Monti Rifei

Nella geografia greco-romana, i monti Rifei (o Ripei; in greco antico Ῥιπαῖα ὄρη: Rhipáia óre; in latino Rhipaei o Riphaei montes) erano una presunta catena montuosa nell'estremo nord dell'Eurasia.[1] Il loro nome sembra derivare dal termine greco ῥιπή (rhipé), che significa «raffica di vento».[2]
Considerati spesso il confine settentrionale del mondo conosciuto, i Rifei erano descritti da autori classici e medievali come luoghi di freddo intenso e coperti di neve perenne. Per i geografi antichi, da questi rilievi prendevano origine sia il vento di settentrione (Borea) sia alcuni grandi fiumi, tra cui il Dnepr, il Don e il Volga. Secondo la maggior parte delle descrizioni dell'epoca, la loro ubicazione corrisponderebbe all'incirca alla regione del Volga nell'odierna Russia.[3][4]
Storia
Riferimenti antichi ai monti Rifei compaiono già negli scritti del poeta corale greco Alcmane (VII secolo a.C.) e del drammaturgo ateniese Sofocle (V secolo a.C.).[5] Molti altri autori greci menzionarono i Rifei, tra cui Aristotele, Ippocrate, Callimaco, Apollonio Rodio e Claudio Tolomeo.[6] Anche alcuni autori romani, come Plutarco, Virgilio e Plinio il Vecchio, li citarono nella letteratura latina.[7] Nella tarda antichità e nell'alto Medioevo, Solino, Marziano Capella, Orosio e Isidoro di Siviglia continuarono a dare rilievo a questa catena montuosa nelle opere geografiche.[8] Tuttavia, tali scrittori non concordavano sulla posizione esatta dei monti Rifei e una minoranza di geografi (ad esempio Strabone) ne mise persino in dubbio l'esistenza.[9] In epoca antica gli abitanti dei rilievi furono chiamati in vari modi, tra cui «Rifei» (Pomponio Mela) o «Arimaspi» (Plinio).
Alcuni geografi situarono inoltre la dimora dei leggendari Iperborei nelle regioni inaccessibili a nord dei Rifei.[10] Pur comparendo soltanto nella geografia greca o di influenza ellenica, il nome dei monti Rifei venne talvolta messo in relazione, da parte di teologi cristiani, con Rifat, figlio di Gomer in Genesi 10. Il Libro dei Giubilei (8:12, 16, 28) menziona anche una catena montuosa chiamata Rafa, che alcuni hanno cautamente collegato ai Rifei.[11]

Alla fine del XV secolo, in Europa occidentale, la riscoperta della Geografia di Claudio Tolomeo portò alla realizzazione di nuove carte della «Sarmatia», dove figuravano in evidenza anche i monti Rifei. Parallelamente, i rapporti più stretti con il Granducato di Mosca spinsero umanisti e ambasciatori del Rinascimento a dibattere, nella prima metà del Cinquecento, l'effettiva esistenza dei Rifei. Alcuni, come Maciej Miechowita e Paolo Giovio, sostenevano che non esistessero affatto,[12] mentre altri, tra cui gli ambasciatori Francesco Da Collo e Sigismund von Herberstein, ritenevano che i monti Rifei dell'antichità corrispondessero agli Urali, da poco esplorati dalla Moscovia.[13] Nel corso del XVI secolo, i Rifei finirono per scomparire gradualmente dalle mappe occidentali dell'Europa orientale, insieme a molte altre ipotesi antiche sulla regione.[14]
Nonostante dal XVI secolo in poi si sia spesso associata questa catena montuosa agli Urali, l'identità originaria dei Rifei in epoca classica rimane incerta. Sia le Alpi sia i Carpazi, oltre agli stessi Urali, sono stati suggeriti come possibili ispirazioni reali per i monti Rifei.
