Met Gala
| Met Gala | |
|---|---|
| Costume Institute Benefit | |
![]() | |
| Luogo | Metropolitan Museum of Art, Quinta Strada, Manhattan, New York City |
| Periodo | 1948–oggi |
| Frequenza | annuale |
| Fondato da | Eleanor Lambert |
| Date | primo lunedì di maggio |
| Genere | evento di beneficenza, moda |
| Organizzazione | Metropolitan Museum of Art; Vogue |
| Sito ufficiale | Sito ufficiale |
Il Met Gala, ufficialmente Costume Institute Benefit, è un gala annuale di raccolta fondi organizzato a beneficio del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York. L’evento si svolge tradizionalmente il primo lunedì di maggio e segna l’apertura della mostra annuale di moda del museo.[1]
Considerato uno degli eventi mondani più influenti dell’industria della moda, il Met Gala riunisce figure di rilievo provenienti dai settori della moda, dello spettacolo, dell’economia, dello sport e della politica.[2] L’accesso è esclusivamente su invito e i partecipanti sono tenuti a presentarsi con abiti in linea con il tema curatoriale della mostra annuale.[3]
Dal 1995 la direzione del gala è strettamente associata ad Anna Wintour, che ne supervisiona l’organizzazione, la selezione degli ospiti e l’impostazione editoriale in collaborazione con il museo e con la rivista Vogue.[4]
Storia
Il Met Gala fu istituito nel 1948 dalla pubblicista di moda Eleanor Lambert come evento di raccolta fondi a sostegno del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, in occasione dell’apertura della sua mostra annuale. Nelle prime edizioni il gala consisteva in una cena formale con biglietti accessibili e si inseriva nel panorama delle numerose iniziative benefiche dell’alta società newyorkese.[5]
Tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni settanta, l’evento si svolse in diverse sedi di Manhattan, tra cui il Waldorf Astoria, Central Park e la Rainbow Room, ed era frequentato prevalentemente da esponenti dell’alta società cittadina e dell’industria della moda.[6]
Una svolta significativa avvenne nel 1972, quando Diana Vreeland fu nominata consulente del Costume Institute. Sotto la sua direzione, il gala assunse un carattere più spettacolare e internazionale: fu stabilmente trasferito all’interno del Metropolitan Museum of Art e venne introdotto il principio dei temi annuali, in relazione alle mostre del dipartimento.[6] In questo periodo l’evento iniziò ad attirare un numero crescente di celebrità del mondo dello spettacolo e della cultura, affiancandosi progressivamente ai tradizionali ambienti dell’élite sociale.[7]
A partire dagli anni novanta, e in particolare dal 1995, il gala entrò in una nuova fase sotto la direzione di Anna Wintour, allora caporedattrice di Vogue.

Wintour consolidò il ruolo dell’evento come principale iniziativa di finanziamento del Costume Institute, rafforzandone al contempo la visibilità mediatica e l’influenza culturale a livello internazionale.[7] Sotto la sua supervisione, la selezione degli invitati e l’impostazione del gala divennero elementi centrali della sua identità contemporanea.[4]
Nel corso del XXI secolo, il Met Gala si è affermato come una delle principali serate di raccolta fondi della città di New York, con cifre in costante crescita e un impatto sempre più rilevante nel sistema della moda e dei media globali.[2] L’edizione del 2020 fu annullata a causa della pandemia di COVID-19, mentre nel 2021 l’evento si tenne eccezionalmente nel mese di settembre prima di tornare alla consueta collocazione primaverile dall’anno successivo.[8]
Organizzazione
Il Met Gala è organizzato congiuntamente dal Metropolitan Museum of Art e dalla rivista Vogue, sotto la direzione del Costume Institute. L’evento costituisce la principale fonte di finanziamento del dipartimento, contribuendo in modo determinante al sostegno delle attività espositive, di conservazione e di ricerca.[1]
Dal 1995 la supervisione del gala è affidata ad Anna Wintour, che ne coordina l’impostazione generale, la selezione degli invitati e la composizione del comitato organizzativo.[4] Ogni edizione prevede la nomina di co-presidenti (co-chair), generalmente personalità di rilievo internazionale provenienti dal mondo della moda, dello spettacolo, dell’arte o dello sport, affiancati da eventuali presidenti onorari.
