Morteza Motahhari
| Morteza Motahhari | |
|---|---|
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| Presidente del Consiglio della Rivoluzione islamica | |
| Durata mandato | 12 gennaio 1979 – 1 maggio 1979 |
| Predecessore | Carica non esistente |
| Successore | Mahmoud Taleghani |
| Dati generali | |
| Partito politico | Associazione dei Chierici Militanti (1977-1979) Partito della Coalizione Islamica (1963-1979) |
| Firma |
|
Morteza Motahhari (in persiano مرتضی مطهری) (Fariman, 31 gennaio 1919 – Teheran, 1º maggio 1979) è stato un politico, filosofo e docente iraniano. Motahhari è considerato una figura di grande influenza nello sviluppo delle ideologie della Repubblica Islamica dell’Iran[1]. Fu tra i fondatori dell’Hosseiniyeh Ershad e dell’Associazione dei Chierici Militanti. Durante il regno dello Scià fu discepolo di Ruhollah Khomeyni e, su sua richiesta, contribuì alla formazione del Consiglio della Rivoluzione Islamica, di cui ricoprì la presidenza fino al momento del suo assassinio[2].
Biografia
Morteza Motahhari nacque il 31 gennaio 1919 a Fariman, sebbene alcune fonti facciano ricadare la data di nascita nel 1920[3], nei pressi di Mashhad, in una famiglia clericale di origine sistani[4]. Il padre di Motahhari, Mohammad Hossein, fu una figura rispettata a Fariman e studiò sotto la guida di Akhund Khorasani. Morì nel 1971 all’età di 101 anni. La madre di Motahhari era conosciuta per le sue competenze nella medicina tradizionale e curava le donne del villaggio. Motahhari descriveva il padre come un “medico spirituale” e la madre come un “medico fisico”.
Motahhari ricevette la prima istruzione di base nella scuola locale e, all’età di dodici anni, entrò nel seminario di Mashhad per studiare le scienze islamiche[5]. Secondo quanto riportato da Motahhari, in questo periodo ebbe l’opportunità di studiare numerosi testi storici e di confrontarsi con questioni filosofiche e religiose fondamentali, tra cui il problema dell’esistenza di Dio. Considerava Agha Mirza Mahdi Shahid Razavi uno dei suoi principali maestri nelle scienze razionali. Nel 1936 decise di trasferirsi a Qom per proseguire la propria formazione[6].
Formazione teologica
Motahhari si stabilì nella scuola di Feyzieh a Qom, dove studiò i testi Kifayah e Makaseb di giurisprudenza sciita sotto la guida dell’ayatollah Sayyed Mohaqeq Yazdi, conosciuto come Damad. Frequentò inoltre le lezioni di Hojjat Kooh Kamarehei e approfondì gli studi con Sadr al-Din al-Sadr, Mohammad Taqi Khansari, Hossein Boroujerdi, Mohammad Reza Golpaygani, Ahmad Khansari e Najafi Marashi.
Con l’arrivo a Qom dell’ayatollah Boroujerdi, Motahhari ebbe occasione di seguire i suoi corsi sui principi di giurisprudenza; in questo periodo fu compagno di studi dell’ayatollah Hossein Ali Montazeri.
In seguito, a causa del clima caldo di Qom, si trasferì a Isfahan, dove nel 1941 (1320 del calendario solare dell’Egira) conobbe Haj Ali Agha Shirazi, che considerò sempre il suo maestro di riferimento nello studio del Nahj al-Balagha.[7] Successivamente si iscrisse all’Università di Teheran, dove insegnò filosofia per oltre vent’anni, ricoprendo anche il ruolo di professore di teologia. Tra il 1965 e il 1973 tenne conferenze regolari all’Hosseiniyeh Ershad, nel nord di Teheran.[8]
Autore di numerosi testi dedicati all’Islam, alla storia e alla cultura iraniana, Motahhari privilegiava l’attività di insegnamento rispetto alla scrittura. Dopo la sua morte, molti suoi studenti trascrissero e pubblicarono le sue lezioni. Entro il 2008 la casa editrice “Sadra Publication” aveva pubblicato oltre sessanta volumi a suo nome, mentre circa trenta opere erano state dedicate al suo pensiero o contenevano raccolte di suoi discorsi.
