Muzaffar Shah I
| Shams-ud-Din Muzaffar Shah I | |
|---|---|
| governatore del Gujarat | |
| In carica | 8 febbraio 1391[1] – dicembre 1403 |
| Predecessore | Farhat-ul-Mulk Rasti Khan |
| Successore | Muhammad Shah I |
| governatore del Gujarat | |
| In carica | marzo 1404 – 28 luglio 1410 |
| Predecessore | Muhammad Shah I |
| Successore | Ahmad Shah I |
| Nascita | 30 giugno 1342 |
| Morte | 10 gennaio 1411 (68 anni) |
| Luogo di sepoltura | Patan |
| Dinastia | Muzaffaridi |
| Padre | Wajih-ul-Mulk |
| Figli | Muhammad Shah I |
| Religione | islam |
Shams-ud-Din Muzaffar Shah I, nato come Zafar Khan (in persiano عمر شیخ میرزا; 30 giugno 1342 – 10 gennaio 1411), fu il capostipite della dinastia muzaffaride attiva nell'India medievale e impostasi a capo del Sultanato del Gujarat, da lui amministrato dal 1391 al 1403 e poi di nuovo dal 1404 al 1411.
Fu nominato governatore del Gujarat dalla dinastia Tughlaq del Sultanato di Delhi e in seguito dichiarò l'indipendenza del Sultanato del Gujarat mentre Delhi stava vivendo un periodo travagliato a seguito dell'invasione compiuta da Tamerlano. Muzaffar fu deposto dal suo ambizioso figlio Tatar Khan nel 1403, ma riconquistò il trono nel 1404, alla morte di Tatar Khan.
Biografia
Origini
La dinastia dei Muzaffaridi fu fondata da Muzaffar Shah I, nato come Zafar Khan da una famiglia di Saharan. Sono varie le teorie susseguitesi a proposito dell'origine di tale discendenza, sia sviluppatesi in epoca medievale sia moderna. La loro conversione all'Islam è attribuita al matrimonio della zia di Zafar (sorella di Saharan) con Firuz Shah Tughlaq. La loro ascesa alla ribalta e alle cariche più elevate è attribuita a questa storia d'amore consacratasi in un matrimonio.[2][3][4] Anche il fratello del fondatore del Sultanato del Gujarat, Zafar Khan, si rese protagonista di un evento storico di spessore, in quanto fondò il principato di Nagore/Nagaur.[3][5][6]
Esistono diverse teorie sulle origini di Muzaffar Shah. Secondo il cronista gujarati del XVI secolo Shaikh Sikandar Ibn Muhammad, autore del Mirʾāt-i-Sikandarī, gli antenati di Zafar Khan erano indù Khatri della suddivisione Tank. Sikandar ravvisa che Tank e Khatri erano originariamente un'unica comunità e in seguito si distinsero dopo che i primi furono espulsi a causa del loro vizio per l'alcol. Tale resoconto rappresenta la più antica narrazione sul contesto sociale inerente ai Muzaffaridi.[7]
Stando a un'altra ricostruzione, potrebbe aver vissuto a Thanesar, nell'odierno Haryana. Aparna Kapadia descrive il loro legame con la tribù Tank Rajput di Rajputana, ma suggerisce anche che fossero Tank Khatri che furono espulsi a causa del consumo di vino.[8][9][10] Misra afferma che i Tank corrispondessero a Khatri, una comunità dedita perlopiù all'agricoltura e legata al Punjab meridionale.[11] Lo storico americano Richard M. Eaton descrive senza troppi fronzoli Zafar Khan come il figlio di un «contadino convertito all'Islam»,[12] mentre storici come V.K Agnihotri e Saiyid Athar Abbas Rizvi sostengono che Sadhāran fosse un Jat convertitosi all'Islam.[13][14][15]
Alcuni storici moderni identificano la famiglia di Zafar Khan con la tribù Kalal, tradizionalmente una casta dedita alla produzione e alla vendita di vino.[3][16]
Primi anni
