Naqada I

Vasi del periodo Naqada I di diversi tipi. Museo Egizio, Torino.

Il periodo Naqada I, o amraziano, è la prima fase della cultura di Naqada nel periodo predinastico dell'Antico Egitto; è attestato soprattutto nell'Alto Egitto[1][2] ed è generalmente datato a circa 4000-3500 a.C.[3] Il nome del periodo deriva dalle necropoli presso la moderna Naqada, mentre il termine "amraziano" deriva dal cimitero presso el-Amra,[4][3] oggetto di scavo archeologico nella stagione 1900-1901.[5]

La cronologia della fase Naqada I è ricostruita soprattutto tramite l'evoluzione tipologica della ceramica e le datazioni radiocarboniche, talvolta combinate con modelli statistici per affinare gli intervalli assoluti.[3][6] Le evidenze provengono in larga parte dalle necropoli: le sepolture sono in genere fosse ovali semplici, con la comparsa di alcune tombe più grandi e di corredi funerari più ricchi.[3][4] Tra i tratti più riconoscibili rientrano la ceramica "a bocca nera" e la comparsa di ceramiche dipinte, talvolta con motivi geometrici e scene di caccia; nei corredi compaiono anche vasi in pietra e tavolozze da cosmesi in pietra, incluse forme animali.[3][4] Le attestazioni includono necropoli e abitati lungo la valle del Nilo e, in misura minore, anche nel Delta; tra i siti principali, oltre a Naqada, vi sono Ieracompoli e Abido.[4]

Nel IV millennio a.C. sono documentati contatti tra Alto e Basso Egitto, con interazioni tra tradizioni funerarie e culture materiali nelle aree di transizione.[7] L'economia dei villaggi si basava su agricoltura e allevamento, con un apporto di risorse selvatiche e fluviali (in particolare uccelli e pesce).[4] La transizione verso Naqada II è graduale e comporta cambiamenti nelle produzioni ceramiche e nelle tecniche artigianali.[3]

Vasi in terracotta del Naqada I rossi e neri, con fase ossidante più fase riducente sulla parte alta.[8] Museo Egizio, Torino.
Statua femminile in osso con occhi intarsiati

Cronologia e periodizzazione

La cronologia di Naqada I si basa su due piani complementari: una cronologia relativa costruita soprattutto sulla seriazione della ceramica, e una cronologia assoluta fondata su datazioni radiocarboniche calibrate (in particolare al 14C).[3][6]

La cronologia relativa più usata per il periodo predinastico è quella delle "date di sequenza" o "date sequenziali" (Sequence Dates, SD) elaborate da Flinders Petrie a partire dall'evoluzione tipologica della ceramica e dalla loro distribuzione nei contesti funerari. In questo schema, l'orizzonte amraziano (Naqada I) corrisponde alle SD 31-37, mentre le fasi successive (Naqada II e Naqada III) ricadono in SD più alte.[3]

Parallelamente, la letteratura suddivide Naqada I in sottoperiodi (Naqada IA, IB, IC, ID), utili per descrivere trasformazioni interne (soprattutto nella cultura materiale e nei corredi) senza presupporre che i passaggi siano netti o uniformi in tutte le aree e in tutti i contesti.[9]

Per la cronologia assoluta, le sintesi possono proporre intervalli lievemente diversi: alcune adottano un quadro più ampio (ad esempio "circa 4000-3500 a.C."), mentre altre collocano Naqada I in un intervallo più ristretto attorno a "circa 3900-3650 a.C.", in linea con la calibrazione radiocarbonica e con la periodizzazione archeologica del predinastico.[9][10] In pratica, le differenze dipendono soprattutto da: selezione e qualità dei campioni (associazione stratigrafica), curve di calibrazione e modo in cui si traducono "fasi" archeologiche in intervalli calendari.[6][9]

Un ulteriore passo è l'uso di modelli di statistica bayesiana che combinano datazioni radiocarboniche e vincoli archeologici (sequenze relative e transizioni tra fasi) per stimare cronologie assolute più coerenti e, in alcuni casi, più precise anche per passaggi interni (ad esempio transizioni tra sottoperiodi di Naqada).[6]

