Mirafiori Sud (Mirafior o Milafior in piemontese, riferito solo al Sud, in quanto l'odierno Mirafiori Nord era compreso nel Zerb, Gérbido) è un quartiere di Torino, con una vasta superficie che comprende gran parte della periferia sud-ovest torinese. Era la denominazione della Circoscrizione 10 della città, dal 2016 accorpata con la Circoscrizione 2 (Reg. comunale di decentramento n. 374/2016[1])
Il territorio di Mirafiori deve il suo nome a un antico castello sabaudo, detto appunto Miraflores, fatto costruire da Carlo Emanuele I alle porte meridionali di Torino nel 1585, come regalo alla moglie spagnola Caterina Michela d'Asburgo, ed andato successivamente distrutto.[2]
a sud, lungo un tratto del torrente Sangone con il comune di Nichelino, fino allo svincolo di Stupinigi, frazione di Nichelino (zona dei Parchi Piemonte e Sangone), poi con la frazione Borgaretto di Beinasco (zona del Castello del Drosso)
a ovest prima per un piccolo tratto della Tangenziale Sud di Torino, con la zona "Le Fornaci" di Beinasco, quindi con via Gorini, comprendendo così tutto il grande Cimitero Parco, detto anche Cimitero di Torino Sud, il secondo più grande della città
a nord, per il tratto di Strada del Portone, con la frazione Mandina e la frazione Gerbido di Grugliasco, quindi con il quartiere Mirafiori Nord di Torino (tratto Corso Orbassano-Corso Enrico Tazzoli fino all'ISP Ferrante Aporti), quindi col quartiere Lingotto di Torino tramite un tratto di corso Unione Sovietica fino a piazzale Caio Mario, via Vigliani, via Pio VII, Corso Traiano ovest, Corso Maroncelli, chiudendo quindi infine il confine con il tratto della linea ferroviaria Torino-Genova fin a ridosso di Piazza Bengasi
Essendo un territorio molto esteso, inizialmente costituiva una circoscrizione a sé (la n. 10) prima di essere accorpato alla Circoscrizione 2 (con Santa Rita-Mirafiori Nord). Tutto il quartiere si può quindi dividere in alcune principali macro-zone:
Lo storico quartiere di Mirafiori[3], che comprende:
Borgata Mirafiori e vie limitrofe della zona delle Cacce, compreso tra corso Unione Sovietica, strada delle Cacce, via Onorato Vigliani, strada Castello di Mirafiori, il cui fulcro rimane il mercato rionale di via Cesare Pavese, oltre che la parrocchia di San Luca e quella dei S.S. Apostoli di via Togliatti/via Farinelli/Giardini Ravera
Parco Piemonte e Parco Sangone, una vasta area verde oltre Strada Castello di Mirafiori lungo le rive del torrente Sangone, e che comprende i ruderi del Castello sabaudo, il Mausoleo della Bela Rosin, gli "orti urbani", collegandosi all'area verde meridionale detta del Parco Miraflores o "Boschetto", sotto il comune di Nichelino.
Città Giardino di Mirafiori Sud, zona della periferia torinese (seguita alcuni decenni dopo dall'omonima zona nella vicina Mirafiori Nord, con architetture più moderne): sul finire degli anni venti, presso l'area rurale della parte orientale di Via Plava anticamente denominata regione San Francesco (nel tratto di Via Plava tra via Monte Cengio e via Coni Zugna), furono costruite diciannove villette basse con giardino, uni o bifamiliari in stile liberty torinese, ispirato all'estetica delle garden city inglesi, elegante e gradevole, con cornici che presentano motivi floreali e greche di ricordo classico, balconi sono in ferro battuto, portoncini incorniciati da reminiscenze di gusto classico [4].
Palazzi sul lato nord di Via Gioacchino QuarelloCime bianche, rione residenziale compreso tra via Biscaretti e Corso Unione Sovietica, dapprima ospitava la sola area della Città Giardino di Mirafiori, gradualmente circondato da palazzi e condomini durante la crescita occupazionale della Fiat negli anni sessanta, chiamato così perché da lì si godeva la vista delle montagne piemontesi[5]. L'isolato a nord-est di Via Plava e ad est di via Aristide Faccioli, ricco di alti palazzi, fu rinominato il "Villaggio" ("Vilagi")
Comprensorio della fabbrica automobili FIAT, tra corso Orbassano, corso Enrico Tazzoli, corso Giovanni Agnelli, corso Unione Sovietica e via Biscaretti di Ruffia, più una parte di via Aristide Faccioli, essenzialmente occupata da impianti industriali
Basse di Mirafiori (Basse 'd Mirafior), ovvero il proseguimento meridionale del più storico rione Basse di Lingotto, è una zona compresa tra via Artom, il confine con via Sestriere di Moncalieri e il torrente Sangone di Nichelino, ed è caratterizzata da case spesso in mattone rosso, basse e popolari, con la chiesetta delle Suore Lauretane di via Chiala 14, e che furono costruite per gli operai della FIAT, proprio dietro i più alti palazzi di via Artom
Cimitero Parco, che occupa tutta l'area occidentale, insieme all'area periferica di FIAT "Drosso" e Castello del "Drosso", più il raccordo della A55 di corso Orbassano
Storia
Le origini
Cimitero di Mirafiori
La parte occidentale fu inizialmente popolata da alcuni monaci benedettinicistercensi di Staffarda nel XIII secolo, presso quella che, qualche decennio dopo, da semplice grangia diventerà la fortificazione detta del Drosso[6], sui confini con Beinasco, oggi ancora in buone condizioni.