Motahhari criticò apertamente i movimenti che, a suo avviso, diffondevano idee materialistiche estranee alla tradizione islamica, mascherandole sotto simboli religiosi. In un articolo del giugno 1977 mise in guardia “tutte le grandi autorità islamiche” contro tali influenze esterne, con un riferimento ritenuto diretto ai Mojahedin del Popolo Iraniano e al Gruppo Furqan[9].
Motahhari era suocero di Ali Larijani, ex segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, al quale consigliò di orientarsi dagli studi di informatica alla filosofia occidentale[10].
Una delle principali strade di Teheran precedentemente chiamata Takht-e Tavoos ("trono del pavone") è stata ribattezzata via Morteza Motahhari. La via collega due importanti arterie della capitale, Sohrevardi e Valiasr.
Immigrazione nella Capitale
Nel 1952 Motahhari si trasferì da Qom a Teheran, dove iniziò a insegnare presso la scuola religiosa Marvi, oltre a dedicarsi alla scrittura e alla ricerca. Nel 1953 e nel 1954, dopo la fondazione dell’Associazione dei Medici Islamici, fu tra i principali oratori dell’organizzazione, ruolo che mantenne in maniera esclusiva tra il 1961 e il 1971.
Nel 1955 organizzò la prima sessione di commento dell’Associazione degli Studenti Islamici e, nello stesso anno, entrò a far parte del corpo docente della Facoltà di Teologia e Studi Islamici dell’Università di Teheran, dove insegnò per diversi decenni.
Vita privata
Nel 1952 Motahhari sposò Alia Rohani, figlia di un religioso di Mashhad. La coppia ebbe sette figli: quattro figlie e tre figli, tra i quali Ali Motahhari e Mohammad Motahhari.
Tra i suoi generi figurano Abbas Hadizadeh, ingegnere tessile, Ahmad Yazdi, farmacista, Ali Larijani, ex presidente dell’Assemblea consultiva islamica, e Majid Abbaspour, docente di scienze ambientali alla Sharif University of Technology.
Attività durante la Rivoluzione
Durante la lotta contro il regime dello Shah, Motahhari contribuì a sviluppare nuovi approcci e discorsi di ispirazione islamica[11]. Dopo la morte dell’ayatollah Hossein Boroujerdi, partecipò al dibattito sulle condizioni necessarie per il marjaʿ, pubblicando in quel contesto il libro Servizi reciproci dell’Iran e dell’Islam[12].
Le sue opere ebbero un ruolo significativo nell’espansione del movimento di riforma religiosa nei primi anni della Rivoluzione islamica. I suoi scritti, fondati principalmente sul pensiero tradizionale islamico e sciita, affrontavano temi legati alla rivitalizzazione del pensiero religioso e alla necessità di sincerità nella leadership spirituale. Con tali testi mirava in particolare a rendere l’Islam più attraente per le giovani generazioni[13].
Rapporto con Khomeini
Sebbene il rapporto di Motahhari con Ruhollah Khomeyni fosse mantenuto anche durante l’esilio di quest’ultimo attraverso lettere e altri contatti, nel 1976 egli si recò a Najaf, dove incontrò Khomeini e si consultò con lui su questioni legate al movimento islamico e alla gestione dei seminari religiosi. Dopo la morte di Seyyed Mostafa Khomeini e con l’avvio di una nuova fase della mobilitazione rivoluzionaria, Motahhari intensificò il proprio impegno politico.
Nel 1978 si recò a Parigi, dove Khomeini era ospitato, e ricevette da lui l’incarico di formare il Consiglio della Rivoluzione. Al rientro di Khomeini in Iran, Motahhari assunse la responsabilità del comitato di accoglienza dell’Imam.