La lista degli ospiti è definita su invito e rimane limitata a un numero ristretto di partecipanti. Le maison di moda e le aziende sponsor svolgono un ruolo centrale nell’organizzazione, acquistando tavoli e invitando personalità selezionate, spesso vestite dai rispettivi marchi in coerenza con il tema dell’edizione.[9]
Svolgimento
Il gala si svolge all’interno del Metropolitan Museum of Art nella serata inaugurale della mostra annuale del Costume Institute. L’evento è strutturato in più momenti distinti.[10]

La serata ha inizio con l’arrivo degli ospiti sul tappeto rosso allestito lungo l’ingresso del museo, che costituisce uno dei momenti di maggiore visibilità mediatica dell’evento. Gli abiti indossati dagli invitati sono concepiti in relazione al tema della mostra, interpretato liberamente secondo le pratiche dell’alta moda contemporanea.[3]
Segue una visita privata all’esposizione, riservata ai partecipanti, che consente di stabilire un legame diretto tra il gala e il contenuto curatoriale della mostra.
La serata prosegue con una cena formale all’interno degli spazi del museo, accompagnata da interventi istituzionali e da performance artistiche. L’evento unisce così finalità benefiche, spettacolo mediatico e valorizzazione museale.[10]
L’accesso è regolato da un sistema di inviti e sponsorizzazioni; i costi di partecipazione, sostenuti principalmente dalle aziende e dai marchi coinvolti, contribuiscono direttamente alla raccolta fondi destinata al Costume Institute.[9]
Temi e mostre
Ogni edizione del Met Gala è associata a una mostra temporanea del Costume Institute, inaugurata contestualmente all’evento. Il tema della mostra, definito dal curatore del dipartimento, costituisce il principale riferimento dell’intero gala e orienta il dress code richiesto agli invitati.[3]

I partecipanti sono invitati a interpretare il tema attraverso abiti di alta moda o creazioni su misura, spesso realizzate in collaborazione con le principali case di moda internazionali. Il rapporto tra esposizione museale e interpretazione sartoriale rappresenta uno degli elementi distintivi dell’evento, in quanto mette in relazione la pratica curatoriale con la produzione contemporanea della moda.
A partire dagli anni 2010, accanto al tema curatoriale della mostra, il gala ha iniziato a definire in modo sempre più esplicito anche un dress code ufficiale destinato agli invitati.[3] Sebbene collegato alla mostra annuale del Costume Institute, il codice di abbigliamento costituisce spesso una reinterpretazione più immediata e spettacolare del tema della mostra e orienta la realizzazione degli abiti presentati sul tappeto rosso.
Tra i temi e dress code più noti figurano Alexander McQueen: Savage Beauty (2011), Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination (2018), Camp: Notes on Fashion (2019) e The Garden of Time (2024), che hanno contribuito ad ampliare il dibattito sul ruolo della moda come forma di espressione culturale e fenomeno mediatico globale.[11]
Evoluzione dei temi
Dall’introduzione dei temi annuali nel 1973, il Met Gala ha progressivamente modificato il proprio rapporto con la storia della moda e con la cultura contemporanea. Nelle prime edizioni, i temi erano legati soprattutto alla storia del costume, alle tradizioni sartoriali e a specifici periodi o aree culturali.[5]
A partire dagli anni novanta, e in particolare con il consolidarsi del ruolo di Anna Wintour, i temi iniziarono ad assumere una maggiore rilevanza mediatica. Le mostre non si limitarono più alla ricostruzione storica del costume, ma cominciarono a mettere in relazione moda, arte, cultura popolare e identità contemporanea.[7]
Nel XXI secolo il tema annuale è diventato uno degli elementi centrali dell’evento. Mostre come Alexander McQueen: Savage Beauty (2011), China: Through the Looking Glass (2015), Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination (2018) e Camp: Notes on Fashion (2019) hanno contribuito ad ampliare la percezione della moda come linguaggio culturale, capace di dialogare con la storia dell’arte, la religione, il teatro, la cultura popolare e le questioni di rappresentazione.[11]
Negli anni 2020, i temi hanno mostrato una crescente attenzione verso identità, inclusività e rilettura critica della storia della moda. In questo contesto si collocano mostre come In America: A Lexicon of Fashion (2021), dedicata alla moda statunitense contemporanea, e Superfine: Tailoring Black Style (2025), incentrata sul dandismo nero e sulla rappresentazione della mascolinità nera nella moda.[12]
Impatto economico e mediatico
Il Met Gala rappresenta una delle principali fonti di finanziamento del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art. I proventi derivano principalmente dalla vendita di tavoli e sponsorizzazioni, con costi di partecipazione sostenuti da aziende, marchi di moda e mecenati.[1]
Nel corso degli anni, le somme raccolte hanno registrato una crescita significativa, raggiungendo decine di milioni di dollari per singola edizione e contribuendo in modo sostanziale al bilancio del dipartimento.[13] Il gala costituisce pertanto un modello di integrazione tra istituzione museale e sistema della moda.
