Molare

Un dente del giudizio inferiore dopo l'estrazione.
Denti permanenti della metà destra dell’arcata dentaria inferiore, visti dall’alto: nel diagramma è raffigurato anche un dente del giudizio sano, ossia il terzo molare, situato più posteriormente

I molari, o denti molari, sono grandi denti dalla superficie relativamente ampia e appiattita, situati nella parte posteriore della bocca. Sono particolarmente sviluppati nei mammiferi e svolgono principalmente la funzione di triturare il cibo durante la masticazione. Il termine «molare» deriva dal latino molaris dens, «dente a forma di macina», da mola, «macina», e dens, «dente». Nei diversi gruppi di mammiferi, i molari presentano una notevole varietà di forme e dimensioni. Nell'essere umano, il terzo molare può essere vestigiale.

Anatomia umana

Nell'essere umano, i molari possiedono generalmente quattro o cinque cuspidi. La dentatura adulta comprende dodici molari, disposti in quattro gruppi di tre nella parte posteriore della bocca. Il terzo molare, situato più posteriormente in ciascun gruppo, è chiamato dente del giudizio. È l'ultimo dente a comparire ed erompe attraverso la gengiva generalmente intorno ai vent'anni, sebbene l'età di eruzione vari notevolmente tra individui e popolazioni. In molti casi il dente è del tutto assente.[1]

La bocca umana comprende molari superiori, o mascellari, e molari inferiori, o mandibolari. Essi sono il primo, il secondo e il terzo molare mascellare e il primo, il secondo e il terzo molare mandibolare.

Evoluzione nei mammiferi

Nei mammiferi, la corona dei molari e dei premolari presenta una grande varietà di forme complesse. Gli elementi fondamentali della corona sono le proiezioni più o meno coniche chiamate cuspidi e le depressioni che le separano. Le cuspidi sono costituite sia da dentina sia da smalto, mentre le proiezioni minori della corona, dette crenulazioni, derivano da variazioni nello spessore dello smalto. Talvolta le cuspidi si uniscono formando creste oppure si espandono dando origine a rilievi più ampi. I cingoli sono creste spesso incomplete che circondano la base della corona.[2]

I denti posteriori multicuspidi dei mammiferi si sarebbero probabilmente evoluti a partire dai denti monocuspidi dei sinapsidi. Tuttavia, la diversità delle configurazioni molari dei terapsidi e la complessità dei molari dei mammiferi più antichi rendono difficile ricostruire con precisione questo processo. Secondo la teoria della differenziazione, oggi ampiamente accettata, le cuspidi supplementari si sarebbero formate attraverso gemmazioni o escrescenze della corona. La teoria concorrente della concrescenza propone invece che i denti complessi si siano originati dalla fusione di denti conici inizialmente separati. Si ritiene generalmente che i mammiferi teri, comprendenti placentati e marsupiali, discendano da un antenato provvisto di denti posteriori tribosfenici, caratterizzati da tre cuspidi principali disposte a triangolo.[2]

Confronto tra i denti giugali di diversi taxa: 1, un pelicosauro con denti a una sola cuspide; 2, Dromatherium, un cinodonte del Triassico; 3, Microconodon, un eucinodonte del Triassico; 4, Spalacotherium, un «simmetrodonte» del Cretaceo; 5, Amphitherium, un mammifero prototribosfenico del Giurassico

Morfologia

Immagine che mostra i denti molari e la loro disposizione nella bocca di un essere umano adulto

Ciascuna cuspide principale di un molare superiore viene indicata come un cono e identificata mediante un prefisso che dipende dalla sua posizione relativa sul dente: proto-, para-, meta-, ipo- ed ento-. A questi nomi vengono aggiunti particolari suffissi. Il suffisso -ide viene impiegato per le cuspidi dei molari inferiori, come nel caso del protoconide, mentre -ulo o -ulide indica una cuspide minore, come nel protoconulo o nel protoconulide. Una cresta simile a una mensola situata nella parte inferiore della corona di un molare superiore è chiamata cingolo; la struttura corrispondente di un molare inferiore prende il nome di cingulide. Una piccola cuspide situata su queste strutture può essere definita cuspide cingolare, conulo o conulide.[3]

Molari tribosfenici

Schema di molari tribosfenici generalizzati con le principali strutture indicate. Il molare superiore sinistro è in rosa, quello inferiore sinistro è in blu.