Dopo il suo assassinio, Khomeini dedicò un messaggio specifico ai giovani e agli intellettuali, esortandoli a fare uso delle opere di Motahhari[14].
Ideologia e opinioni
Motahhari espresse le proprie opinioni in diversi ambiti, tra cui filosofia, teologia, economia e politica. Insieme ad Ali Shariati è considerato una delle figure intellettuali più influenti durante la Rivoluzione islamica iraniana[15].
Sostenne il concetto di democrazia islamica come modello politico adeguato e attribuì particolare importanza alla nozione di fitra, intesa come natura originaria, permanente e immutabile dell’essere umano. Secondo la sua visione, la fitra fungeva da mediatore nel rapporto tra Dio e l’uomo.
Attribuiva inoltre all’Imam la funzione di “uomo perfetto”, rappresentante della più alta spiritualità umana e, al tempo stesso, leader religioso della comunità. In una lunga nota critica al Libro dei principi della filosofia e del metodo del realismo di Muhammad Husayn Tabataba'i, Motahhari si oppose al marxismo storico[16]. Motahhari ebbe divergenze con Amir Hossein Arianpour, professore ateo e di orientamento marxista. Criticò le convinzioni marxiste di Arianpour, sostenendo che chi promuove idee marxiste non fosse idoneo a insegnare presso la Facoltà di Teologia.
Sul tema del governo islamico, riteneva che il velayat-e faqih avesse un diritto di supervisione piuttosto che un’autorità diretta di governo.[17] Nella sua prospettiva, il potere decisionale costituiva uno degli aspetti politici fondamentali dell’Imam nella società[18].
Motahhari sosteneva infine che non esistesse alcun conflitto sostanziale tra scienza e religione, poiché riteneva che le divergenze derivassero unicamente dal linguaggio e non dalla natura delle due discipline.
Economia
Motahhari elaborò anche riflessioni sul concetto di sviluppo e sulla relativa ideologia. A suo avviso, i principi fondamentali dello sviluppo erano la libertà, la cultura e una rivoluzione di carattere mentale e culturale. Identificava inoltre alcuni elementi distintivi di una società sviluppata, tra cui indipendenza, conoscenza e trascendenza.
Secondo la sua prospettiva, il vero sviluppo nasceva dall’autosufficienza culturale, dalla purificazione delle fonti della cultura e da un dialogo con l’Occidente fondato su criteri di cautela e razionalità. Riteneva centrale la valorizzazione delle risorse umane, ma sosteneva che l’economia non dovesse essere considerata un fine in sé, bensì una condizione necessaria per il progresso.
Uguaglianza
Nel 1975, Motahhari osservò che l’espressione “uguali diritti” assume un significato diverso rispetto a quello comunemente inteso nel mondo occidentale. Egli sottolineò che uomini e donne sono intrinsecamente diversi e, di conseguenza, godono di diritti, doveri e responsabilità differenti[19].
Tra il 1966 e il 1967, nel contesto del dibattito sulla legge sulla protezione della famiglia promossa dallo Scià, pubblicò una serie di saggi sulla rivista Zan-e Rooz (“La donna di oggi”) trattando temi come divorzio, diritti ereditari, alimenti, poligamia e differenze di genere. Il suo approccio al “ritorno alla Shariʿa” combinava principi islamici con alcune idee occidentali quando queste risultavano coerenti con i suoi obiettivi. Ad esempio, Motahhari si oppose a chi negava l’istruzione superiore alle donne, sottolineando la necessità di medici e chirurghi qualificati in una società con segregazione di genere. Egli prese inoltre ispirazione da alcune pratiche caritative occidentali, tra cui quelle dei protestanti.
Libertà
Motahhari definiva la libertà come l’assenza di ostacoli. Secondo lui, gli ostacoli possiedono due caratteristiche principali: in primo luogo, limitano o impediscono all’uomo di agire, riducendo la sua autonomia; in secondo luogo, indeboliscono la percezione e l’introspezione del soggetto, ostacolando la conoscenza.
