Nicola Maggi

Nicola Maggi (Altamura, 7 Settembre 1933) è un chimico italiano e ricercatore nel campo degli antibiotici, noto per il suo ruolo scientifico di primo piano nella scoperta e nello sviluppo della rifampicina, farmaco cardine nella cura della tubercolosi.

Nicola Maggi alla Lepetit, 1971
Foto storica di Nicola Maggi con un gruppo di scienziati della Lepetit, 1971 (Nicola Maggi seduto in prima fila, ultimo a destra, seduto).

Fu primo autore dell’articolo del 1966 che presentò la rifampicina come nuova rifamicina attiva per via orale e primo inventore indicato nel brevetto fondamentale relativo ai derivati della rifamicina SV.[1][2]

Carriera scientifica

Maggi svolse la propria attività di ricerca presso la società farmaceutica Lepetit S.p.A. di Milano, che nel secondo dopoguerra divenne uno dei principali centri europei per la scoperta di antibiotici. All’interno del programma Lepetit sulle rifamicine, contribuì all’isolamento, alla modifica chimica e alla valutazione farmacologica dei derivati della rifamicina, con l’obiettivo di migliorarne la biodisponibilità orale e l’efficacia terapeutica.[3]

La sua attività scientifica si concentrò in particolare sulla semisintesi di antibiotici naturali e sullo studio delle relazioni struttura-attività dei composti rifamicinici, contribuendo in modo determinante alla trasformazione delle rifamicine da molecole sperimentali a farmaci clinicamente utilizzabili.

Contributo alla scoperta della rifampicina

Maggi ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della rifampicina, il membro più rilevante della famiglia delle rifamicine, sviluppata nell’ambito del programma Lepetit tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta.

Fu primo autore della pubblicazione del 1966 che descrisse la rifampicina come nuova rifamicina attiva per via orale, documentandone le proprietà farmacologiche superiori e sancendone l’idoneità all’impiego clinico nella chemioterapia antimicobatterica.[1]

Egli risultò inoltre primo inventore nel brevetto "Derivatives of rifamycin SV", che descriveva le innovazioni chimiche alla base della sintesi della rifampicina e dei composti correlati, rendendone possibile la produzione industriale. Il brevetto elenca Maggi prima di Piero Sensi, a testimonianza del suo ruolo primario nella chimica applicata del farmaco.[2]

Negli anni precedenti all’introduzione della rifampicina, Maggi aveva già contribuito ad un ampio programma di ricerca condotto nei laboratori Lepetit in cui erano stati approfonditi la chimica, le modificazioni semisintetiche, il metabolismo e le proprietà antibatteriche dei derivati delle rifamicine. Successivamente, una serie di studi condotti dall’équipe di cui Maggi faceva parte contribuì a chiarire aspetti fondamentali del metabolismo della rifampicina (in particolare la desacetilazione), della migrazione di gruppi funzionali, della relazione struttura–attività e delle metodiche analitiche impiegate per caratterizzare la molecola e i suoi precursori. [4]

Rilevanza scientifica

La rifampicina divenne successivamente uno dei principali farmaci per il trattamento della tubercolosi, della lebbra e di altre infezioni batteriche, ed è descritta in rassegne storiche come una svolta fondamentale nella chemioterapia antimicobatterica.[3]

L’introduzione della rifampicina contribuì in modo sostanziale allo sviluppo di regimi terapeutici più brevi ed efficaci per la tubercolosi e divenne centrale nelle strategie di controllo globale promosse dall’Organizzazione mondiale della sanità.[5]

Contributi principali

I contributi scientifici documentati di Maggi includono:

  • Priorità autoriale nell’articolo del 1966 che introdusse la rifampicina come nuova rifamicina attiva per via orale.
  • Priorità inventiva nel brevetto relativo ai derivati della rifamicina SV.
  • Contributo alla trasformazione delle rifamicine in antibiotici orali clinicamente efficaci nell’ambito del programma Lepetit.