Parallelamente, l’evento ha acquisito una rilevanza mediatica globale. Il tappeto rosso del Met Gala è oggetto di ampia copertura da parte della stampa internazionale e delle piattaforme digitali, generando un forte impatto in termini di visibilità per i marchi e i designer coinvolti. La stampa specializzata ha talvolta paragonato la portata mediatica dell’evento a quella di grandi appuntamenti sportivi e televisivi come il Super Bowl.[14]
Nel corso del XXI secolo, la diffusione dei social media ha ulteriormente amplificato la portata del gala, trasformandolo in un evento globale capace di influenzare tendenze, linguaggi visivi e strategie comunicative dell’industria della moda.[4]
Impatto culturale
Nel corso del XXI secolo, il Met Gala ha assunto un ruolo rilevante nel rapporto tra moda, cultura popolare e comunicazione mediatica. Pur nascendo come evento di beneficenza legato al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, il gala è divenuto uno degli appuntamenti più visibili dell’industria della moda e contribuisce a rafforzare il ruolo della moda come forma di espressione culturale.[2]
Uno degli elementi più riconoscibili dell’evento è il tappeto rosso, in cui gli invitati interpretano il tema annuale attraverso abiti spesso realizzati su misura dalle principali case di moda. In questo contesto, l’abito non ha soltanto una funzione decorativa, ma diventa un mezzo per comunicare riferimenti storici, culturali o personali, rendendo visibile al grande pubblico il legame tra la mostra museale e la moda contemporanea.[3]
Il Met Gala ha inoltre contribuito a trasformare il tappeto rosso in un fenomeno mediatico globale. Le immagini degli abiti e degli ospiti circolano ampiamente sulla stampa, in televisione e sui social media, influenzando il dibattito pubblico sulla moda e dando grande visibilità a stilisti, marchi e celebrità.[2] La partecipazione all’evento è spesso percepita come un segnale di rilevanza culturale e mediatica.
La crescente presenza di figure provenienti da ambiti diversi, come cinema, musica, sport, tecnologia e media digitali, ha ampliato il significato del gala oltre il mondo della moda. L’evento è così diventato uno spazio in cui si incontrano cultura alta, industria dell’intrattenimento e cultura popolare.[7]
Critiche e controversie
Nel corso della sua evoluzione, il Met Gala è stato oggetto di critiche relative alla sua natura elitaria e al forte contrasto tra l’esclusività dell’evento e le disuguaglianze sociali contemporanee. Il costo elevato dei biglietti e la selezione degli invitati hanno alimentato nel tempo un dibattito sul ruolo del gala come simbolo di privilegio all’interno del sistema culturale e mediatico.[9]
Alcune edizioni hanno suscitato discussioni in relazione ai temi proposti e alle loro interpretazioni. In particolare, il rapporto tra moda e rappresentazione culturale ha dato luogo a critiche per l’uso di stereotipi o per appropriazioni considerate problematiche, come nel caso della mostra China: Through the Looking Glass (2015), oggetto di osservazioni da parte della critica per la rappresentazione della cultura asiatica.[15]
Ulteriori controversie hanno riguardato singole partecipazioni o scelte stilistiche percepite come provocatorie o politicamente connotate. Nel 2021, la presenza della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez con un abito recante la scritta «Tax the Rich» ha suscitato un ampio dibattito pubblico sul rapporto tra messaggio politico e contesto dell’evento.[16]
Nel tempo, il Met Gala è stato inoltre oggetto di critiche in relazione alla crescente spettacolarizzazione mediatica e al ruolo dei social media, che hanno contribuito a trasformare l’evento da iniziativa benefica a fenomeno globale di comunicazione visiva e culturale.[4]
Lista degli eventi del Met Gala
Quella che segue è una lista delle edizioni del Met Gala a partire dall’introduzione dei temi annuali nel 1973. La tabella riporta, per ciascun anno, il tema della mostra del Costume Institute, i co-presidenti (co-chair), eventuali presidenti onorari e gli sponsor principali dell’evento.
