblioteca', Epitome 2.16, su theoi.com. URL consultato il 22 agosto 2025.
  2. 1 2 (EN) Omero, 'Iliade', libro 3 340, su theoi.com. URL consultato il 22 agosto 2025.
  3. 1 2 (EN) Igino, 'Fabulae', 97, su topostext.org. URL consultato il 13 agosto 2025.
  4. 1 2 (EN) Apollodoro, 'Biblioteca', libro 3.2.2, su theoi.com. URL consultato il 22 agosto 2025.
  5. ↑ (EN) Ditti Cretese, 'Ephemeris Belli Troiani', libro 1.1, su theoi.com. URL consultato il 22 agosto 2025.
  6. 1 2 3 4 (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 11.1, su theoi.com. URL consultato il 29 maggio 2019.
  7. ↑ Euripide, Elena, 390-392
  8. ↑ (EN) Giovanni Tzetzes, 'Libro di storie', 1.18.440, su theoi.com. URL consultato il 22 agosto 2025.
  9. ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca Epitome 2.13, su theoi.com. URL consultato il 20 Agosto 2025.
  10. ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca, Epitome 2.15 e 2.16, su theoi.com. URL consultato il 18 giugno 2019.
  11. ↑ Odissea, IV, 183 ss
  12. ↑ Odissea, IV, 561 ss.

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