Zafar Khan nacque il 25 Muharram dell'anno 743 (30 giugno 1342).[17] Figlio di Wajih-ul-Mulk, Secondo una leggenda, il venerabile Bukhari promise profeticamente il Gujarat a Zafar Khan in cambio del cibo fornito ai fachiri nella sua casa. Gli diede una manciata di datteri e disse: «La tua discendenza, numerosa come questa, regnerà sul Gujarat». Il numero di semi variava da undici a tredici a seconda delle fonti.[18][19]
Muhammad Bin Tughluq era impegnato in una spedizione per intervenire in una guerra, ma morì a Thatta, sulle rive del fiume Indo, nel 1351, dopo aver contratto una febbre causata dall'ingestione di vari pesci. Non avendo figli maschi, gli succedette il cugino Firuz Shah Tughlaq.[20] Anche la zia paterna di Zafar, una ragazza Kalal, aveva sposato qualcuno della famiglia Tughlaq.[2]
Firuz Shah Tughluq nominò Malik Mufarrah, noto anche come Farhat-ul-Mulk Rasti Khan, governatore del Gujarat nel 1377. Nel 1387, Sikandar Khan fu inviato a sostituirlo, ma fu sconfitto e ucciso da Farhat-ul-Mulk. Firuz Shah morì nel 1388 e il suo pronipote, Ghiyas-ud-Din Tughlaq II, gli succedette, ma regnò soltanto per cinque mesi. Gli subentrò un altro nipote, Abu Bakr Shah, benché dopo nove mesi venne deposto dal figlio di Firuz Shah, Nasir al-Din Muhammad Shah III, rimasto al trono per tre anni, dal 1389 al 1392.[21]
Regno
Governatore del Gujarat sotto i Tughluq (1391-1407)
Nel 1391, il sultano Nasir ud din Muhammad Shah III nominò Zafar Khan, figlio di Wajih-ul-Mulk, governatore del Gujarat e gli conferì il titolo di Muzaffar Khan. Di passaggio a Nagor, incontrò una delegazione di Cambay che si lamentava degli atteggiamenti dispostici di Rásti Khán. Dopo averli consolati, si diresse verso Pátan, da dove veniva esercitato il potere, e poi marciò contro Rásti Khán. Gli eserciti si incontrarono nei pressi di Kamboi, una località connessa a Pátan, e Farhat-ul-Mulk Rásti Khán fu ucciso e il suo esercito sconfitto. Per commemorare la vittoria, Zafar Khán fondò un insediamento sul campo di battaglia che chiamò Jítpur (la città della vittoria), dopodiché, partendo per Cambay, ascoltò le lamentele del popolo. Si vociferava che Farhat-ul-Mulk stesse cercando di stabilire un dominio indipendente nel Gujarat. Nel 1392, Farhat-ul-Mulk fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Kambor (oggi Gambhu), vicino ad Anhilwada Patan e poi occupò quest'ultima; in seguito, fondò Jitpur sul luogo della vittoria.[21]
Alla morte di Nasir ud-din Muhammad Shah III nel 1392, suo figlio Sikandar salì al trono, ma morì appena 45 giorni dopo. Gli successe il fratello Nasir al-Din Mahmud Shah Tughlaq, ma anche suo cugino Nusrat Khan rivendicò un rango simile a Firuzabad.[22]
La prima spedizione bellica di Zafar Khan fu diretta contro il Rao di Idar, che nel 1393 si era rifiutato di pagare il consueto tributo e pertanto si volle condurre una rappresaglia. Le vicende dell'epoca sembrano dimostrare che i precedenti governatori avessero riscosso tributi da tutti o dalla maggioranza dei capi del Gujarát, ad eccezione del Ráo di Junagadh e del Rája di Rajpipla, che avevano preservato la propria indipendenza. Zafar Khan organizzò dunque una spedizione contro il celebre tempio di Somnath, ma, saputo che Ádil Khán di Ásír-Burhánpur aveva invaso Sultánpur e Nandurbar, spostò le sue truppe in quella direzione e Ádil Khán si ritirò ad Ásir.