Distribuzione geografica e siti principali

Mappa di localizzazione: Egitto
Naqada
Naqada
Ieracompoli
Ieracompoli
Abido
Abido
Ermonti
Ermonti
Abadiyeh
Abadiyeh
Principali siti della cultura Naqada I in Egitto

Le attestazioni di Naqada I sono concentrate in Alto Egitto (la zona meridionale dell'Egitto) e derivano soprattutto da necropoli e contesti funerari, con un nucleo di siti nella regione di Naqada e aree limitrofe lungo il Nilo.[9][10] I principali siti e contesti di riferimento includono:

  • Naqada (o Nagada): sito eponimo e area chiave per la definizione del periodo e delle sue fasi interne, soprattutto tramite la seriazione della ceramica e i corredi funerari.[10]
  • Ieracompoli (Nekhen, oggi Kom el-Ahmra): centro maggiore dell'Alto Egitto con evidenze predinastiche e necropoli utili per la ricostruzione culturale del periodo.[10]
  • Abido (Abydos): area con necropoli di lunga durata; per le fasi predinastiche e protodinastiche è centrale in particolare la necropoli di Umm el-Qa'ab.[9]
  • Ermonti (Armant, Hermontis): località con necropoli predinastica, spesso richiamata nelle sintesi tra i contesti dell'orizzonte naqadiano.[9]
  • Abadiyeh (Abadiya o Abadiyas): sito con cimiteri scavati da Petrie, utile come confronto per sequenze e corredi in più fasi naqadiane.[9]

Storia degli scavi

Scavi a Kom el-Ahmar (Ieracompoli), 1910.
Tavola di statuette da Ieracompoli (disegni, 1900).

Le campagne archeologiche che hanno contribuito a definire il quadro del periodo predinastico naqadiano iniziarono alla fine del XIX secolo con gli scavi di Flinders Petrie e James Edward Quibell nell'area di Naqada e Ballas (stagione 1894-1895), pubblicati poco dopo nel volume Naqada and Ballas (1896).[11]

Un ruolo centrale ebbero poi le ricerche a Ieracompoli (Nekhen): la stagione 1897-1898 fu diretta da Quibell, con la partecipazione di Frederick William Green, e la stagione successiva (1898-1899) fu diretta da Green; i risultati confluirono nei volumi Hierakonpolis (1900 e 1902).[12][13]

Negli stessi anni furono scavate anche necropoli utili per la periodizzazione delle fasi naqadiane, tra cui Abadiyeh e Hu (Diospolis Parva): le indagini (1898-1899) e le prime sintesi furono pubblicate dapprima in un rapporto (1899) e poi nel volume Diospolis Parva: the cemeteries of Abadiyeh and Hu, 1898-99 (1901).[14][15]

La denominazione di periodo "amraziano" deriva invece dalle ricerche archeologiche condotte nel cimitero di el-Amrah (stagione 1900-1901), dirette da David Randall-MacIver con Anthony Wilkin; le indagini furono presentate in un rapporto preliminare nel 1901 e nella pubblicazione El Amrah and Abydos, 1899-1901 (1902), realizzata con Arthur Cruttenden Mace.[16][3]

Insediamenti e architettura

Modello di abitazione predinastica da una tomba di el-Amrah (Naqada IIC; per confronto), da Randall-MacIver e Mace (1902).

Le tracce di abitato del periodo predinastico sono spesso frammentarie e poco estese, perché molti siti sono stati alterati da falda alta, depositi alluvionali e insediamenti successivi; per questo, gli scavi hanno spesso documentato solo piccole porzioni di villaggi.[17] Nel IV millennio a.C. le comunità erano piccoli villaggi agricoli lungo il Nilo.[18] Fanno eccezione le ricerche a Ieracompoli; per Naqada I gli abitati sono in genere poco noti, mentre le informazioni più dettagliate riguardano soprattutto le fasi tarde del predinastico e la prima età dinastica.[19]

Per l'architettura, tecniche leggere (strutture lignee e pareti in graticcio intonacato) restano importanti e non sono sostituite subito dall'uso sistematico dei mattoni crudi; edifici con muri rettilinei interamente in mattoni crudi sono attestati dal Naqada IIC/D1 in poi.[20] A Ieracompoli è attestato anche un uso sporadico di mattoni crudi insieme a pietre, con pareti superiori in graticcio intonacato, datato al Naqada II iniziale.[21]