Omonimi
La catena montuosa lunare nota come Montes Riphaeus riprende il nome dai monti Rifei. Johannes Hevelius fu il primo astronomo a introdurre tale riferimento nel paesaggio lunare, mentre a Johann Heinrich von Mädler si deve l'attuale denominazione dei Montes Riphaeus.[15] Anche il periodo geocronologico «Rifeano» deriva da questi monti, in riferimento agli Urali.
Note
- ↑ Anna Ferrari (a cura di), Dizionario dei luoghi del mito, Milano, BUR Dizionari, 2011, ISBN 978-88-58-63121-8.
- ↑ Henry George Liddell e Robert Scott, s.v. "ῥῑπή", in A Greek-English Lexicon, Oxford, Clarendon Press, 1940.
- ↑ Non-existent mountains and lakes on the maps stored in the National Library of Russia, su expositions.nlr.ru. URL consultato il 24 settembre 2021.
- ↑ Stéphane Mund, The discovery of Muscovite Russia in Tudor England, in Revue belge de Philologie et d'Histoire, vol. 86, n. 2, 2008, pp. 351-373, DOI:10.3406/rbph.2008.7474.
- ↑ Alcmane, Frammenti, 90; Sofocle, Edipo a Colono, 1248.
- ↑ Aristotele, Meteorologia, 1.13, 2.1; Ippocrate, Airs, Waters, Places, 19; Callimaco, Aitia, 186.9; Apollonio Rodio, Argonautica, 4.287; e Tolomeo, Geografia, 3.5, 5.8.
- ↑ Plutarco, Camillo, 15; Virgilio, Georgiche, 1.240; e Plinio il Vecchio, Storia naturale, 4.26, 4.88.
- ↑ Solino, De mirabilibus mundi, 15.18, 17.1; Marziano Capella, Le nozze di Filologia con Mercurio, 6.663-665, 6.683, 8.876; Orosio, Storie contro i pagani, 1.2.4, 1.2.52, 7.25; e Isidoro di Siviglia, Etymologiae, 13.21.
- ↑ Strabone, Geografia, 7.3.1.
- ↑ James Romm, The Edges of the Earth in Ancient Thought, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1992, pp. 60-67.
- ↑ R. H. Charles, 71, in The Book of Jubilees, 1917.
- ↑ Maciej Miechowita, Tractatus de duabus Sarmatiis, Asiana et Europiana, et de contentis eis, 1ª ed. (Cracovia: Johann Haller, 1517), prefazione, 1.2.5, 2.1.3, 2.21 e 2.2.2; Paolo Giovio, De legatione Basilii Magnis principis Moschovie (Roma: F. M. Calvo, 1525), 22; e Albert Pigge, De Moscovia ad Clementum VII Pontificem Maximum (Roma, 1543), 7b-8a. On Miechowita and geographic revisionism, vedi Konstanty Zantuan, "The Discovery of Modern Russia: Tractatus de Duabus Sarmatiis," Russian Review 27 (1968): 327-337.
- ↑ Francesco da Collo, Trattamento di Pace tra il Serenissimo Rè di Polonis et Gran Basilio Prencipe di Moscovia (ca. 1519), in Giampaolo Zagonel (ed.), Relazione del viaggio e dell'ambasciata in Moscovia (Treviso: De Bastiani, 2005), 115-116; and Sigismund von Herberstein, Rerum Moscoviticarum Commentarii (Vienna: Aegidius Adler & Hans Kohl, 1549), 83.
- ↑ Stéphane Mund, Orbis Russiarum: Genèse et développement de la représentation du monde "russe" en Occident à la Renaissance, Ginevra, Droz, 2003.; Marshall Poe, A People Born to Slavery: Russia in Early Modern European Ethnography, 1476-1748, Ithaca, NY, Cornell University Press, 2000, pp. 11-81.
- ↑ Ewen A. Whitaker, Mapping and Naming the Moon: A History of Lunar Cartography and Nomenclature, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p. 209.
Voci correlate
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