[23] Nel 1394, marciò contro il Rap di Junágadh e ne esigette il tributo, dopodiché, dirigendosi verso Somnath, ne distrusse il tempio, costruì al suo posto una moschea Jumma e convertì la popolazione all'Islam. Lasciati degli ufficiali di legge musulmani, istituì un thána o avamposto nella città di Somnáth Pátan o Deva Pátan. Seppe che gli indù di Mandu stavano opprimendo i musulmani e, di conseguenza, marciando lì, assediò quella fortezza per un anno, ma non riuscendo a espugnarla si accontentò di accettare le scuse del Rája. Da Mándu compì un pellegrinaggio ad Ajmer, dove attaccò i capi di Sambhar e Dandwana, e poi i Rajput di Delváḍa e Jháláváḍa.[nota 1] li sconfisse e tornò a Pátan nel 1396.[24]
Di lì a poco suo figlio Tátár Khán, lasciando una piccola guarnigione a Panipat, tentò di assaltare Delhi. Tuttavia, Iqbál Khán prese il forte di Pánipat, catturò gli uomini di Tátár Khán e lo costrinse a ritirarsi nel Gujarát. Nel 1397, con l'obiettivo di sottomettere Ídar, Zafar Khán assediò il forte, devastando il territorio confinante.[24] In quel frangente storico, Tamerlano invase l'India e marciò verso Delhi nel 1398. All'inizio del 1399, sconfisse Mahmud II e saccheggiò e distrusse gran parte della città. Il sultano Mahmud II fuggì e, dopo molte peregrinazioni, raggiunse Patan, sperando di stringere dei legami con Zafar Khan per marciare verso la capitale, ma Zafar Khan rifiutò di fornire sostegno. In seguito si recò a Malwa, dove fu nuovamente respinto dal governatore locale. Nel frattempo, il suo visir Iqbal Khan aveva espulso Nusrat Khan da Delhi, così tornò a Delhi, ma non aveva più sufficiente autorità sulle province, che erano governate in modo indipendente dai suoi governatori.[22]
Prima che Zafar Khan prendesse il forte di Idar, ricevette la notizia della conquista di Delhi da parte di Tamerlano e, conclusa la pace con il re di Idar, tornò a Pátan. Nel 1398, sentendo che il popolo di Somnáth rivendicava l'indipendenza, Zafar Khan guidò un esercito contro di loro, li sottomise e li fece convertire all'Islam.[24] Nel 1403, il figlio di Zafar Khan, Tatar Khan, esortò il padre a marciare su Delhi, ma ancora una volta questi rifiutò di colpire le forze timuridi. Adirato per quanto appreso e assai ambizioso, nel 1403, Tatar lo imprigionò ad Ashawal (la futura Ahmedabad) e si dichiarò sultano con il titolo di Muhammad Shah. A quel punto marciò verso Delhi, ma lungo il cammino fu avvelenato da suo zio, Shams Khán Dandáni, a Sinor, sulla riva nord del fiume Narmada. Alcune fonti affermano che morì per cause naturali, a causa delle intemperie o a causa dell'assunzione di droghe pesanti. All'indomani della morte di Muhammad Shah, Zafar fu rilasciato dalla prigione nel 1404. Zafar Khán chiese al fratello minore Shams Khán Dandáni di guidare il governo, ma questi rifiutò. Zafar Khán di conseguenza inviò Shams Khán Dandáni a Nágor al posto di Jalál Khán Khokhar. Zafar assunse il potere e, nel 1407, si dichiarò sultano con il nome di Muzaffar Shah a Birpur o Sherpur, assunse le insegne reali ed emise monete a suo nome.[25][26]
Sultanato del Gujarat (1407-1411)
Intorno al 1407, cominciò a diffondersi la diceria secondo cui Álp Khán, figlio di Diláwar Khán di Málwa, avesse avvelenato il padre e fosse salito al trono con il titolo di Sultano Hushang Ghori. Dopo aver appreso ciò, Muzaffar Sháh marciò contro Hushang e lo assediò a Dhar (Malwa), espugnata con successo.[26]