Il molare tribosfenico è considerato una delle caratteristiche più importanti dei mammiferi teri. Tra i mammiferi viventi, questo tipo di dente è presente nella maggior parte dei mammiferi insettivori e nei giovani ornitorinchi, sebbene gli individui adulti di questa specie siano privi di denti.

Nei denti tribosfenici, il molare inferiore è suddiviso in due regioni: il trigonide, provvisto di tre cuspidi e specializzato nel taglio, e il talonide, la porzione posteriore adibita alla frantumazione. Nei moderni molari tribosfenici, il trigonide è rivolto verso la parte anteriore della mandibola, mentre il talonide è situato posteriormente. Il trigonide è delimitato da tre grandi cuspidi: il protoconide, situato sul lato buccale o labiale del dente, rivolto verso la guancia, e il paraconide anteriore e il metaconide posteriore, entrambi collocati sul lato linguale, rivolto verso la lingua.

Molare superiore sinistro tribosfenico generalizzato, con indicazione del protocono, del paracono e del metacono.

I molari superiori possono essere paragonati a catene montuose con tre vette, con una disposizione speculare rispetto ai molari inferiori. Il protocono si trova sul lato linguale del dente, mentre il paracono anteriore e il metacono posteriore sono situati sul lato buccale. Il protocono del molare superiore si incastra nella depressione del talonide del molare inferiore, formando un sistema di frantumazione paragonabile a un mortaio con pestello.

I molari tribosfenici erano presenti negli antenati diretti di tutti e tre i principali gruppi di mammiferi viventi, ma probabilmente non costituivano la condizione ancestrale dell'intera classe. Secondo molti paleontologi, nei monotremi questa struttura si sarebbe sviluppata indipendentemente a partire dagli australosfenidi, anziché essere stata ereditata da un antenato comune condiviso con marsupiali e placentati, discendenti dai boreosfenidi. Questa interpretazione conserva tuttavia alcuni oppositori.[4] La dentatura del monotremo del Cretaceo inferiore Steropodon, per esempio, è simile a quella di Peramus e dei driolestoidi, suggerendo che i monotremi possano essere imparentati con alcuni mammiferi pretribosfenici.[5] La posizione sistematica di questi gruppi, tuttavia, non è ancora definitivamente stabilita.

Alcuni mammaliaformi giurassici, come i docodonti e gli shuotheriidi, possedevano molari definiti tribosfenici inversi, nei quali una struttura simile al talonide si sviluppava nella parte anteriore del molare inferiore anziché in quella posteriore. Questa configurazione è considerata un esempio di evoluzione convergente.[6]

Molari quadrati

Dente di maiale

A partire dal primitivo dente tribosfenico, i molari si sono diversificati assumendo numerose morfologie particolari. In molti gruppi si è successivamente sviluppata una quarta cuspide, chiamata ipocono nei molari superiori e ipoconide in quelli inferiori. I molari quadrati, detti anche quadritubercolati o eutemorfici, possiedono un ipocono, cioè una quarta cuspide supplementare situata sul lato linguale del molare superiore, posteriormente al protocono. I molari quadrati comparvero precocemente nell'evoluzione dei mammiferi e sono presenti in numerose specie, tra cui ricci, procioni e molti primati, compreso l'essere umano.[7] In alcuni casi può essere presente anche una quinta cuspide.