| Edizione | Tema | Co-presidenti | Presidenti onorari | Sponsor principali |
|---|---|---|---|---|
| 21 marzo 1973 | The World of Balenciaga | – | – | – |
| 12 dicembre 1973 | The 10s, the 20s, the 30s: Inventive Clothes: 1909–1939 | Phyllis Ellsworth Dillon | – | – |
| 20 novembre 1974 | Romantic and Glamorous Hollywood Design | Jane Engelhard | – | – |
| 10 dicembre 1975 | American Women of Style | Jane Engelhard | – | – |
| 6 dicembre 1976 | The Glory of Russian Costume | Jacqueline Kennedy Onassis | – | – |
| 12 dicembre 1977 | Vanity Fair: A Treasure Trove | Pat Buckley | – | – |
| 20 novembre 1978 | Diaghilev: Costumes and Designs of the Ballets Russes | Pat Buckley | – | – |
| 3 dicembre 1979 | Fashions of the Habsburg Era: Austria-Hungary | Pat Buckley | – | – |
| 9 dicembre 1980 | The Manchu Dragon: Costumes of China, the Qing Dynasty | Pat Buckley | – | – |
| 7 dicembre 1981 | The Eighteenth-Century Woman | Pat Buckley | – | – |
| 6 dicembre 1982 | La Belle Époque | Pat Buckley | – | – |
| 5 dicembre 1983 | Yves Saint Laurent: 25 Years of Design | Pat Buckley | – | – |
| 3 dicembre 1984 | Man and the Horse | Pat Buckley | – | – |
| 9 dicembre 1985 | Costumes of Royal India | Pat Buckley | – | – |
| 8 dicembre 1986 | Dance | Pat Buckley | – | – |
| 7 dicembre 1987 | A Tribute to Diana Vreeland | Pat Buckley | – | – |
| 5 dicembre 1988 | From Queen to Empress: Victorian Dress 1837–1877 | Pat Buckley | – | – |
| 4 dicembre 1989 | The Age of Napoleon: Costume from Revolution to Empire, 1789–1815 | Pat Buckley | – | – |
| 3 dicembre 1990 | Théâtre de la Mode – Fashion Dolls: The Survival of Haute Couture | Pat Buckley | – | – |
| 9 dicembre 1991 | – | Pat Buckley | – | – |
| 7 dicembre 1992 | Fashion and History: A Dialogue | Pat Buckley | – | – |
| 6 dicembre 1993 | Diana Vreeland: Immoderate Style | Pat Buckley | – | – |
| 5 dicembre 1994 | Orientalism: Visions of the East in Western Dress | Pat Buckley Oscar de la Renta Bill Blass |
– | – |
| 4 dicembre 1995 | Haute Couture | Anna Wintour Annette de la Renta Clarissa Bronfman |
Karl Lagerfeld Gianni Versace |
Chanel Versace |
| 9 dicembre 1996 | Christian Dior | Liz Tilberis Marie-Chantal di Grecia Hélène David-Weill |
– | Dior LVMH |
| 8 dicembre 1997 | Gianni Versace | Anna Wintour Julia Koch Patrick McCarthy |
– | David H. Koch Foundation VH1 |
| 7 dicembre 1998 | Cubism and Fashion | Anna Wintour Miuccia Prada Paula Cussi Pia Getty |
– | Prada |
| 6 dicembre 1999 | Rock Style | Anna Wintour Tommy Hilfiger Aerin Lauder |
– | Tommy Hilfiger Estée Lauder |
| 23 aprile 2001 | Jacqueline Kennedy: The White House Years | Anna Wintour Christina e Lindsay Owen-Jones Annette e Oscar de la Renta Carolina Herrera |
Caroline Kennedy Edwin Schlossberg |
L'Oréal |
| 28 aprile 2003 | Goddess: The Classical Mode | Anna Wintour Tom Ford Nicole Kidman |
– | Gucci |
| 26 aprile 2004 | Dangerous Liaisons: Fashion and Furniture in the 18th Century | Anna Wintour Renée Zellweger Lawrence Stroll Silas Chou Edgar Bronfman Jr. |
Jacob Rothschild Jayne Wrightsman |
Asprey |
| 2 maggio 2005 | The House of Chanel | Anna Wintour Karl Lagerfeld Nicole Kidman |
Carolina di Monaco | Chanel |
| 1º maggio 2006 | AngloMania: Tradition and Transgression in British Fashion | Anna Wintour Christopher Bailey Sienna Miller |