“Mirafiori” invece, deriva dal Castello di Miraflores, oggi inesistente, sorto nel 1580 sulle rive settentrionali del torrente Sangone, sui resti di una villa detta La Pellegrina, già proprietà di tale Emanuele Filiberto Pingone
[2] e rivenduta ai Savoia. Il castello, provvisto altresì di eleganti giardini fioriti, venne chiamato Mira-fiori, quindi donato da Carlo Emanuele I alla sua sposa Caterina d'Asburgo e di Spagna nel 1585, da cui il nome spesso citato in lingua spagnola. Intorno al castello si formò quindi un borgo, più una annessa chiesa in stile barocco rustico (1617), per iniziativa di Vittorio Amedeo I, la Chiesa della Visitazione di Maria Vergine e di San Barnaba, ancor oggi esistente. I poderi più antichi e le botteghe furono costruite lungo la Strada del Castello, delle quali, ad esempio, si attesta la morte di un panettiere durante la peste del 1599[7].
Il Castello cominciò poi il suo declino durante le incursioni francesi del 1646-1706, mentre i Savoia decisero di costruire le loro residenze altrove, a Venaria e Stupinigi. In questo periodo, proprio grazie alla nascente Palazzina di Stupinigi, venne costruito un lungo viale alberato che doveva collegare il centro della città, corso Stupinigi ovvero l'attuale Corso Unione Sovietica, che taglia in due il quartiere, terre che furono delle famiglie Pelassa e Coggiola.
Nel 1867 poi, il conte Cesare Balbo donò alla comunità parrocchiale un terreno, dove fu possibile creare un piccolo cimitero nel 1876, di cui ne restano ancor oggi tracce tra corso Unione Sovietica e il torrente Sangone.
Il Castello di Mirafiori cadde definitivamente in rovina sul finire del XIX secolo, proprio ai tempi di Rosa Vercellana, soprannominata la Bela Rosin, Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda, già moglie morganatica del re Vittorio Emanuele II; a causa dell'incuria, e soggetto continuamente alle esondazioni del vicino torrente Sangone, le rovine del Castello furono praticamente abbattute nel 1888-1890, mentre fu contemporaneamente completato l'adiacente Mausoleo della Bela Rosin, morta tre anni prima. Nel 1885 inoltre, una linea tramviaria a vaporiera raggiungeva il borgo[8] della linee per Vinovo-Piobesi, ma fu dismessa nel secondo dopoguerra.
L'ingresso storico (Porta 5) della Fiat Mirafiori.
I problemi sociali
Il 1939 fu l'anno della costruzione dello stabilimento automobilistico industriale Fiat Mirafiori. Dagli anni cinquanta, Torino divenne meta di grandi migrazioni interne, che l'espansione dell'industria richiamò soprattutto dal Triveneto e dall'Italia meridionale. Agli inizi degli anni sessanta la popolazione nel quartiere decuplicò, arrivando a circa 40 000 abitanti
[10]. Nel 1962, il Comune deliberò l'incremento del piano "Torino Casa", con la costruzione di circa 800 alloggi in locazione. Tra il 1963 e il 1971 l'intervento di società come Gescal, Iacp e Poste, favorì la costruzione di altri 17000 alloggi; le aree operaie e popolari furono soprattutto concentrate in strada del Drosso, via Negarville, via Roveda, via Farinelli, via Onorato Vigliani e via Artom.