Tipi di ceramica

Nel Naqada I la ceramica rossa a bordo nero (classe B) è la produzione tipica e rappresenta più del 50% dei vasi nei corredi funerari del periodo.[3][8] Accanto a questa sono attestate ceramiche rosse lucidate (classe P) e ceramiche dipinte; nel Naqada I rientrano anche i vasi con decorazioni chiare a linee incrociate su fondo rosso (classe C).[3][22] Nella cronologia di Petrie basata sulle "date di sequenza" (SD) l'orizzonte amraziano corrisponde alle SD 31-37, e per descrivere Naqada I sono spesso richiamate quattro classi (B, P, C, F).[3][22] I vasi a bordo nero sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; l'effetto nero nella parte alta si otteneva variando la cottura (con meno ossigeno).[8]

Ceramiche di Naqada I, da Flinders Petrie

Ceramica a bocca nera (classe B)

Vaso a bocca nera (classe B), Naqada I–IIA (3900–3600 a.C.), Museo Egizio, Torino, inv. Suppl. 11114.[23]

La ceramica a bocca nera (classe B) è attestata già nella cultura badariana e nel Naqada I è la produzione tipica.[24][3] I vasi sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; dopo ingobbio e lucidatura venivano cotti in fossa, con una fase ossidante seguita da una fase riducente nella parte alta, che produceva il bordo nero.[8] Pur essendo caratteristica del Naqada I, la classe B resta ancora numerosa nelle tombe fino a Naqada IIC e poi diminuisce, fino a essere rara nel Naqada III.[8]

Ceramica a linee incrociate (classe C)

Ceramica a decorazioni bianche su fondo rosso (classe C), Naqada I.

La ceramica dipinta a decorazioni chiare su fondo rosso, nota nella letteratura anche come C-ware (o white cross-lined ware, "ceramica bianca a righe incrociate"), è caratteristica soprattutto del Naqada I e della transizione iniziale verso Naqada II.[27][28] Sono noti circa 800 vasi dipinti (interi o frammentari); tra i vasi completi, meno del 15% appartiene alla classe C, mentre la grande maggioranza rientra nella classe D delle fasi successive.[28]

Rispetto alla ceramica dipinta di Naqada II (classe D), la classe C usa in genere un supporto rosso con decorazione bianca o crema; la classe D impiega più spesso impasti più chiari (rosato-beige) e decorazioni in rosso e bruno.[28][29] Questi recipienti sono noti soprattutto dai corredi funerari, ma risultano attestati anche negli abitati.[29]

Nel complesso la composizione della decorazione nella classe C è meno standardizzata; nel periodo successivo (Naqada II) le decorazioni dipinte tendono invece a seguire schemi più regolari e ripetuti.[29] La classe C è inquadrata in genere tra circa 3900 e 3650 a.C., con una continuità che può estendersi fino alle prime fasi del Naqada II (IIA-B).[28][29]

Simboli geometrici e scene naturali

Figure umane

Vaso con decorazione figurata (E3002), Musées Royaux d'Art et d'Histoire (Bruxelles).[34]

Le decorazioni figurate sono rare sulla ceramica dipinta del periodo, ma includono scene legate alla caccia e al conflitto.[34][35] Tra gli esempi più citati rientrano scene di caccia con cacciatori armati di arco e un ruolo rilevante dei cani, e scene di caccia all'ippopotamo con arpioni.[36][37] Un altro motivo mostra un uomo su una barca accanto a un ippopotamo e a un coccodrillo (Naqada I).[38]

Un caso noto è la giara E3002 (Bruxelles), in cui otto personaggi compongono una scena interpretata come possibile scena di vittoria: quattro figure hanno il collo legato a coppie e due figure più grandi hanno le braccia alzate.[34][39] In relazione a queste raffigurazioni, Gayubas osserva che tali motivi richiamano le successive scene faraoniche del sovrano che abbatte i nemici, e riporta anche l'interpretazione del gesto con braccia alzate come segno di potere.[40]