Eredità scientifica

Sebbene spesso associato al più ampio gruppo di ricerca Lepetit nelle ricostruzioni storiche, la posizione di Maggi come primo autore della pubblicazione fondamentale del 1966 e primo inventore nel brevetto centrale evidenzia il suo ruolo scientifico di primo piano nella creazione della rifampicina e nel suo passaggio da composto sperimentale a farmaco di largo impiego clinico. Tale interpretazione è coerente con la documentazione primaria e con le principali rassegne storiche sullo sviluppo della rifampicina.[3]

Carriera Universitaria

Nel 1971 Nicola Maggi consegue la libera docenza in Chimica Farmaceutica Applicata. Fino al 2003 insegna Impianti dell’Industria Farmaceutica, e successivamente Tecnologia Socioeconomica e Legislazione Farmaceutica (TSLF) presso la Facolta’ di Farmacia dell’Universita’ degli Studi di Bari. È stato anche docente presso la Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera nella stessa universita’.

Famiglia

Sposato nel 1957 con Vincenza Plotino. Ha due figli: Paolo (Bari, 13 Marzo 1959) e Giovanni (Milano, 23 Agosto 1964). Paolo è Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Universita’ degli Studi di Enna Kore. Giovanni è Full Professor of Economics presso la Yale University, USA.

Note

  1. 1 2 N. Maggi, C.R. Pasqualucci; R. Ballotta; P. Sensi, Rifampicin: a new orally active rifamycin, in Chemotherapy, vol. 11, n. 5, 1966, pp. 285–292, DOI:10.1159/000220462, PMID 5958716.
  2. 1 2 Lepetit S.p.A., Derivatives of rifamycin SV, US 3342810 A, 1967-10-03.
  3. 1 2 3 P. Sensi, History of the Development of Rifampin, in Reviews of Infectious Diseases, vol. 5, Suppl 3, 1983, pp. S402–S406, DOI:10.1093/clinids/5.Supplement_3.S402, PMID 6635432.
  4. ↑ N. Maggi, S. Furesz; R. Pallanza; G. Pelizza, Rifampicin desacetylation in the human organism, in Arzneimittelforschung, vol. 19, n. 4, 1969, pp. 651–654, PMID 5819167.; N. Maggi, A. Vigevani; G.G. Gallo; C.R. Pasqualucci, Acetyl migration in rifampicin, in Journal of Medicinal Chemistry, vol. 11, n. 5, 1968, pp. 936–939, DOI:10.1021/jm00311a004, PMID 5697102.; N. Maggi, A. Vigevani; R. Pallanza, Desacetyl-rifamycins: preparation and antibacterial properties, in Experientia, vol. 24, n. 3, 1968, pp. 209–211, DOI:10.1007/BF02152772, PMID 4969311.; N. Maggi, S. Füresz; P. Sensi, The influence of the carboxyl group upon the antibacterial activity of rifamycins, in Journal of Medicinal Chemistry, vol. 11, n. 2, 1968, pp. 368–369, DOI:10.1021/jm00308a042, PMID 4969611.; N. Maggi, G.G. Gallo; P. Sensi, Synthesis of 3-formylrifamycin SV, in Farmaco Sci, vol. 22, n. 5, 1967, pp. 316–325, PMID 6054933.; N. Maggi, V. Arioli; P. Sensi, Rifamycins. XLI. A new class of active semisynthetic rifamycins: N-substituted aminomethyl derivatives of rifamycin SV, in Journal of Medicinal Chemistry, vol. 8, n. 6, 1965, pp. 790–793, DOI:10.1021/jm00330a013, PMID 5885073.; N. Maggi, R. Pallanza; P. Sensi, New derivatives of rifamycin SV, in Antimicrobial Agents and Chemotherapy, vol. 5, 1965, pp. 765–769, PMID 4956802.
  5. ↑ A. Zumla, The WHO 2014 global tuberculosis report—further to go, in The Lancet Global Health, vol. 3, n. 1, 2015, pp. e10–e12, DOI:10.1016/S2214-109X(14)70361-4.