Munasterio 'e Santa Chiara

Munasterio 'e Santa Chiara
ArtistaGiacomo Rondinella
Autore/iMichele Galdieri, Alberto Barberis[1]
GenereMusica leggera
Canzone napoletana
Edito daCasa Editrice La Canzonetta
Esecuzioni notevoliLuciano Tajoli, Ebe De Paulis, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Vittorio De Sica, Giuseppe Di Stefano, Lina Sastri, Claudio Villa, Mario Abbate, Peppino Di Capri, Mina, Massimo Ranieri e Irene Fargo Franco Corelli
Data1945

Munasterio 'e Santa Chiara è una canzone napoletana, scritta dal paroliere Michele Galdieri e dal musicista Alberto Barberis, la prima e la più famosa tra quelle del dopoguerra.[2]

Storia e testo

«Munasterio ‘e Santa Chiara
Tengo ‘o core scuro scuro
Ma pecché, pecché ogne sera
Penzo a Napule comm’era
Penzo a Napule comm’è?»

Michele Galdieri nel 1945 aveva scritto Munasterio ‘e Santa Chiara per un quadro musicale della rivista Imputati, alziamoci! Si trattava del primo spettacolo teatrale realizzato in Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Il cast era composto da attori eccezionali come Totò, Anna Magnani, Peppino De Filippo, Alberto Sordi. Giacomo Rondinella era l’interprete di Munasterio ‘e Santa Chiara e, fin dal debutto, fu in grado di commuovere il pubblico.[3]

Considerata una pietra miliare del nuovo corso del canto partenopeo del dopoguerra, fu lanciata nel 1945 da Giacomo Rondinella nella rivista teatrale Imputati, alziamoci! di Michele Galdieri,[4] fu poi presentata nello stesso anno dalle edizioni musicali La Canzonetta alla Festa di Piedigrotta interpretata da Luciano Tajoli con l'aggiunta della seconda strofa.[5]

Riscosse subito un notevole successo al punto da essere re-incisa negli anni successivi da interpreti molto noti come Ebe De Paulis (prima edizione radiofonica e prima interprete femminile) e Carlo Buti nel 1946,[6] Roberto Murolo nel 1948 e lo stesso Rondinella nel 1949.[7]

Nel decennio successivo fu ripresa da Claudio Villa, che nel 1951 la inserì nel 78 giri Luna algerina/Munasterio 'e Santa Chiara (Vis Radio, Vi-4332) e nel 1957 nell'album omonimo (Vis Radio, VIMT 24005).

Nel 1966 Mario Trevi la incluse nel 45 giri Munasterio 'e Santa Chiara/Scalinatella e lo stesso anno nel 33 giri Canzoni napoletane moderne (Durium, mspr A 300/016), mentre Peppino di Capri la riprese nel 1969 includendola nel disco Munasterio 'e Santa Chiara/Malafemmena (Carisch, VCA 2620); il cantante caprese la reinciderà con un arrangiamento diverso nel 1972 nel 45 giri Magari/Munasterio è santa chiara (Splash, SPH 1013).

Mina ha inserito la sua interpretazione negli album Le più belle canzoni italiane interpretate da Mina e I discorsi entrambi del 1969, oltre che nella raccolta Mina per voi del 1970. Successivamente il brano è stato inciso da Iva Zanicchi nel 45 giri Munasterio 'e Santa Chiara/'O destino del 1977.

Testo e musica

L’autore compose la canzone in memoria del bombardamento che il 4 agosto 1943 distrusse la trecentesca Basilica di Santa Chiara (poi ricostruita e riaperta nel 1953).
Il testo riporta fedelmente il sentire di un'Italia alla fine del conflitto mondiale, che partendo da un paesaggio di rovine deve affrontare un mondo completamente nuovo e diverso. Il monastero di Santa Chiara, distrutto dai bombardamenti, diventa così simbolo dell'angoscia di Napoli e di tutto il paese alla vigilia della ricostruzione e la canzone acquisisce una valenza nazionale.[2] Nel testo il protagonista è un emigrante, il quale ha il desiderio di tornare a Napoli, ma é incerto per il timore di trovare la città distrutta.

Il brano era stato scritto per la rivista teatrale “Imputati, alziamoci!”, dello stesso Galdieri, e affidato alla voce di Giacomo Rondinella. Nello stesso anno, la canzone arrivò anche alla Festa di Piedigrotta dove fu presentata da Luciano Tajoli. Tra le altre interpretazioni ricordiamo quelle di Ebe De Paulis, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Vittorio De Sica, Giuseppe Di Stefano, Lina Sastri, Claudio Villa, Mario Abbate, Peppino Di Capri, Mina e Massimo Ranieri.[8] La melodia di Barberis è modernamente ampia e ariosa nonostante le tante concessioni liriche, e riesce a trasmettere una grande drammaticità senza cadere nell'effettismo.[2]

Note

  1. ↑ lacanzonetta.it, http://www.lacanzonetta.it/1/images/700_0_3612559_92418.jpg.
  2. 1 2 3 Dizionario Curcio, Le Canzoni, op. citata, Munasterio 'e Santa Chiara, p.266-267.
  3. ↑ La redazione, Munasterio ‘e Santa Chiara, su radionapoli.it. URL consultato il 27 gennaio 2026.
  4. ↑ Daniele Palmesi, Federico Clemente, Imputati, alziamoci!, in Il teatro, TotoTruffa2002.it, gennaio 2014. URL consultato il 14 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2017).
  5. ↑ Simone Rocco, La canzonetta e la Piedigrotta di guerra, in News, StabiaChannel.it, 21 aprile 2009. URL consultato il 14 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2016).
  6. ↑ Biografie e Discografie: Carlo Buti "Munasterio 'e Santa Chiara", su ildiscobolo.net, Associazione culturale "Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo", Sanremo. URL consultato il 14 gennaio 2017.
  7. ↑ La redazione, Munasterio 'e Santa Chiara, in Canzoni napoletane lettera M, Hit Parade Italia. URL consultato il 14 gennaio 2017.
  8. ↑ La redazione, Munasterio 'e Santa Chiara, su antiwarsongs.org, B.B., 9 ottobre 2021. URL consultato il 27 gennaio 2026.

Bibliografia

  • AA.VV., Le Canzoni, in Gino Castaldo (a cura di), Dizionario della Canzone Italiana, Roma, Armando Curcio Editore, 2003, p. 510, ISBN 978-88-97508-31-1.
  • Maurizio Becker, La canzone napoletana (libro + CD), Firenze, Octavo edizioni, 1999, p. 176, ISBN 978-88-8030-189-9.
  • Vittorio Paliotti, Storia della canzone napoletana, in Biblioteca de Il Mattino, Roma, Newton Compton Editori, 2004, p. 354, ISBN 978-88-541-0066-4.

Collegamenti esterni