Scene con prigionieri sono attestate anche su altri vasi della stessa tradizione (ad esempio un esemplare del Petrie Museum, London UC.15339).[39][41] Nel Naqada II la postura con braccia alzate ricorre ancora, ma in un contesto diverso e spesso in associazione a figure femminili e alle scene con barche.[42]

Per confronto (tecnica diversa dalla classe C): giara con un'incisione post cottura di una figura umana stilizzata, epoca predinastica (3600-3000 a.C.), inv. Provv. 3647.[43]

Ceramica rosso lucida (classe P)

La ceramica rosso lucida (classe P; red polished nella classificazione di Petrie) comprende recipienti in argilla limosa del Nilo con superficie rossa lucidata (brunita).[46] La classe P è attestata nel Naqada I e continua nelle fasi successive della cultura di Naqada.[22] La resa cromatica dipende dall'impasto e dalle condizioni di cottura. L'argilla del Nilo, allo stato grezzo, varia dal grigio al quasi nero ed è ricca di ossidi di ferro; quando viene cotta con buona presenza di ossigeno (cottura ossidante) assume tonalità dal rosso al bruno.[46] Un'argilla diversa, calcarea o marnosa, è invece giallastra o bianca e in cottura ossidante diventa crema o bianca; in sezione può mostrare anche zone rosa o arancioni.[46]

La stessa base rossa lucidata è anche il supporto tipico della classe C (ceramica a linee incrociate), sulla quale la decorazione è dipinta in bianco o crema.[46]

Esempi di ceramica rosso lucida attribuiti al Naqada I sono documentati anche in collezioni museali, come una giara e una coppa del Metropolitan Museum of Art provenienti da Ieracompoli.[47][48] Nel Museo Egizio di Torino sono presenti esemplari di ceramica rosso lucida (classe P) datati a fasi successive (Naqada IIC-IID, 3500-3300 a.C.), utili come confronto per la continuità della classe oltre il Naqada I.[49][50][51]

Ceramica a forme particolari (classe F)

La ceramica a forme particolari (classe F; Fancy nella nomenclatura di Petrie) raggruppa recipienti di "forma fantasiosa" o in forma di animale.[46] Nello stesso schema la classe F è attestata nel Naqada I, in particolare nella fase Naqada IC, e continua a comparire anche nelle fasi successive della cultura di Naqada.[22]

Queste forme descrivono la varietà della produzione ceramica predinastica; tra gli esempi sono inclusi vasi gemini e altri recipienti di forma non standardizzata, documentati nelle collezioni museali.[46][52][53][54]

Sepolture e pratiche funerarie

Corredo funerario da Abadiyeh (tomba B101), Ashmolean Museum.
Manufatti della tomba B119 (Abadiyeh), Naqada I.[55]
Modello in terracotta di quattro bovini, deposto nella tomba A23 di el-Amra, Naqada I (ca. 3500 a.C.), British Museum (EA 35506).[56]

Le ricostruzioni delle pratiche funerarie del Naqada I si basano soprattutto sulle necropoli e sui corredi, perché i contesti di abitato sono meno conservati.[57] Le sepolture sono in genere tombe a fossa; la deposizione singola è la norma, ma sono attestati anche casi di deposizioni multiple.[57] Il defunto è spesso in posizione contratta e può essere deposto su stuoie o avvolto in materiali deperibili.[57]

Per quanto riguarda la ceramica, nei corredi del Naqada I la produzione a bocca nera resta dominante; sono presenti anche ceramiche rosso lucidate e recipienti dipinti, mentre la ceramica grezza diventa più frequente nei corredi a partire dalla fase successiva (Naqada IIA).[58] I corredi possono includere anche perline, vasi in pietra, tavolozze da cosmesi e strumenti litici, oltre a oggetti in osso e avorio.[57] Nelle sepolture di Naqada I sono attestati oggetti in avorio e osso (tra cui pettini e spilloni) e, in alcuni casi, piccole figurine in argilla.[59] La quantità e il tipo di beni deposti non sono omogenei e nelle necropoli dell'Alto Egitto è stata osservata una crescita della differenziazione tra tombe, legata anche all'investimento nella tomba stessa.[57]

