Mielofibrosi

Mielofibrosi
Specialitàematologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
OMIM254450
MeSHD055728
MedlinePlus000531

Il termine mielofibrosi fa riferimento ad una condizione patologica caratterizzata da progressiva sostituzione del midollo osseo con materiale fibrotico. In questo contesto si può realizzare una soppressione della normale emopoiesi, con un tipico corredo clinico e specifiche alterazioni morfologiche. Tra queste sono sovente presenti:

Deve essere specificato che la mielofibrosi è una condizione che rappresenta l'esito finale di molti processi patologici. Per questo si deve operare una distinzione tra il termine generico mielofibrosi e il più specifico mielofibrosi idiopatica cronica,[1] entità patologica che rappresenta soltanto una delle cause di mielofibrosi.

Patogenesi

La mielofibrosi può essere provocata da una pletora di malattie ematologiche e non. Tra queste le più frequenti sono:[2]

Terapie

Sono in corso ricerche per le seguenti molecole:[3]

  • AUY-922
  • AZD-1480
  • BMS-911543
  • INCB-039110
  • NS-018
  • PRM-151
  • PRM-151 Subcutaneous
  • SAR-302503
  • Therapeutic allogeneic lymphocytes program
  • XL-019
  • buparlisib
  • erismodegib
  • gandotinib
  • lestaurtinib
  • momelotinib dihydrochloride
  • pacritinib
  • panobinostat
  • plitidepsin
  • pomalidomide
  • pracinostat
  • ruxolitinib
  • simtuzumab

Il 20 gennaio 2024 la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione di momelotinib per la cura dei sintomi della mielofibrosi per pazienti con anemia. Nel 2005 è stato scoperto il ruolo della mutazione del gene JAK2 nell’insorgenza della mielofibrosi, seguita dallo studio delle mutazioni nel gene MPL nel 2006 e CALR nel 2013. Tra i JAK inibitori il ruxolitinib è la terapia di elezione per i pazienti non anemici, sostituito da fedratinib nei casi in cui determina tossicità o perde efficacia.

Il ruxolitinib causa anemia secondaria e costringe a sospendere il trattamento e ad un rapido peggioramento dei sintomi. Comparando tre studi clinici prospettici randomization (il MOMENTUM, il SIMPLIFY-1 e il SYMPLIFY-2), si è concluso che il momelotinib, monitorato da 9 mesi a 3 anni su sul 783 pazienti affetti da mielofibrosi e anemici, aveva portato a una riduzione della splenomegalia e dei sintomi della mielofibrosi, nonché a una maggiore continuità nel trattamento, un minore ricorso alla trasfusione e infine a una sopravvivenza più prolungata.[4][5][6][7]

Note

  1. ↑ Per definizione, questo tipo di mielofibrosi non riconosce nessuna precedente malattia come momento patologenetico.
  2. ↑ Harrison, Principi di Medicina Interna, New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, pp. Pag. 722, tabella 95.3, Cause di mielofibrosi, ISBN 88-386-2459-3.
  3. ↑ (EN) Research and Markets: Myelofibrosis - Pipeline Review, H1 2013 | Business Wire, su businesswire.com, 19 giugno 2013.
  4. ↑ (EN) Jean-Jacques Kiladjian, Alessandro M. Vannucchi e Aaron T. Gerds, Momelotinib in Myelofibrosis Patients With Thrombocytopenia: Post Hoc Analysis From Three Randomized Phase 3 Trials, in HemaSphere, vol. 7, n. 11, 27 ottobre 2023, pp. e963, DOI:10.1097/HS9.0000000000000963. URL consultato il 10 aprile 2025.
  5. ↑ (EN) Ruben Mesa, Srdan Verstovsek e Uwe Platzbecker, Clinical outcomes of patients with myelofibrosis after immediate transition to momelotinib from ruxolitinib, in Haematologica, vol. 109, n. 2, 2024, pp. 676–681, DOI:10.3324/haematol.2023.283106. URL consultato il 10 aprile 2025.
  6. ↑ Camilla Fiz, Momelotinib, un nuovo strumento per la cura dei pazienti anemici con mielofibrosi, su Fondazione Gimema, 27 marzo 2024. URL consultato il 10 aprile 2025.
  7. ↑ Mielofibrosi, una nuova terapia per ridurre i sintomi, su la Repubblica, 17 febbraio 2025. URL consultato il 10 aprile 2025.

Bibliografia

  • Ronald Hoffman, MD, Bruce Furie, MD, Edward J. Benz, Jr., MD, Philip McGlave, MD, Leslie E. Silberstein, MD e Sanford J. Shattil, MD, Hematology, 5th Edition - Basic Principles and Practice, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-1-4377-0647-5.
  • Robbins e Cotran, Le basi patologiche delle malattie (7ª edizione), Torino - Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-85675-53-7.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna, New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.

Voci correlate