Muzaffar affidò Hushang alle cure di suo fratello Shams Khán, al quale conferì il titolo di Nasrat Khán. Hushang rimase in prigione per un anno e Músa Khán, uno dei suoi parenti, ne usurpò l'autorità. Udito ciò, Hushang implorò di essere liberato e Muzaffar Shah non solo acconsentì alla sua preghiera, ma inviò suo nipote Áhmed Khán (in seguito divenuto come Ahmad Shah I) con un esercito per reintegrarlo. La spedizione si concluse con un esito positivo successo, in quanto la fortezza di Mándu fu conquistata e l'usurpatore Músa Khán dovette rocambolescamente fuggire. Áhmed Khán tornò nel Gujarát nel 1409-1410 d.C., mentre Muzaffar, avanzando verso Delhi per assistere Nasir al-Din Mahmud Shah Tughlaq, impedì un attacco pianificato contro la città da parte del sultano Ibráhím di Jaunpur.[27]
Il signore del Gujarat represse poi una ribellione o inviò una spedizione infausta ai danni della fortezza di Kanthkot, nel Kutch. Secondo il Mirat-i-Ahmadi, abdicò al trono in favore del nipote Ahmad Shah I nel 1410 a causa della sua salute cagionevole. Morì cinque mesi e 13 giorni dopo. Sempre stando al Mirat-i-Sikandari, Ahmad Shah stava per intraprendere una spedizione per sedare la rivolta di Kolis di Ashawal. Dopo aver lasciato Patan, convocò un'assemblea di ulema e domandò se sarebbe stato opportuno vendicarsi dell'ingiusta morte del padre. Gli ulema replicarono di sì e gli fecero avere una risposta per iscritto. Tornò a Patan e costrinse suo nonno Muzaffar Shah a bere del veleno mortale, dopodiché sepolto a Patan. Ahmad Shah I gli succedette all'età di diciannove anni nel 1411.[25][27][28]
Note
- Esplicative
- ↑ L'identificazione di Delváḍa e Jháláváḍa è piuttosto difficile, ma il contesto suggerisce o Jalor nel Rajasthan o Jháláváḍa nell'estremo sud-est del Rajasthan, a sud di Kota. La combinazione Delváḍa e Jháláváḍa sembra favorire la regione del Saurashtra nel Gujarat, poiché esiste un Delvada nel sud del Saurashtra, vicino a Diu, e un Jháláváḍa nel nord-est. Il Delváda menzionato nel testo, tuttavia, difficilmente può trovarsi a ridosso di Diu. Apparentemente potrebbe corrispondere al Delváda vicino a Eklingji, a circa trenti chilometri a nord di Udaipur. Il resoconto della spedizione di Ahmad Shah I nello stesso luogo nel 1431 conferma questa identificazione.
- Bibliografiche
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- ↑ (EN) Burton Stein, A History of India, John Wiley & Sons, 2010, p. 142, ISBN 978-1-4051-9509-6.«Ahmedabad, nel Gujarat, ricevette la sua grande moschea congregazionale nel 1423, sebbene fosse una provincia di Delhi dal 1297. Fu costruita da Ahmad Shah, un Rajput convertito, che, quando era governatore, dichiarò la provincia un sultanato indipendente nel 1411.»
- ↑ (EN) Satish Chandra, India medievale (dal sultanato ai Moghul), PARTE PRIMA Sultanato di Delhi (1206-1526), Har-Anand Publications, 2004, p. 218, ISBN 978-81-24-11064-5.«Sadharan, un Rajput convertito all'Islam.»
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Bibliografia
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- (EN) Georg P. Taylor, The Coins Of The Gujarat Saltanat, vol. XXI, Mumbai, Royal Asiatic Society of Bombay, 1902, hdl:2015/104269 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2017).