Per Naqada IC e per le fasi immediatamente successive sono riconoscibili gruppi di tombe in diverse necropoli dell'Alto Egitto, tra cui Matmar, Salmany, Naqada ed Ermonti.[58]

Commercio e artigianato

Vaso predinastico con "donne danzanti", Naqada IC (ca. 3700 a.C.), dalla tomba U-502 a Umm el-Qa'ab, Abido (Museo egizio del Cairo, JE 99583).[64]

Nel IV millennio a.C. sono attestati contatti tra le comunità dell'Alto Egitto e quelle del Delta, con interazioni tra tradizioni materiali e funerarie nelle aree di transizione.[7] Tra le materie prime coinvolte negli scambi rientra il rame, per il quale i giacimenti principali si trovano nel Deserto orientale e nel Sinai.[65] Nel predinastico i manufatti in rame sono in genere piccoli e la lavorazione comprendeva martellatura e cicli di martellatura e ricottura, oltre alla fusione in stampo per alcune forme.[66]

Un'altra materia prima d'importazione è l'ossidiana, rara nei contesti predinastici; analisi geochimiche indicano origini principali nel triangolo dell'Afar e un approvvigionamento spesso indiretto e non regolare.[67] Un esempio conservato a Torino è il pendente Suppl. 1013, datato al Naqada I-II.[68]

Nei corredi compaiono anche vasi in pietra e tavolozze da cosmesi in pietra, incluse forme animali, insieme a ceramiche dipinte con motivi geometrici e scene di caccia.[4]

Economia di sussistenza

Attrezzo per la raccolta dei cereali: tre lame di selce inserite in un manico moderno (Provv. 3747), epoca predinastica (3900-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.[72]

L'economia di sussistenza delle comunità di Naqada I si fondava soprattutto sulle risorse della valle del Nilo: agricoltura nelle aree alluvionali, allevamento e sfruttamento integrato di risorse fluviali e terrestri (in particolare pesca e caccia).[4][73]

La base alimentare era legata a colture di cereali e ad altre piante utili (ad esempio il lino), rese possibili dalla fertilità dei suoli; a queste si affiancavano prodotti animali e carne da bestiame, con una componente non trascurabile di risorse ittiche e selvatiche, attestata anche dall'iconografia e dalla presenza di resti faunistici nei contesti archeologici.[73][74][4]

La presenza di scambi a medio raggio (ad esempio lungo il Nilo e verso aree limitrofe) contribuisce a spiegare l'arrivo di alcune materie prime non locali e l'accumulo selettivo di beni nei corredi, soprattutto nelle fasi finali del Naqada I e nella transizione verso Naqada II.[7][75][76][4]

Prime tavolozze da cosmesi

Tavolozza da cosmesi in grovacca, Naqada I (3900-3700 a.C.). Museo Egizio di Torino (Suppl. 17504).[80]

Le tavolozze da cosmesi (usate per macinare e applicare pigmenti) sono attestate già in epoca badariana[81][82][83] e risultano spesso realizzate in pietra (principalmente grovacca).[81] Le forme più antiche (Badari e Naqada I) sono in genere semplici, spesso rettangolari o comunque geometriche, senza ulteriori decorazioni.[81][82][83]

Nel Naqada II (gerzeano) compaiono e si sviluppano più spesso tipologie a forma animale (tavolozze zoomorfe) e a scudo; per le seconde, Ciałowicz osserva che sono "quasi esclusivamente" rappresentate nel Naqada II e collega i motivi animali/avianiformi alla fase gerzeana.[84]

Un esempio di tavolozza da cosmesi datata a Naqada I e conservata a Torino è la Suppl. 17504 (grovacca, 3900-3700 a.C.).[80]

Vasellame in pietra

Sono noti vari esempi di vasellame in pietra, spesso in basalto, databili al Naqada I e alle prime fasi del Naqada II (Naqada I–IIA-B), tra cui esemplari dall'area di Abido.[87][88]

Vi sono, ad esempio, giare in basalto a due anse (talvolta con forature) e giare a piede; le datazioni sono attribuzioni basate sullo stile.[87][88] Tra gli esemplari conservati a Torino il "Vaso con orlo forato" (Suppl. 325), in basalto, datato 3900-3300 a.C. (Epoca Predinastica, Naqada I-II).[89]