Rose Marie Bravo Duca di Devonshire |
Burberry |
| 7 maggio 2007 | Poiret: King of Fashion | Anna Wintour Cate Blanchett Nicolas Ghesquière |
François-Henri Pinault | Balenciaga |
| 5 maggio 2008 | Superheroes: Fashion and Fantasy | Anna Wintour George Clooney Julia Roberts |
Giorgio Armani | Armani |
| 4 maggio 2009 | The Model as Muse: Embodying Fashion | Anna Wintour Kate Moss Justin Timberlake |
Marc Jacobs | Marc Jacobs |
| 3 maggio 2010 | American Woman: Fashioning a National Identity | Anna Wintour Oprah Winfrey Patrick Robinson |
– | Gap |
| 2 maggio 2011 | Alexander McQueen: Savage Beauty | Anna Wintour Colin Firth Stella McCartney |
François-Henri Pinault Salma Hayek |
Alexander McQueen |
| 7 maggio 2012 | Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations | Anna Wintour Carey Mulligan Miuccia Prada |
Jeff Bezos | Amazon |
| 6 maggio 2013 | Punk: Chaos to Couture | Anna Wintour Rooney Mara Lauren Santo Domingo Riccardo Tisci |
Beyoncé | Moda Operandi |
| 5 maggio 2014 | Charles James: Beyond Fashion | Anna Wintour Aerin Lauder Bradley Cooper Oscar de la Renta Sarah Jessica Parker Lizzie e Jonathan Tisch |
– | AERIN |
| 4 maggio 2015 | China: Through the Looking Glass | Anna Wintour Jennifer Lawrence Gong Li Marissa Mayer Wendi Deng Murdoch |
Silas Chou | Yahoo |
| 2 maggio 2016 | Manus x Machina: Fashion in an Age of Technology | Anna Wintour Taylor Swift Idris Elba Jonathan Ive |
Nicolas Ghesquière Karl Lagerfeld Miuccia Prada |
Apple |
| 1º maggio 2017 | Rei Kawakubo/Comme des Garçons: Art of the In-Between | Anna Wintour Gisele Bündchen e Tom Brady Katy Perry Pharrell Williams |
Rei Kawakubo | Apple Condé Nast Farfetch H&M Valentino |
| 7 maggio 2018 | Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination | Anna Wintour Rihanna Amal Clooney Donatella Versace |
Christine e Stephen Schwarzman | Versace |
| 6 maggio 2019 | Camp: Notes on Fashion | Anna Wintour Lady Gaga Harry Styles Serena Williams Alessandro Michele |
– | Gucci |
| 2020 (annullato) | About Time: Fashion and Duration | Anna Wintour Meryl Streep Emma Stone Lin-Manuel Miranda Nicolas Ghesquière |
– | Louis Vuitton |
| 13 settembre 2021 | In America: A Lexicon of Fashion | Timothée Chalamet Billie Eilish Amanda Gorman Naomi Osaka |
Tom Ford Adam Mosseri Anna Wintour |
|
| 2 maggio 2022 | In America: An Anthology of Fashion | Blake Lively Ryan Reynolds Lin-Manuel Miranda Regina King |
Tom Ford Adam Mosseri Anna Wintour |
|
| 1º maggio 2023 | Karl Lagerfeld: A Line of Beauty | Anna Wintour Dua Lipa Michaela Coel Penélope Cruz Roger Federer |
– | Chanel Fendi Karl Lagerfeld |
| 6 maggio 2024 | Sleeping Beauties: Reawakening Fashion | Anna Wintour Jennifer Lopez Zendaya Chris Hemsworth Bad Bunny |
Shou Zi Chew Jonathan Anderson |
TikTok Loewe |
| 5 maggio 2025 | Superfine: Tailoring Black Style | Anna Wintour Pharrell Williams A$AP Rocky Lewis Hamilton Colman Domingo |
LeBron James | Louis Vuitton |
| 4 maggio 2026 | Costume Art | Anna Wintour Beyoncé Nicole Kidman Venus Williams |
Jeff Bezos Lauren Sánchez Bezos |
Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos Saint Laurent |
Nella cultura di massa
Il Met Gala del 2015 e la mostra China: Through the Looking Glass sono stati oggetto del documentario The First Monday in May (2016), diretto da Andrew Rossi e prodotto da Condé Nast Entertainment, Vogue e Relativity Studios.[17] Il film documenta la preparazione della mostra e l’organizzazione del gala all’interno del Metropolitan Museum of Art.