In molti mammiferi, tra le cuspidi maggiori compaiono inoltre cuspidi più piccole chiamate conuli, denominate in base alla loro posizione. Il paraconulo, per esempio, è situato tra il paracono e il metacono, mentre l'ipoconulide si trova tra l'ipoconide e l'entoconide.[7]

Molari bunodonti

Dentatura superiore e inferiore di uno scimpanzé

Nei molari bunodonti, le cuspidi sono basse e arrotondate, simili a piccoli rilievi, anziché alte e appuntite. Questa morfologia è particolarmente comune negli onnivori, come maiali, orsi ed esseri umani.[7] I molari bunodonti sono efficaci strumenti di frantumazione e presentano spesso una forma complessivamente quadrangolare.[8]

Dentatura ipsodonte

La dentatura ipsodonte è caratterizzata da denti con corone alte e da uno strato di smalto che si estende notevolmente al di sotto del margine gengivale, fornendo una maggiore quantità di materiale destinato a compensare l'usura.[9] Esempi di animali provvisti di dentatura ipsodonte sono i bovini e i cavalli, che si nutrono di materiale vegetale fibroso e spesso contaminato da particelle abrasive. In alcune specie di Arvicolinae, una sottofamiglia di roditori erbivori, i molari possono continuare a crescere durante tutta la vita.[7]

Nei molari ipsodonti non è sempre possibile distinguere nettamente una corona e un colletto. La superficie occlusale è ruvida e prevalentemente piana, adattata a frantumare e macinare il materiale vegetale. Il corpo del dente è ricoperto di cemento sia al di sopra sia al di sotto del margine gengivale. Sotto il cemento si trova uno strato di smalto che si estende lungo il corpo del dente. Cemento e smalto formano ripiegamenti all'interno dello spesso strato di dentina.[10]

Dentatura brachidonte

La condizione opposta all'ipsodontia è chiamata brachidontia o brachiodontia, dal greco brachýs, «corto». È un tipo di dentatura caratterizzato da denti con corone basse. I denti umani sono brachidonti.[7]

Un dente brachidonte possiede una corona situata al di sopra del margine gengivale, un colletto immediatamente al di sotto di esso e almeno una radice. Uno strato di smalto ricopre la corona e si estende fino al colletto, mentre il cemento è presente soltanto al di sotto del margine gengivale. Le superfici occlusali tendono a essere rilevate o appuntite e, nei carnivori, risultano particolarmente adatte a trattenere le prede e a lacerare o sminuzzare i tessuti.[10]

Molari zalambdodonti

I molari superiori zalambdodonti possiedono almeno tre cuspidi principali: una più grande sul lato linguale e due più piccole sul lato labiale. La cuspide maggiore è collegata alle altre due mediante creste che formano una V stretta o una figura simile alla lettera greca λ, lambda. Il termine «zalambdodonte» significa approssimativamente «fortemente provvisto di denti a forma di lambda». Tra i mammiferi viventi, i molari zalambdodonti sono presenti nei tenrec, nelle talpe dorate, nei solenodonti e nelle talpe marsupiali.[3][11]

Nei placentati zalambdodonti, la grande cuspide interna è omologa al paracono del molare superiore tribosfenico, mentre il metacono è assente, ridotto oppure fuso con essa. Le talpe marsupiali mostrano la condizione opposta: la cuspide maggiore corrisponde al metacono, mentre è il paracono a essere assente. Il protocono può mancare del tutto, come in alcune talpe dorate e in alcuni tenrec, oppure essere ridotto a una piccola quarta cuspide situata lingualmente rispetto alla cuspide maggiore, presso l'apice della V. Le due cuspidi labiali sono collocate su un'ampia piattaforma chiamata mensola stilare. Nei molari inferiori, il talonide è ridotto o assente, poiché ha perduto la propria funzione di bacino di frantumazione contrapposto al protocono.[3][11] La zalambdodontia riduce il contatto tra i denti a poche e semplici superfici taglienti, sebbene il vantaggio evolutivo di questa morfologia non sia ancora del tutto chiaro.[11]