Guaine peniene

Statuetta maschile con guaina peniena, Naqada I (ca. 3800-3650 a.C.), Brooklyn Museum, 35.1268.[90]

Sono note statuette maschili che raffigurano guaine peniene, un elemento di abbigliamento legato alla caccia.[91][90] È stato inoltre proposto di interpretare come modelli di guaina peniena una parte delle zanne decorate predinastiche, rinvenute in contesti funerari.[91] L'ipotesi si basa su un'analisi delle caratteristiche fisiche dell'oggetto (in particolare forma e proporzioni) e su un confronto etnografico, cioè con guaine peniene documentate in contesti moderni o storici, per valutare se le somiglianze siano compatibili con questa funzione.[91]

Nel calcolitico del Levante meridionale (c. 4500-3900 cal a.C.) sono attestati manufatti in avorio, in quantità ridotte e in pochi siti.[92] La materia prima è considerata probabilmente non locale, acquisita tramite scambi a lunga distanza; la presenza di oggetti in avorio è stata interpretata come un possibile indizio di contatti, seppur limitati, con l'Egitto predinastico.[92][93]

Statuette femminili

Sono note varie statuette femminili databili al Naqada I, realizzate in osso.[95][96]

Nel complesso, le figure umane predinastiche a tutto tondo sono rare: molte provengono dal mercato antiquario e una parte è ritenuta falsa; meno della metà degli esemplari noti ha un contesto archeologico sicuro e, tra quelli con provenienza, la maggioranza viene da necropoli dell'Alto Egitto.[97]

Nelle statuette più antiche gli occhi potevano essere intarsiati e i capelli potevano essere applicati in un materiale diverso, poi perduto.[98]

Sono attestate anche statuette femminili in avorio nella fase precedente badariana.[99]

Figure barbate

Zanna d'avorio con testa barbuta, tomba 3165 di Badari (SD 37-38).[104]

Nelle statuette ricavate da zanne e nelle etichette con testa umana, la barba lunga e triangolare è l'elemento usato per identificare le rappresentazioni maschili.[105] Questi oggetti restano molto diffusi fino al Naqada IIC; dopo questa fase non sono più attestati.[105] Un esempio ben documentato è il deposito del grande vaso 3165 di Badari (SD 37-38), che comprendeva una zanna con testa umana e anello di sospensione, insieme a etichette d'avorio.[106][104]

In età dinastica gli uomini sono in genere raffigurati rasati; la barba acquista rilievo soprattutto come barba posticcia e, in alcune tipologie, nelle rappresentazioni di nemici e prigionieri.[107][108] Per la barba posticcia regale, la prima attestazione sicura con le fasce laterali di fissaggio è sulla Tavoletta di Narmer.[109] È stata inoltre proposta una relazione tra la barba posticcia regale e l'amuleto "testa di toro", nel quadro del simbolismo bovino associato al potere.[105]

Figure maschili con barba compaiono anche su altri manufatti predinastici, come il manico del Coltello di Gebel el-Arak.[110]

Eredità e transizione verso Naqada II

Vasi decorati (classe D), Naqada II, Museo Egizio, Torino.
Vaso decorato con figure di barche dipinte (classe D), inv. Suppl. 413, Naqada II (3700-3300 a.C.). Museo Egizio di Torino.[113]

La transizione da Naqada I a Naqada II mostra continuità nei corredi funerari, pur con cambiamenti negli stili e nelle tecniche.[4]

Sul piano della cultura materiale, alcuni elementi tipici di Naqada I continuano anche in Naqada II: in particolare, ceramiche su fondo rosso lucidato e forme della ceramica a bocca nera restano attestate, pur cambiando progressivamente la frequenza relativa delle classi e l'associazione con nuove tipologie.[22][4] In parallelo, nel Naqada II si sviluppano con maggiore evidenza produzioni dipinte su impasti più chiari (la classe D nelle classificazioni tradizionali) e forme e decorazioni più coerenti, attribuite a una produzione concentrata in pochi laboratori.[114][4]