Motahhari sosteneva che, oltre a riconoscere la necessità di rimuovere tali ostacoli, fosse fondamentale promuovere uno spirito di libertà. Analizzava il concetto sia come diritto sia come dovere, ritenendo che la libertà fosse essenziale per l’uomo, il quale deve poter scegliere volontariamente il proprio cammino. A differenza dei liberali occidentali, egli considerava il diritto innato orientato a uno scopo ultimo di trascendenza dell’essere umano.[20]
Pensiero giuridico
Come altri pensatori, Motahhari riteneva fondamentale partire dalla definizione dei concetti. Definiva il diritto come una forma di predominio o priorità su qualcosa, per cui un individuo ha il merito di possedere o utilizzare un oggetto o esercitare una determinata facoltà, e gli altri devono rispettare tale diritto. Alcuni diritti, come quelli dei genitori sui figli o quelli reciproci tra marito e moglie, derivano da questa concezione.
Motahhari distingueva due tipi di diritto: i diritti esistenziali (takwini) e i diritti religiosi (tashriei). I primi costituiscono una relazione reale tra individuo e oggetto, mentre i secondi derivano dai primi e sono definiti in un contesto normativo o religioso. Egli concepiva il diritto come una forma di priorità potenziale degli individui su determinati oggetti o azioni.
Si interrogava inoltre sul fondamento dei diritti, chiedendosi se essi derivassero dalla natura intrinseca dell’essere umano o dalla sua appartenenza alla società. Motahhari sosteneva che il diritto esistesse indipendentemente dalla società. In contrasto con il filosofo del diritto John Austin, riteneva che tra diritto e responsabilità (Haq va Taklif) vi fosse una relazione reciproca.
Motahhari considerava la teoria del diritto naturale razionale e di fondamentale importanza per l’umanità. Secondo lui, il principio del diritto naturale si basa sull’esistenza di uno scopo finale nel mondo: Dio avrebbe creato l’universo per il bene dell’umanità, conferendo agli esseri umani il diritto e la capacità di modificarlo e di partecipare alla vita sociale.
Epistemologia
Motahhari, insieme a figure come Ali Shariati, criticò l’ideologia del marxismo, ritenendola una significativa minaccia per i giovani e per la Rivoluzione iraniana. Il suo commento al libro di Mulla Sadra influenzò numerosi studiosi, contribuendo al dibattito filosofico e religioso contemporaneo.
Motahhari sottolineò l’importanza delle contingenze sociali, culturali e storiche nella formazione della conoscenza religiosa. Secondo lui, confrontando le fatwā di diversi giuristi e tenendo conto delle loro vite e del loro livello di conoscenza, si può osservare come i presupposti personali e culturali influenzino le loro decisioni: ad esempio, una fatwā emessa da un arabo rifletterà una prospettiva “araba”, mentre quella di un non arabo avrà un carattere “ajam”.
Motahhari cercò anche di confrontare l’insegnamento del Corano con la natura e riteneva che le interpretazioni contemporanee del testo sacro fossero più profonde rispetto a quelle antiche, poiché le generazioni future avrebbero una comprensione più completa e articolata del Corano.
Assassinio
Il 1º maggio 1979, Morteza Motahhari fu ucciso a colpi d’arma da fuoco a Teheran, subito dopo aver lasciato un incontro serale a casa di Yadollah Sahabi. L’assassinio fu rivendicato dal gruppo Forqan, e il presunto autore fu Akbar Goudarzi, fondatore dell’organizzazione[21].
In commemorazione della sua morte, il 12 Ordibehesht (secondo mese del calendario solare iraniano, il 1º o il 2 maggio del calendario gregoriano) è stato designato nel calendario ufficiale della Repubblica islamica dell’Iran come “Giorno degli insegnanti”[22]. In Iran, in tale occasione si tengono ogni anno cerimonie e attività commemorative della durata di una settimana[23].
Museo
Nel 1946, in seguito all'istituzione dell'Hosseiniyeh Ershad e su invito di alcuni amici, Morteza Motahhari si trasferì in Teheran nel quartiere di Gholhak, in via Dolat. Durante i nove anni di permanenza in questa abitazione (1946-1955), il periodo più lungo della sua vita nella capitale, scrisse la maggior parte delle sue opere.