Nel corso degli anni, l’evento è stato inoltre frequentemente rappresentato o citato nella cultura popolare, nella televisione e sui social media, contribuendo alla diffusione globale del tappeto rosso del Met Gala come fenomeno mediatico e visivo.[2]
Durante l’edizione del 2015, la produzione del documentario portò all’introduzione di restrizioni sull’uso dei social media all’interno del gala, inclusa una politica informale contraria ai selfie, successivamente mantenuta anche in edizioni successive.[4]
Note
- 1 2 3 (EN) The Costume Institute, su Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Annie Brown, How the Met Gala Became the ‘Fashion Oscars’, su The Sydney Morning Herald, 4 maggio 2019. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) How the Met Gala Theme Is Decided Each Year, su Vogue France, 3 maggio 2018. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Vanessa Friedman, It’s Called the Met Gala, but It’s Definitely Anna Wintour’s Party, in The New York Times, 3 maggio 2015. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Only at the Met: An Oral History of the World's Most Glamorous Gala, su Vogue, 6 maggio 2024. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Condé Nast, A Look Back at the Met Gala’s History and Decor Throughout the Years, su Architectural Digest, 7 maggio 2018. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) The Met Ball Was So Much Better Before All the Celebrities Showed Up, su Town & Country, 2 maggio 2022. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) Condé Nast, There Will Be No Met Gala This Year, su Vogue, 19 maggio 2020. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Véronique Hyland, Anna Wintour Wants More Exclusivity at the Met Ball, su The Cut, 24 aprile 2014. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Joshua Levine, Anna Wintour’s Brand Anna, su The Wall Street Journal, 18 marzo 2011. URL consultato il 6 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Laia Garcia-Furtado, A Handy Met Gala Timeline from 1948 to Today, su Harper's Bazaar, 3 maggio 2026. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) Superfine: Tailoring Black Style, su Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) Everything You Ever Wanted to Know About the Met Gala (But Were Too Afraid to Ask), su NBC New York. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (ES) Jacqui Palumbo, Met Gala 2025: cuál es el tema, anfitriones, horarios y cómo ver en vivo, su KEYT, 4 maggio 2025. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) The China-Themed Met Gala Wasn’t Totally Offensive, But Still Problematic, su Complex, 5 maggio 2015. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) Annie Karni, A.O.C.’s Met Gala Dress Triggered Strong Reactions, in The New York Times, 15 settembre 2021. URL consultato il 6 maggio 2026.
- ↑ (EN) Stephanie Chan, The Met Gala Is Getting the Documentary Treatment, su The Hollywood Reporter, 16 aprile 2015. URL consultato il 6 maggio 2026.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Costume Institute – Metropolitan Museum of Art
The Metropolitan Museum of Art, The Met, su YouTube.