In particolare, via Artom, prospiciente al Parco Colonnetti, area di proprietà del Comune e dell'Università agraria, fu destinata a edilizia residenziale pubblica: i nuovi quartieri, denominati M22, M23 e M24 comprendevano anche otto edifici di nove piani, costruiti tra il 14 aprile 1965 e il 14 aprile 1966, provvisti di 780 alloggi realizzati con tecnica di prefabbricazione integrale, brevetto francese già definito "obsoleto" nel paese d'origine. Di questi appartamenti, 87 furono assegnati a famiglie che avevano chiesto un cambio di alloggio, 321 a vincitori di concorso pubblico, 342 a persone trasferite in modo coatto dai baraccamenti delle casermette di Borgo San Paolo (1500 individui, in media 6-7 persone per 35–38m², con punte anche di 16-17 persone, indigenti, sinistrati, alluvionati del Polesine, ex internati) e dal casermone di via Verdi (dopo la demolizione del quale fu costruito il Palazzo delle Facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo). Gli ex baraccati furono soprattutto giovani immigrati con le loro famiglie, con non pochi problemi economici. Negli anni settanta, via Artom assunse presto una connotazione negativa, poiché caratterizzata da abitanti con problematiche sociali, alta densità abitativa e con un quartiere-dormitorio isolato dalle zone circostanti e con scarsi servizi[11].
La riqualificazione
Torri residenziali in Via ArtomMurales in Via Artom
Tra il 1975 e il 1983, la Giunta comunale di Novelli cominciò a rivolgere attenzione al quartiere, realizzando alcuni spazi per l'aggregazione, lo sport, scuole, servizi sociali e sanitari, potenziamento dei trasporti.
Negli anni novanta un P.R.U. (Piano di Recupero Urbano) finanziò il nuovo ponte stradale di via Artom sul torrente Sangone, denominato "Ponte Europa" (che collega con la vicina Nichelino) ed il potenziamento di altre linee di trasporto pubblico.
Al momento dell'abbattimento dell'edificio di via Garrone 73 (28 dicembre 2003) e dello smantellamento di via Artom 99, 349 alloggi su 780, pari al 45%, erano ancora abitati dagli assegnatari originari o da un familiare o convivente, subentrato per voltura del contratto di locazione: 349 famiglie per quarant'anni hanno abitato, e molte di queste continuano ad abitare, in via Artom, in cui hanno ormai radici profonde.
Il 2006 fu un altro obiettivo per riqualificare il quartiere (e Torino in genere) grazie alle Olimpiadi Invernali, quindi allo sfruttamento degli impianti sportivi del Parco Colonnetti, e di cui rimane ancora il ricordo delle due piccole statue-mascotte, "Gliz" e "Neve", raffigurate all'angolo di via Vigliani-via Artom.
Dal 2011 viene istituita, a ridosso del Parco Colonnetti su via Artom/via Panetti, la Locanda e Casa nel Parco[12], sede della Fondazione Mirafiori.
Nel 2010, la società di intervento TNE (Torino Nuova Economia), a capitale prevalentemente pubblico, attuò un progetto di riqualificazione e valorizzazione socio-economica di alcune aree sud del comprensorio FIAT, da tempo dismesse. Dei vari progetti, fu parzialmente realizzato soltanto quello del Polo tecnologico universitario del Politecnico di Torino in Corso Luigi Settembrini,178, mentre le altre aree volsero al degrado, e il progetto, di fatto, fallì[13].
Edifici storici, spazi espositivi e d'interesse
Studios Teatri di Posa, spazio ricavato da un ex palazzo della fabbrica FIAT di Strada della Manta, 24 e destinato a produzione e montaggio di alcune opere cinematografiche.
Heritage Hub, spazio ricavato dall'ex Officina 81 della fabbrica FIAT di Via Plava, 86, destinato alla mostra espositiva permanente che racconta la storia dello stabilimento automobilistico.
Borgata Mirafiori, lungo la strada comunale di Mirafiori, sorta intorno all'omonimo castello intorno al XVII secolo come nucleo di cascinali ed edifici ad uso agricolo, fu riconvertita a uso residenziale e riqualificata dal Comune di Torino nel 2013-2014[14]
Villa "Scintilla", edificio privato in via Morandi, 6, in stile liberty-eclettico del 1899, che fu di proprietà dell'imprenditore Luigi Guino, chiamata così perchè possiede una meridiana sulla parete esterna cui è presente un motto che ricorda la fugacità della vita, proprio come una scintilla, e recita: ”Torna tornando il Sol per me la vita, ma non ritorna per te l'ora fuggita"[15]
Castello del Drosso, al confine con Beinasco, toponimo che deriva da Dros, Drosio o Droxio, termine latino-piemontese di origine incerta: antica fortificazione posta tra le vecchie cascine Gromis e Robilant, eretta nel XIV secolo dai nobili Vagnone di Trofarello, sui resti di un'antica grangiacistercense del XIII secolo, per poi passare a residenza gentilizia dei nobili Gromis di Trana.
Ex-stabilimento di fanaleria per automobili "Carello", in Corso Unione Sovietica 600, della famiglia Carello (alla quale apparteneva anche la madre di Mike Bongiorno) ed ora proprietà di Marelli dal 1988.