Il cambiamento non riguarda solo gli oggetti: nel Naqada II le evidenze archeologiche sono spesso interpretate come segnali di crescente differenziazione sociale (anche nei corredi), ampliamento e intensificazione delle reti di scambio, e trasformazioni nei linguaggi figurativi.[115][4] Motivi come la figura vittoriosa con prigionieri, attestati già nelle fasi finali di Naqada I e discussi come antecedenti di iconografie faraoniche, sono stati messi in relazione con le successive scene faraoniche del sovrano che abbatte i nemici.[40]

Nel quadro di lungo periodo, Naqada II prepara gli sviluppi del Naqada III e della fase protodinastica, con processi che porteranno alla formazione dei primi centri di potere e, infine, alle prime dinastie storiche.[115]

Note

  1. ↑ Hornung, 2006, p. 56
  2. ↑ Hornung, 2006, p. 71
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (EN) Chronology of the Naqada Period, su ucl.ac.uk, University College London. URL consultato il 6 marzo 2026.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (EN) Egypt, 8000-2000 B.C., su Heilbrunn Timeline of Art History, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 6 marzo 2026.
  5. ↑ (EN) 1900-01 el-Amra, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 6 marzo 2026.
  6. 1 2 3 4 Dee, 2013, eLocator 20130395
  7. 1 2 3 (EN) Joanna Dębowska-Ludwin, The picture of Naqadan-Lower Egyptian transition reconstructed on the basis of sepulchral data (PDF), su Propylaeum, Università di Heidelberg, 2014, pp. 105-117. URL consultato il 6 marzo 2026.
  8. 1 2 3 4 5 Musée d'Archéologie Nationale, 2024, p. 5
  9. 1 2 3 4 5 6 7 Hornung, 2006, pp. 76-77
  10. 1 2 3 4 Shaw, 2000, pp. 44-60
  11. ↑ (EN) 1894-95 Naqada, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  12. ↑ (EN) 1897-98 Hierakonpolis, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  13. ↑ (EN) 1898-99 Hierakonpolis, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  14. ↑ (EN) 1898-99 Abadiya, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  15. ↑ (EN) 1898-99 Hu, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  16. ↑ (EN) 1900-01 el-Amra, su Artefacts of Excavation, Griffith Institute, University of Oxford. URL consultato il 9 marzo 2026.
  17. ↑ Moeller, 2016, pp. 59-60
  18. ↑ Bard, 1987, p. 81
  19. ↑ Moeller, 2016, p. 60
  20. ↑ Moeller, 2016, pp. 63-64
  21. ↑ Moeller, 2016, p. 62
  22. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Musée d'Archéologie Nationale, 2024, p. 4
  23. ↑ Vaso a bocca nera (classe B), inv. Suppl. 11114, su Collezione online del Museo Egizio. URL consultato il 9 marzo 2026.
  24. ↑ (EN) jar (EA59634), su The British Museum - Collection online, The British Museum. URL consultato il 9 marzo 2026.
  25. ↑ Vaso a "bocca nera" (classe B), inv. Suppl. 496, su Collezione online del Museo Egizio. URL consultato il 9 marzo 2026.
  26. ↑ Vaso a bocca nera (classe B), inv. Suppl. 11119, su Collezione online del Museo Egizio. URL consultato il 9 marzo 2026.
  27. ↑ Musée d'Archéologie Nationale, 2024, p. 3
  28. 1 2 3 4 (EN) Predynastic Egyptian iconography: contributions and relations with the hieroglyphic system's origin (PDF), su Horizon (IRD), Institut de recherche pour le developpement (IRD), p. 4. URL consultato il 26 febbraio 2026.
  29. 1 2 3 4 Graff, 2016, p. 47
  30. ↑ Collezione online - Coppa con decorazioni bianche su fondo rosso (classe C), su Collezione online del Museo Egizio. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  31. ↑ Collezione online - Giara con decorazioni bianche su fondo rosso (classe C), su Collezione online del Museo Egizio. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  32. ↑ (EN) Beaker AN1895.482, su Ashmolean Museum - Collections Online, Ashmolean Museum. URL consultato il 26 febbraio 2026.
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Bibliografia

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