Molari dilambdodonti

Come i molari zalambdodonti, anche quelli dilambdodonti possiedono un ectolofo ben sviluppato, ma la sua forma ricorda due lettere lambda affiancate oppure una W. Sul lato linguale, in corrispondenza della parte inferiore della W, si trovano il metacono e il paracono, mentre la mensola stilare è situata sul lato labiale. Il protocono è presente sul lato linguale rispetto all'ectolofo. I molari dilambdodonti sono presenti nei toporagni, nelle talpe e in alcuni pipistrelli insettivori.[7]

Molari lofodonti

Molari lofodonti di Elephas (a sinistra) e Loxodonta (al centro), confrontati con quelli del mastodonte, non lofodonti (a destra)
Molari di roditore (a sinistra) confrontati con un molare di elefante, 2019

I denti lofodondi sono facilmente riconoscibili per i caratteristici sistemi di creste di smalto, dette lofi, che collegano tra loro le cuspidi della corona. Presenti nella maggior parte degli erbivori, questi sistemi possono consistere in un semplice margine anulare, come nei ratti talpa, oppure in una complessa successione di creste longitudinali e trasversali, come negli ungulati perissodattili, tra cui gli equidi.[8]

I molari lofodonti possiedono creste di smalto dure e allungate, orientate parallelamente oppure perpendicolarmente alla fila dentaria. Sono comuni negli erbivori che triturano accuratamente il cibo. Esempi di mammiferi con molari lofodonti sono i tapiri, i lamantini e numerosi roditori.[7]

Quando due lofi formano creste trasversali, spesso arcuate o quasi anulari, la disposizione viene definita bilofodonte. Questa configurazione è comune nei primati, ma compare anche nei lagomorfi, comprendenti lepri, conigli e pica, e in alcuni roditori.[7][8]

Le forme estreme di lofodontia presenti negli elefanti e in alcuni roditori, come quelli del genere Otomys, vengono chiamate loxodontia.[7] Proprio da questa caratteristica deriva il nome del genere Loxodonta, al quale appartengono gli elefanti africani.

Molari selenodonti

Nei molari selenodonti, il cui nome deriva da Selene, dea greca della Luna, le cuspidi principali sono allungate in creste a forma di mezzaluna. Questa morfologia è presente nella maggior parte degli ungulati artiodattili, come bovini e cervidi.[7][8]

Denti secodonti

Denti carnassiali di un lupo eurasiatico

Molti mammiferi carnivori possiedono denti ingranditi e simili a lame, specializzati nel taglio e nella tranciatura della carne, chiamati denti carnassiali. Il termine generale impiegato per indicare denti con questa morfologia laminare è secodonte o plagiaulacoide.[7]

Voci correlate

Note

  1. ↑ E. Rozkovcová, M. Marková e J. Dolejsí, Studies on agenesis of third molars amongst populations of different origin, in Sbornik Lekarsky, vol. 100, n. 2, 1999, pp. 71-84, PMID 11220165.
  2. 1 2 Zhao, Weiss e Stock, 2000, p. 154.
  3. 1 2 3 Myers, Espinosa, Parr e Jones, 2013b.
  4. ↑ Stokstad, 2001.
  5. ↑ Luo, Cifelli e Kielan-Jaworowska, 2001.
  6. ↑ Luo, Ji e Yuan, 2007.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Myers, Espinosa, Parr e Jones, 2013a.
  8. 1 2 3 4 Lawlor, 1979, pp. 13-14.
  9. ↑ Flynn, Wyss e Charrier, 2007.
  10. 1 2 Paul W. L. Kwan, Digestive system I (PDF), su ocw.tufts.edu, Tufts University, 2007. URL consultato il 18 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2012).
  11. 1 2 3 Robert J. Asher e Marcelo R. Sánchez-Villagra, Locking Yourself Out: Diversity Among Dentally Zalambdodont Therian Mammals, in Journal of Mammalian Evolution, vol. 12, n. 1-2, 2005, pp. 265-282, DOI:10.1007/s10914-005-5725-3, ISSN 1064-7554.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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