La casa, a due piani, ospita al primo piano manoscritti e effetti personali di Motahhari, mentre il secondo piano è dedicato ai suoi libri. Nel 2007 l’abitazione è stata trasformata nel Museo Shahid Motahhari, con l’obiettivo di identificare, raccogliere, organizzare, presentare e conservare le opere del maestro. Il museo fornisce uno spazio di studio adeguato ai ricercatori interessati alle opere di Motahhari e ospita seminari e incontri tematici più volte l’anno[24].
Note
- ↑ (EN) Manouchehr Ganji, Defying the Iranian Revolution: From a Minister to the Shah to a Leader of Resistance, Bloomsbury Academic, 2002, ISBN 0275971872.
- ↑ (EN) Dibattito sui musulmani, su books.google.it.
- ↑ (EN) Theology of Discontent: The Ideological Foundation of the Islamic Revolution ..., su books.google.it.
- ↑ (FA) آغاز طرح بزرگ بسیج کنترل فشار خون در سیستان, su neyzarnews.ir (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2019).
- ↑ (EN) BIOGRAPHY OF MARTYR MORTEZA MOTAHARI, su navideshahed.com.
- ↑ (EN) Yousef Daneshvar Nilou, Zahra Tahmasebi Bakti, Investigating the Concept of Freedom in the Views of Shahid Motahari and Jaspers.
- ↑ Nasri, Abdollah (1386). Life's outcome: A survey of Morteza Motahari's Ideas. daftere Nashre Farhang. pp. 5–10.
- ↑ Afary, Janet. Sexual Politics in Modern Iran. Cambridge University Press; 1st edition (April 27, 2009). p. 238.
- ↑ Mahmood T. Davari, The Political Thought of Ayatollah Murtaza Mutahhari, Taylor & Francis, 1º ottobre 2004.
- ↑ (EN) The Power Struggle in Iran: A Centrist Comeback? ["La lotta per il potere in Iran: un ritorno centrista?] (PDF), su brandeis.edu.
- ↑ (EN) Ayatollah Morteza Motahari, su iranchamber.com.
- ↑ (EN) Hasan Yousefi Eshkevari, Ziba Mir-Hosseini, Richard Tapper, Islam and Democracy in Iran: Eshkevari and the Quest for Reform, Bloomsbury Academic, 2006.
- ↑ (EN) Morteza Motahhari: The Chief Ideologue of the Islamic Revolution, su taylorfrancis.com.
- ↑ (FA) پیام به ملت ایران (توصیه به جوانان در استفاده از آثار شهید مطهری), su emam.com.
- ↑ (EN) Islamism and Post-Islamism in Iran: An Intellectual History, su books.google.com.
- ↑ (EN) Islamism and Post-Islamism in Iran: An Intellectual History p.52, su books.google.it.
- ↑ (EN) Nāṣir Qubādzādah, Religious Secularity: A Theological Challenge to the Islamic State, Oxford University Press, 2015, ISBN 978-0-19-939117-2. URL consultato il 18 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Martyrdom and Ecstasy: Emotion Training in Iranian Culture p.179, su books.google.it.
- ↑ (EN) Elizabeth M. Bucar, Creative Conformity: The Feminist Politics of U.S. Catholic and Iranian Shi'i Women, Georgetown University Press, 2011.
- ↑ Life's outcome, A survey of Morteza Motahhari's Ideas. p.455-475. vol.1, 1386 solar, Abdullah Nasri
- ↑ (EN) IRAN: Death of an Ayatullah, su time.com.
- ↑ (FA) روزی که دو بار 'روز معلم' نامیده شد, su bbc.com.
- ↑ (FA) مروری بر مراسم "روز معلم" در کشورهای مختلف به مناسبت 5 اکتبر, su isna.ir.
- ↑ (FA) صفحه درخواستی شما موجود نمی باشد, su eghtesadonline.com.
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