Mino Carta

Mino Carta nel 2006

Demetrio Giuliano Gianni Carta, detto Mino (Genova, 6 settembre 1933[1] – San Paolo del Brasile, 2 settembre 2025[2]), è stato un giornalista italiano naturalizzato brasiliano.

Biografia

Nato a Genova, si avvicinò al giornalismo su influenza del nonno materno Luigi Becherucci, direttore del quotidiano cittadino Caffaro. Tutta la sua famiglia era antifascista: Mussolini rimosse Becherucci dalla sua carica, mentre Giannino Carta, padre di Mino, fu persino arrestato (evase poi dal carcere in cui era stato rinchiuso approfittando di una rivolta delle guardie).[2]

Carta si trasferì in Brasile subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Dopo aver scritto articoli per varie testate, a soli 27 anni assunse la direzione di un periodico dedicato ai motori, Quatro Rodas. In seguito cofondò e diresse tre testate brasiliane tra le più lette nel paese, Veja, Istoè e da ultimo Carta Capital [3]. Assunse sempre posizioni antifasciste, vicine all'estrema sinistra, opponendosi all'impeachement di Dilma Rousseff e attaccando duramente il regime dei militari e i presidenti Fernando Collor de Mello, Michel Temer e Jair Bolsonaro. Non esitò tuttavia a prendere le distanze da Lula dopo la vicenda giudiziaria relativa a Cesare Battisti. Durante la direzione di Carta Capital deplorò coi suoi editoriali il nuovo corso seguito da Veja, divenuto nel frattempo espressione di un neoliberismo sfrenato.

Mino Carta è morto nel 2025, pochi giorni prima di compiere 92 anni.[4]

Vita privata

Ebbe due figli, Gianni e Manuela, anche loro giornalisti, nati entrambi dal matrimonio con Daisy Catoira, conclusosi col divorzio. In seguito iniziò una relazione con Maria Angélica Pressoto, che durò fino al decesso della donna nel 1996. Il figlio Gianni gli premorì nel 2019. Mino Carta sopravvisse solo poche settimane all'ex moglie.

Note

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Collegamenti esterni

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