I.I.S. "Primo Levi" (ex I.T.I.S. Ottavo, ora liceo scientifico tecnologico, elettronica, elettrotecnica, liceo scientifico tradizionale e biennio integrato, liceo scientifico sportivo), in Corso Unione Sovietica 490
Impianti sportivi
Fontana al Parco Colonnetti.
Le vaste aree verdi del quartiere dispongono di significativi impianti sportivi:
CUS Torino: il Centro Universitario Sportivo di Torino ha all'interno del Parco Colonnetti una struttura polivalente per l'atletica leggera, 4 campi polivalenti all'aperto uso promiscuo calcio a 5/pallavolo/tennis, 2 campi coperti uso promiscuo basket/pallavolo
CUS Torino di Via Gioaccchino Quarello 15: oltre alla classica sala pesi e ai corsi di fitness, si possono trovare anche corsi di:
Powerlifting: consiste in quell’attività sportiva e competitiva che consiste nel sollevamento massimo di un peso
Giardino Emilio Pugno in Via Negarville 8
Centro sportivo dell'A.S. Nizza Millefonti: questo club di calcio, considerato nell'opinione pubblica "la terza squadra di Torino", sebbene abbia origine nel quartiere di Nizza Millefonti ha negli anni '90 acquisito la proprietà di cinque campi da calcio situati nell'odierno Parco Sangone di Mirafiori Sud, facendone il proprio terreno di gioco, sede del centro sportivo e sede sociale
Centro polivalente "Le Cupole" in Strada del Castello di Mirafiori
Centro sportivo dell'A.S. Atletico Mirafiori, tra Strada delle Cacce e via Portofino
Centro sportivo della Polisportiva Mirafiori A.S.D. in via Monteponi
Campo da golf all'interno del Parco Colonnetti, uno dei più grandi e illuminato anche di sera
Campo da calcio di via Aristide Faccioli, meglio conosciuto come "Porte Gialle" per il colore delle porte
Campo da calcio di via Gian Carlo Anselmetti
Campo da calcio in via Matteo Bartoli della Polisportiva Vianney
Il giardino tra via Formiggini e strada delle Cacce, intitolato dal Comune di Torino al pilota automobilistico Nino Farina il 28 Settembre 2000[16]
Il giardino in via Farinelli all'incrocio con via Palmiro Togliatti, intitolato dal Comune di Torino alla senatrice a vitaCamilla Ravera il 21 Ottobre 2008[17]
Il giardino "17 Febbraio 1848" tra via Palmiro Togliatti e via Gaspero Barbera, così intitolato dal Comune di Torino il 19 gennaio 2010 in ricordo del riconoscimento dei pieni diritti civili e politici alla comunità Valdese[18]
L'area verde in via Celeste Negarville 8, nei pressi della parrocchia San Luca, intitolata al sindacalista e deputato Emilio Pugno, è stata ristrutturata e riqualificata nel 2018 e 2019 ed inaugurata il 5 giugno 2019. Il giardino ha due grandi tavoli conviviali, amache, due tavoli da ping pong, tavolini con sedute e una grande piastra polivalente per il calcetto e il basket.
L'area verde attrezzata di Corso Unione Sovietica angolo via Monteponi, intitolata dal Comune di Torino all'attivista politica antifascista Felicita Ferrero il 25 ottobre 2017[19]
L'area verde con giochi compresa tra corso Caio Plinio e corso Maroncelli, intitolata dal Comune di Torino al ginnasta olimpionico Luigi Maiocco nel settembre 2015[20]
Nei media
Mirafiori Sud fu utilizzato spesso come location cinematografica per descrivere le criticità strutturali e sociali delle periferie torinesi del XX secolo, soprattutto nel periodo di massima concentrazione di popolazione durante il periodo di grande produzione industriale; in particolare:
il quartiere ospita molte scene del film Mirafiori Lunapark del 2014, di Stefano Di Polito
L'uomo sulla strada, film del 2022 di Gianluca Mangiasciutti, immortala alcune zone di Strada del Drosso.
Alcune scene del film di Dario ArgentoNon ho sonno del 2001, furono girate presso gli Studios Teatri di posa (all'epoca Euphon Communications) negli spazi del Comprensorio FIAT di Strada della Manta, 24
↑MuseoTorino,Comune di Torino,Direzione Musei,Assessorato alla Cultura e al 150° dell’Unità d’Italia, 21Style http://www.21-style.com, Borgo Mirafiori - MuseoTorino, su www.museotorino.it. URL consultato il 27 marzo 2024.
A. Martini: Riccardo Gualino tra storicismo e architettura «moderna»: il caso delle Scuderie di Mirafiori dell'ingegner Vittorio Tornielli, in "De Venustate et Firmitate. Scritti per Mario Dalla Costa", Celid, Torino 2002, pp.532–543